Un allevamento sano si può raccontare [intervista]
29 Marzo 2019

Arianna Nordera
San Martino Buon Albergo, Verona – ITALIA

Azienda Agricola: Società Agricola Nordera
Capi allevati: 1.100 | 550 in lattazione
Ettari coltivati: 150
Destinazione del latte: Parmalat

“Gli allevatori e la zootecnia sono costantemente posti all’indice, sotto attacco da una seria spropositata di fake news che non fa bene alla società, all’economia, ai consumi, alla qualità di vita. Non ci basta la burocrazia, oggi dobbiamo mettere in conto una quota del nostro tempo già scarso per cercare di smentire notizie totalmente false, create per danneggiarci”.

L'allevatrice Arianna Nordera
L’allevatrice Arianna Nordera

C’è preoccupazione nelle parole di Arianna Nordera da San Martino Buon Albergo (Verona), allevatrice con una super-stalla di 1.100 capi di Frisona, dei quali 550 in lattazione. La produzione di latte si aggira sui 6,2 milioni di chilogrammi di latte all’anno, conferiti a Parmalat.

Un’azienda che potrebbe essere presa a modello in questo decennio in cui la Fao celebra l’agricoltura familiare: ci lavorano, infatti, sette cugini. Luca gestisce la stalla, Arianna l’amministrazione e la contabilità, Matteo il biogas e l’allevamento di trote, Ivano segue l’allevamento di maiali, mentre Mariano, Alessandro e Andrea gestiscono semine, raccolti e terreni. In più, ci sono sei dipendenti.

Un’azienda multifunzionale, in cui anche il fabbisogno energetico è coperto (in parte) da un impianto biogas da 100kwatt, che funziona esclusivamente con le deiezioni animali.

L’alimentazione del bestiame è assicurata quasi integralmente dalle produzioni aziendali: mais, frumento, sorgo e prato stabile ottenuti con la lavorazione di 150 ettari di superficie tra proprietà e affitto.

Per la cronaca dobbiamo menzionare come attività aziendale anche i due allevamenti di trota iridea con annesso incubatoio, nel quale si fanno schiudere le uova già embrionate, e un allevamento per lo svezzamento dei suini con 3.300 capi a ciclo per sei cicli annuali. Con Arianna Nordera ci concentriamo però sull’indirizzo lattiero dell’azienda.

I dati raccontano di consumi di latte in calo. Che cosa suggerirebbe per incrementare i consumi?

“Bisogna cominciare a contrastare le fake news. È desolante dover subire attacchi scomposti e ingiustificati, ai quali molta gente purtroppo crede. In troppi hanno pregiudizi sbagliati contro il latte. Questo oscura l’attività di molti allevatori onesti e si mettono in crisi filiere che lavorano”.

Avete un’azienda multifunzionale e di grandi dimensioni. Che attenzione riservate alla sostenibilità?

“Abbiamo la massima cura verso animali per incrementare il benessere e ridurre l’impatto dei medicinali. Nel 2018 abbiamo speso meno di 50 euro a capo per le spese mediche, una cifra che comprende il vaccino e la cura per l’asciutta. Due volte l’anno facciamo la mascalcia generale a tutti i capi, che ha effetti positivi contro le zoppie e, di conseguenza, anche sulla produttività e l’animal welfare. Inoltre, da due anni abbiamo introdotto un nuovo metodo di pulizia della mammella, con straccetti in microfibra, che vengono lavati due volti al giorno. In questo modo abbiamo calato sensibilmente le cellule somatiche, la carica batterica e le patologie alla mammella.

Ogni mercoledì si fanno le diagnosi di gravidanza sulle vacche fecondate per migliorare il pregnancy rate. Abbiamo una gestione informatizzata della mandria, con appunto fecondazioni sincronizzate, piani di accoppiamento studiati per il miglioramento genetico della mandria.

Le stalle sono state realizzate completamente aperte, anche in inverno. E in estate, quando aumentano le temperature, abbiamo installato un impianto di raffrescamento sia nelle stalle che nella sala d’attesa prima della mungitura. Questo ci ha permesso di migliorare la quantità e la qualità del latte e il benessere dei capi.

La sostenibilità è un continuo investimento, ma assicura ritorni positivi in chiave economica, di benessere e di immagine

La sostenibilità è un continuo investimento, ma che assicura ritorni positivi in chiave economica, di benessere e di immagine. Un allevamento sano si può raccontare”.

Infatti voi cercate di raccontarlo.

Desideriamo che i giovani siano consapevoli di come viene prodotto ciò che mangiano

“Sì. Ospitiamo spesso gli alunni delle scuole, perché conoscano la zootecnia, imparino a rispettare gli animali e vedano come si produce il latte. I giovani sono i consumatori di domani, desideriamo siano consapevoli di quello che mangiano e come viene prodotto”.

Quali investimenti avete in programma?

“Stiamo ipotizzando a un ampliamento della stalla. Prima una nuova struttura e poi un incremento del numero delle bovine. Ci stiamo pensando”.

Avete la giostra rotante da 40 posti per la mungitura. Come vi trovate?

“L’abbiamo installata nel 2007, siamo stati fra i primi in Italia. Ci troviamo molto bene”.

