Sussidi agli agricoltori USA colpiti dalle guerre commerciali
12 Febbraio 2019

Gli USA hanno deciso uno stanziamento di 12 miliardi di dollari per compensare gli agricoltori colpiti dalla conseguenza dei dazi relativi alla cosiddetta guerra commerciale con paesi terzi, in primo luogo Cina, Messico e Canada.

La prima risposta di questi paesi è stata quella di limitare l’import di prodotti agricoli USA, con pesanti ricadute sul mercato alla produzione. Le tensioni con la Cina hanno ad esempio colpito pesantemente le esportazioni USA di soia, meccanica agricola ed altri prodotti, mentre le misure penalizzanti l’export di acciaio ed alluminio da Canada e Messico si sono ripercosse sull’export USA di prodotti quali latte e carne suina.

Questa compensazione per danni derivanti da misure commerciali rappresenta una novità nella politica agricola statunitense, dato che gli agricoltori nel dopoguerra sono stati indirizzati alla competizione sul libero mercato. Oltre a sussidi per le diverse commodity, è previsto anche un ammasso per prodotti quali mele, arance e carne suina da distribuire agli indigenti.

Le misure commerciali non sembrano sufficienti a compensare appieno le perdite di mercato dei produttori

Tutte queste misure non sembrano però sufficienti a compensare appieno le perdite di mercato dei produttori. Ad esempio il settore lattiero-caseario lamenta per la seconda metà del 2018 una perdita di 1,5 miliardi di dollari a fronte di sussidi per 127 milioni di dollari.

Per altri settori, come ad esempio soia e cereali, i sussidi sono più generosi. Tuttavia, appaiono le distorsioni tipiche del regime dei sussidi: alterazione della concorrenza, lungaggini. Emerge poi che l’intervento pubblico sui mercati può portare a situazioni indesiderate, come hanno dimostrato gli interventi pubblici adottati nel passato anche negli USA. Però, l’uso di misure compensatorie contro le volatilità dovute a fattori economici od ambientali, è diverso rispetto alle misure difensive come parziale correzione delle ricadute negative a causa delle guerre commerciali.

Pertanto, più che agli effetti, occorrerebbe riflettere alle origini dei fattori che influenzano il mercato, che adesso è una realtà globale.

Fonte: eDairyNews

TESEO.clal.it – Per la stagione 2018-19 si prevede che gli USA esporteranno 51 Mio T di Soia (-11,9% rispetto alla stagione precedente)

In rapida crescita il settore mangimistico della Russia
29 Gennaio 2019

La produzione mangimistica russa è in costante crescita da oltre vent’anni, una tendenza che si prevede possa continuare anche in futuro grazie ai consistenti contributi del governo federale al settore agroindustriale, che tra il 2019 ed il 2025 ammonteranno a 44,6 miliardi di €, cioè il triplo di quelli stanziati fra il 2012 ed l 2018. Non per nulla la Russia ha già raggiunto l’obiettivo di garantire oltre il 90% di autosufficienza per carne e latte.

Questo sostegno alla produzione ha anche lo scopo di stimolare l’export di carne e lattiero-caseari invece che di soli cereali e materie prime agricole, soprattutto verso le destinazioni strategiche in Medio oriente ed Asia, aumentando così il valore aggiunto. Il problema però sono i costi di produzione che restano ancora elevati rispetto a quelli dei paesi concorrenti. Di conseguenza, i contributi pubblici consisteranno in aiuti diretti agli agricoltori anche per l’acquisto di mangimi, che rappresentano circa il 70% dei costi di produzione per la carne.

Previste  40Mio tdi mangimi prodotte in Russia al 2025

Se nel 2017 in Russia si calcola che siano stati prodotte 31-33 milioni di tonnellate di mangimi, con prezzi in calo per la prima volta da 15 anni grazie ai buoni raccolti, nel 2025 si dovrebbe arrivare a produrne 38-40 milioni di tonnellate. Si dovrà però risolvere il problema della scarsità di proteine ed altri ingredienti, che riducono l’indice di conversione dei mangimi russi rispetto a quelli prodotti nella UE e negli altri paesi industrializzati.

Significativo l’esempio della soia: anche se la produzione nel 2017 ha raggiunto 3,7 milioni di tonnellate rispetto a 200 mila tonnellate nel 2013, l’industria mangimistica ne richiede ben 7 milioni di tonnellate. Altro passo verso l’aumento dell’efficienza del sistema è la ristrutturazione del settore molitorio, con la costituzione di grandi conglomerati in grado di produrre oltre un milione di tonnellate di mangimi all’anno.

