I Prezzi del Grano Duro, tra CUN e territorio [Intervista a Saverio di Mola]
27 Maggio 2026

Saverio di Mola – Imprenditore agricolo, Presidente Confagricoltura Foggia e Commissario CUN

Saverio Di Mola è un imprenditore agricolo zootecnico, Presidente dell’Ufficio Zona di Confagricoltura Foggia, Commissario CUN e Vicepresidente della Borsa Merci di Foggia. Da anni impegnato nel settore agricolo e agroalimentare, rappresenta un punto di riferimento per il territorio. 

Da dove nasce l’esigenza di passare dalle quotazioni delle Camere di Commercio alle quotazioni CUN?

“L’esigenza di superare le quotazioni delle Camere di Commercio nasce da un obiettivo condivisibile: costruire un sistema di riferimento più uniforme e trasparente a livello nazionale. Tuttavia, nella fase applicativa, stanno emergendo alcune criticità che meritano attenzione. Le quotazioni camerali, infatti, avevano il pregio di riflettere in modo puntuale le specificità territoriali, in particolare nelle aree maggiormente vocate alla produzione di Grano Duro. Con l’introduzione della CUN, questo livello di dettaglio viene ricondotto a una suddivisione in quattro macro-aree (Nord, Centro, Sud e Isole).

La semplificazione non deve cancellare le specificità dei territori

Si tratta di una semplificazione utile sotto il profilo operativo, ma che rischia di non rappresentare adeguatamente la complessità delle diverse realtà produttive, dove differenze di qualità, rese e costi possono essere anche significative. Un ulteriore elemento di riflessione riguarda l’andamento delle prime quotazioni: nelle prime quattro sedute si è registrata una progressiva flessione dei prezzi, proprio in una fase in cui le indicazioni sui costi di produzione – come quelle elaborate da ISMEA – evidenziano livelli sensibilmente più elevati. Da componente della CUN, ritengo quindi che la sfida vera non sia solo costruire un prezzo unico nazionale, ma garantire che questo sia effettivamente rappresentativo delle condizioni reali del mercato, tenendo conto sia delle specificità territoriali sia della sostenibilità economica della produzione.”

Come vengono determinate le quotazioni CUN? In che modo questo sistema riesce a rappresentare le dinamiche reali che si sviluppano nelle diverse zone d’Italia?

Prezzo reale e prezzo sintetico: la sfida della CUN

“Le quotazioni CUN vengono determinate attraverso un confronto strutturato tra le parti della filiera – componente agricola e componente industriale – all’interno della Commissione, sulla base delle informazioni disponibili sugli scambi, sull’andamento del mercato e sugli elementi congiunturali. Non si tratta quindi di una rilevazione automatica dei prezzi, ma di un processo di sintesi tra dati disponibili e valutazioni espresse dagli operatori, che porta alla definizione di un intervallo di quotazione. Questo approccio ha il merito di favorire il confronto diretto tra le parti, ma introduce anche un elemento di criticità: la quotazione non deriva esclusivamente da una rilevazione puntuale e diffusa degli scambi effettivamente conclusi, bensì da una mediazione che può riflettere anche aspettative e percezioni del mercato. In altre parole, può emergere uno scostamento tra il “prezzo reale” – quello degli scambi effettivamente avvenuti nei diversi territori – e il “prezzo sintetico” che viene definito a livello CUN, frutto di un equilibrio negoziale. La piena efficacia del sistema è strettamente legata alla qualità, diffusione e tempestività dei dati sugli scambi: senza una base informativa ampia e omogenea, il rischio è che il processo decisionale si basi in misura prevalente su elementi qualitativi piuttosto che su evidenze quantitative. In sintesi, il modello CUN rappresenta un tentativo di sintesi nazionale del mercato, ma deve ancora rafforzare il legame diretto con gli scambi reali per poter rappresentare in modo pienamente fedele le dinamiche effettive delle diverse aree del Paese.”

I dati evidenziano dinamiche diverse tra Nord, Centro e Sud. Quali sono i principali fattori che portano a queste differenze? 