Come utilizzate il digestato ottenuto dalla fermentazione anaerobica per la produzione di biogas?

“Lo usiamo nei terreni e come conseguenza abbiamo un 20% di produzione in più sui foraggi. Allo stesso tempo abbiamo ridotto l’acquisto di concimi chimici. Un duplice vantaggio”.

Come mai voi che siete in una zona di produzione di formaggi Dop conferite a Parmalat per la produzione di latte alimentare?

“Sono 40 anni che consegniamo il latte allo stabilimento di Zevio. Abbiamo avuto qualche perplessità dopo il crac di Parmalat e l’acquisizione da parte di Lactalis, ma sinceramente il nostro rapporto non è mai cambiato, sempre nel massimo rispetto e secondo i patti stabiliti. Ci troviamo bene e la fiducia è ben riposta”.

Che aspettative ha per il 2019?

“La speranza è che salga di prezzo. Siamo sui 40 centesimi e rispetto agli anni scorsi si respira, ma sono aumentati i costi di produzione. Servirebbe un riconoscimento più alto sul latte”.

Società Agricola Nordera

La gestione degli effluenti zootecnici: una nuova sfida tecnologica
27 Febbraio 2019

Si calcola che per ogni litro di latte vengano prodotti dai 2 ai 4 litri di effluenti. In media dunque una vacca produce 70 litri di effluenti al giorno, cui vanno aggiunti 50 litri per l’acqua di lavaggio.

nei 300 giorni di lattazione una vacca produce350quintali di effluenti

Pertanto, si può stabilire che nei 300 giorni di lattazione, una vacca arrivi a produrre 350 quintali di effluenti che, dato l’aumento delle dimensioni aziendali, non possono certo essere gestiti solo con la pratica dello spandimento, peraltro soggetta alle ben note limitazioni.

Visto il potenziale impatto su terreni ed acque, diventa dunque essenziale il ricorso a tecnologie sempre più appropriate. La loro applicazione riguarda le vasche di stoccaggio, così come le modalità di trasporto e spandimento, operazioni sempre più mirate ed anche costose. Gli allevatori debbono pianificare bene tali operazioni, tenendo conto anche dei contenuti di azoto, potassio e fosfati (che peraltro sono influenzati dalla razione), in funzione del tipo di terreno, delle precipitazioni e del conseguente apporto di concimi.

La gestione degli effluenti come requisito

La tecnologia mette a disposizione anche impianti sempre più perfezionati per riciclare l’acqua a standard di potabilità recuperando il residuo solido ricco di nitrati, col doppio vantaggio di ridurre i consumi idrici totali e contenere la massa da spandere sul terreno. Bisogna poi tener conto della crescente richiesta da parte del mercato, di certificare la gestione degli effluenti. In Nuova Zelanda, paese esportatore per eccellenza, aziende quali Synlait già ora ritirano il latte solo se l’allevatore fornisce il warrant of fitness (WOF) cioè la garanzia di conformità nella gestione degli effluenti.

Perché dal letame possano continuare a “nascere i fiori”, come cantava De André, occorre adottare tecnologie appropriate, in modo da garantire responsabilmente la sostenibilità produttiva aziendale.

Fonte: Newsroom

TESEO.clal.it – UE-28: Struttura delle Aziende Agricole da Latte

L’obiettivo dell’India di raddoppiare il reddito degli allevatori
19 Febbraio 2019

L’India produce176Mio Tons di latte all’anno

In India il 40% della popolazione è attiva in agricoltura, con una presenza preponderante delle piccole realtà produttive, spesso marginali, nella rete dei villaggi rurali che caratterizzano il grande paese asiatico, che con 176 milioni di tonnellate, è anche il leader mondiale di latte, una delle produzioni basilari dell’agricoltura indiana, radicata nei suoi costumi e tradizioni. Di conseguenza, tutti gli sforzi per accrescere il reddito delle popolazioni rurali passano da un efficientamento del sistema, che si basa su di un modello diffuso di piccolissime realtà aziendali, apparentemente in contrasto col modello produttivo delle grandi realtà mondiali di produzione lattiera, Cina compresa.

Diventa dunque prioritario per il governo indiano migliorare il sistema per rispondere alla domanda interna, con le necessità di sicurezza alimentare ed innovazione delle affluenti fasce di popolazione urbana, ma anche per cercare di trarre profitto dall’export, settore verso cui l’India si è orientata solo recentemente.

Una serie di piani strategici, predisposti dall’agenzia pubblica National Institution for Transforming India, per raddoppiare il reddito degli allevatori entro il 2023

In tale contesto si colloca il piano predisposto dall’agenzia pubblica National Institution for Transforming India, che prevede una serie di misure che ambiscono a raddoppiare il reddito degli allevatori entro il 2023. Prendendo a riferimento il 2015, queste dovrebbero comportare però notevoli sforzi tecnici, infrastrutturali, come l’aumento delle superfici irrigate (19%), l’uso dei fertilizzanti (3%) e delle sementi selezionate (167%) per aumentare il fabbisogno di alimenti zootecnici. Sono stati predisposti una serie di piani strategici lungo tutta la filiera per sostenere il miglioramento delle attrezzature nelle aziende e degli impianti di raccolta, trasporto e lavorazione del latte, con un solido investimento pubblico ed il coinvolgimento delle maggiori aziende, cooperative e private.

