Bisogna distinguersi per essere competitivi [intervista]
29 Maggio 2018

Milady Cortese
Conco, Vicenza – ITALIA

L’allevatrice Milady Cortese

Azienda Agricola Fattoria Cortese.
Capi allevati: 130 | 70 in lattazione.
Ettari coltivati: 70.
Destinazione del latte: lavorazione in malga.

“Se non ti distingui, difficilmente puoi essere competitivo coi supermercati sul fronte dei prezzi. Bisogna proporre un prodotto diverso. Noi abbiamo la fortuna di avere una malga, produrre con standard di qualità che il consumatore non solo riconosce, ma può controllare di persona visitando il nostro spaccio. E da questa estate avremo anche l’attività agrituristica”.

Milady Cortese, 32 anni, è stata la prima dei fratelli ad abbandonare il lavoro sedentario per abbracciare la professione di famiglia, nell’azienda a Conco (Vicenza), uno dei sette comuni dell’Altopiano di Asiago. Oggi, ad affiancare il papà Maurizio, oltre a Milady ci sono i fratelli Davide (30 anni, che si occupa della promozione dell’azienda attraverso i social ed il sito internet e che sarà responsabile dell’agriturismo) e Michele (28 anni, impegnato nella produzione di formaggi nel periodo estivo e di insaccati nel periodo invernale).
Milady Cortese, al lavoro per cinque anni in uno studio commercialista, si occupa della parte commerciale ed amministrativa. Anche i fratelli hanno scelto di lavorare nell’azienda di famiglia dopo altre esperienze. “Davide è perito tecnico informatico e ha lavorato per 7 anni in Diesel a Marostica, mentre Michele dopo aver conseguito anche lui il diploma di perito tecnico informatico ha lavorato in un’azienda di schede elettroniche a Lusiana”.

Parliamo un po’ dei numeri dell’azienda.

“La stalla principale è a 600 metri di altitudine, mentre la malga si trova in località Val Lastaro a 1.050 metri ed è una delle prime malghe che si trovano quando si sale verso Asiago. È l’unica malga dell’altopiano ad avere il riconoscimento di idoneità CE, che consente la commercializzazione in tutto il territorio nazionale ed anche all’estero. Io seguo la parte commerciale ed amministrativa dell’azienda ed i due punti vendita in malga e in pianura. Quanto ai numeri, alleviamo circa 130 bovine, delle quali 70 in lattazione. La mandria è composta da circa il 65% di capi di razza Frisona e dal 35% di razza Bruna, negli anni abbiamo cercato di migliorare la percentuale di grasso e proteine per aumentare la qualità del nostro formaggio. Coltiviamo 55 ettari a pascolo ed altri 15 ettari a prato”.

Come mai il ritorno alla terra?

“Tra i fratelli sono stata la prima a “tornare”, cercavo il contatto con la gente, il ritorno alla natura e soprattutto ero stanca della sedentarietà. Mi piaceva il lavoro di prima, ma volevo cambiare stile di vita”.

Quanto latte producete e come lo valorizzate?

“Produciamo circa 18-20 quintali in malga e nella stalla in pianura un po’ di più. Da giugno ai primi di ottobre, in malga, trasformiamo tutto il latte e facciamo due lavorazioni al giorno. Produciamo Asiago pressato, mezzano, vecchio e stravecchio, quest’ultimo dopo i 18 mesi di stagionatura è un presidio Slow Food, richiesto da negozi di nicchia e ristoratori. Proponiamo anche una gamma di freschi, come ricotta, stracchino, tosella e caciotta. Da due anni, inoltre, abbiamo inaugurato la produzione di yogurt, budino e panna cotta”.

Chi sono i vostri clienti?

Il latte di alpeggio è migliore dal punto di vista nutritivo, grazie ad una presenza maggiore di Omega 3

“Gente che apprezza la qualità. Sono consumatori attenti agli aspetti nutrizionali, che si informano, che sanno ad esempio che il latte di alpeggio è migliore dal punto di vista nutritivo, grazie ad una presenza maggiore di Omega 3. L’alimentazione al pascolo determina poi un incremento nel latte dell’acido linoleico coniugato, un particolare acido grasso polinsaturo, definito essenziale, che appartiene al gruppo degli Omega 6. Chi acquista da noi lo fa per questo, ma anche per il territorio, l’ambiente, la storia. E poi si sa che il formaggio ottenuto in malga ha tutto un altro sapore”.

Cosa fate con i maiali?

