Mercato suinicolo cinese: quali prospettive per la seconda metà del 2026? 
20 Luglio 2026

Di Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Cina: Andamento mensile del prezzo dei Suini

Il mercato cinese del suino affronta un persistente eccesso di offerta, che mantiene sotto pressione i prezzi dei maiali vivi e riduce il ricorso al commercio estero. 
Secondo le stime USDA, la produzione di Carne Suina della Cina nel 2026 si attesterà a 59,5 milioni di tonnellate, mostrandosi stabile rispetto al 2025. Tuttavia, l’Ufficio Nazionale di Statistica della Cina rileva nel primo trimestre un incremento produttivo del 4,2% su base annua, trainato dalla maggiore efficienza negli allevamenti e dall’accelerazione delle macellazioni.

Per contrastare l’eccesso di offerta, il Governo cinese ha avviato un piano di riduzione del patrimonio di scrofe, limitando gli incentivi all’espansione produttiva e favorendo pesi di macellazione intorno ai 120 kg. Questa politica ha inizialmente accelerato le macellazioni, contribuendo ad aumentare la disponibilità di carne sul mercato. 
Con prezzi scesi al di sotto dei costi di produzione, i governi centrali e locali sono intervenuti acquistando carne suina da destinare alle riserve strategiche. Stock che dovranno essere gestiti con molta attenzione, per evitare ulteriori squilibri di mercato.
A giugno il prezzo medio dei Suini Vivi si è attestato a 10,88 yuan/kg (1,39 €/kg), il 29% in meno rispetto allo stesso mese del 2025.

La forte disponibilità interna ha tagliato l’import: tra gennaio e maggio 2026 le importazioni cinesi di carni suine fresche, refrigerate e congelate sono diminuite del 29,2%, attestandosi a 314mila tonnellate. 
L’UNIONE EUROPEA si conferma il principale partner commerciale con la SPAGNA leader tra i singoli esportatori, mentre gli USA arretrano per i dazi di ritorsione. Nel comparto delle frattaglie, l’UE mantiene la propria posizione dominante coprendo il 52% dell’import cinese.

Nel breve termine il mercato dovrebbe rimanere condizionato da un’offerta abbondante di carne suina e da consumi ancora deboli. La riduzione del patrimonio di scrofe (dopo anni in cui la Cina ha spinto per tornare ai livelli precedenti all’esplosione della Peste suina) potrebbe favorire un graduale riequilibrio del mercato nella seconda parte dell’anno, ma la domanda interna continuerà a rappresentare il principale fattore di incertezza per il settore suinicolo mondiale, strettamente connesso alle dinamiche asiatiche.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Mais: pericolo caldo per il prossimo raccolto UE + Commento di Fausto Nodari, AMI – Confagricoltura
15 Luglio 2026

Fausto Nodari
Brescia

Di: Elisa Donegatti

La produzione mondiale di Mais della campagna 2026/27 è oggi stimata da USDA in 1,297 miliardi di tonnellate: inferiore all’annata precedente, ma comunque elevata. Un livello che si conferma tra i più elevati mai registrati, grazie soprattutto agli ancora ottimi raccolti previsti negli Stati Uniti (406 milioni di tonnellate) e in Brasile (139 milioni di tonnellate). 

Lo scenario cambia, però, osservando il mercato europeo. L’USDA ha rivisto al ribasso il raccolto comunitario da 57,5 a 53,8 milioni di tonnellate, mentre Coceral ed Expana stimano una produzione ancora inferiore, attorno ai 52,7 milioni, a causa delle ondate di calore e della siccità che hanno colpito le principali aree maidicole durante la delicata fase di impollinazione.  

Le criticità maggiori si registrano in Francia e Ungheria. Secondo FranceAgriMer, solo il 47% del Mais francese è classificato in condizioni buone o eccellenti, il livello più basso registrato negli ultimi tredici anni. In controtendenza la Romania, dove le piogge delle ultime settimane potrebbero migliorare le rese, pur senza compensare completamente le perdite attese negli altri Paesi produttori. Essendo l’UE non autosufficiente per il Mais, una minor produzione favorirebbe l’aumento delle importazioni dal resto del Mondo.