Qualità, clima e mercato rendono unico ogni territorio

“Le differenze tra Nord, Centro e Sud non sono episodiche, ma strutturali, e derivano da una combinazione di fattori agronomici, qualitativi e di mercato. In primo luogo, il contesto geografico e climatico incide in modo determinante: le condizioni pedoclimatiche influenzano rese, contenuto proteico e caratteristiche merceologiche del Grano Duro, generando produzioni con profili anche molto diversi tra loro. A questo si aggiunge il tema delle caratteristiche qualitative, che rappresentano un elemento centrale nella formazione del prezzo: in alcune aree si registrano produzioni con elevato contenuto proteico e standard qualitativi più alti, mentre in altre prevalgono rese maggiori ma con parametri differenti. Si tratta di variabili che incidono direttamente sulla valorizzazione del prodotto e quindi sulle dinamiche di mercato locali. Un ulteriore fattore riguarda la struttura della domanda e la presenza dell’industria di trasformazione. In Italia, la trasformazione è diffusa in modo capillare lungo tutta la penisola, con una presenza significativa anche nel Centro-Sud, che rappresenta l’area maggiormente vocata alla produzione di Grano Duro. In territori come il foggiano – storicamente considerato il “Granaio d’Italia” – si concentrano infatti importanti insediamenti molitori e pastari, che incidono direttamente sulle dinamiche di mercato locali. Più che una semplice contrapposizione geografica, quindi, le differenze tra le aree sono legate a come domanda e offerta si organizzano e interagiscono nei diversi contesti: in alcune zone prevale una maggiore integrazione tra produzione e trasformazione, mentre in altre incidono maggiormente fattori logistici o dinamiche legate alla movimentazione e agli scambi, soprattutto nel caso delle Isole. Non va poi trascurato il tema dei costi di produzione e delle condizioni operative, che possono variare sensibilmente tra le diverse aree e incidere sulla sostenibilità economica delle imprese agricole. Infine, conta molto anche il grado di “liquidità” del mercato locale, cioè il numero e la frequenza degli scambi: mercati più dinamici e con maggiori volumi tendono a generare prezzi più stabili e rappresentativi, mentre in contesti meno liquidi possono emergere maggiori oscillazioni. Alla luce di questi elementi, è evidente che le differenze tra Nord, Centro e Sud sono il risultato di fattori concreti e misurabili, e non semplicemente di dinamiche contingenti. Ed è proprio per questo che la loro sintesi in poche macro-aree rappresenta una sfida complessa, perché richiede di conciliare realtà produttive e di mercato profondamente diverse all’interno di un unico riferimento di prezzo.”

Quanto incidono i mercati internazionali e le dinamiche valutarie sui prezzi del Grano Duro in Italia?

Prezzo del Grano Duro condizionato da fattori esterni

“I mercati internazionali incidono in modo significativo sui prezzi del Grano Duro in Italia, in quanto si tratta di una commodity inserita in un contesto globale sempre più interconnesso. L’Italia, pur essendo un grande produttore, è anche un importante importatore di Grano Duro, necessario a soddisfare il fabbisogno dell’industria di trasformazione. Questo significa che i prezzi interni sono inevitabilmente influenzati dalle quotazioni dei principali Paesi esportatori, come il Canada. Tra i fattori più rilevanti vi sono:

  • le condizioni produttive nei Paesi esportatori (rese, qualità, disponibilità di prodotto),
  • le dinamiche della domanda globale,
  • i costi logistici e di trasporto, che incidono sul prezzo di arrivo del prodotto estero.

A questi si aggiunge un elemento spesso meno visibile ma altrettanto importante: le dinamiche valutarie.
Le transazioni internazionali avvengono prevalentemente in dollari, per cui le variazioni del rapporto euro/dollaro incidono direttamente sulla competitività del Grano importato:

  • un euro debole rende le importazioni più costose,
  • un euro forte le rende più convenienti, influenzando di riflesso anche i prezzi interni.

In sintesi, il prezzo del Grano Duro in Italia è fortemente condizionato da fattori esterni al sistema nazionale, e questo rende ancora più complesso il processo di definizione di un riferimento di prezzo che sia pienamente rappresentativo delle dinamiche di mercato.”

Ritiene che agli Agricoltori manchino strumenti per interpretare il mercato? Qualcuno in particolare?

Informazioni: utilità più che quantità

“Più che una mancanza di strumenti in senso assoluto, il tema riguarda la qualità, l’accessibilità e la tempestività delle informazioni a disposizione degli agricoltori per interpretare il mercato. Negli ultimi anni gli strumenti informativi sono aumentati – analisi, report, dati di mercato – anche grazie al lavoro di enti come ISMEA. Tuttavia, non sempre queste informazioni risultano facilmente fruibili o immediatamente utilizzabili nelle decisioni operative aziendali. Le principali criticità riguardano:

  • la frammentazione delle fonti, che rende difficile avere una visione chiara e univoca del mercato;
  • la tempestività dei dati, che in un contesto dinamico è fondamentale per prendere decisioni efficaci;
  • il livello di dettaglio, non sempre sufficiente a cogliere le reali condizioni degli scambi;
  • la capacità di trasformare il dato in informazione utile, cioè in indicazioni concrete per le scelte di vendita.