“Salumi di qualità. Non usiamo conservanti né antiossidanti, per avere un prodotto genuino e naturale al 100%. Nell’alimentazione dei maiali utilizziamo anche il siero di latte derivante dalla produzione del nostro formaggio, abbiamo così un ciclo produttivo completo, ecologico e senza scarti.
Produciamo salami, soppresse, pancette, ossocolli, cotechini e salsicce”.

Multifunzione: siete contenti del fotovoltaico e della vendita diretta?

Esportiamo il nostro prodotto in Svezia, Francia, Inghilterra, Spagna, Cina, Singapore e Giappone

“Sì. Il fotovoltaico l’abbiamo installato nel 2010. Non siamo completamente autosufficienti, ma abbiamo abbattuto i costi di esercizio. Quanto agli spacci aziendali, quello in malga è attivo dal 2003, quello nella sede invernale dal 2012, ed ora è stato appena rinnovato. Dal 2006, come detto prima, abbiamo ottenuto il riconoscimento di idoneità CE e quindi anche l’accreditamento all’export, infatti attualmente, tramite un distributore che lavora con ristoranti e negozi di nicchia, esportiamo in nostro prodotto il Svezia, Francia, Inghilterra, Spagna, Cina, Singapore e Giappone. Per noi è un partner fondamentale, perché è riuscito a dare valore al nostro formaggio, che ha peculiarità diverse rispetto ad altri, e questo ci viene riconosciuto anche in termini economici”.

Quali sono stati gli investimenti più recenti?

Credo che l’ospitalità rurale sia una grande opportunità per promuovere i prodotti ed il territorio

“Abbiamo acquistato macchine per tritare ed insaccare la carne dei nostri salumi, un trattore, alcune macchine per la fienagione e poi cucina e tavoli per l’agriturismo in malga, di prossima apertura. Credo che l’ospitalità rurale sia una grande opportunità per promuovere i prodotti ed il territorio. Non dimentichiamo che l’Altopiano di Asiago ha una grande storia, anche grazie a Mario Rigoni Stern”.

Cosa state facendo per il benessere animale?

“Stiamo investendo. Dagli anni novanta abbiamo la stabulazione libera. Abbiamo inserito il rullo per consentire alle bovine di grattarsi e pulirsi. È anche un antistress, perché abbiamo notato che si divertono. Fra gli investimenti recenti abbiamo cambiato la sala di mungitura: oggi abbiamo nove postazioni a tandem, che permettono operazioni più rapide con gli animali. Un anno fa abbiamo rifatto i box per le vitelle, inserendo il nastro per la pulizia del pavimento, una soluzione che garantisce maggiore pulizia in stalla. Sempre sul versante del benessere animale abbiamo montato due grandi ventole per ridurre l’ammoniaca e dare sollievo agli animali quando c’è caldo”.

Nel tempo libero cosa fai?

“Gioco a calcetto. È una mia passione fin da quando ero piccola. È più tecnico rispetto al calcio e pur avendo il campo più piccolo corri molto di più. Giocando in una superficie più dura rispetto all’erba però è più facile farsi male, infatti ora ho un legamento della caviglia rotto”.

Azienda Agricola Fattoria Cortese

 

La messa in asciutta delle vacche agendo sulla razione
24 Maggio 2018

Il danno economico delle mastiti cliniche e le conseguenze sul benessere animale sono un problema generale per gli allevamenti da latte, per cui diventa importante prevenirle, anche per far fronte alle crescenti necessità di ridurre i rischi di antibiotico-resistenza. Diventa pertanto essenziale la procedura di messa in asciutta delle vacche.

Innanzitutto occorre indurre l’animale a ridurre gradualmente la produzione di latte in prossimità dell’asciutta per avere una buona chiusura terminale del capezzolo, che comunque deve essere sempre mantenuto pulito ed asciutto. Questo può essere ottenuto riducendo la frequenza delle mungitura, ma il miglior intervento resta sempre quello di modificare la razione, riducendo l’energia dell’alimento o la massa ingerita.

Con questa pratica le vacche primipare hanno ridotto di 3,5 volte l’insorgenza di mastiti nella lattazione successiva

E’ stato osservato che con questa pratica le vacche primipare hanno ridotto di 3,5 volte l’insorgenza di mastiti nella lattazione successiva. Ridurre la quantità di sostanza secca della metà, cioè portarla ad 8 kg invece dei 16 abituali, è risultato più efficace che diminuire la frequenza di mungitura, anche se gli animali hanno manifestato segni di sconforto per la mancata sazietà.