Anche in Pianura Padana il Mais sta attraversando la fase di impollinazione, e le elevate temperature hanno reso necessario intensificare gli interventi irrigui. Solo nelle prossime settimane sarà possibile valutare l’effettivo impatto del caldo sulle rese. 

Per il momento l’ampia disponibilità mondiale continua a contenere il rischio di forti rialzi delle quotazioni. Tuttavia, un ulteriore peggioramento del raccolto europeo, renderebbe il mercato comunitario ancora più dipendente dalle importazioni, sostenendo i prezzi nella seconda parte della campagna e con possibili ripercussioni anche sul mercato italiano. 

Il commento dell’Agricoltore

Fausto Nodari – Vicepresidente AMI e membro del Comitato Nazionale di Confagricoltura

«Una disamina che descrive perfettamente quello che risulta essere lo stato dell’arte del momento per quanto riguarda la coltura più eclettica del mercato. Vorrei però aggiungere che, al momento, è piuttosto azzardato fare delle stime: quello che il caldo anomalo ha causato nella fase fenologica più delicata della coltura lo scopriremo tra qualche settimana, quando avremo maggiore consapevolezza, sia nel Midwest sia in Europa, di ciò che è realmente successo.

Nel frattempo i futures del mais al CBOT rimangono molto attenti all’evoluzione della situazione, mantenendosi rialzisti e con quotazioni ai massimi dell’ultimo mese. 

Tornando velocemente a noi, la situazione idrogeologica dell’area padana risulta fortemente compromessa e, se non dovesse interrompersi il trend di questa anomala estate, potremmo trovarci tra un paio di settimane in una situazione ben più drammatica. Tutto ciò potrebbe incidere sul prezzo e, se a una produzione già scarsa dovesse aggiungersi anche una qualità deludente, si aprirebbe una voragine speculativa che potrebbe compromettere definitivamente l’annata. 

Abbiamo una sola possibilità, se vogliamo rimanere competitivi in un mercato sempre più esigente e affrontare le sfide che il clima ci riserva: affidarci alla scienza, attraverso le nuove tecnologie TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita), o NGT (New Genomic Techniques), qualunque nome si voglia utilizzare. Purtroppo siamo già fuori tempo massimo e stiamo giocando con il fuoco… a proposito di temperature.»

TESEO.clal.it – UE-27: Previsioni Produzioni Annuali di Mais

Germania: export di carne suina in crescita, ma prezzi in calo. Quali effetti per l’Italia?
13 Luglio 2026

di: Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Germania: Suini macellati in peso carcassa

La Germania rappresenta uno dei principali punti di riferimento per il mercato suinicolo europeo, compreso quello italiano. Come nell’automotive (e nel calcio), anche il settore suinicolo è, in questa fase, sotto pressione. Nel primo trimestre 2026 le esportazioni di carne suina hanno raggiunto 561.477 tonnellate, in aumento del 2,7% rispetto allo stesso periodo del 2025. Tuttavia, nonostante la crescita dei volumi, il valore complessivo dell’export è diminuito del 4,3%, scendendo a 1,3 miliardi di euro. 

In termini di quantità, la crescita dell’export è guidata soprattutto da frattaglie, carni fresche (Italia primo Paese per ritiri fra gennaio e marzo 2026) e strutto, che insieme mettono a segno l’aumento in tonnellate più consistente. Registrano ottimi aumenti percentuali, ma con volumi più contenuti, anche i prodotti congelati come carcasse (+109%) e prosciutti (+96%, con l’Italia destinazione del tutto marginale). I prezzi medi raccontano una storia diametralmente opposta e registrano un calo per quasi tutte le principali categorie merceologiche.

Sul fronte della produzione, i dati di macellazione non evidenziano un incremento dell’offerta tale da giustificare, da solo, la debolezza delle quotazioni.  Nei primi quattro mesi del 2026 la Germania ha macellato 1,461 milioni di tonnellate di suini, in lieve calo rispetto allo stesso periodo del 2025 (-0,4%). Il dato conferma una fase di stabilizzazione dei volumi dopo il recupero registrato nel biennio precedente.