L’obiettivo è di arrivare ad una produzione di 250 milioni di tonnellate di latte, il che comporta una crescita annuale del 8,5%, integrando meglio la fitta rete di allevatori ed operatori commerciali, nel contesto delle imprese di trasformazione sia cooperative che private.

Aumentare l’efficienza produttiva, ridurre i costi e ricercare le economie di scala, non basta; occorre anche gestire i surplus ed avere una attenta conoscenza e strategia dei mercati.

CLAL.it – Nel 2018 (Gennaio-Novembre) l’India ha aumentato notevolmente l’export di Burro (+125%). L’Egitto è il principale Paese acquirente.

Fonte: India Environment Portal

Ricerca e attenzione ai cambiamenti climatici nel futuro di Assalzoo [intervista]
24 Gennaio 2019

È un settore cruciale per l’agricoltura, una cerniera fra zootecnia e industria. La mangimistica oggi ha di fronte molteplici sfide, dai cambiamenti climatici alla sostenibilità, dalla sicurezza alimentare alla qualità igienico-sanitaria. Ne abbiamo parlato con Marcello Veronesi, presidente di Assalzoo, l’associazione di rappresentanza delle industrie mangimistiche, aderente a Confindustria.

Marcello Veronesi – Presidente Assalzoo

I cambiamenti climatici influiscono sempre di più sulla produzione dei mangimi. Quali soluzioni si devono adottare in campo e nella fase di trasformazione e quanto incide sui costi?

I cambiamenti climatici rappresentano un’incognita con cui il settore agricolo deve confrontarsi ad ogni annata. Un settore come il nostro, fortemente dipendente dalla produzione di cereali e semi oleosi risente in modo importante di quelli che possono essere gli effetti dei cambiamenti climatici sulla produzione, esponendolo così alla volatilità dei prezzi.

Se penso all’andamento meteoclimatico degli ultimi anni in Italia è evidente che l’agricoltore è esposto ad una incertezza e ad un rischio costante. Risulta fondamentale l’applicazione delle buone pratiche agricole, ma occorre anche mettere a disposizione dei nostri agricoltori gli strumenti per far fronte alle nuove sfide imposte dai cambiamenti climatici: fitosanitari, capacità di irrigazione e soprattutto sementi sviluppate per far fronte a problematiche specifiche del nostro territorio. Attualmente la grossa problematica che stiamo vivendo è legata alla disponibilità e alla qualità del mais, le semine sono in calo ed è più che comprensibile considerate le difficoltà cui l’agricoltore deve far fronte per gestire il fenomeno micotossine.

Occorre mettere a disposizione dei nostri agricoltori gli strumenti per affrontare le nuove sfide imposte dai cambiamenti climatici

Non è così immediato quantificare i costi, occorrerebbe fare una analisi distinta per tipologie di problemi. A titolo di esempio l’Italia, un tempo autosufficiente per il mais, lo scorso anno ha importato un quantitativo di mais per un controvalore di circa 1 miliardo di euro. Un valore che come “Sistema Italia” preferiremmo remunerasse i nostri agricoltori.

L’assenza di accordi internazionali o il rischio di dazi che riflessi avrà sulle commodity?

L’Italia è un paese fortemente deficitario. Il comparto food-feed importa oltre il 50% del suo fabbisogno, pertanto l’approvvigionamento dall’Europa o da Paesi Terzi è di importanza strategica, se non addirittura vitale. Per noi il mercato unico a livello europeo e gli accordi commerciali di libero scambio sono fondamentali. Mettere in discussione gli accordi determinerebbe barriere tariffarie che, aumentando il costo delle materie prime, costituirebbe un handicap dal punto di vista della competitività delle nostre produzioni.

Il mercato unico europeo e gli accordi di libero scambio sono fondamentali

Ancor più subdole le cosiddette barriere non tariffarie che di fatto possono avere ricadute molto pesanti sino alla mancata disponibilità del prodotto. Un paio di esempi su tutti: la presenza di residui di fitosanitari superiori ai limiti imposti dalla UE e la presenza di eventi GM non ancora autorizzati in Europa, ma coltivati in altre parti del mondo, comportano il rischio di bloccare l’importazione da interi Stati o continenti. Su quest’ultimo punto la situazione potrebbe divenire ancor più difficile alla luce della sentenza della Corte di Giustizia europea secondo cui i prodotti ottenuti con le New Breeding Techniques (NBT) dovranno seguire il medesimo processo autorizzativo degli OGM, a differenza di quanto sta avvenendo in altri Stati.

Inutile e controproducente demonizzare alcuni accordi internazionali perché non tutelano il 100% di prodotti nazionali: guardiamo, piuttosto, all’aspetto positivo ossia che tutelano una parte importante del nostro Made in Italy.

Quali saranno le linee guida del suo mandato? Quali sono le prospettive di Assalzoo?

Sto strutturando il mio mandato per ridare la giusta centralità e dignità al nostro settore. Un settore che è legato a doppia mandata al nostro comparto agricolo e che rappresenta un partner fondamentale per raggiungere la competitività del settore zootecnico.

Le parole d’ordine della mangimistica di domani sono: sostenibilità, sicurezza e visione comune.

