Sorgo: alternativa interessante per Agricoltori ed Allevamenti
19 Febbraio 2025

Di: Ester Venturelli

Date le condizioni climatiche che rendono sempre più difficoltosa la coltivazione del Mais, molti agricoltori in Italia preferiscono produrre Sorgo. Infatti, nonostante una resa inferiore rispetto al Mais, 5,75 Ton/ettaro rispetto a 10.04 Ton/ettaro stimate nel 2024, il Sorgo presenta diversi vantaggi che lo rendono una coltura conveniente, dati i bassi costi di produzione.

Rispetto al Mais, il Sorgo ha un ridotto fabbisogno idrico e una buona resistenza alla siccità che lo rende particolarmente adatto a zone con scarsità di piogge e terreni difficili da irrigare. Il fabbisogno idrico rispetto al Mais è inferiore del 50% nelle varietà da granella e del 30% nelle varietà da insilato. Inoltre, non richiede molta concimazione e non rischia di sviluppare micotossine. Dal punto di vista nutrizionale, ha un contenuto minore di amido ma maggiore di proteine rispetto al Mais, a cui è comunque molto simile, e con opportuni aggiustamenti può sostituire quest’ultimo nella dieta dei bovini, ma anche dei suini e degli avicoli. 

TESEO.Clal.it – Produzioni e rese di Sorgo in Italia

A livello mondiale, i principali Paesi produttori di Sorgo sono USA, Nigeria e Brasile. Gli Stati Uniti sono anche i maggiori esportatori, seguiti da Australia e Argentina, mentre la Cina è l’acquirente per eccellenza con un import di più di 6 milioni di tonnellate stimate per la stagione corrente. L’Unione Europea è autosufficiente, mentre l’Italia ha visto ridurre la propria autosufficienza al 78,5% e si rifornisce principalmente da Ungheria e Ucraina.

Il mercato del Sorgo è, in volume e in valore, inferiore rispetto a quello del Mais, ed essendo le due commodities sostituibili, il prezzo del Sorgo segue l’andamento del prezzo del Mais. Infatti, nonostante le stime indichino maggiori produzioni di Sorgo nel 2024 rispetto al 2023 in Italia, in UE e a livello mondiale, i prezzi del Sorgo in Italia sono in aumento da alcuni mesi.

TESEO.Clal.it – Confronto dei prezzi del Sorgo, quotazioni di Bologna

Il Commento: Confronto necessario per il futuro della Filiera dei Prosciutti DOP [Mario Cichetti, Direttore del Consorzio Prosciutto di San Daniele]
17 Febbraio 2025

Mario Cichetti – Direttore Generale del Consorzio del Prosciutto di San Daniele

“Dovremmo discutere all’interno della filiera suinicola per superare una situazione apparentemente inspiegabile: negli ultimi due anni è certamente diminuito il numero di suini conformi per i grandi Prosciutti DOP, ma è anche fortemente rallentata la domanda di cosce per DOP da parte dei produttori a causa degli alti prezzi da queste raggiunti. In questo modo rischiamo di far collassare il sistema dei prosciutti DOP e di spingere gli stagionatori, loro malgrado, a cercare di diversificare la propria produzione, affiancando alle tradizionali DOP anche Prosciutti crudi non DOP. Bisogna quindi intervenire sui meccanismi e le tempistiche di formulazione del prezzo”.

Parte dalla prolungata situazione di tensione dei prezzi sul mercato del fresco Mario Cichetti, Direttore del Consorzio Prosciutto di San Daniele, per avanzare alcune proposte costruttive, relativamente alle quali invita tutti gli operatori della catena di approvvigionamento a discutere.

“Si parla molto di Peste suina africana (PSA) e ritengo sia un dovere migliorare la Biosicurezza e debellare la malattia, ma bisogna anche riconoscere che l’impatto della PSA sulla filiera dal punto di vista economico e numerico è stato assolutamente basso – dice Cichetti -. Semmai, ad aver pesato sul numero dei suini tanto in Italia quanto in Europa è stata la PRRS, che si è diffusa a macchia di leopardo con effetti negativi sul numero di suini”.