Di conseguenza, piuttosto che ridurre la quantità ingerita, risulta consigliabile usare un’alimentazione con una razione a basso contenuto energetico, ad esempio con foraggi grossolani, per mitigare la fame dell’animale. Quindi prevedere una formulazione con meno densità nutritiva a parità di volume ingerito. La stessa procedura nel ridurre la densità energetica della razione e la frequenza delle mungiture può poi essere usata anche per le vacche di scarto, applicandola una settimana prima di separare la vacca dalla mandria.

Comunque, la procedura di messa in asciutta deve essere adeguata in funzione della tipologia dell’allevamento, del gruppo di animali e della loro produttività.

Fonte: OMAFRA

Lombardia: razioni bovine da latte

Ridurre l’uso di antibiotici, si può
21 Maggio 2018

Così come in ambito umano, anche nell’allevamento animale diventa improrogabile ridurre il consumo di antibiotici, sebbene già il loro uso come additivi promotori di crescita nelle produzioni zootecniche, iniziato negli anni ’50, sia stato bandito dal 2006. Per evitare riflessi negativi sui risultati economici dell’allevamento, bisogna però adottare delle best practice in grado di bilanciare le esigenze di produttività e benessere animale con la riduzione del rischio antibiotico-resistenza (Antimicrobial resistance – AMR), cioè il fenomeno per cui un batterio risulta resistente ad un farmaco antimicrobico.

Un’azione diventa indispensabile anche per rispondere alla crescente sensibilità dei consumatori verso questo argomento. Il problema è comunque complesso, specie per gli allevamenti intensivi suinicoli ed avicoli.

Una esperienza positiva, secondo Rabobank, è quella degli allevatori olandesi, perché dimostra come sia possibile ridurre l’uso di antibiotici senza interferire negativamente su produttività e risultato economico. Alla base di questo risultato c’è un piano organico fra autorità pubbliche ed imprenditori, di sviluppo, ricerca ed assistenza tecnica agli allevamenti per identificare gli obiettivi , le azioni da adottare e la loro attuazione.

64% di riduzione nell’utilizzo di antibiotici in allevamento (Olanda, 2006-2016)

Ad esempio, nell’allevamento dei polli da carne questo ha portato alla scelta di razze a crescita più lenta ma più resistenti alle patologie. Nei dieci anni fino al 2016, l’adozione di una normativa più stringente ha ridotto del 64% l’uso di antibiotici senza impatti negativi per le aziende zootecniche riguardo parametri economici, costi sanitari efficienza alimentare, morbilità e mortalità.

L’efficienza nell’uso di antibiotici è un parametro rilevante per l’allevamento zootecnico; la loro riduzione rappresenta non solo una risposta alle crescenti sensibilità dei consumatori, ma anche un impegno di sostenibilità.

Il progetto Acqua&Energia di TESEO, verso un’agricoltura sostenibile

 

Fonte: Food Ingredients First

Aumenta il costo alimentare della vacca da latte
17 Maggio 2018

Il costo alimentare della bovina da latte in Italia ha avuto valori in crescita da Ottobre 2017. Questo trend ha subito una accelerazione da Febbraio 2018, e l’Alimento Simulato è arrivato a valori vicini al picco di Giugno 2016.

Il costo dell’alimentazione bovina è in aumento
La componente proteica ha aumentato il suo peso sul costo totale

L’Alimento Simulato è un modello teorico di alimento (70% mais, 30% farina di estrazione di soia 44); i due ingredienti che lo compongono sono driver del prezzo di tutte le materie prime disponibili sul mercato. Può quindi essere utilizzato per interpretare in modo indicativo l’andamento dei costi alimentari riferibili agli alimenti concentrati.

La componente proteica della razione, rappresentata nell’Alimento Simulato dalla soia (parte azzurra del grafico) ha aumentato il proprio peso sul costo totale dell’alimentazione bovina, passando dal 44% in Novembre 2017 al 51% nel mese in corso (Maggio 2018).

Il trend evidenziato dall’Alimento Simulato è confermato dall’analisi sul costo delle razioni per la bovina da latte in Lombardia, sviluppata nel contesto di un progetto sinergico tra Unioncamere Lombardia, DG Agricoltura Regione Lombardia, ARAL e CLAL.

Le tre razioni più comuni in Lombardia confermano il trend

Le tre razioni tipo individuate evidenziano inoltre che, oltre all’aumento dei prezzi della soia, un contributo considerevole è dato dall’aumento nelle quotazioni dei fieni.