A questo si aggiunge un elemento strutturale: gli agricoltori operano spesso in una posizione di minore forza contrattuale e con minore accesso diretto alle informazioni sugli scambi reali, rispetto ad altri attori della filiera. In questo senso, più che introdurre nuovi strumenti, sarebbe utile rafforzare quelli esistenti, migliorando:

  • la trasparenza sugli scambi effettivi,
  • la diffusione di dati omogenei e aggiornati,
  • e la capacità di lettura del mercato lungo tutta la filiera.

In sintesi, il tema non è tanto la quantità di informazioni disponibili, quanto la loro effettiva utilità e accessibilità per chi deve prendere decisioni in campo e sul mercato.”

Spagna: cresce la quota di export verso l’Europa nel settore suinicolo  
25 Maggio 2026

TESEO.clal.it – Spagna: Export di Carni Suine, inclusi Salumi

Di Marika De Vincenzi

Nel primo trimestre 2026 la Spagna ha aumentato le esportazioni di Carni Suine, ma con prezzi medi significativamente più bassi rispetto al 2025. Questa dinamica sta contribuendo a una maggiore pressione sul mercato europeo e sulle quotazioni dei suini italiani.

Il quadro commerciale internazionale è cambiato: la CINA, un tempo principale mercato di sbocco per il suino spagnolo ed europeo, sta riducendo le importazioni grazie al recupero della produzione interna. Inoltre, il rapporto con l’UE non sempre può definirsi disteso sul piano politico e commerciale, con la conseguenza che le attuali misure antidumping messe in atto da Pechino hanno in questa fase ridotto la competitività dell’export europeo.

Anche il GIAPPONE mostra una domanda più debole, mentre è maggiore la concorrenza da Stati Uniti e Brasile. Poi sulla Spagna gravano le restrizioni legate alla PSA (individuata nei cinghiali in Catalogna dopo oltre 30 anni), che hanno temporaneamente limitato gli scambi verso alcune destinazioni extra-UE.

Nei mercati asiatici emergenti, come le FILIPPINE, la crescita delle importazioni è sempre più trainata dal Brasile, che sta guadagnando quote a scapito della Spagna.

In questo contesto meno fluido, una quota crescente della produzione spagnola si sta orientando verso il mercato europeo, favorito dalla vicinanza logistica e dalla facilità degli scambi intra-UE. Si osserva, infatti, un aumento delle spedizioni verso i Paesi comunitari, Italia inclusa, soprattutto per carni fresche, prosciutti, spalle e mezzene. 

Parallelamente, i prezzi dell’export iberico risultano in forte calo, segnale di una strategia orientata alla difesa dei volumi tramite maggiore competitività e aggressività commerciale.

Per il MERCATO ITALIANO questo si traduce in una pressione ribassista, soprattutto nei segmenti destinati alla trasformazione industriale e ai prodotti non DOP. Un quadro che, inevitabilmente, si riflette sulle quotazioni nazionali dei Suini.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Carne bovina italiana: Qualità e Sostenibilità [Il Commento di Maran, Coop. Scaligera]
21 Maggio 2026

Davide Maran
Mozzecane (VR) – Italia

Davide Maran – Direttore Commerciale della Cooperativa Zootecnica Scaligera

“Il mercato al ribasso spingerà la concentrazione della produzione e dell’offerta, proprio mentre l’aumento delle importazioni a cui stiamo assistendo con forza da dopo Pasqua lungo la rotta che va dal Centro Nord Europa e dall’Europa Orientale verso l’Italia sta contraendo i listini, in particolare per vitellone e scottona”. 

Non nasconde la propria preoccupazione Davide Maran, direttore commerciale della Cooperativa Zootecnica Scaligera, che parla di “invasione barbarica”.

La flessione dei prezzi, in particolare per i vitelloni, si aggira intorno al -10% in poco più di un mese. 

“Così gli allevatori, che hanno acquistato a prezzi elevati i broutard dalla Francia, si vedono costretti a svendere il prodotto, con i macelli che, a loro volta, cedono le mezzene e i quarti sottocosto, pur di non perdere quote di mercato”.