Fatto sta che l’andamento dei prezzi non rispecchia più le leggi della domanda e dell’offerta. “Altrimenti – puntualizza il Direttore Generale del Consorzio Prosciutto di San Daniele – con un’offerta stabile e una domanda che cala, dovremmo avere prezzi in flessione, mentre si stanno mantenendo alti, con una forte leva sulle quotazioni delle cosce”.

Per Cichetti sarebbe opportuno affrontare il tema della periodicità delle quotazioni. “Crediamo che una quotazione settimanale per un prodotto come il prosciutto, dove passano oltre due anni dal suinetto al termine della stagionatura, debba essere ricalibrata – spiega -. 

In Europa vengono adottate formule negoziali di lunga durata con contratti di filiera o contratti calibrati sui suini da macelleria. Parliamo di quotazioni e contrattualistiche che oscillano da 4 mesi a un anno, con solo una piccola percentuale in contrattazione settimanale. 

In Italia, invece, il 100% dei capi è soggetta a quotazione settimanale, un modello che non consente alla filiera del prosciutto di programmare e che genera una distonia tra domanda, offerta e valore del mercato e che, oltretutto, espone tutti gli attori a forti rialzi e forti ribassi”.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Foraggi: la Cina acquista dall’UE
13 Febbraio 2025

Di: Ester Venturelli

Dopo lo scoppio del Covid, grazie alla convinzione che il consumo di latte rafforzasse il sistema immunitario, il settore lattiero-caseario cinese ha vissuto un periodo positivo, portando le aziende locali a investire ed espandere la produzione. Ciò ha aumentato la domanda di fieno e le importazioni, nonostante i prezzi più alti. Gli USA sono il principale fornitore di fieno per la Cina dal 2008, coprendo oltre l’80% delle importazioni, grazie alla produzione abbondante e ad una maggiore qualità rispetto al fieno prodotto localmente.

Tuttavia, il successivo rallentamento della domanda di latte ha ridotto i prezzi alla stalla, abbassando la redditività e diminuendo la richiesta di fieno. Nel 2023, le importazioni di fieno in Cina, soprattutto di Erba Medica, sono calate del 45% complessivamente, rispetto al 2022, con una riduzione del 35,9% nello specifico degli Stati Uniti. Nel 2024, la domanda è parzialmente risalita, con un aumento delle importazioni di foraggi del 23,7% rispetto al 2023, soprattutto dall’Australia e dall’UE, mentre le quantità acquistate dagli USA sono rimaste piuttosto stabili (+3,6%). L’Australia è il principale fornitore di erba d’avena, favorita dalla vicinanza e dall’assenza di tariffe all’export, mentre l’UE è il primo fornitore di erba medica (99%), con 19.523 tonnellate, in aumento del 36,21% nel 2024.

TESEO.Clal.It – Import di Foraggi da parte della Cina

In Italia le produzioni di Erba Medica sono cresciute nel 2024 rispetto al 2023, tuttavia i prezzi dei foraggi sono in aumento: il Fieno Maggengo è passato da 128€/ton ad ottobre 2024 a 177€/ton a Febbraio 2025, mentre l’Erba Medica Disidratata in Balloni da 245€/ton è arrivata a 302€/ton. Nonostante il miglioramento, le rese sono infatti rimaste a livelli inferiori rispetto alla media storica. 

Il limite alle rese è dovuto principalmente alle condizioni climatiche. Le regioni del Centro Sud sono state colpite da siccità in primavera ed estate con vasti danni alle produzioni di foraggio. Al Nord, dove si trovano le principali aree di produzione, si sono verificate condizioni opposte con ingenti piogge sia per tutta la primavera che nel periodo di raccolta, ritardando le operazioni in campo, se non addirittura impedendole, e intaccando la qualità del raccolto.