Nel periodo Gennaio-Aprile 2018 il prezzo del latte alla stalla in Lombardia ha avuto un trend opposto al costo dell’alimentazione bovina, ed è diminuito indicativamente di 3 centesimi/litro rispetto Dicembre 2017, raggiungendo circa i 36,50 €/100lt iva esclusa (35,40 €/100kg). I margini degli allevatori latte risultano di conseguenza assottigliati.

Alimento Simulato e prezzo del latte in Lombardia

Nitrati e coinvolgimento degli allevatori
8 Maggio 2018

Il tema dei residui di nitrati ed anche di fosfati nel terreno è di stringente attualità. In tutti i contesti dove è diffuso l’allevamento animale diventa urgente evitare la percolazione dei liquami nei corsi d’acqua, effettuando i necessari investimenti per contenere un problema che è sempre più sentito dai consumatori e che comunque diventa un tema di sostenibilità ambientale.

In Galles è stato denunciato l’inquinamento di corsi d’acqua con la diffusa moria di pesci ed anche il comportamento di quanti sversano direttamente i liquami contravvenendo alle normative UE. Bisogna considerare che l’agricoltura risulta esposta molto più di altre attività economiche alle condizioni climatiche che influenzano le possibilità di spandimento, per cui nei periodi umidi occorre contenere nelle vasche notevoli quantità di liquami o comunque prevedere il loro trattamento.

Il governo del Galles, per ridurre il pericolo di contaminazione da nitrati nei terreni e nelle acque superficiali delle zone vulnerabili, piuttosto di imporre provvedimenti rigidi ha scelto un approccio flessibile, scegliendo di collaborare con i diretti interessati, gli allevatori, per adottare un sistema basato su norme regolamentari e volontarie, in modo da rendere tutti responsabili delle azioni da compiere.

I rappresentanti agricoli ritengono fondamentale agire in modo proattivo con gli allevatori per avere il loro convinto coinvolgimento ad affrontare e risolvere il problema. Le azioni però debbono essere intraprese in modo proporzionato, isolando quei pochi casi che sono i maggiori responsabili di comportamenti non conformi.

Uno stimolo agli allevatori può derivare dal pagamento di premi aggiuntivi al prezzo del latte per l’adozione di pratiche di eco-sostenibilità, coinvolgendo in questa problematica la distribuzione ed i consumatori.

Le tematiche ambientali riguardano tutti e pertanto tutti debbono essere resi responsabili di azioni virtuose.

Ripartizione delle emissioni di N2O nel mondo agricolo

Fonte: Farmers Weekly Interactive

L’agricoltura rigenerativa per contrastare il cambiamento climatico
3 Maggio 2018

L’aumento delle temperature registrato a partire dai primi decenni del secolo scorso ha avuto un’accelerazione negli anni 2000 rendendo sempre più evidente, in tutto il mondo, il fenomeno del cambiamento climatico.

La conferenza ONU sul clima di Parigi fissa nell’aumento di due gradi a fine secolo il punto di non ritorno per lo stravolgimento climatico. La parola d’ordine diventa dunque la riduzione delle emissioni carboniose ed il settore alimentare dovrebbe essere in prima linea per questo impegno, dato che la produzione di alimenti ha un grande peso nella emissione di gas effetto serra (GHG).

La società vuole alimenti ottenuti nel rispetto delle condizioni ambientali, mentre gli agricoltori si confrontano con avverse condizioni climatiche ed incertezza di mercato. Secondo le stime FAO, al settore dell’allevamento animale (deiezioni, produzione di alimenti, attività ruminale) sono imputabili il 14,5% del totale delle emissioni, la perdita di biodiversità, l’eutrofizzazione, l’uso inefficiente delle risorse. L’agricoltura però è anche l’unica attività che può captare l’anidride carbonica incorporandola nella massa dei prodotti ottenuti.

Dunque la domanda è: quali pratiche possono essere migliorate per ridurre l’impatto ambientale mantenendo il reddito delle imprese? Già le pratiche agronomiche tradizionali come la pacciamatura e la rotazione permettono di aumentare la captazione dell’anidride carbonica, ma sono le tecniche intelligenti (smart) che permettono di aumentare il potenziale naturale dell’attività produttiva.

Questo significa non solo catturare più carbonio dall’aria, ma anche aumentare la sostanza organica nel suolo, dunque la sua fertilità ed il minore ricorso ai concimi chimici. In altre parole, l’agricoltura può essere rigenerativa e per questo esiste già una specifica certificazione, che si basa su tre pilastri: fertilità del suolo, benessere animale, equità sociale.