Un quadro allarmante per Maran, che intravede nel riequilibrio dei prezzi di acquisto dei broutard francesi l’unica speranza per restituire ossigeno agli ingrassatori italiani, sotto attacco da offerte di carne a prezzi sempre più competitivi dall’estero: Francia, Spagna, Irlanda, Germania, Austria, quasi che l’Italia fosse una valvola di sfogo per piazzare l’esubero produttivo nei diversi paesi. 

Il rischio è perdere ulteriore vigore in una filiera sempre più governata dal prodotto estero.

Su quali pilastri puntare per costruire il rilancio della carne bovina italiana? 

“Dalla Qualità e dalla Sostenibilità, elementi sempre più richiesti dai consumatori e che la zootecnia di casa nostra è in grado di offrire – spiega Maran -. Allo stesso tempo, servono azioni di formazione verso gli operatori della filiera e di promozione per spiegare i valori della produzione interna. Altrimenti correremo il rischio che i consumi cedano ancora di più il passo verso altre tipologie di carne, perdendo un patrimonio unico e insostituibile”.

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

Mercati agricoli: i consumi guidano la volatilità
20 Maggio 2026

Di: Elisa Donegatti

Il mercato agricolo globale entra nella campagna 2026/27 con produzioni ancora elevate, ma equilibri sempre più tesi tra domanda e offerta. Secondo l’ultimo report USDA, la produzione mondiale complessiva di Cereali (mais, grano, riso e altri) si manterrà vicina a 2,95 miliardi di tonnellate, mentre i Semi Oleosi dovrebbero raggiungere un nuovo record storico di circa 718 milioni di tonnellate. Nel dettaglio, il Mais si attesta intorno a 1,30 miliardi di tonnellate (-1,3%), il Grano scende a circa 819 milioni, mentre la Soia si conferma centrale con circa 442 milioni di tonnellate, sostenuta da una domanda globale ancora molto forte.

Nonostante l’elevata produzione, la crescita dei consumi limita la ricostituzione delle scorte mondiali. Gli stock globali di Mais sono attesi in calo da 297 a 277 milioni di tonnellate, mentre nel Grano calano da 279 a 275 milioni. Il comparto del Grano resta il più fragile, soprattutto negli Stati Uniti, dove siccità, temperature elevate e sviluppo accelerato delle colture aumentano la volatilità dei prezzi e alimentano l’attenzione verso possibili rischi fitosanitari. Al momento, tuttavia, non emergono criticità diffuse tali da modificare in modo significativo gli equilibri globali di mercato. 

Il mercato energetico rappresenta un ulteriore fattore strutturale di sostegno. Il consumo globale di Oli vegetali è atteso a circa 238 milioni di tonnellate (+3%), sostenuto anche dalla crescente  domanda destinata ai Biocarburanti. Negli Stati Uniti l’impiego di oli vegetali per biodiesel è in rapida crescita, riducendo la disponibilità per uso alimentare e sostenendo i prezzi di Soia, Colza. Analogamente, la domanda ed i prezzi del Mais sono influenzati dal valore dell’Etanolo

È atteso che il Brasile consolida il proprio ruolo dominante nella Soia (circa 180 milioni di tonnellate prodotte) e resta tra i principali produttori di Mais (circa 139 milioni). Nell’area del Mar Nero il Girasole torna centrale, con la produzione in Russia a circa 19 milioni di tonnellate e l’Ucraina in progressivo recupero. La Cina si conferma principale importatore mondiale di Soia (circa 114 milioni), mentre l’India mantiene la leadership nelle esportazioni di riso (circa 25 milioni). 

Il quadro resterà quindi caratterizzato da disponibilità complessivamente elevate di materie prime, ma accompagnata da una volatilità dei prezzi sostenuta. Il Grano continua a rappresentare uno dei principali fattori di rischio sul fronte cerealicolo per la sua elevata sensibilità agli shock climatici, mentre la Soia assume un ruolo sempre più determinante nella formazione dei costi lungo le filiere mangimistiche, in un contesto di forte competizione tra utilizzi alimentari, zootecnici ed energetici.

TESEO.Clal.it – Soia: Consumi Mondiali annuali

Giappone: un mercato sempre più strategico per la carne suina mondiale
18 Maggio 2026

di Marika De Vincenzi

Giappone – Import di carni suine e salumi

Mentre in Europa la disponibilità di carne suina mantiene i prezzi sotto pressione, il Giappone rappresenta uno dei mercati più interessanti per gli esportatori mondiali.