Occorre ridurre al minimo le distorsioni di mercato e garantire la sicurezza alimentare lavorando sul nostro tessuto imprenditoriale, per coinvolgerlo e sensibilizzarlo a guidare l’innovazione che ci permetterà di garantire anche produzioni più sostenibili. Un lavoro di squadra lungo tutta la filiera per salvaguardare e proteggere i nostri prodotti alimentari.

Cosa ritiene prioritario nella discussione della Pac 2021-2027? Quali sono le richieste di Assalzoo?

In vista della discussione della nuova PAC, Assalzoo auspica che il governo italiano garantisca una costante presenza ai tavoli di trattativa a Bruxelles. Considerata l’importanza strategica del settore agricolo è fondamentale che il bilancio destinato alla PAC non subisca ulteriori tagli.

Assalzoo ritiene che occorrerebbe agire su 4 punti:

  1. rivedere il sistema di aiuti all’agricoltore per fare fronte agli oneri aggiuntivi richiesti dall’UE sul rispetto di parametri sempre più severi in termini di sicurezza alimentare, qualità igienico-sanitaria, benessere animale, condizionalità ambientale, lavoro, ecc. Parametri che rischiano di creare seri problemi di competitività rispetto ai Paesi terzi. In questo caso è certamente utile ipotizzare forme di aiuto accoppiato alla reale produzione e specificamente mirate al perseguimento degli adempimenti richiesti;
  2. prevedere misure di gestione del rischio, con l’introduzione di sistemi di assicurazione per proteggere il reddito;
  3. promuovere un programma coordinato di ricerca in agricoltura; fondamentale, accanto ai Big Data, all’Agricoltura di Precisione, è l’utilizzo delle nuove biotecnologie, ampiamente accessibili anche ai centri di ricerca pubblica, per migliorare le produzioni, garantendo la loro sostenibilità economica e ambientale, nonché la tutela della specificità di molte produzioni tradizionali tipiche;
  4. favorire una forte semplificazione per l’accesso alle misure della Pac oggi eccessivamente complessa, burocratizzata e costosa, con tempi incerti dei pagamenti e con oneri che spesso superano i benefici.

Marcello Veronesi – Presidente Assalzoo

Si sta diffondendo in Pianura Padana l’alimentazione a secco per la produzione di latte fieno? Quale sviluppo prevede e quali altri cambiamenti investiranno la zootecnia da latte nei prossimi anni?

La definizione latte di solo fieno è delle produzioni dell’Alto Adige, mentre a livello nazionale per latte e fieno intendiamo un’alimentazione a secco costituita da fieni e mangimi composti, senza utilizzo di insilati.

Il loro crescente utilizzo a scapito dell’insilato è funzionale all’obiettivo principale dei nostri allevatori: la qualità del latte. La maggior parte del latte prodotto in Italia è destinato a produzione casearie di eccellenza Parmigiano Reggiano, Grana Padano ma anche Gorgonzola, Taleggio, Provolone, Asiago e molti altri.

La diffusione dell’alimentazione a secco dipende da diversi fattori che nelle diverse tipologie aziendali indirizzano verso questa scelta.

L’alimentazione a secco presenta vantaggi tecnologici ed economici:

  • da un punto di vista nutrizionale è più costante e rispetta maggiormente le esigenze fisiologiche della vacca;
  • favorisce le tradizionali attitudini casearie del latte (non è un caso che nella produzione del Parmigiano Reggiano gli insilati siano proibiti) e permette di ottenere prodotti migliori dal punto di vista organolettico;
  • semplifica moltissimo l’organizzazione aziendale e di conseguenza riduce i costi di produzione;
  • permette in molte realtà di liberare parte del terreno destinato alla produzione degli insilati destinandolo a colture più remunerative.

Che risposta sta dando Assalzoo (e la sua azienda) al tema della sostenibilità?

Per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, per ora Assalzoo ha puntato molto su conoscenza e formazione: il nostro Comitato Scientifico per l’Innovazione ha collaborato con l’Associazione scientifica per le Produzioni Animali (ASPA) raggiugendo la pubblicazione di due testi sulla sostenibilità ambientale e l’allevamento. Una importante raccolta di principi ed analisi delle singole filiere sulla base di dati italiani.

Per troppo tempo si è parlato di sostenibilità, di impronta ambientale senza avere una metodologia di calcolo condivisa ed univoca, lasciando troppo spazio a strumentalizzazioni. Assalzoo ha lavorare a livello europeo con FEFAC, la nostra Federazione europea, raggiungendo l’approvazione, da parte della Commissione europea, del cosiddetto PEFCR ossia i Criteri per la valutazione di impatto ambientale di prodotto, che, finalmente, stabiliscono regole uniche, condivise e riconosciute dalle autorità. Adesso vi sono i presupposti per passare ad una fase più operativa.

Il settore mangimistico e la Sostenibilità

Ritengo importante sottolineare che il settore mangimistico è da anni, fin dalla sua nascita, impegnato a valorizzare i sottoprodotti dell’industria alimentare, si pensi, ad esempio, al legame con il settore molitorio, siamo un settore che ha precorso il concetto di economia circolare. Senza dimenticare l’impegno profuso dall’industria mangimistica per studiare formule bilanciate e specifiche sempre più performanti che hanno permesso di migliorare notevolmente gli indici di conversione e la produzione di latte rendendo gli allevamenti più sostenibili e riducendone l’impatto ambientale.