TESEO.Clal.it – Prezzi dei Foraggi in Italia

Il Commento: Carni di alta qualità e innovazione [Stefano Giubertoni, CLAI]
13 Febbraio 2025

Stefano Giubertoni – Direttore della Cooperativa CLAI Sca

“Per le carni bovine continua il periodo di relativa difficoltà, con prezzi alti mai registrati dovuti alla scarsa disponibilità di bovini vivi in tutta Europa”. Quanto afferma il Direttore della Cooperativa CLAI Sca, Stefano Giubertoni, è una tendenza ormai in atto dall’inizio del 2024, che sta abbracciando tutte le categorie: vitello, vitellone, scottona e, in questa fase, anche le vacche, che sono tenute più a lungo in stalla in concomitanza di un prezzo del latte remunerativo. Il trend, prevede Giubertoni, “probabilmente non è ancora al suo limite massimo”.

Per quanto riguarda l’allevamento da ingrasso in Italia, “si devono fare i conti con i prezzi in continua ascesa dei ristalli provenienti dalla Francia, dovuto al fatto che ci sono sempre meno vacche nutrici. Uno scenario appesantito anche da nuove rotte commerciali, dalla Spagna al Nord Africa, area quest’ultima che è meta dei flussi di bovini vivi dall’Italia”.

Relativamente ai Consumi, prosegue Giubertoni, “assistiamo ad una contrazione nel mercato retail dovuta in primo luogo al prezzo ed alle politiche di vendita della grande distribuzione, con una riduzione degli spazi di vendita a favore di altre carni, diminuzione della pressione promozionale, ritardo nel recepire i vari aumenti dei listini”.

In futuro si dovrebbe mantenere elevata l’attenzione del mercato verso carni di segmento premium, accanto “ad uno sviluppo di format di ristorazione costruiti intorno alla carne e allo sviluppo anche di segmenti di carni di alta qualità, con un alto contenuto di servizio, soprattutto in GDO nel libero servizio”.

TESEO.clal.it – Prezzi delle carni bovine

Suinicoltura in Evoluzione: come convertire le attuali tendenze in opportunità?
9 Febbraio 2025

Di: Marika De Vincenzi

È una fase complessa per il settore suinicolo. A contribuire all’incertezza è la
concomitanza di più fattori.

Innanzitutto, la diffusione della PSA: in quanto tempo si riuscirà a debellare? Si riapriranno i canali dell’export ad oggi bloccati? In caso contrario, quale sarà l’impatto sui listini, sugli allevamenti coinvolti e sulle zone di restrizione?

Le macellazioni in Italia stanno aumentando: +0,4% fra Gennaio e Novembre 2024, ma con una riduzione significativa dei suini destinati per le produzioni Dop e Igp: (da 7.398.020 a 7.024.167 capi), pari al -5%. Questo perché i costi di produzione sono aumentati e le prospettive potrebbero essere di una ulteriore crescita, trascinata dai costi della razione alimentare e dall’energia.

Parallelamente, la crisi delle famiglie e l’aumento dei prezzi al banco stanno scoraggiando i consumi di carne suina fresca (-1,3% rispetto al 2023), prosciutto crudo (–2,8%), salame (–3,4%) e mortadella (–2%).

Se il prezzo della carne suina al Consumatore sta aumentando, non è così lungo la filiera. Il prezzo della carne fresca in CUN sta registrando dei decrementi, conseguenza di un aumento delle importazioni italiane (+8,14% tendenziale in volume fra Gennaio e Ottobre 2024, contro solo un +1,31% in valore) da Paesi autosufficienti, come Germania, Spagna e Olanda. I prezzi competitivi della carne importata contribuiscono a deprimere i prezzi interni. Ad appesantire il quadro, un incremento delle produzioni europee: 415.000 tonnellate nelle macellazioni di suini tra Gennaio e Ottobre 2024, rispetto all’anno precedente.

Quanto al sistema delle DOP, le sigillature (le cosce destinate alla stagionatura per la produzione dei prosciutti crudi DOP come il Prosciutto di Parma e San Daniele) hanno raggiunto livelli minimi, con cali rispettivamente del 7,9% e 6,8% rispetto al 2023.

L’aumento dei costi di produzione dei suini, unitamente alla presenza di PSA, alla difficoltà di manodopera, all’invecchiamento degli Allevatori rischiano di essere fattori in grado di generare ulteriore disaffezione e indebolire una filiera che, invece, dovrebbe trarre la propria forza dal marchio DOP.

Come trasformare queste sfide in opportunità per rilanciare il settore?