La competitività della Russia potrà derivare dalla produzione biologica

La competitività della Russia potrà poi derivare dalla produzione biologica, considerato che si tratta del solo grande paese produttore OGM free, in grado di coprire il 25% della richiesta mondiale di cereali e materie prime agricole per l’industria mangimistica con questa certificazione. Mancano però ancora unità produttiva per vitamine, aminoacidi, enzimi ed altri additivi indispensabili per produrre mangimi di qualità, il che rende il paese ancora dipendente dal mercato mondiale.

La Russia, oltre che essere tornata a rappresentare il granaio d’Europa, ha ora anche l’aspirazione e la potenzialità per divenire uno dei maggiori player mondiali.

Fonte: World Grain

TESEO – Produzioni, Import, Export mondiali di prodotti agricoli

Una coalizione per tutelare le risorse naturali
13 Dicembre 2018

Il tema della sostenibilità, che ormai rappresenta il vero criterio qualitativo per ogni produzione, ha fatto emergere il valore fondamentale delle risorse naturali come capitale, cioè di un bene da mettere a frutto. Ecco allora parlare di Natural capital, cioè di tutto quel patrimonio di risorse rinnovabili e non rinnovabili come piante, aria, acqua, terreni, minerali, che forniscono condizioni benefiche alla gente ed a tutti gli esseri viventi. Le condizioni vitali apportate dal “capitale naturale” comprendono una buona qualità dell’aria, del cibo e dell’acqua, ma anche l’energia, le abitazioni, la salute ed in genere tutte quelle materie prime e quelle condizioni sociali necessarie per ottenere i prodotti.

Stiamo depauperando le risorse ambientali ad una velocità ben superiore alla loro rigenerazione

Risulta però ormai evidente che stiamo depauperando tali risorse ad una velocità ben superiore alla loro rigenerazione e dunque bisogna invertire la tendenza. Il primo passo consiste nel valutare l’impatto delle attività produttive, attraverso la misura dei gas effetto serra (GHG), l’uso (impronta) dell’acqua, i residui, per definire un progetto di sostenibilità.

Acqua&Energia : Ripartizione delle emissioni GHG (Green House Gas) da agricoltura

Le grandi imprese alimentari, agendo a livello globale per il reperimento delle materie prime, la loro trasformazione e commercializzazione, hanno deciso di impegnarsi attivamente in questo contesto. Unilever ad esempio, ha identificato il Sustainable Living Plan (USLP) per misurare l’impatto di tutto il ciclo del prodotto, dalla materia prima alla sua trasformazione, fino al modo in cui giunge ad un consumatore che, nelle sue scelte d’acquisto, è sempre più attento alle tematiche della sostenibilità.

A livello agricolo, vengono prese in considerazione delle azioni specifiche per favorire la biodiversità

A livello agricolo, vengono prese in considerazione delle azioni specifiche per favorire la biodiversità, che comprendono aspetti legati innanzitutto alla fertilità del suolo ed alla gestione dei parassiti. Il tema dell’acqua come risorse idriche, loro utilizzo, depurazione e riciclo, per le imprese di trasformazione diventa sempre più il fattore fondamentale per l’identificazione del luogo dove costruire i nuovi stabilimenti e questo rappresenta sempre più un fattore di competitivitàEcco allora la ricerca per individuare nuove tecnologie per i lavaggi ed i risciacqui degli impianti.

Resta poi il problema del reperimento delle materie prime nel crescente contesto di competizione con le coltivazioni destinate a biocarburanti, legname, prodotti tessili. Si tratta dunque di coltivare, produrre, trasformare, trasportare, distribuire e confezionare i prodotti, tenendo conto dell’impatto sul ciclo vitale, il che comporta anche il reperimento di risorse finanziarie appropriate. Per questo si parla di “capitale naturale” di cui hanno bisogno i sistemi produttivi che dipendono da una organizzazione sempre più complessa ed articolata. Per questo è stata fondata una “coalizione per il capitale naturale” (Natural Capital Coalition), che riunisce i settori della scienza, formazione, business, finanza e legislazione, per una visione comune del tema sostenibilità.