Fermentazioni ruminali, produzione di latte ed emissioni di gas effetto serra (GHG)
9 Gennaio 2019

La manipolazione delle fermentazioni ruminali attraverso l’uso di additivi per diminuire le emissioni di metano aumentando l’energia a disposizione degli animali per le loro produzioni, è oggetto di molte ricerche. Negli ultimi anni però le strategie di possibile mitigazione delle emissioni di metano hanno suscitato un grande interesse soprattutto per la necessità di contenere le emissioni di gas effetto serra (Greenhouse Gas-GHG). Si stima infatti che ai bovini sia imputabile l’80% del totale di metano emesso in atmosfera.

L’uso del monensin, un antibiotico ionoforo, è da tempo diffuso negli allevamento d’oltre oceano per modificare le fermentazioni ruminali e migliorare l’efficienza alimentare dell’animale con un incremento della produzione di latte e la riduzione del rischio di acidosi. Di contro, questo antibiotico aumenta lo stress da caldo negli animali ed inoltre, non meno importante, il suo uso non è permesso in molti paesi, UE compresa. Dunque l’interesse dei ricercatori si è indirizzato anche verso altri additivi, come gli oli essenziali prodotti dalle piante ed estratti tramite distillazione con vapore o solventi.

Un recente studio condotto da ricercatori brasiliani e statunitensi ha messo a confronto l’additivazione con antibiotico nella razione rispetto a quella con oli essenziali derivati da anacardio e ricino. L’uso degli oli essenziali permetterebbe di avere un tenore in grasso nel latte maggiore, senza compromettere l’ingestione e la produzione negli animali allevati in condizioni di stress termico.

Il rumine è un fermentatore di enorme potenzialità. Aumentarne l’efficienza permette di accrescere la produzione dell’animale ma anche di ridurre le perdite in gas che si disperdono nell’atmosfera.

Fonte: ScienceDirect

Il parere dell’Allevatore

L’allevatore Alberto Cortesi

Ritengo che quanto esposto nell’articolo sia corretto, con l’unica precisazione che i risultati per ora sono in gran parte a livello sperimentale in quanto non ancora utilizzati normalmente nelle stalle. Devo aggiungere che la diminuzione di emissioni di gas serra negli allevamenti è ricercata, sia in Europa che in nord America, anche attraverso la selezione genetica delle vacche. Ma gli studi sono all’inizio e ci vorrà tempo.

Alberto Cortesi, allevatore in Roncoferraro loc. Garolda, Mantova – ITALIA

Ripartizione delle emissioni GHG (Green House Gas) da agricoltura

Chi sarà il tuo prossimo consumatore? [VIDEO]
20 Novembre 2018

Dopo i video, la parola ai giovani allevatori!

Al CLAL Dairy Forum 2018 un ricco parterre di relatori di rilievo dell’agroalimentare internazionale ha presentato a oltre 200 operatori del settore lattiero-caseario le molteplici sfaccettature del nuovo consumatore.

Il tema “Conosci il tuo prossimo consumatore” è stato trattato in tre sessioni:

  1. Affrontare altri stili di vita e rispondere ai nuovi bisogni

  2. Orientare al rispetto e alla scelta della Sostenibilità

  3. Adeguare l’offerta alle nuove modalità di acquisto

Ecco i video di tutte le presentazioni e della tavola rotonda conclusiva. Sotto i video, la parola ai giovani allevatori!

Affrontare altri stili di vita e rispondere ai nuovi bisogni

Orientare al rispetto e alla scelta della Sostenibilità

Adeguare l’offerta alle nuove modalità di acquisto

Abbiamo colto questa occasione per verificare, a poco più di un mese dall’evento, cosa fosse rimasto alla platea delle 20 presentazioni che si sono succedute durante la giornata. Per il nostro “sondaggio” abbiamo scelto un campione particolarmente vitale: i giovani produttori latte.

“L’incontro è stata un’esperienza molto positiva soprattutto per noi allevatori credo, che solitamente dedichiamo gran parte del nostro tempo ad altro” afferma Manuel Boschini“questo genere di incontri ci aiuta a capire dove potrebbe andare il mercato e come cambiano le esigenze ed i modi di acquistare del consumatore. Inutile produrre cose nelle quali il consumatore non vede un valore aggiunto che ne giustifichi il prezzo”.

“È stato interessante”, continua Barbara Greggio“vedere come le diverse aziende, provenienti da stati diversi, cerchino di soddisfare le richieste di mercati diversi e di superare la nuova sfida della sostenibilità attraverso: la valorizzazione dei loro punti di forza (per esempio le vacche al pascolo); la ricerca continua di nuovi prodotti da immettere sul mercato (per esempio lo yogurt che non va refrigerato); il marketing.”