Il dato assume particolare rilevanza se inserito nel contesto strutturale del comparto. Dal 2016 al 2025 la produzione tedesca di carne suina è infatti diminuita da 5,6 a 4,3 milioni di tonnellate, riflettendo il progressivo ridimensionamento del patrimonio suinicolo e l’uscita di numerosi allevamenti dal settore.

La debolezza delle quotazioni non sembra, quindi, derivare da un aumento dell’offerta di carne suina, bensì dalla difficoltà di valorizzare economicamente la carne sui mercati internazionali. La disponibilità di suini da macello rimane sostanzialmente stabile, mentre la crescente pressione competitiva costringe gli esportatori tedeschi a praticare prezzi medi inferiori, comprimendo i margini della macellazione. 

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Consumi retail maggio:  il suino accelera, il bovino paga il caro-prezzi
8 Luglio 2026

Di Marika De Vincenzi

I dati aggiornati a maggio 2026 confermano un mercato delle carni sempre più polarizzato: le famiglie italiane continuano a selezionare gli acquisti, premiando le categorie capaci di combinare accessibilità economica e valore percepito. Una tendenza destinata a continuare, senza un’inversione di rotta su redditività e inflazione.

CARNI FRESCHE: il suino rafforza la leadership

La CARNE SUINA si conferma protagonista del retail, con una crescita tendenziale dei volumi del +9,6% nei primi cinque mesi dell’anno e un’accelerazione nel solo mese di maggio (+12,8%). A sostenere la domanda contribuiscono prezzi medi in lieve calo (-1,1%), che rendono il prodotto una delle alternative più convenienti nel panorama delle proteine animali.

Di segno opposto il trend della CARNE BOVINA, che continua a risentire dell’aumento dei listini: nei primi cinque mesi i volumi cedono il 6,9%, mentre i prezzi medi crescono del +13,9%. Il divario tra andamento dei prezzi e capacità di spesa delle famiglie rende il bovino il prodotto oggi più sotto pressione.

La CARNE AVICUNICOLA mantiene invece una crescita più equilibrata (+2,2% nei volumi gennaio-maggio), confermandosi una scelta stabile per il consumatore attento al prezzo.

SALUMI: resistenza del crudo, difficoltà per i segmenti più esposti

Nel comparto dei salumi prosegue la selettività della domanda. Nel periodo gennaio-maggio, soffrono prosciutto cotto (-4,9%) e mortadella (-4,4%), mentre il prosciutto crudo conferma una maggiore resilienza (+2,1%), sostenuto dal valore percepito del prodotto, anche a fronte di una qualità oggettivamente rafforzata rispetto al passato. Il salame mostra segnali di recupero nel mese di maggio (+2,5%).

Lo scenario dei primi mesi del 2026 evidenzia quindi un consumatore che non rinuncia alle proteine, ma sceglie in modo sempre più mirato: cresce ciò che offre convenienza, mentre resistono i prodotti capaci di differenziarsi per qualità e riconoscibilità.

TESEO.clal.it – Dashboard Bovini

Colza in equilibrio tra Clima, Canada e Biocarburanti
7 Luglio 2026

Di: Elisa Donegatti

Il mercato mondiale della Colza si mantiene in equilibrio tra una produzione globale attesa a 97 milioni di ton per la stagione in corso, sostenuta soprattutto dal Canada, e una domanda crescente legata all’alimentazione zootecnica ed ai biocarburanti. Negli Stati Uniti la filiera continua a rafforzarsi grazie alla domanda di biodiesel e diesel rinnovabile, con una produzione prevista a livelli record

In UE-27 il mercato è invece più esposto al clima: la produzione è stimata stabile rispetto alla stagione precedente ma con rischi legati alle ondate di calore che stanno riducendo le rese in Paesi chiave come la Francia. Il clima si conferma dunque un fattore di sostegno dei prezzi. A sostenere le quotazioni contribuiscono anche la riduzione delle scorte europee e la crescente domanda dell’industria dei biocarburanti, mentre l’aumento dell’offerta canadese tende a limitarne i rialzi. 