Leonardo Becchetti (Economista, UNIVERSITÀ DI ROMA Tor Vergata) esplora il tema della Sostenibilità al CLAL Dairy Forum 2018

Le azioni produttive hanno un impatto ambientale e sociale, per cui vanno considerate nelle interrelazioni col mondo che le circonda, sia come azioni, sia come mercati. Globalizzazione e sostenibilità sono le due facce della stessa medaglia

Fonte: The Natural Capital CoalitionUnilever

Biometano: l’Italia fa un passo avanti verso la mobilità sostenibile
29 Ottobre 2018

L’Italia potrebbe produrre fino ad 8 miliardi di metri cubi di biometano, ovvero fino al 15% del consumo totale di gas naturale.

Parola di Piero Gattoni, presidente di CIB.

Il Decreto Biometano (DM 2/3/2018) pubblicato il 2 marzo 2018 segna un importante passaggio per lo sviluppo del settore del biogas e biometano in Italia.

II biogas è una miscela di vari tipi di gas, composti principalmente da metano, prodotti dalla fermentazione batterica in assenza di ossigeno dei residui organici provenienti da residui vegetali o animali. Il biogas grezzo generalmente è composto solo per il 40-80% di metano, il resto è costituito principalmente da anidride carbonica. Attraverso il trattamento di purificazione (up-grading) del biogas è possibile separare il metano dall’anidride carbonica. Il gas purificato può essere in seguito utilizzato con la stessa flessibilità del gas naturale.

ll biometano è un combustibile ottenuto da biogas che, a seguito di opportuni trattamenti chimico-fisici è idoneo alla successiva fase di compressione per essere utilizzato come combustibile sostitutivo del gas naturale. Può anche essere immesso nella rete del gas naturale oppure trasportato come gas compresso o liquefatto e utilizzato per riscaldamento, usi domestici, cogenerazione o altri impieghi nell’industria e per l’autotrazione.

La situazione Italiana

Il precedente decreto sul biometano (DM 5/12/2013) mancava di concreti incentivi nel settore e alla sua scadenza ha di fatto lasciato inalterati gli obiettivi che l’Italia deve raggiungere nell’utilizzo di biocarburanti fissato in Europa.

Il DM 2018 si focalizza sull’utilizzo del biometano per il trasporto e crea un meccanismo virtuoso che coinvolge sia i produttori che i soggetti obbligati, alimentando il mercato dei Certificati di Immissione in Consumo (CIC).

I soggetti obbligati sono le aziende che immettono carburanti in consumo, in pratica le aziende petrolifere. Questi soggetti sono obbligati a possedere una quantità minima di CIC, dimostrando quindi che una parte dei loro carburanti provengono da fonti rinnovabili.

Un’altra grande novità è che il costo degli incentivi viene sostenuto dai soggetti obbligati stessi e non ricade più sulle bollette dei cittadini.

Fonte: Fluence Italy

PROCESSO FONDAMENTALE di trasformazione dei prodotti agricoli in bioenergia.
Scopri di più nelle mappe ENERGIA di TESEO

Fonterra decide di basare ogni scelta sulla sostenibilità
23 Ottobre 2018

Fonterra, la maggiore cooperativa per esportazione di latte e derivati, ha scelto di basare la sua strategia sulla sostenibilità. Acquisiti i concetti di qualità e salubrità dei prodotti, che ormai sono dei prerequisiti, il vero obiettivo è quello di rendere sostenibili, cioè durevoli, le produzioni. Questo dal punto di vista economico, sociale, ambientale.

Per valutare ed avvalorare le azioni dell’azienda neozelandese, è stato costituito un comitato indipendente di esperti attivi in ambiti diversi, per confrontarsi col management e meglio orientare le scelte aziendali. Questo con l’obiettivo di armonizzare le azioni di sostenibilità con le finalità commerciali dell’impresa.

Il cibo, cioè l’agricoltura e l’alimentazione, è direttamente coinvolto con le tematiche della sostenibilità ed il sistema alimentare globale deve contribuire ad essere una soluzione del problema e non più una parte di esso. La parola d’ordine diventa allora la collaborazione, cioè operare in sintonia con quanti sono inseriti nel ciclo vitale. Questo sia per l’ambiente che per le società, produttori e consumatori, in cui si opera.

La parola d’ordine è “collaborazione”: tra agricoltori, produttori, ricercatori, amministrazioni locali ed autorità pubbliche

L’azione di Fonterra si accompagna ai programmi della Nuova Zelanda per assicurare la qualità delle acque, adottando un approccio inclusivo, cioè identificando regole e parametri attraverso il coinvolgimento della società. Solo attraverso il lavoro e la collaborazione di agricoltori, produttori, ricercatori, amministrazioni locali ed autorità pubbliche, l’azienda può operare in modo fattivo nel contesto della sostenibilità. Occorre affrontare le sfide del nostro tempo, in primo luogo quelle del cambiamento climatico e sociale, attraverso un confronto basato sui fatti e le evidenze scientifiche.