Le relazioni della seconda sessione vertevano appunto sulla Sostenibilità economica ed ambientale, e la percezione del consumatore rispetto la sostenibilità è stato un tema trasversale alla maggior parte degli interventi. Argomento ricco di sfaccettature, come sottolinea Luca Perletti“mi sono reso conto che il concetto di Sostenibilità tocca moltissimi argomenti e che alcuni di questi non sono molto chiari al consumatore finale, ed alle volte nemmeno ai vari protagonisti del nostro settore. Si parla molto di Sostenibilità ma è difficile chiarirne il concetto. Ma una cosa è certa, questo è il futuro!  Lo chiede il consumatore, lo chiedono le grandi aziende lattiero casearie ma soprattutto ce lo chiede il mondo in cui viviamo.”

Alex Fiorini aggiunge: “dobbiamo fare in modo di avere sempre più trasparenza e dare una immagine di garanzia sui due fronti della sostenibilità e del benessere animale, ad un consumatore sempre più attento ed esigente”.

“Penso che sia più sensato dare un punteggio all’attenzione posta dall’allevatore sul benessere, piuttosto che al semplice fatto che gli animali pascolino” riflette Boschini, ed aggiunge: “è di tutto interesse per l’allevatore far star bene l’animale, che si traduce in migliori produzioni con costi minori e minori cure.”

Tuttavia, sebbene le presentazioni abbiano evidenziato che i consumatori intervistati si dicono ben disposti verso i prodotti sostenibili, è stato lanciato un monito: al momento dell’acquisto, il grosso dei consumatori non è disposto o non è in grado di spendere più soldi per alimenti più sostenibili. Ovvero: sarà molto difficile mettere la sostenibilità sul conto del consumatore.

“È un valore aggiunto che è difficile da valorizzare”, sostiene infatti Perletti“perché tutti vogliono un mondo più sostenibile ma pochi sono disposti a pagare per averlo, e questo in un certo senso non andrà a premiare le aziende che lavorano in questa direzione, ma probabilmente a eliminare dal mercato quelle che non lo faranno”.

L’argomento che ha destato più curiosità nella platea è stato sicuramente l’e-commerce, con le relazioni dei giganti cinesi JD.com ed Alibaba in primis.

L’opinione di Davide Lorenzi“I nuovi sistemi di acquisto di prodotti lattiero caseari online ci dà la possibilità di conoscere meglio i nostri consumatori i loro gusti le loro esigenze, ma allo stesso tempo ha dato la possibilità di creare prodotti in modo che potessero durare molti giorni e senza temperature controllate, in grado di resistere inalterati al viaggio verso chi li deve consumare (lo yogurt che è stato presentato è un esempio bellissimo). Questo ci sta dando la possibilità di allargare i confini del mercato dei prodotti lattiero caseari.”

La tavola rotonda conclusiva sulle nuove modalità di consumo ha coinvolto e-commerce, grande distribuzione, discount ed alcuni imprenditori italiani del settore lattiero caseario. Dibattito di grande interesse per Fiorini“Molto interessante la tavola rotonda con le discussioni tra grandi gruppi, dove le varie esperienze imprenditoriali possono dare spunti a noi giovani allevatori.”

Ecco dunque alcuni degli spunti che questi giovani imprenditori hanno portato a casa dal CLAL Dairy Forum 2018. Concludiamo con le parole di Alfredo Lucchini“Il Forum è stato, per me allevatore, un’iniezione di ottimismo per aprire gli occhi e vedere come mercati talvolta molto diversi dal nostro stiano sviluppando nuovi prodotti e innovando, mettendo oltretutto il produttore di latte alla base della filiera produttiva.”

Tutti i VIDEO del CLAL Dairy Forum 2018 sono ora disponibili su YouTube e Facebook

Benessere dell’animale: solo così si ottiene un prodotto di qualità [intervista]
5 Novembre 2018

Bernardo Boldini
Basilicanova, Parma – ITALIA

L’allevatore Bernardo Boldini

Soc. Agr. La Riana – Soc. Semplice di Boldini Bernardo e Luca.
Capi allevati: 650 | 300 in lattazione.
Ettari coltivati: 85.
Destinazione del latte: formaggio Parmigiano Reggiano DOP prodotto da stalla unica.

Punta tutto sul suo cavallo di battaglia, il formaggio prodotto da stalla unica. È quello il valore aggiunto rispetto a un prodotto, il Parmigiano Reggiano DOP, già di alta qualità, apprezzato tanto in Italia quanto all’estero. Bernardo Boldini, allevatore 39enne di Basilicanova, in provincia di Parma, sa bene che la filiera corta, anzi cortissima, è sinonimo di qualità. Nel breve raggio di pochi chilometri si trova l’intera produzione aziendale: 85 ettari coltivati pressoché integralmente a erba medica e loietto, destinati ai 650 capi di razza frisona allevati (di cui 300 circa in lattazione).

Non vogliamo fare il formaggio in modo industriale, ma artigianale

La produzione di latte tocca quota 100 quintali al giorno, con una media di 33-34 chilogrammi per capo. Il latte viene conferito in conto lavorazione e le forme intere sono vendute a privati, negozi e grossisti. Una produzione di 18 forme al giorno, che vengono stagionate in un magazzino generale. “Come stalla di dimensioni medie, siamo in grado di produrre circa 6.200 forme l’anno. Ma i numeri lasciano il tempo che trovano: noi preferiamo puntare sulla qualità. Non vogliamo fare il formaggio in modo industriale, ma artigianale”, afferma Boldini.