Pur geograficamente situato non lontano dalla Cina, le differenze fra i due Paesi sono sostanziali. Il mercato cinese è caratterizzato da forti oscillazioni produttive e, di conseguenza, importazioni molto variabili; al contrario, il mercato giapponese mantiene consumi relativamente costanti ed è uno sbocco ad alto valore aggiunto. I consumatori cercano i tagli premium e prodotti ad elevato standard qualitativo. 

Il Giappone ha un tasso di autosufficienza della carne suina sostanzialmente stabile, pari al 47%, e questo porta il Paese a dipendere dalle importazioni per oltre metà dei consumi. Lo scenario di mercato sta però cambiando.

La debolezza dello Yen nei confronti del dollaro e dell’euro sta aumentando il costo delle importazioni alimentari e ora anche il consumatore giapponese si sta scoprendo più sensibile al prezzo, un aspetto inedito, ma che ha innescato la competizione tra i principali fornitori internazionali.

Un quadro che sta favorendo il Brasile: grazie a prezzi competitivi, maggiore disponibilità di prodotto e crescente efficienza logistica la presenza di carne suina brasiliana in Asia è sempre più diffusa, Giappone compreso. Parallelamente, anche gli Stati Uniti mantengono una posizione di mercato molto forte, grazie ad accordi commerciali, vicinanza politica e geografica nel Pacifico. 

Per l’Europa, invece, la situazione appare più complessa. L’aumento dell’offerta interna europea e il rallentamento dei prezzi stanno intensificando la necessità di trovare mercati alternativi. In tale contesto, il Giappone assume un ruolo ancora più strategico, soprattutto per prodotti di fascia alta e tagli a maggiore valore aggiunto. 

Coordinate che valgono anche per il settore italiano. Qualità, sicurezza alimentare, tracciabilità e affidabilità delle forniture restano elementi centrali per competere su un mercato premium come quello giapponese.

In una fase di crescente concorrenza internazionale, la competitività europea dipenderà sempre più dalla capacità di garantire continuità delle esportazioni, elevati standard sanitari e valorizzazione delle produzioni ad alto valore aggiunto. 

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Clima e agricoltura: i principali segnali da monitorare nei mercati globali
18 Maggio 2026

Di Alberto Lancellotti

Le ultime indicazioni meteorologiche mostrano un quadro globale ancora molto diversificato per le filiere agroalimentari nel mondo.

In Europa, le recenti piogge nel nord hanno attenuato la siccità e migliorato le prospettive delle rese agricole. Restano tuttavia criticità nell’area centro-orientale, in particolare in Polonia, dove la carenza di precipitazioni continua a destare attenzione.

Negli USA, il freddo tardivo di marzo-aprile ha causato gelate in alcune aree agricole, mentre la scarsità di piogge sta aggravando la siccità anche nel Corn Belt. Tuttavia l’impatto appare ancora moderato, come dimostrato dalla progressione delle semine di mais e soia, migliori rispetto alla media degli ultimi anni.

In Australia, nonostante alcune piogge nel sud-est, molte aree agricole continuano a riportare condizioni siccitose, con rischi per le semine invernali, soprattutto in Western Australia, New South Wales e Queensland.

In Sud America, le condizioni climatiche risultano in miglioramento rispetto ai mesi precedenti, con un recupero della condizione dei terreni agricoli in Argentina e Brasile dopo le criticità di inizio 2026. Sullo sfondo, cresce l’attenzione per un possibile ritorno di El Niño entro luglio 2026 (anche di elevata intensità) con potenziali rischi climatici nelle principali aree produttive globali. Gli effetti andranno monitorati in particolare in Sud America, Oceania e Europa, dove tale evento potrebbe contribuire a temperature superiori alla norma e allo sviluppo di condizioni di siccità.

Rimani aggiornato sulle condizioni dei terreni agricoli in Italia >

Italia – Indice VHI suddiviso per regione e per i diversi prodotti analizzati

Mercato suinicolo UE: fase di riequilibrio tra offerta e prezzi
11 Maggio 2026

Il mercato suinicolo europeo sta attraversando una fase di riequilibrio dopo il forte recupero produttivo del 2025. Le macellazioni UE-27 hanno raggiunto 21,9 milioni di tonnellate (+3,8% sul 2024), confermando il ritorno dell’offerta dopo la contrazione del 2022-2023. La crescita è stata guidata soprattutto da Spagna, Danimarca e Polonia, mentre l’Italia ha mostrato un recupero più contenuto (1,3 milioni di tonnellate; +4,1%).