Fonterra pubblicherà a novembre il suo secondo rapporto sui risultati del programma di sostenibilità, che ha coinvolto nel concreto oltre mille aziende agricole, la conversione di siti produttivi verso le energie rinnovabili, il recupero qualitativo di vari bacini idrici.

Fonte: Fonterra

L’adozione di una “gestione basata sull’ecosistema” costituisce un elemento chiave per garantire la sostenibilità nel lungo periodo delle risorse idriche…
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USA: in crescita il prezzo dei concimi, condizionato dalla Cina
9 Ottobre 2018

I principali concimi fanno segnare una tendenza dei prezzi al rialzo. L’urea nella terza settimana di settembre era in aumento del 6% rispetto ad agosto, a 333 € per tonnellata.

Anche il prezzo degli altri maggiori concimi mostrava delle quotazioni tendenzialmente in crescita, con prezzi per tonnellata, rispettivamente, di 428 € per il fosfato biammonico; di 456 € per il fosfato monoammonico; di 314 € per il potassio; di 388 € per la formulazione 10-34-0; di 428 € per l’ammoniaca anidra; di 207 € per il nitrato ammonico al 28% di N; di 241 € a tonnellata per il nitrato ammonico al 32% di N.

Il prezzo mondiale dei concimi è condizionato dalla situazione in Cina

Il prezzo mondiale dei concimi è condizionato dalla situazione in Cina. Secondo Rabobank, la produzione cinese di fertilizzanti nel primo semestre 2018 è stata di 28,4 milioni di tonnellate, in diminuzione del 6,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le produzioni di concimi azotati e fosfatici sono in calo rispettivamente del 7,5% e del 5,8%; in controtendenza con quelli potassici che hanno quantità in aumento del 2,9%.

-15%Export di concimi dalla Cina nel primo semestre 2018

I maggiori costi di produzione rendono meno competitivi i concimi di produzione cinese, le cui esportazioni sono in contrazione. Comunque, nel primo semestre 2018, la Cina ha esportato quasi 10 milioni di tonnellate di concimi, seppur in calo del 15% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Negli USA, rispetto allo scorso anno, tutti i maggiori fertilizzanti hanno prezzi in aumento con variazioni che vanno dal 23% in più per urea ed ammoniaca anidra, al 15% per i fosfatici ed al 5% per i concimi potassici.

Fonte: The Progressive Farmer

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Agricoltura e cambiamenti climatici: il ruolo del commercio mondiale
1 Ottobre 2018

Con i cambiamenti climatici ormai evidenti, occorre non solo interrogarsi su quali saranno gli effetti per la produzione agricola, ma anche prevederne gli effetti per assicurare la sostenibilità alimentare del pianeta, con una popolazione mondiale in continuo aumento. Entro la metà di questo secolo si manifesteranno con evidenza i fenomeni che già ora si cominciano a percepire, come l’aumento delle temperature e l’intensità di fenomeni atmosferici estremi, con la conseguente influenza sulla diffusione di nuove patologie per piante ed animali.

La produzione di cereali e di altre colture potrebbe svilupparsi nei paesi nordici

Uno studio della FAO prevede quali saranno le produzioni mondiali di alimenti nei prossimi decenni, con le variazioni per i diversi comparti agricoli e le regioni del pianeta. Come conseguenza del riscaldamento globale, mentre le produzioni nei paesi tropicali, dall’Africa occidentale all’India, potranno diminuire fino al 2,9%, quelle di Russia, Canada, USA, prevedibilmente si accresceranno fino al 2,5%. Oppure, la produzione di cereali e di altre colture potrà svilupparsi nei paesi nordici, dove ora è solo marginale.

Pertanto, con questi cambiamenti, il commercio agricolo mondiale avrà un ruolo ancor più significativo di quello attuale per la sicurezza alimentare del pianeta. Già ora diversi paesi dipendono dai mercati internazionali per gli approvvigionamenti alimentari e non solo perché si trovano in regioni sfavorite della terra. Ad esempio il Bangladesh nel 2017 ha dovuto importare riso a causa dei raccolti domestici danneggiati dalle inondazioni ed il sud Africa ha dovuto importare mais, di cui era un tradizionale esportatore, a causa della siccità.