In Italia la Colza è una coltura di nicchia, con superfici tra 20 e 30 mila ettari e una produzione annuale compresa tra 50 e 80 mila ton, a seconda delle condizioni climatiche e delle rese (2,5 – 2,8 t/ha). La coltivazione è concentrata nel Nord e inserita nelle rotazioni per i benefici agronomici. 

La trasformazione dei Semi di Colza genera una farina con un contenuto proteico del 34-38%, utilizzata soprattutto per l’alimentazione di Bovini da Latte e da Carne.

Pur presentando un tenore proteico inferiore alla Farina di Soia, la Farina di Colza rappresenta infatti una fonte complementare grazie all’equilibrio tra proteina, fibra ed energia, utile nella diversificazione delle razioni (ove possibile). Nel comparto suinicolo il suo impiego resta più contenuto. 

In Italia l’approvvigionamento di Farina di Colza dipende dagli altri Paesi UE, soprattutto Francia e Germania. Le importazioni sono variabili (26,3 mila tonnellate nel 2025), con una dinamica che riflette la disponibilità e la competitività economica tra farine proteiche.  

Nel complesso, la Colza si conferma una materia prima strategica in una filiera integrata tra agricoltura, energia e zootecnia. Per l’Italia il tema centrale non è la produzione interna, ma la dipendenza dall’offerta europea e la volatilità delle farine proteiche, con impatto diretto sui costi di alimentazione degli allevamenti.

TESEO.Clal.it – Produzione italiana di Colza

Suinicoltura sotto stress da caldo
6 Luglio 2026

di: Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Un’indagine condotta da TESEO attraverso interviste ad alcuni allevatori di suini evidenzia come le ondate di calore stiano incidendo in modo significativo sulla suinicoltura, con effetti su alimentazione, fertilità e accrescimento ponderale degli animali. In estate, le alte temperature modificano i comportamenti fisiologici dei suini e la gestione degli allevamenti, con impatti, di conseguenza, anche sulla redditività. 

Sul PIANO ALIMENTARE, i suini riducono sensibilmente l’ingestione di mangime, con cali che possono superare anche il 50–60% nei periodi più critici. Gli animali compensano bevendo di più e riducendo l’attività motoria, ma questo comporta un rallentamento della crescita, i cui effetti si traducono in una minore efficienza economica.

Anche la FERTILITÀ risente dello stress termico: si osservano minori tassi di attecchimento delle fecondazioni e maggiori criticità in fase di gestazione, in particolare tra i 90 e i 100 giorni, quando le scrofe risultano più affaticate. Questo può tradursi in un aumento di aborti e mortalità fetale.

Per quanto riguarda la MORTALITÀ, l’impatto del caldo dipende molto dalle condizioni di allevamento e dalla gestione. I suini di maggiore peso risultano più sensibili allo stress termico, mentre i suinetti mostrano una maggiore resistenza. In situazioni ben controllate, l’incidenza può comunque aumentare rispetto ai valori fisiologici del 3–4%, arrivando fino al 7–8% nei periodi più critici. 

Il principale impatto economico, tuttavia, resta il mancato accrescimento degli animali, più che l’aumento della mortalità. In questo contesto, una corretta idratazione e una gestione attenta degli ambienti di allevamento risultano determinanti per contenere gli effetti delle alte temperature.

Filiera bovina: standard sanitari e sostenibilità guidano la competitività
1 Luglio 2026

Di Marika De Vincenzi

Il mercato globale della carne bovina è in una fase di profonda trasformazione strutturale. 
La contrazione della produzione interna dell’Unione Europea sostiene le quotazioni delle carcasse e aumenta la dipendenza dalle importazioni. 
Per l’Italia, che nel 2025 ha registrato un tasso di autosufficienza inferiore al 40%, l’approvvigionamento estero rappresenta una soluzione inevitabile.