Nei primi mesi del 2026 emergono segnali di rallentamento dell’offerta: a gennaio -1,6% su base annua e a febbraio indebolimento in Paesi chiave come Paesi Bassi (-9,9%), Italia (-3,6%), Belgio (-3,4%) e Germania (-0,9%), a fronte di Spagna (+2,1%) e Danimarca (+5,8%).

Questo contesto aveva favorito un temporaneo recupero delle quotazioni tra marzo e aprile, sostenuto soprattutto dalle aspettative di una minore disponibilità di suini vivi in alcuni Paesi europei, in particolare in Spagna. 

Nelle ultime settimane le quotazioni hanno nuovamente mostrato segnali di debolezza. In Italia, i prezzi CUN dei suini da macello del circuito tutelato rilevati il 7 maggio risultano in calo rispetto ai livelli di aprile, evidenziando inoltre tensioni fra gli operatori. Allo stesso modo, anche in Germania il mercato ha ceduto terreno, tanto che le quotazioni delle carcasse suine sono scese da 1,70 a 1,60 €/kg (VEZG, 6 maggio).

Il ridimensionamento delle quotazioni conferma come il mercato continui a essere condizionato da una disponibilità ancora molto ampia di carne e da una domanda che rimane prudente, sia sul mercato interno sia nel comparto della trasformazione. 

Il mercato continua, di conseguenza, a muoversi su due piani: da un lato il rallentamento dei flussi di animali vivi in diversi Paesi UE, dall’altro una pressione sui prezzi che riflette la difficoltà di assorbimento dell’offerta lungo la filiera.

Per il mercato italiano il quadro resta altrettanto delicato: la flessione delle macellazioni nel 2026 e la debolezza del comparto dei prosciutti stagionati continuano a comprimere la redditività della filiera. Dopo il recupero osservato tra marzo e aprile, le recenti correzioni delle quotazioni indicano che il percorso di stabilizzazione del mercato rimane ancora fragile. 

I consumi rimarranno uno dei driver in grado di innescare un rialzo dei listini.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Consumi retail marzo 2026: accelera il suino, bovino sotto pressione
5 Maggio 2026

Di Marika De Vincenzi

Dopo un primo bimestre già segnato da una forte riallocazione della spesa verso le proteine più accessibili ai consumatori, i dati aggiornati a marzo 2026 confermano e rafforzano il trend: la carne suina continua a guidare la crescita (grazie anche a prezzi medi in lieve calo), mentre quella bovina resta la categoria più penalizzata dall’inflazione. Quanto ai salumi, persistono le difficoltà per prosciutto cotto e mortadella, mentre prosciutto crudo e salame mostrano una maggiore tenuta.

CARNI FRESCHE: suino in accelerazione, bovino in calo 

CARNE SUINA sempre più protagonista:

  • +9,3% nel trimestre
  • +10,5% a marzo
  • prezzi medi in lieve calo (-0,6% da gennaio a marzo)

CARNE BOVINA ancora in difficoltà:

  • -7,6% nel trimestre
  • -6,5% a marzo
  • prezzi medi +14,9%

CARNI AVICUNICOLE stabili:

  • +1,5% nei volumi nel trimestre
  • +1,7 a marzo
  • prezzi +4,5%

Il consumatore continua a spostarsi verso proteine animali economicamente più convenienti, premiando il maiale come principale alternativa alla carne bovina.

SALUMI: debolezza diffusa, tengono crudo e salame 
  • PROSCIUTTO COTTO: -5,4% nel trimestre (-6,7% a marzo)
  • MORTADELLA: -5,2% (-3,2% a marzo)
  • SALAME: +0,5% nel trimestre (+3,8% a marzo)
  • PROSCIUTTO CRUDO: +3,0% nel trimestre (DOP +4,4%, non DOP +1,8%) e +2,5% a marzo

Si rafforza la polarizzazione dei consumi: crescono le categorie più convenienti come carne suina e avicoli, mentre restano solide quelle premium come prosciutto crudo DOP (la cui qualità è sempre più riconoscibile) e salame. In difficoltà invece i prodotti di fascia intermedia, come carne bovina, prosciutto cotto e mortadella, più esposti al calo del potere d’acquisto.

In questo contesto, conta soprattutto la capacità di trasferire prezzo senza perdere volumi, un equilibrio oggi limitato a pochi segmenti, mentre in molti altri la pressione inflattiva continua a ridurre consumi e margini.