Fra il 2000 ed il 2016 il valore del commercio agricolo mondiale è cresciuto in modo esponenziale, passando da circa 490 miliardi di € a 1,6 trilioni di €, soprattutto a causa della domanda cinese e di quella delle economie emergenti, oltre che per la produzione di biocarburanti.

La Cina è divenuto il quarto esportatore agricolo mondiale superando Australia e Canada

Nello stesso periodo appare con evidenza come al ruolo predominante dei paesi ad economia avanzata quali Europa e nord America, nel commercio agricolo mondiale si fa strada la posizione di nuovi paesi. Il Brasile ha accresciuto la sua quota passando dal 3.2% al 5.7% fra il 2000 ed il 2016; la Cina è divenuto il quarto esportatore agricolo mondiale superando Australia e Canada, mentre l’India e l’Indonesia si sono collocati rispettivamente all’ottavo e decimo posto. Nello stesso periodo, il valore complessivo dell’export di UE, USA, Canada ed Australia sul commercio mondiale è diminuito del 10%.

Il cambiamento climatico avrà non solo un impatto diretto sulle produzioni agricole, ma condizionerà i commerci ed i mercati, inducendo i Paesi ad implementare la ricerca e adottare misure di politica economica per garantire la sicurezza alimentare e la sostenibilità delle produzioni.

Fonte:  FoodIngredientsFirst

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Le critiche all’attività agricola nell’era di Internet
24 Settembre 2018

Le critiche dei cosiddetti attivisti sull’attività agricola trovano sempre più clamore dall’uso di internet. Spesso però, attraverso le diverse piattaforme informatiche, vengono diffuse notizie imprecise sul modo in cui si opera nelle coltivazioni e negli allevamenti, con messaggi accusatori verso gli imprenditori agricoli.

I consumatori sono sempre più sensibili verso le tematiche di benessere animale

In Scozia, ad esempio, sta facendo scalpore un filmato della BBC che mette in cattiva luce la pratica di svezzamento dei vitelli, con la loro separazione dalle madri poco dopo il parto ed il contenimento nelle gabbie. Se è improprio puntare il dito contro gli allevatori per una pratica ormai generalizzata, occorre però anche interrogarsi se non possa essere migliorata una separazione così netta e traumatica per gli animali, che comunque viene percepita sempre peggio dai consumatori che sono sempre più sensibili verso le tematiche di benessere animale e di conseguenza dei prodotti che da questi derivano.

Lasciare i vitelli con le madri per i primi due mesi dal parto prolunga la carriera produttiva delle vacche

In un allevamento scozzese è stato adottato uno svezzamento che consiste nel lasciare i vitelli con le madri per i primi due mesi dal parto. La perdita di latte per la trasformazione casearia è compensata dal maggior incremento in peso dei vitelli all’ingrasso e dall’anticipo della fecondazione per le femmine. Inoltre, la carriera produttiva delle vacche viene notevolmente allungata, superando agevolmente i dieci anni, con un consistente incremento nella produzione totale di latte.

Questa esperienza è certamente contrastante con la tecnica attuale, che è stata razionalizzata per la necessità di contenere i prezzi dei prodotti sul mercato. Però, oltre che i costi, bisogna sempre più considerare anche le ricadute delle tecniche di allevamento sugli animali e sull’ambiente. In tal senso, proprio Internet può essere utile perché permette con immediatezza di confrontare nuove esperienze e modalità operative, quanto mai utili per ricercare la tecnica produttiva più adeguata per quella specifica azienda.

 

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Fonte: Sunday Post

Mantenere la fertilità del terreno
12 Settembre 2018


-33%dei raccolti a causa della minore fertilità del suolo (stima per i prossimi 100 anni)

La perdita di fertilità del terreno rappresenta uno dei maggiori problemi che contribuiscono al fenomeno dei cambiamenti climatici in atto, in quanto viene ridotta la capacità di sequestrare il carbonio e di trattenere l’umidità. La conseguenza è una diminuzione nella capacità produttiva dell’agricoltura convenzionale, che si stima potrebbe portare ad una perdita di un terzo dei raccolti nel corso di un secolo, quando invece la crescita della popolazione richiede sempre più alimenti.