L’agricoltura può dare un contributo sostanziale alla sostenibilità e dunque alla società in generale.

Ripartizione delle emissioni GHG (Green House Gas) da agricoltura


Fonte: Regeneration International, Farmers Weekly, IFOAM EU

La terra è bassa ed è difficile assaporarla, ma è bellissima [intervista]
24 Aprile 2018

Alessio Zomer
Ala, Trento – ITALIA

L’allevatore Alessio Zomer

Capi allevati: 55.
Ettari coltivati: 18.
Destinazione del latte: Caseificio sociale di
Sabbionara o lavorazione in alpeggio.

“L’agricoltura è un’arte, l’arte di saper aspettare. L‘allevamento e l’agricoltura vera e propria non ti fanno vedere subito il risultato. Si vedrà domani o dopodomani, non subito”. Filosofia zen applicata all’agricoltura senza andare in Oriente, approccio alla vita, al lavoro e alle stagioni che il mondo agricolo ha sempre avuto. Alessio Zomer, 27 anni, trentino di Ala, i ritmi della terra e della stalla li ha imparati in fretta.
Fare l’allevatore, per lui, è stata una vocazione. Da prima ha frequentato l’Istituto agrario di San Michele all’Adige, uno dei migliori d’Italia, “che mi ha insegnato non solo a lavorare nei campi e in stalla, ma soprattutto a fare i conti e scelte imprenditoriali lungimiranti”. All’età di 16 anni ha iniziato a lavorare come dipendente in una azienda zootecnica innovativa, in un secondo momento ha scelto di dedicarsi all’azienda viticola di famiglia, che mamma Bruna e papà Diego, agricoltori part-time, avevano creato.
A 22 anni dopo varie meditazioni la scelta di ampliare l’attività viticola integrandola con la parte zootecnica.
Oggi infatti l’azienda, con 2,5 ettari coltivati a vigneto e 18 ettari a prato, è dotata di una stalla nuova, con 55 bovini. La razza maggiormente presente in azienda è la Bruna, ma vi sono alcuni capi di Pezzata Rossa e Frisona. La produzione è di circa 3.000 quintali di latte annui conferiti al Caseificio sociale di Sabbionara, ma nel periodo estivo una parte viene lavorata in alpeggio e venduta sotto forma di formaggio nello spaccio della malga situata nel comune di Brentonico.

C’è più guadagno vendendo al Caseificio o allo spaccio aziendale?

“Al Caseificio, dove riescono a guadagnare sui 50 centesimi al litro, ma con i fondi del programma di sviluppo rurale, grazie ai quali ho costruito la stalla, ho il vincolo di trasformare in malga una parte del latte prodotto. Comunque è un attività utile per il turismo montano, la salvaguardia dell’ambiente e non in ultimo un valore aggiunto al mio Caseificio che con il latte proveniente degli alpeggi del Monte Baldo produce il formaggio “Casat del Baldo” fiore all’occhiello dei suoi negozi”.

Che cosa significa per te sostenibilità e cosa fai per rendere la tua azienda sostenibile?

“Sostenibilità per me significa produrre, investire nel territorio, farsi carico dell’attività agricola e zootecnica nelle zone svantaggiate in modo da salvaguardare-migliorare il territorio per un domani”.

Credi nel biologico?

“No, almeno nei luoghi dove viviamo noi. Secondo me è inconcepibile fare biologico in aziende con terreni molto frammentati dove non vi è presenza generale di questa filosofia. Non sarebbe veritiero. Inoltre, sono convinto che tra biologico e integrato la strada da perseguire sia la lotta integrata per avere risultati persistenti, sicuri senza avere un impatto forte sull’ambiente”.

Agricoltura e turismo. Credi vi siano margini di sviluppo ulteriore?

“Lo sviluppo ci può essere ma a una condizione: che il turista capisca gli sforzi degli agricoltori di montagna. Il mondo è diventato digitale, ma si è persa la cultura del rispetto. Basti pensare all’approccio della società nei confronti dei lupi e degli orsi: un esemplare magari è folcloristico, un branco crea problemi notevoli agli agricoltori e pericoli per gli uomini. Con un po’ più di buon senso credo che agricoltura e turismo possano correre sullo stesso binario, parrallelo e di pari passo purché un attività non interferisca sul lavoro dell’altra”.

Quali investimenti hai in programma di fare in azienda?