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

Italia, carne suina: ripresa possibile, decisivi i consumi [Montanari, AIA]
4 Maggio 2026

Massimo Montanari
AIA Spa

Massimo Montanari – Direttore Mercato Carni Suine di AIA Spa
Massimo Montanari – Direttore Mercato Carni Suine di AIA Spa

“Il mese di maggio dovrebbe essere un mese interlocutorio, con qualche sofferenza, ma con la fiducia che sia un mese di transizione verso la ripresa del mercato

Le variabili in gioco sono essenzialmente tre. 

Innanzitutto i consumi, perché già con il ponte del Primo maggio un incremento degli acquisti di carne suina per grigliate potrebbe fare la differenza e sollevare i listini della carne fresca. 

Altri elementi da considerare sono gli stoccaggi di carne congelata, la cui presenza massiccia in Europa in questa fase influisce nell’appesantire il mercato e, terzo punto, il numero dei suini

Ad oggi c’è una buona disponibilità di animali, ma ritengo che a partire da luglio la quantità di maiali disponibile per la macellazione sia in rallentamento e questo dovrebbe far ripartire le quotazioni dei grassi”.

Quella di Massimo Montanari, direttore Mercato Carni Suine di Aia Spa, è una lettura oggettiva e imparziale del mercato, sulla base dello scenario attuale, dove più fattori influenzano le dinamiche attuali e, inevitabilmente, anche quelle future.

“Il driver principale restano in ogni caso i consumi – sostiene Montanari -. 

Adesso il mercato della carne suina è in una fase di stanchezza. 

Questa settimana, con la festa del 1° Maggio, si è accorciata anche la capacità di lavorazione del 20% e, nell’immediato, è un dato significativo. 

A livello di scambi non vedo grande movimento, ma come anticipato saranno proprio i consumi a influenzare le tendenze di tutto il mercato nel suo complesso”.

Qualche braccio di ferro in Cun fra allevatori e macellatori? 

Possibile, per non dire probabile, in questa fase dove regna l’incertezza, le pressioni della carne estera si fanno sentire e più di una realtà si è rivolta al mercato internazionale per gli approvvigionamenti, col rischio che sia poi difficile convincere alcuni player a tornare ad acquistare prodotto italiano.

“Se i consumi ripartiranno, complice dal prossimo luglio una minore disponibilità di suini italiani, le quotazioni dovrebbero salire – conferma di nuovo Montanari -. Difficile, però, che i listini si proiettino oltre i 2 euro al chilogrammo come nella fase dei record”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Quelle del Latte: fare rete per crescere [Intervista a Paola Aguzzi, Presidente]
30 Aprile 2026

Paola Aguzzi
Quelle del Latte

Paola Aguzzi – Presidente dell’Associazione Quelle del Latte

Abbiamo seguito con curiosità lo sviluppo di “Quelle del Latte”, una rete di professioniste attive nel settore della zootecnia da latte italiana, che sta contribuendo a dare voce, visibilità e connessione alle donne del comparto. Per conoscerla meglio abbiamo intervistato la presidente, Paola Aguzzi, figura di riferimento dell’iniziativa.

Gentile Paola, qual è la sua professione, e dove la svolge?

Mi definisco una farm manager. Ho lavorato in diverse aziende e in varie province e attualmente opero presso l’azienda del Cavaliere del Lavoro Finato Martinati Venier Guido, a Verona, nel ruolo di direttore. Il mio lavoro è complesso: oltre a gestire la stalla come “capo stalla”, sono responsabile delle scelte agricole e degli investimenti. L’azienda è articolata in più settori (latte, biogas, terreni, biologico), quindi serve una figura che coordini l’insieme delle attività e che si interfacci costantemente con l’amministrazione e con i programmi della proprietà. 

Generalmente, perché una professionista decide di far parte di QdL? E cosa vi trova, poi?

Evolvere in un contesto di “censura”

QdL è un luogo che accoglie le fragilità, spesso nascoste. È uno spazio in cui si parla una lingua comune, quella delle donne che lavorano in questo settore. Si ascoltano esperienze che rispecchiano il proprio vissuto e si ritrovano competenze, calore e forza, che a volte si possiedono già senza esserne pienamente consapevoli. È condivisione e aspirazione, è un modo per evolvere in un contesto in cui spesso le donne in zootecnia sono censite e “rinchiuse”. 

Qual è stato l’impulso determinante per la nascita di “Quelle del Latte”?