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Tasse sui Fertilizzanti: timori per il settore agricolo
5 Febbraio 2025

Di: Ester Venturelli

La Commissione Europea ha approvato una proposta per un aumento graduale della tassazione sulle importazioni di Fertilizzanti provenienti da Russia e Bielorussia, attualmente fissata al 6,5%, con l’obiettivo di raggiungere il 13% inizialmente, per poi arrivare al 50% nel corso dei prossimi tre anni. Questa misura mira a ridurre la dipendenza dalle forniture russe e bielorusse, nonché a indebolire ulteriormente l’economia della Russia.

Tuttavia, la proposta ha suscitato forti critiche da parte del settore agricolo, già penalizzato nel 2022 quando la sospensione delle forniture di gas naturale dalla Russia ha colpito la produzione europea di Fertilizzanti, risultando in un rincaro degli stessi.

Con l’introduzione di nuove imposte, gli agricoltori temono un ulteriore aumento dei costi, date le importanti quantità importate dai due Paesi. Nel periodo tra gennaio e novembre 2024, infatti, l’Unione Europea ha importato 4,746 milioni di tonnellate di Fertilizzanti da Russia e Bielorussia, pari a circa il 30% del totale delle importazioni, prevalentemente Fertilizzanti azotati e misti. Inoltre, le aziende europee produttrici di Fertilizzanti potrebbero non riuscire a ripristinare rapidamente i livelli ottimali di produzione.

Tuttavia, la Commissione Europea ha previsto misure di mitigazione per fronteggiare eventuali aumenti eccessivi dei costi. Tra le soluzioni proposte, vi è la possibilità di ridurre la tassazione sui prodotti provenienti da altri paesi fornitori.

TESEO.Clal.it – Import di Fertilizzanti dell’Unione Europea

Consumi Retail di Carne e Salumi
3 Febbraio 2025

Di: Marika De Vincenzi

Nel 2024 sono cambiati i consumi di carne, con la carne avicunicola fresca che si conferma la più consumata e occupa il 42% del carrello della spesa, seguita dalla carne suina fresca (18%) e dalla carne bovina fresca (14%). Tra i salumi, il prosciutto cotto domina con il 10% con una preferenza crescente per il peso imposto (trascinato prevalentemente dal fattore comodità), seguito da salame e mortadella (entrambi al 4%) e dal prosciutto crudo (Dop e non Dop, entrambi al 3%).

Nel dettaglio, nell’ultimo trimestre la Carne Bovina ha visto una diminuzione nei consumi, sia a peso variabile (-3.3%) che complessivamente (-1.7%), ma la crescita nei consumi a peso imposto (+4.6%) suggerisce una preferenza per acquisti di porzioni predefinite. L’aumento dei prezzi (+2,4%) potrebbe aver portato a una contrazione della domanda.

Freccia verso l’alto per i consumi Avicunicoli, con l’incremento annuale degli acquisti nell’ordine del 3,7%, grazie anche a una frenata dei prezzi al consumo (-3,2%).

La Carne Suina Fresca ha subito una contrazione dell’1,3% su base annuale, con l’ultimo trimestre che ha invece segnato una certa stabilità. Effetto elastico dovuto al lieve incremento dei prezzi (+1,2%), in parte effetto di una riduzione dell’offerta di carne suina.

Quanto al Prosciutto Crudo DOP, il lieve scostamento verso l’alto dei consumi a peso variabile dell’ultimo trimestre (+0,6%) e l’espansione dei consumi a peso imposto (+2,3%) suggeriscono una crescente preferenza per il prosciutto crudo Dop di alta qualità. Nonostante ciò, c’è una leggera riduzione nei consumi complessivi nel lungo periodo, probabilmente a causa dell’aumento dei prezzi (+2,2% annuale, ma con un -0,1% sul prezzo dell’ultimo trimestre).

L’aumento del prezzo del Prosciutto Crudo non DOP (+1,2% solo nel periodo Ottobre-Dicembre 2024) potrebbe aver orientato il consumatore a preferire prodotti Dop, tanto che le quantità consumate, soprattutto a peso variabile, sono diminuite.