“Vorrei investire nel miglioramento genetico e morfologico della razza Bruna, per avere una mandria sempre più omogenea e con potenzialità crescenti. Inoltre vorrei ampliare la superficie a vigneto e recintare tutto il perimetro aziendale per salvaguardare il patrimonio aziendale dai danni recati da ugulati e cinghiali”.

Ci sono investimenti che, se potessi tornare indietro, non faresti più?

“Non rifarei più la stalla come mi è stata imposta dalla burocrazia, perché è costata troppo rispetto agli animali che può ospitare. Ho dovuto utilizzare legno lamellare e sassi a vista in molte parti dell’edificio. Ma è una stalla e non un albergo adibito a stalla!”.

Che hobby hai?

“Per ora quello di lavorare, però mi piace e sto bene. Vivo in simbiosi con i miei animali anche perché è un attività che mi sono scelto. Ho la fortuna di avere una fidanzata alla quale dedico tutto il tempo che mi rimane e per poterla vedere di più la invito volentieri a venire a lavorare con me! Fortunatamente anche lei, provenendo da una famiglia di agricoltori, ha la passione per questo lavoro e quindi capisce e rispetta i miei ritmi”.

Perché, secondo te, i giovani in agricoltura sono così pochi?

“Non lo so. Forse perché è un lavoro molto impegnativo, che non concede tregua. O forse perché come diciamo noi, la terra è bassa ed è difficile assaporarla. Ma è bellissima.
Inoltre ho dovuto provare a mie spese cosa significa il peso della burocrazia per avviare una nuova attività e posso capire se molti giovani, anche se partono ben motivati, si demoralizzano”.

L’ Azienda Agricola di Alessio Zomer

L’innovazione delle tecnologie digitali in agricoltura
11 Aprile 2018

Le tecnologie digitali rappresentano l’ultimo stadio di innovazione in agricoltura, dopo la meccanizzazione, la chimica e l’agricoltura di precisione.

  • A partire dal ‘700 l’agricoltura è stata rivoluzionata prima dall’introduzione delle prime macchine tipo seminatrici e falciatrici trainate dagli animali, poi a vapore, successivamente dalla diffusione del trattore. 
  • Il secondo stadio di innovazione è stato l’introduzione della chimica a partire dagli anni ’40 del secolo scorso. L’uso dei fertilizzanti e dei pesticidi, accompagnato successivamente alle nuove tecniche irrigue, ha permesso di raggiungere livelli produttivi prima insperati, portando alla cosiddetta rivoluzione verde. 
  • Negli anni ’90 sono poi emersi i primi requisiti di una produzione sostenibile nel rispetto dell’ambiente, per cui è iniziata la cosiddetta agricoltura di precisione con la diffusione delle nuove tecniche di selezione e miglioramento genetico, l’uso dei sistemi GPS sui trattori e poi dei droni. 
  • La digitalizzazione rappresenta ora il quarto stadio di innovazione in agricoltura, con strumenti quali software basati sul Cloud o le combinazioni software/hardware smart. Algoritmi, intelligenza artificiale, analisi dei dati e modelli previsionali permettono  di mettere a disposizione dei moderni agricoltori delle indicazioni customizzate per operare in modo più efficace, sostenibile ed economicamente profittevole.

Per le coltivazioni questo significa sapere cosa, come, quando piantare, concimare e trattare. Gli allevatori possono invece avere precise indicazioni sulle modalità di alimentare gli animali, usare integratori o farmaci, su quando mungere o scartare gli animali.

L’innovazione è un processo continuo derivante dalla conoscenza nell’uso di strumenti moderni che aiutano nella gestione aziendale per aumentare la produttività nel rispetto dell’ambiente e delle risorse naturali. Questo richiede formazione e flessibilità (adattamento) nell’uso consapevole e responsabile dei nuovi strumenti che la ricerca ed il mercato mettono a disposizione degli imprenditori agricoli.

Fonte: EdairyNews

TESEO – Confronto fra i prezzi dei Concimi Chimici

Migliorare la qualità dei foraggi per una maggiore performance aziendale
5 Aprile 2018

Una corretta alimentazione è il fattore determinante per sfruttare al meglio il potenziale genetico delle vacche. Se, a partire dal 1935, la produzione di latte è raddoppiata in media ogni 30 anni e negli ultimi 15 anni si è di nuovo raddoppiata, molto si deve al miglioramento nella qualità dei foraggi e della tecnica alimentare.