QdL è nata a casa mia, una sera di febbraio 2023. Dopo un passaparola, una quindicina di donne del settore zootecnico – veterinari, allevatrici, tecnici e coadiuvanti – si è riunita a cena. Parlando, abbiamo scoperto di avere molto in comune: le donne in questo settore occupano spesso ruoli marginali, di contorno, ma raramente decisionali o visibili. Siamo spesso identificate come “la moglie di”, “la sorella di”, “la figlia di”, “l’assistente di…”, senza una reale identità riconosciuta e senza voce. L’obiettivo è stato creare uno spazio in cui a parlare in prima persona fossero le donne, superando quello che definisco un vero e proprio “tetto di cristallo”. 

Secondo le esperienze di condivisione professionale fatte in QdL, quali ritiene siano i principali ostacoli ad una completa valorizzazione delle professioniste di sesso femminile in ambito allevatoriale oggi? Qualcosa sta cambiando?

L’ostacolo principale, anche se lentamente le cose stanno cambiando, è confrontarsi con un ambiente ancora fortemente “patriarcale” e riuscire a emergere con la stessa assertività e considerazione degli uomini. Nessuno mette in dubbio le competenze maschili, mentre una donna deve spesso dimostrare continuamente le proprie. 

Nell’Allevamento da Latte, anche la concezione che le donne hanno di sé sta cambiando?

Sì, le donne stanno sviluppando una diversa consapevolezza di sé, delle proprie capacità e una determinazione che spesso l’altro sesso non manifesta con la stessa intensità. 

Perché è così importante la cura della persona, anche emotiva, in ambito lavorativo?

Il nostro è un ambiente fortemente stressante: viviamo quotidianamente un lavoro ad alto carico emotivo e decisionale, a contatto con situazioni complesse legate alla gestione del benessere animale e della produzione. Inoltre, il settore non ha potere contrattuale: ciò che acquista è dettato dal mercato, mentre ciò che vende, essendo una commodity, è deciso da chi compra. I margini di guadagno sono spesso ridotti o inesistenti e questa incertezza logora. 

QdL organizza incontri di varia natura, anche con contenuti tecnici. Avvertite una carenza di offerta formativa per il mondo allevatoriale italiano?

Aggiornarsi per innovare in stalla

Organizziamo anche incontri tecnici, in cui il numero ridotto di partecipanti favorisce domande e discussione. Sono incontri tenuti da esperti del settore, mai banali e senza finalità commerciali. 

Abbiamo affrontato temi come:

  • “One welfare” e benessere in stalla
  • Lettura dell’estratto conto bancario e valutazione di prestiti e mutui
  • Il potere dei mitocondri
  • Come ci percepiscono le vacche e il loro modo di ragionare
  • Il valore del tempo e i tempi delle donne nell’orologio biologico della natura
  • Welfare ambientale e carbon footprint
  • Fermentazioni e gestione dell’insilato
  • “Far parlare i numeri” per le scelte aziendali
  • Costo del litro di latte
  • Fare rete e comunicare con l’Europa (“Vox Demeter”, “Les Elles de la Terre”)

È inoltre in corso il progetto “La cura oltre la stanza”, dedicato alla cura psicologica, alla consapevolezza dell’essere, alla gestione di paure, solitudine e rabbia. Prevede incontri aperti a tutti con psicologhe e un percorso di supporto anche individuale. È aperto a tutti perché è un tema che riguarda tutti.

Parteciperemo inoltre al Food&Science Festival di Mantova con l’incontro “Chi parla per la terra? La voce delle donne del mondo”, nell’anno dedicato dalla FAO alla donna rurale. 

In un’agricoltura che fatica a “conquistare” lavoratori, Il valore delle donne è soltanto numerico? Oppure c’è del valore nella diversità, anche in questo ambito?

Non solo forza, ma anche entusiasmo e collaborazione

L’agricoltura fatica ad attrarre lavoratori, ma le donne sono naturalmente vicine a questo mondo: allevare e coltivare fa parte del loro “DNA”, dato che storicamente hanno iniziato proprio loro a seminare e ad addomesticare gli animali. Oggi il settore non richiede solo forza fisica, ma resilienza, entusiasmo e collaborazione.

Il valore della diversità di genere è reale: esistono sensibilità e approcci differenti, non uniformi, più pratici e capaci di gestire più situazioni contemporaneamente. Tuttavia, il cambiamento deve essere anche sociale: le donne non devono più essere costrette a scegliere tra lavoro, carriera e famiglia, ma poterle conciliare. È un impegno collettivo. Abbiamo bisogno di professioniste competenti, ma anche di bambini, perché la denatalità è un problema serio, e di donne serene, che possano guardare al futuro con fiducia.