Parlando di innovazione, quali interventi avete realizzato di recente per migliorare l’azienda?

Abbiamo scelto di investire sulla qualità del fieno aziendale

“La nostra stalla è nata 14 anni fa, quando sono state divise le aziende di mio padre e di mio zio, pur essendo noi allevatori praticamente da sempre. Gli interventi più importanti che abbiamo effettuato riguardano da vicino il benessere animale. Innanzitutto, abbiamo ampliato la stalla libera, con zona di riposo a cuccette; quindi abbiamo installato un impianto fotovoltaico da 100 kw per l’immissione in rete di energia. Inoltre, abbiamo scelto di investire sulla qualità del fieno aziendale, acquistando altri 30 ettari di terreni per la produzione di foraggio. Adesso puntiamo a un nuovo ampliamento della stalla con l’introduzione di altri 250 capi”.

Benessere animale e sostenibilità vanno a braccetto?

“Assolutamente sì: benessere animale e sostenibilità sono imprescindibili. Proprio per questo abbiamo scelto di investire nel fotovoltaico, sfruttando per quanto possibile energia da fonti 100% rinnovabili. Non solo: abbiamo anche installato delle ventole ad acqua, che ci hanno regalato vantaggi enormi. E il nostro foraggio è esclusivamente tradizionale, perché l’unifeed secondo noi è sinonimo di minor qualità. Un animale che è sano e sta bene produce molto di più. E i dati lo confermano”.

Quanti siete in azienda?

“Io e mio fratello, oltre a tre dipendenti, che sono due mungitori e un responsabile del controllo vitelli e rimonta. Io mi occupo personalmente della gestione della stalla, che comprende la fecondazione e la cura degli animali, mentre mio fratello segue la parte più burocratica dell’azienda, tra cui i rapporti con le banche, le associazioni, i consorzi e la vendita del prodotto”.

Come è organizzata la stalla?

A guidarci è il benessere dell’animale

“Al momento abbiamo una sala di mungitura da 14+14 posti a pettine. Come per l’alimentazione, anche per la gestione cerco di mantenermi fedele alla tradizione del Parmigiano Reggiano: niente robot di mungitura. Piuttosto, abbiamo scelto di investire su un podometro per nutrire i bovini con gli auto-alimentatori: aiuta molto la gestione. Vorremmo costruire una stalla aperta e un piccolo paddock per le vacche che devono partorire o che hanno appena partorito. Ancora una volta, a guidarci è il benessere dell’animale, perché solo così si ottiene un prodotto di qualità”.

Come vedete il futuro del mercato?

“Tutto sommato positivo. Il controllo sulle grattugie è stato fondamentale: la gente continua a consumarlo. Quanto alla nostra nicchia di produzione, puntiamo sempre di più a diversificarci nella stagionatura, eliminando i grandi commercianti e i supermercati dalla filiera di commercializzazione”.

Le critiche all’attività agricola nell’era di Internet
24 Settembre 2018

Le critiche dei cosiddetti attivisti sull’attività agricola trovano sempre più clamore dall’uso di internet. Spesso però, attraverso le diverse piattaforme informatiche, vengono diffuse notizie imprecise sul modo in cui si opera nelle coltivazioni e negli allevamenti, con messaggi accusatori verso gli imprenditori agricoli.

I consumatori sono sempre più sensibili verso le tematiche di benessere animale

In Scozia, ad esempio, sta facendo scalpore un filmato della BBC che mette in cattiva luce la pratica di svezzamento dei vitelli, con la loro separazione dalle madri poco dopo il parto ed il contenimento nelle gabbie. Se è improprio puntare il dito contro gli allevatori per una pratica ormai generalizzata, occorre però anche interrogarsi se non possa essere migliorata una separazione così netta e traumatica per gli animali, che comunque viene percepita sempre peggio dai consumatori che sono sempre più sensibili verso le tematiche di benessere animale e di conseguenza dei prodotti che da questi derivano.

Lasciare i vitelli con le madri per i primi due mesi dal parto prolunga la carriera produttiva delle vacche

In un allevamento scozzese è stato adottato uno svezzamento che consiste nel lasciare i vitelli con le madri per i primi due mesi dal parto. La perdita di latte per la trasformazione casearia è compensata dal maggior incremento in peso dei vitelli all’ingrasso e dall’anticipo della fecondazione per le femmine. Inoltre, la carriera produttiva delle vacche viene notevolmente allungata, superando agevolmente i dieci anni, con un consistente incremento nella produzione totale di latte.

Questa esperienza è certamente contrastante con la tecnica attuale, che è stata razionalizzata per la necessità di contenere i prezzi dei prodotti sul mercato. Però, oltre che i costi, bisogna sempre più considerare anche le ricadute delle tecniche di allevamento sugli animali e sull’ambiente. In tal senso, proprio Internet può essere utile perché permette con immediatezza di confrontare nuove esperienze e modalità operative, quanto mai utili per ricercare la tecnica produttiva più adeguata per quella specifica azienda.