In questo contesto si inserisce l’accordo UE-Mercosur, applicato in via provvisoria dal 1° maggio 2026. L’intesa prevede una quota di 99.000 tonnellate di carne bovina con dazio agevolato al 7,5% e l’azzeramento dei dazi per la quota Hilton (contingente di circa 67.000 tonnellate equivalenti carcassa riservato alla carne bovina di alta qualità). 
L’obiettivo è aumentare la disponibilità di prodotto sul mercato europeo, contribuendo alla gestione delle dinamiche di offerta, con clausole di salvaguardia attivabili in caso di squilibri. 

Sul fronte sanitario, l’UE adotta un approccio restrittivo: dal 3 settembre 2026 sarà bloccata l’importazione di carne dal Brasile in caso di mancato rispetto degli standard sull’uso di antimicrobici negli allevamenti. 
La misura potrebbe ridisegnare i flussi commerciali tra Europa e Sud America.

Parallelamente, l’accordo UE-Australia prevede un incremento graduale delle quote di importazione di carne bovina, subordinato al rispetto di requisiti su sicurezza alimentare, tracciabilità e allevamento estensivo.

Per gli operatori della filiera, la competitività non dipenderà più solo dal prezzo: standard sanitari, sostenibilità e conformità normativa diventano fattori decisivi per l’accesso al mercato europeo.

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

La filiera suinicola guarda ai prossimi mesi con fiducia e attenzione [Il Commento di Antenore Cervi, Suinicoltore]
29 Giugno 2026

Antenore Cervi
CIA

Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA
Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA

“Mi sarei aspettato una ripresa dei prezzi già questa settimana, anche perché l’offerta di maiali non è elevata, ma non abbiamo visto segnali rialzisti, che pure sarebbero stati in linea con le contingenze”. 

Per Antenore Cervi, responsabile nazionale suinicoltura per Cia-Agricoltori Italiani, il quadro economico avrebbe potuto essere migliore, dopo un mese di maggio con quotazioni “più basse di quanto ci saremmo attesi, a causa di congiunture internazionali, che hanno pesato”.

Permangono tensioni sul mercato delle carni, anche per la decisione dei macelli italiani di non operare a pieno regime, sebbene non vi siano ad oggi eccedenze di produzione. 

“Non ne faccio una colpa ai macelli, che restano gli attori attualmente con maggiore potere per condizionare la disponibilità di carne sul mercato, mi limito a un’analisi – chiarisce Cervi -. Allo stesso tempo, però, sono preoccupato, perché a fine giugno dovremmo già vedere un’inversione di rotta dei listini e il numero esiguo di maiali lo permetterebbe”.

E se dal prosciutto di Parma arrivano segnali al momento rassicuranti, con un incremento delle stagionature a prezzi sostenibili per i prosciuttai, per Cervi “il problema resta collocare le carni, in competizione con i mercati esteri e con la filiera italiana che non riesce ad imprimere la giusta valorizzazione alla produzione nazionale”.

Pesa anche l’incognita legata alla diffusione della Pesta suina africana, con criticità che spaziano dalla provincia di Cuneo, fra le più vocate alla produzione suinicola, per arrivare all’area calda dell’Appennino tosco-emiliano, dove le soluzioni fisiche di contrasto alla PSA continuano ad essere complesse nella fase di realizzazione.

Fra le buone notizie, Cervi ricorda che in questi giorni si stanno riunendo le commissioni interprofessionali del Prosciutto di Parma e di San Daniele. Dal ministero è arrivata la disponibilità alla pubblicazione dei dati da parte di CRPA e CRENBA relativi al Classyfarm. “Con la massima trasparenza si potranno così far conoscere i grandi progressi degli allevamenti di suini in tema di benessere animale, un’opportunità per difendere la suinicoltura da attacchi mediatici scomposti e molto spesso infondati – dice Cervi -. La stragrande maggioranza vanta dati di eccellenza”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Prosciutto di Parma DOP: più cosce sigillate, filiera in ripresa [Il Commento di Paolo Tramelli]
22 Giugno 2026

Paolo Tramelli
Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma

Paolo Tramelli – Direttore Marketing del Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma

Nel corso del 2025, il comparto del Prosciutto di Parma DOP ha registrato una significativa inversione di tendenza. Le cosce sigillate destinate alla trasformazione hanno mostrato una decisa ripresa, lanciando un segnale positivo per le principali filiere dei prosciutti tutelati e riflettendo una maggiore disponibilità di materia prima conforme. 