Il potenziale di miglioramento è però ancora notevole: basti pensare che negli USA la produzione media di latte è di quasi 90 quintali all’anno ma in diversi allevamenti raggiunge già i 120 quintali. Di conseguenza diventa essenziale utilizzare le moderne tecnologie informatiche ed elettroniche per la rilevazione dei parametri aziendali, dei dati relativi alle coltivazioni e delle macchine operatrici. Questi sono tutti elementi che influiscono sulla ottimizzazione dei processi produttivi dei foraggi e dunque sulla loro qualità.

Bisogna prestare attenzione alla dinamica vegetativa delle foraggere per raccoglierle nel momento giusto quando maggiore è il contenuto nutritivo per l’animale, riducendo il tenore in lignina che si accumula nel rumine provocando il senso di sazietà, ma riducendo la digestibilità. Dunque, diventa importante anche la scelta varietale.

Nel caso della medica esistono varietà transgeniche con un tenore di lignina inferiore del 15% rispetto a quelle tradizionali. Con le nuove varietà, è possibile ritardare l’epoca di sfalcio mantenendo la stessa digestibilità ed aumentando la resa di foraggio per ettaro. La qualità del foraggio dipende però, in gran misura, dalle modalità in cui è ottenuto, per cui bisogna operare per ridurre le perdite di amidi e zuccheri nella pianta durante il processo di fienagione e raccolta.

Bisogna minimizzare le manipolazioni e movimentazioni del foraggio, perché comportano una perdita di massa fogliare che impatta pesantemente sulla qualità. Se le nuove varietà di foraggio hanno un costo maggiore rispetto alle convenzionali, questo è compensato da una maggior produzione di latte grazie al contenuto nutritivo più alto.

Sui risultati aziendali, più che la razionalizzazione dei tempi e del lavoro, incidono la bassa produttività e la bassa qualità. A questi due elementi bisogna porre la massima attenzione.

Fonte: LancasterFarming

TESEO – Confronto fra i prezzi degli Alimenti per bestiame

Migliorare la vita in stalla senza perdere un litro di latte [intervista]
27 Marzo 2018

Alessandra Cobalchini
Dueville, Vicenza – ITALIA

L’allevatrice Alessandra Cobalchini

Azienda Agricola Ca’ dei Volti.
Capi allevati: 270 | 140 in lattazione.
Destinazione del latte: cooperativa Lattebusche.

Il benessere animale come scelta etica e come opportunità commerciale. Migliorare la vita in stalla senza perdere un litro di latte. Una scelta netta quella operata dalla giovane Alessandra Cobalchini, allevatrice di Dueville, in provincia di Vicenza. Nell’azienda agricola Ca’ dei Volti – che conduce al fianco della mamma Nadia (“io sono coadiuvante, ma stiamo costituendo la società”, dice) incaricata di seguire la parte amministrativa – alleva 270 frisone, delle quali 140 in lattazione, con una produzione di oltre 18.200 quintali di latte, conferiti alla cooperativa Lattebusche. In azienda lavorano due dipendenti, uno incaricato della mungitura e l’altro che segue il carro, le pulizie e le cuccette.

Quali interventi hai fatto di recente per migliorare la tua azienda?

“Abbiamo in progetto di costruire un’ala nuova dell’azienda per ampliare il box infermeria, l’area di steaming-up, parto e per avere specifici box per animali freschi o sotto controllo. Rifacciamo la parte delle vacche asciutte. Modificheremo i passaggi per avere abbeveratoi più ampi e abbiamo in progetto di scaldare l’acqua per la zona della sala d’attesa. Faremo anche paddock esterni per gli animali. Allarghiamo la struttura esistente adottando le misure svizzere delle cuccette, che sono più ampie rispetto a quelle previste dall’Unione europea. Fino ad ora abbiamo in preventivo di spendere circa 120mila euro”.

Come mai questa scelta?

“Per il benessere animale. Per scelta etica, innanzitutto. E poi per un’esigenza commerciale. Acquirenti svizzeri sono interessati ai formaggi di Agriform, che si occupa di produzione e commercializzazione. Sono molto esigenti sul fronte del benessere animale e questo risponde anche alla nostra sensibilità aziendale. Ci adeguiamo volentieri ai loro standard. Peraltro, abbiamo già avuto i sopralluoghi del Crpa di Reggio Emilia, del nostro podologo aziendale, che è certificatore riconosciuto per il benessere animale, dell’Associazione regionale degli allevatori del Veneto e dell’Azienda sanitaria locali. Tutti hanno parametri un po’ diversi, ma siamo in regola”.