La fertilità del terreno, è rappresentata dai miliardi di batteri, il cosiddetto microbiota del suolo, che vivono intorno alle radici di ogni albero, arbusto od altra essenza vegetale e che si sono evoluti con le piante durante milioni di anni in un rapporto di reciproco interesse. E’ data anche da una intricata rete di interazioni che coinvolge un’enorme quantità di biomassa vivente, pari ad oltre oltre 3000 Kg/ha in un suolo agricolo. Pertanto, tutti i fattori che intervengono in questo complesso sistema possono alterarne l’equilibrio ecologico, con una perdita di fertilità e portando alla degradazione del suolo, problema del nostro tempo. Di conseguenza ogni pratica colturale dovrebbe essere orientata al mantenimento di questa fertilità.

In particolare andrebbero sempre adottati tre principi:

  • ridurre gli interventi fisici sul suolo, cioè le lavorazioni;
  • mantenere una copertura vegetale per impedire l’erosione e favorire l’apporto di sostanza organica;
  • applicare il principio della rotazione, interrompendo la tendenza a piantare ad esempio, mais su mais o riso su riso con sempre maggiori lavorazioni, concimazioni minerali, diserbi.

Bisogna ripensare all’apporto della concimazione organica, rivalutando la simbiosi fra allevamento animale e pratica colturale

Bisogna poi ripensare all’apporto della concimazione organica, rivalutando la simbiosi fra allevamento animale e pratica colturale. Questi principi, insiti nelle pratiche agronomiche che nel corso dei secoli ci hanno lasciato in eredità la fertilità del terreno, si collocano ora in quella che viene definita “agricoltura rigenerativa”.

Il mantenimento del microbioma per la salute è presente anche a livello umano, per contrastare il fenomeno proprio del nostro tempo dell’antibiotico resistenza. Nel libro “Growing a revolution” si afferma come gli sforzi in atto per riconsiderare gli effetti degli antibiotici sull’organismo, debbano trovare riferimento anche per il suolo, in modo da mantenerne ed accrescerne la fertilità, cioè la sostenibilità.

Operare con pratiche che mantengono la fertilità del terreno, rappresenta un grande messaggio anche per avvicinare il produttore al consumatore.

Fonte: NewScientist

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USA: finanziamento agli agricoltori colpiti dalla crisi dell’export
4 Settembre 2018

Il governo statunitense (U.S. Department of Agriculture) ha stanziato fino a 12 miliardi di dollari per un programma di sostegno agli agricoltori colpiti dai dazi sull’importazione dei prodotti agroalimentari in risposta alle accise imposte dall’Amministrazione Trump su acciaio ed alluminio. Verranno adottate tre misure:

    • pagamento diretto ai Produttori;
    • acquisto per aiuto alimentare;
    • promozione all’export.

Finanziamento diretto ai produttori USA
0.26$
per 100kg di latte (max 125.000$ per azienda)

Il programma di finanziamento diretto ai produttori (Market Facilitation Program) verrà attivato dal 4 settembre e riguarderà anche latte, mais, soia, sorgo, grano, cotone, maiali. Per il latte sono stati stanziati 127 milioni di dollari e gli allevatori potranno ricevere 0.26 dollari per ogni 100 kg di latte (che corrispondono circa a 0.22€/100kg al cambio attuale), con un massimo di $125.000 per azienda agricola (stesso tetto fissato per le altre produzioni). Il pagamento è basato sulla produzione storica registrata per il Margin Protection Program for Dairy (il sistema USA di protezione dei margini di reddito). Le aziende dovranno essere attive al 1 giugno 2018 e verrà presa a riferimento la produzione massima commercializzata negli anni 2011, 2012, 2013. Il pagamento per i maiali si baserà sul numero di capi in allevamento al 1 agosto 2018.

Sono stati destinati 84.9 milioni di dollari per l’acquisto di latte e derivati

All’ammasso per gli interventi di aiuto alimentare, che comprende anche I programmi alimentari nelle scuole, sono stati destinati 1.2 miliardi di dollari di cui 84.9 milioni di dollari per l’acquisto di latte e derivati.

Il programma di sostegno all’export conterà su 200 milioni di dollari destinati a progetti per identificare ed aprire nuovi mercati. Le domande dovranno essere presentate entro il 2 novembre per erogare i finanziamenti ad inizio 2019.

La National Milk Producers Federation, organizzazione che rappresenta la maggioranza dei produttori di latte, lamenta la scarsità di questi finanziamenti, dato che il pagamento diretto rappresenta il 10% delle perdite totali subite dagli allevatori per i dazi applicati da Messico e Cina.

Fonte: USDA

USA – Confronto tra i prezzi di Mais, Semi di Soia e Frumento e il prezzo del Latte alla Stalla