Perché cambiano i consumi alimentari? Ad influenzare il trend dei consumi sono inevitabilmente più fattori, di natura economica, sociale, per salubrità e/o benessere, ma anche per disponibilità di mercato o di cultura e abitudini alimentari, suscettibili delle più diverse influenze.

La strada per le catene di approvvigionamento Made in Italy sembrano però chiare nella loro missione: produrre qualità certificata e riconosciuta, garantire processi produttivi sostenibili dal punto di vista ambientale, sociale e con ritorni economici in equilibrio per tutti gli attori della filiera, offrire convenienza e salubrità.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini
TESEO.clal.it – Dashboard Bovini

Il Commento: Il settore mangimistico si trova a un punto di svolta [Carra, A.D. Carra Mangimi]
27 Gennaio 2025

Michele Carra – Amministratore Delegato di Carra Mangimi S.P.A. e Vicepresidente di Assalzoo

“Il 2025 si è aperto con un quadro complesso per il settore dei mangimi. L’aumento dei prezzi di mais e orzo, dovuto alla scarsa qualità del raccolto, e la ricerca della maggior qualità hanno messo sotto pressione gli allevatori. Anche per i mangimisti il quadro non è semplice, in quanto all’incremento dei listini delle materie prime si aggiungono l’esplosione dei costi dei premix oligo-vitaminici, così come della lisina, un amminoacido utilizzato nella formulazione dei mangimi, che ha subito una crescita dei costi in seguito all’incremento dei dazi dell’UE sulla Cina”.

A tracciare il quadro è Michele Carra, amministratore delegato di Carra Mangimi di Sorbolo (Parma) e vicepresidente di Assalzoo.

“Dopo un periodo di relativa calma, i prezzi dei cereali sono tornati a salire – precisa Carra -. Da un lato tale dinamica potrebbe stimolare la produzione di cereali in Italia, visto anche che nel giro di un po’ di anni l’Italia è passata dal produrre 10 milioni di tonnellate di mais a poco più di 3 milioni di tonnellate e che i disciplinari delle Dop impongono che almeno il 50% della razione alimentare provenga dal territorio di produzione della Indicazione Geografica stessa, ma dall’altro lato gli aumenti registrati incidono pesantemente sui profitti degli allevatori”.

Il comparto suinicolo, sottolinea Carra, “negli ultimi anni ha compiuto notevoli passi avanti verso il benessere animale e la sostenibilità, con una drastica diminuzione dell’uso di antibiotici”. Restano da affrontare numerose sfide, che coinvolgono tanto gli allevamenti di grandi dimensioni quanto i piccoli. “È necessario sostenere le aziende di piccole e medie dimensioni e le imprese familiari, che grazie a una maggiore flessibilità e a una marcata attenzione al benessere animale sembrano essere quelle meglio attrezzate per garantire produzioni di qualità, indispensabili per le Dop”.

Nel 2025, purtroppo, “c’è ancora forte preoccupazione per la Peste suina africana, che sta creando notevoli difficoltà agli allevatori che si trovano nelle zone di restrizione, dove i prezzi dei maiali sono esageratamente bassi e dove è necessario indennizzare tempestivamente i produttori, pena un’ondata di chiusura di allevamenti”.

Lo stesso settore mangimistico si trova a un punto di svolta. “Con un approccio coordinato e lungimirante – assicura il vicepresidente nazionale di Assalzoo – è possibile superare le difficoltà attuali e costruire un futuro sostenibile per l’allevamento e la cerealicoltura nazionale”.

Il Commento: Diventa strategico trovare nuove soluzioni [Mincione, CLAI]
22 Gennaio 2025

Luca Mincione – Direttore Vendite e Acquisti Carne di CLAI

Il quadro per il settore dei Bovini da Carne è tutt’altro che roseo. Lo spiega il Direttore delle Vendite e Acquisti carne di CLAI, Luca Mincione. “La situazione del mercato bovino è molto difficile – afferma -: i prezzi dei ristalli sono elevati e per gli Allevatori è difficile approvvigionarsi di capi da ingrassare, una situazione che si aggiunge alla scarsa disponibilità di bovini di razze autoctone, che sono numericamente marginali nel panorama dei bovini allevati in Italia”.