La definizione di benessere animale è una sola, i parametri sono diversi. In cosa consiste questa differenza?

“Gli svizzeri hanno parametri adeguati alle loro idee e alle loro esigenze, hanno misure diverse dai nostre anche perché le dimensioni delle loro vacche sono un po’ diverse da quelle italiane. Si rifanno esclusivamente agli aspetti numerici. Dimensioni, luce, paddock, tutto è abbinato a valori numerici. Il Crpa ha una componente soggettiva: guarda gli animali, controlla le loro reazioni, ha un impatto visivo soggettivo. Fra i due approcci vi sono notevoli differenze. Ad esempio, nella nostra stalla abbiamo vacche gravide che vanno per il nono parto. Per noi questo è indice di longevità e benessere e lo reputiamo un aspetto positivo, gli svizzeri invece non tengono conto di queste cose”.

Che cosa significa fare una scelta etica in stalla?

“Esattamente quello che abbiamo fatto noi. Avere animali solidi, sani, longevi, che producono di più e che stanno bene, perché più controllati. Nella nostra stalla puntiamo ad evitare gli antibiotici, facciamo una asciutta selettiva, usiamo il minimo indispensabile di ormoni per la fertilità. Ci è capitato di vendere 10 animali da vita e la quantità di latte non è diminuita. Inoltre, stiamo cercando di lavorare con alimenti che non richiedano interventi eccessivi, fitofarmaci, concimi o diserbi”.

Questa decisione ha imposto anche un cambiamento nelle scelte colturali in campo?

“Sì. Non seminiamo più mais, lo acquistiamo. Da due anni la nostra parte arativa è coltivata a sorgo, che richiede meno acqua e molti meno trattamenti. Noi prepariamo gli erbai e ci curiamo degli sfalci, ma tutta la parte dell’attività della campagna, dalla semina allo spandimento dei reflui, è affidata a un contoterzista. I dipendenti e i mezzi necessari ci costerebbero molto di più”.

Qual è la vostra filosofia aziendale?

“Lavoriamo come una squadra: alimentarista, podologo, veterinario, dipendenti, siamo tutti in armonia. Anche per questo motivo abbiamo deciso di affidarci a un’unica azienda mangimistica, che fornisce dal latte in polvere per i vitelli all’alimentazione per i bovini. Così evitiamo lo scaricabarile, fenomeno classico quando si hanno più fornitori: il problema è sempre degli altri”.

Hai 30 anni, sei giovane. Come mai hai scelto di fare l’allevatrice?

“L’azienda è partita col nonno materno, ma anche il papà proviene da una famiglia di allevatori. Ho avuto massima libertà. I miei genitori mi hanno detto di studiare quello che mi interessava di più e mi sono laureata in Lettere moderne a Venezia. La mia passione, però, era l’allevamento”.

Quanto è importante la formazione?

“È fondamentale e, soprattutto i giovani, dovrebbero concentrarsi sulla conoscenza del computer e di almeno una lingua straniera. Ritengo che sia sbagliato sacrificare la formazione per il lavoro. Per questo noi abbiamo deciso di avere due dipendenti: per avere la libertà di visitare le aziende, per fare corsi di formazione, per confrontarsi e perché ognuno di noi possa avere adeguati turni di riposo e ferie( si lavora meglio se ci si può svagare e riposare). Oggi possiamo contare su internet, ma non dobbiamo dimenticare che si deve anche studiare e non limitarsi a consultare e basta”.

Che impianto di mungitura hai in azienda?

“Ho un impianto recuperato dai gruppi di trasporto latte della stalla a stabulazione fissa, inseriti in una spina pesce. Mungiamo con 7 gruppi di mungitura, ma è una 7+7 che ci permette di avere un unico mungitore. Sono contraria al robot”.

Perché?

“Col numero di capi che ho dovrei inserire tre robot, ma sarei da sola a gestirli e questo mi vincolerebbe in azienda. Inoltre, sono convinta che il robot non abbia ancora raggiunto un livello di perfezionamento tale da sostituirsi all’occhio dell’uomo. Credo che il robot se non sfruttato nelle sue piene potenzialità, insomma, faccia perdere il contatto con gli animali. Con la mungitura tradizionale vedi subito l’animale zoppo o che non sta bene, non devi aspettare che te lo segnali una macchina”.

Cosa fai nel tempo libero?

“Sono appassionata di equitazione, ho un cavallo. Mi piace leggere. E dormire, visto che mi alzo alle 4:30”.

Azienda Agricola Ca’ dei Volti