 

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Fonte: Sunday Post

Mantenere la fertilità del terreno
12 Settembre 2018


-33%dei raccolti a causa della minore fertilità del suolo (stima per i prossimi 100 anni)

La perdita di fertilità del terreno rappresenta uno dei maggiori problemi che contribuiscono al fenomeno dei cambiamenti climatici in atto, in quanto viene ridotta la capacità di sequestrare il carbonio e di trattenere l’umidità. La conseguenza è una diminuzione nella capacità produttiva dell’agricoltura convenzionale, che si stima potrebbe portare ad una perdita di un terzo dei raccolti nel corso di un secolo, quando invece la crescita della popolazione richiede sempre più alimenti.

La fertilità del terreno, è rappresentata dai miliardi di batteri, il cosiddetto microbiota del suolo, che vivono intorno alle radici di ogni albero, arbusto od altra essenza vegetale e che si sono evoluti con le piante durante milioni di anni in un rapporto di reciproco interesse. E’ data anche da una intricata rete di interazioni che coinvolge un’enorme quantità di biomassa vivente, pari ad oltre oltre 3000 Kg/ha in un suolo agricolo. Pertanto, tutti i fattori che intervengono in questo complesso sistema possono alterarne l’equilibrio ecologico, con una perdita di fertilità e portando alla degradazione del suolo, problema del nostro tempo. Di conseguenza ogni pratica colturale dovrebbe essere orientata al mantenimento di questa fertilità.

In particolare andrebbero sempre adottati tre principi:

  • ridurre gli interventi fisici sul suolo, cioè le lavorazioni;
  • mantenere una copertura vegetale per impedire l’erosione e favorire l’apporto di sostanza organica;
  • applicare il principio della rotazione, interrompendo la tendenza a piantare ad esempio, mais su mais o riso su riso con sempre maggiori lavorazioni, concimazioni minerali, diserbi.

Bisogna ripensare all’apporto della concimazione organica, rivalutando la simbiosi fra allevamento animale e pratica colturale

Bisogna poi ripensare all’apporto della concimazione organica, rivalutando la simbiosi fra allevamento animale e pratica colturale. Questi principi, insiti nelle pratiche agronomiche che nel corso dei secoli ci hanno lasciato in eredità la fertilità del terreno, si collocano ora in quella che viene definita “agricoltura rigenerativa”.

Il mantenimento del microbioma per la salute è presente anche a livello umano, per contrastare il fenomeno proprio del nostro tempo dell’antibiotico resistenza. Nel libro “Growing a revolution” si afferma come gli sforzi in atto per riconsiderare gli effetti degli antibiotici sull’organismo, debbano trovare riferimento anche per il suolo, in modo da mantenerne ed accrescerne la fertilità, cioè la sostenibilità.

Operare con pratiche che mantengono la fertilità del terreno, rappresenta un grande messaggio anche per avvicinare il produttore al consumatore.

Fonte: NewScientist

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USA: finanziamento agli agricoltori colpiti dalla crisi dell’export
4 Settembre 2018

Il governo statunitense (U.S. Department of Agriculture) ha stanziato fino a 12 miliardi di dollari per un programma di sostegno agli agricoltori colpiti dai dazi sull’importazione dei prodotti agroalimentari in risposta alle accise imposte dall’Amministrazione Trump su acciaio ed alluminio. Verranno adottate tre misure:

    • pagamento diretto ai Produttori;
    • acquisto per aiuto alimentare;
    • promozione all’export.

Finanziamento diretto ai produttori USA
0.26$
per 100kg di latte (max 125.000$ per azienda)

Il programma di finanziamento diretto ai produttori (Market Facilitation Program) verrà attivato dal 4 settembre e riguarderà anche latte, mais, soia, sorgo, grano, cotone, maiali. Per il latte sono stati stanziati 127 milioni di dollari e gli allevatori potranno ricevere 0.26 dollari per ogni 100 kg di latte (che corrispondono circa a 0.22€/100kg al cambio attuale), con un massimo di $125.000 per azienda agricola (stesso tetto fissato per le altre produzioni). Il pagamento è basato sulla produzione storica registrata per il Margin Protection Program for Dairy (il sistema USA di protezione dei margini di reddito). Le aziende dovranno essere attive al 1 giugno 2018 e verrà presa a riferimento la produzione massima commercializzata negli anni 2011, 2012, 2013. Il pagamento per i maiali si baserà sul numero di capi in allevamento al 1 agosto 2018.

Sono stati destinati 84.9 milioni di dollari per l’acquisto di latte e derivati

All’ammasso per gli interventi di aiuto alimentare, che comprende anche I programmi alimentari nelle scuole, sono stati destinati 1.2 miliardi di dollari di cui 84.9 milioni di dollari per l’acquisto di latte e derivati.

Il programma di sostegno all’export conterà su 200 milioni di dollari destinati a progetti per identificare ed aprire nuovi mercati. Le domande dovranno essere presentate entro il 2 novembre per erogare i finanziamenti ad inizio 2019.

La National Milk Producers Federation, organizzazione che rappresenta la maggioranza dei produttori di latte, lamenta la scarsità di questi finanziamenti, dato che il pagamento diretto rappresenta il 10% delle perdite totali subite dagli allevatori per i dazi applicati da Messico e Cina.

Fonte: USDA

USA – Confronto tra i prezzi di Mais, Semi di Soia e Frumento e il prezzo del Latte alla Stalla