Le prospettive, a ben vedere, non tendono a migliorare, visto che “la Francia ha avuto prima problemi di natura sanitaria e oggi predilige rotte commerciali più soddisfacenti dal punto di vista economico, che vanno verso il Marocco attraverso la Spagna, o in Algeria, Tunisia e Turchia”.
Diventa a questo punto “strategico trovare nuove soluzioni”, secondo Mincione, con ristalli che guardino non solo alla Francia. “La GDO ha filiere prevalentemente impostate su linee di allevamento Francia-Italia, ma si è aperta anche a provenienze della carne allevata in Italia meno frequenti, anche se praticate da tempo: Irlanda, Germania e Croazia”.

Relativamente ai Prezzi di mercato, “gli Allevatori riescono a guadagnare, ma per i prossimi mesi dovrebbero verificarsi degli incrementi dei costi, a partire dai cereali, e in parte per l’aumento dei listini energetici”. Discorso diverso, invece, per i Macelli, “che devono fronteggiare aumenti esponenziali dei costi fissi e non sempre riescono a lavorare a pieno regime, dovendo così fare i conti con delle diseconomie di scala”.

Poi c’è l’aspetto dei rincari della carne al Consumo, proprio in una fase in cui il potere di acquisto dei Consumatori è diminuito. “Fino a che punto le famiglie potranno assorbire gli aumenti al banco vendita? Si orienteranno verso altre tipologie di carne? Con quale conseguenza per i bovini?”. Perché l’ultima parola, come sempre in tutti i mercati regolati da domanda e offerta, spetta al Consumatore.

Anche sul Vitello a carne bianca c’è incertezza, con addirittura la geografia produttiva europea che potrebbe subire delle modifiche. “In Olanda il numero di vitelli a carne bianca è diminuito del 20-25% rispetto al passato, per le politiche restrittive attuate nei confronti della zootecnia e i grandi gruppi stanno cercando di dirottare in altri Paesi le produzioni – dice Mincione -.
In Italia, nonostante l’interesse manifestato da alcuni player, vi sono difficoltà legate alla burocrazia e agli aspetti amministrativi. Il mercato, pertanto, potrebbe subire delle evoluzioni”.

TESEO.clal.it – Prezzi delle carni bovine

Il Commento: L’obiettivo del 2025: una carne suina di qualità, salubre e sostenibile [Elisa Pedrazzoli, Export Manager]
20 Gennaio 2025

Elisa Pedrazzoli, Export Manager del Salumificio Pedrazzoli
Elisa Pedrazzoli, Export Manager del Salumificio Pedrazzoli

“L’obiettivo del 2025? Ampliare la platea dei consumatori di carne suina, offrendo loro quei requisiti che vorrebbero trovare in un allevamento: salubrità, benessere animale, sostenibilità ambientale, una dimensione equilibrata, non eccessivamente grandi, tutti elementi che costituiscono le premesse per avere un prodotto a base di carne posizionato su un livello qualitativo più alto”.

La pensa così Elisa Pedrazzoli, export manager del salumificio Pedrazzoli, di San Giovanni del Dosso (Mantova) con 75 dipendenti, un fatturato di circa 27 milioni di euro e una quota export pari al 60%, da anni orientato verso produzioni di alto profilo sul fronte della qualità e con una filiera biologica garantita attraverso un approvvigionamento interno.

È necessario operare per “un ritorno al passato non come idea bucolica di agricoltura, ma per continuare a proporre un suino di qualità a tutto tondo, in grado di assicurare redditività a tutti gli anelli della filiera”.

Accanto agli obiettivi, gli auspici per il 2025 appena iniziato. “Sul fronte dei prezzi ci auguriamo che non si registrino altre impennate dei listini e confidiamo magari che il mercato si riposizioni riducendo un po’ i valori, perché il costo dei maiali è salito negli ultimi mesi su valori complessi per chi macella e trasforma”, prosegue Elisa Pedrazzoli.

Fondamentale, però, “per definire una visione di lungo periodo è instaurare un dialogo costante lungo la catena di approvvigionamento (CA)”.