Secondo Paolo Tramelli, Direttore Marketing del Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma, questa dinamica è il risultato della convergenza di diversi fattori favorevoli.

In primo luogo, la maggiore disponibilità di suini, la riduzione della mortalità presso gli allevamenti e l’efficacia delle misure di contenimento della PSA hanno aumentato il numero di capi potenzialmente destinabili alle produzioni DOP. A questo si aggiunge un elemento particolarmente rilevante: il progressivo miglioramento dell’indice di conformità delle carcasse, a seguito dei più recenti adeguamenti dei disciplinari dei Prosciutti DOP, in particolare la misura che ha innalzato il peso massimo delle carcasse da 168 a 180 kg, ampliando la fascia di animali conferibili al circuito DOP nel rispetto degli altri requisiti previsti. 

Anche il contesto di mercato contribuisce a sostenere questa fase positiva, con il prezzo delle cosce fresche che da qualche mese si è stabilizzato ad un livello più sostenibile rispetto al recente passato, mentre il mercato finale continua a premiare i prodotti DOP, confermando il valore riconosciuto dai consumatori alle produzioni di qualità certificata.

L’incremento delle sigillature rappresenta quindi un segnale incoraggiante per l’intera filiera, sostenuto da una maggiore disponibilità di materia prima, da un miglioramento degli indici di produttività e da una domanda che continua a valorizzare le eccellenze italiane.

ITALIA – Sigillature Prosciutto di Parma
TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

La Danimarca taglia la produzione di suini: rischi e opportunità per la filiera italiana  
15 Giugno 2026

di: Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Prezzi dei suinetti da 25 Kg della Danimarca

La Danimarca rappresenta oggi uno degli osservatori più interessanti per comprendere i cambiamenti in corso nella suinicoltura europea. Storicamente fondata su un modello ad altissima produttività e orientato all’export di suinetti vivi e carni fresche, la suinicoltura danese è alle prese con una profonda ristrutturazione. La rilevanza della Danimarca per il mercato italiano resta elevata: nel 2025 l’Italia ha importato circa 927 mila suinetti di peso inferiore a 50 kg e oltre la metà di questi (550 mila capi) proveniva dalla Danimarca, confermandola come principale fornitore estero di ristalli. 

Il patrimonio suinicolo danese si è attestato a 11,58 milioni di capi nel 2024, in calo rispetto ai 13,39 milioni registrati nel 2020.  Normative ambientali più stringenti, costi crescenti per adeguarsi alle regole ambientali e margini ridotti stanno spingendo molti allevatori a ridurre le scrofe o ad abbandonare l’attività.

Una minore produzione danese significa meno pressione dell’offerta sul mercato europeo e, nel medio periodo, un sostegno ai prezzi. Al tempo stesso, però, aumenta la competizione tra i grandi macelli per assicurarsi gli animali disponibili. 

L’effetto più immediato riguarda i ristalli. Il prezzo del suinetto danese da 25 kg si è attestato a 47,10 €/capo, con una flessione del 38,9% rispetto a un anno fa. Un calo che riflette le difficoltà degli ingrassatori del Nord Europa, soprattutto tedeschi, frenati da margini limitati e incertezze normative. 

Per gli allevatori italiani che importano ristalli ciò comporta un alleggerimento dei costi di avvio ciclo.

A complicare il quadro interviene la CINA. L’indagine antidumping sulle importazioni di carne suina europea ha ridotto la visibilità commerciale dei grandi esportatori danesi. Di conseguenza, parte dei volumi destinati all’Asia viene reindirizzata sul mercato europeo, aumentando la disponibilità di carni fresche e la concorrenza sui prezzi.

Per l’allevatore italiano il messaggio è chiaro: difendere la redditività significa rafforzare la biosicurezza aziendale, per prevenire emergenze sanitarie come la PSA, e continuare a valorizzare la specificità del suino pesante, principale elemento distintivo rispetto alla carne d’importazione.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini