La rivincita dei prosciutti crudi Dop e delle carni fresche suine passa attraverso una leggera flessione di prezzi nel retail, che ne rilancia i consumi.
Nel mese di dicembre, ultimo dato disponibile, il consumo di carne suina è cresciuto del 7,9%, a fronte di un calo della carne bovina (-8,7%) e di un aumento contenuto di quella avicunicola (+1,2%). Un segnale che conferma la qualità, la versatilità e la preferenza dei consumatori verso la carne “rosa”, più gustosa rispetto alle carni bianche, ma altrettanto salutare, secondo i nutrizionisti meno influenzabili dalla crociata anti-carne a prescindere.
Positivi anche i risultati relativi all’anno terminante dicembre 2025, che consegnano una panoramica particolarmente soddisfacente per i consumi di carni suine fresche (+8,1%) e, in misura minore, per i consumi di prosciutti crudi Dop (+2,8%) e di prosciutto cotto (+0,6%).
La missione per la filiera suinicola italiana e per i Consorzi di tutela dei prosciutti Dop per i prossimi mesi è quella di consolidare le vendite in Italia e rafforzare le esportazioni, facendo leva sulla qualità del Made in Italy, che resta un richiamo seducente e in grado di conquistare i consumatori a livello mondiale.
Il Brasile consolida la sua posizione nel mercato globale della carne suina. Le macellazioni raggiungono nel 2024–2025 quasi 60 milioni di capi, con un patrimonio suinicolo di oltre 43,9 milioni di capi e una base produttiva solida.
Le nuove pagine pubblicate su TESEO consentono di analizzare le macellazioni di suini in Brasile sia in numero di capisiainpeso carcassa, offrendo una lettura più completa dell’evoluzione produttiva.
L’export di carni suine brasiliane raggiunge nel 2025 1,65 milioni di tonnellate (+12% vs 2024), con un riequilibrio dei mercati: le esportazioni di carne fresca e refrigerata, principale prodotto esportato, mostrano crescite significative verso le Filippine (+56%), il Giappone (+23%) e il Messico (+79%), mentre la Cina cala del 37% e l’America Latina registra un forte aumento, trainato dall’Argentina che raddoppia i volumi importati.
I dati 2025 confermano una strategia chiara di diversificazione dei mercati di sbocco, che riduce la dipendenza dai singoli importatori e aumenta la resilienza dell’export brasiliano, aspetto fondamentale in una fase di incertezza geopolitica, fra dazi, blocchi sanitari, consumi e politiche interne suscettibili di repentini cambi di direzione. La competitività del settore è sostenuta da costi di produzione contenuti, ampia disponibilità di mangimi e dal progressivo miglioramento degli standard sanitari e di tracciabilità.
La combinazione di macellazioni record, crescita produttiva ed export in espansione rafforza il Brasile come attore strutturale del mercato mondiale delle carni suine.
Per l’Europa e l’Italia, la crescita del comparto suinicolo brasiliano rappresenta un incremento della concorrenza sui mercati mondiali.
Dalla fiera Marca di Bologna, evento annuale di riferimento per la Distribuzione moderna organizzata, emergono segnali di fiducia verso il comparto del suino (ma anche del bovino da carne).
Le dinamiche di una temporanea contrazione dei prezzi del maiale e il rallentamento dei listini della coscia per la stagionatura dei grandi prosciutti Dop alimenta l’ottimismo. Dopo anni in cui i costi di produzione, in particolare per gli stagionatori, hanno messo sotto pressione i margini degli operatori, le prospettive sembrano essere più rosee. C’è spazio, quindi, per alleggerire le giacenze nei magazzini e rafforzare magari i numeri destinati alla stagionatura, rafforzando così una filiera che ha in proiezione anche spazi di rilancio dell’export a livello mondiale.
C’è attesa lungo la filiera che possa ripartire dopo i blocchi legati alla Peste suina africana il mercato giapponese, tradizionalmente molto attento all’alta qualità e, di conseguenza, un’area di particolare interesse per le produzioni di salumeria Dop del Made in Italy.
L’ottimismo è l’ingrediente fondamentale per l’impresa.
Secondo i dati della Commissione Europea aggiornati a dicembre 2025, i prezzi medi delle carcasse di suino nell’UE continuano a diminuire, riflettendo un’offerta più ampia rispetto alla domanda al consumo. Anche i prezzi dei suinetti risultano inferiori rispetto all’anno precedente e alla media storica, a conferma di un’incertezza che colpisce l’intero segmento allevatoriale.
Da gennaio a ottobre 2025, in particolare, la produzione di carne suina nell’UE è cresciuta del +3,6% in peso carcassa e +2,2% in numero di capi, con aumenti significativi in Bulgaria e Romania, e cali in Grecia e Lussemburgo. I principali produttori restano, in ordine numerico, Spagna, Germania, Francia e Polonia.
Nei primi dieci mesi del 2025 leesportazioni UEsono salite del +2,9% a volume, mentre il valore complessivo è sceso dell’1,2%, per effetto di un ridimensionamento dei prezzi medi. La Spagna rappresenta circa un terzo del volume totale. La presenza nel Paese iberico della Peste Suina Africana – rilevata lo scorso novembre – continua ad influenzare la fiducia del settore e gli aspetti più strettamente connessi alla logistica commerciale. Le PROIEZIONI indicano un possibile lieve calo annuo della produzione UE dello 0,5% nei prossimi anni.
In ITALIA, tra giugno e novembre 2025, i consumi domesticidi carne suina fresca sono cresciuti del +9,3% a volume e +11,6% a valore, con aumenti del prosciutto crudo DOP (+4,1% a volume, +6,1% a valore) e cali su altri prodotti come prosciutto cotto, prosciutto crudo non DOP, mortadella e salame. L’export italiano è aumentato del +0,9% da gennaio a settembre, un trend supportato anche dalla rimozione delle restrizioni legate alla PSA in alcune aree del Nord Italia.
Con una produzione di latte che a livello mondiale sta registrando degli incrementi tutt’altro che trascurabili (fra gennaio e novembre 2025 le consegne di latte Ue hanno segnato un aumento del +0,9% tendenziale, con una massiccia crescita a partire dallo scorso agosto; gli USA hanno messo a segno una crescita del 2,3% con una scalata delle produzioni dallo scorso luglio; la Nuova Zelanda dell’1,8%), è necessario valutare azioni in grado di contenere i volumi, così da rallentare la caduta dei prezzi del latte.
Negli Stati Uniti stanno rilanciando l’idea di operare un abbattimento strategico per riequilibrare l’offerta e migliorare i margini, dal momento che nel 2025 l’espansione della mandria ha toccato le 200.000 vacche, arrivando così a raggiungere il più ampio numero di bovine da latte dal 1993.
L’abbattimento selettivo delle vacche spinge solitamente gli allevatori a selezionare verso l’alto gli animali per sacrificare le bovine meno performanti sul piano produttivo e valorizzare al meglio il patrimonio genetico.
Nel contesto europeo, fra i big producer, i Paesi Bassi lo scorso settembre per primi hanno aumentato le macellazioni di vacche, pur mantenendo elevati i volumi produttivi di latte. È un inizio verso il ridimensionamento delle consegne, i cui effetti sul prezzo del latte non sono immediati, ma potrebbero richiedere dai sei ai diciotto mesi.
Una spinta alla selezione e a indirizzare gli allevatori ad alleggerire il numero dei capi potrebbe venire dal mercato delle carni: le quotazioni delle vacche destinate alla filiera della carne sono elevate, complice la carenza di carne bovina sul mercato.
Nel 2026 il commercio mondiale delle carni mostra andamenti molto diversi a seconda della specie.
SUINO: la produzione mondiale di carne suina nel 2026 resterà sostanzialmente stabile. La crescita di Vietnam, Brasile e Messico non compensa il calo europeo, dove pesano costi normativi elevati e nuove tensioni sanitarie legate alla peste suina africana, in particolare in Spagna. Anche il commercio mondiale subisce una leggera flessione: gli incrementi di Brasile, USA e Canada non bilanciano la riduzione delle spedizioni europee.
BOVINO: la produzione mondiale di carne bovina nel 2026 è prevista in calo dell’1%. Le riduzioni in Australia, Brasile, Stati Uniti, Unione Europea e Cina superano gli aumenti di altri paesi. In Brasile e Australia gli allevatori trattengono le vacche per ricostruire le mandrie, mentre negli USA la scarsità di animali e le restrizioni sulle importazioni dal Messico riducono l’offerta. Anche il commercio globale di manzo registra una lieve flessione: le esportazioni dei grandi produttori diminuiscono, e gli incrementi di Argentina, India, Messico e Nuova Zelanda non bastano a compensare.
POLLO: è l’unica carne con prospettive nettamente positive nel 2026. La produzione mondiale è attesa in crescita del 2% sostenuta da una domanda che resta forte in tutte le principali aree del mondo. Prezzi più accessibili, versatilità e crescita demografica sostengono la domanda globale. Brasile e Cina guidano l’espansione dell’export, rafforzando il loro ruolo nei mercati internazionali.
“Siamo entrati in una fase ribassista e la Peste suina africana in Spagna aggrava sicuramente il quadro. Ci aspettiamo che dopo Natale la situazione si manifesti in tutta la sua complessità”. Rudy Milani, presidente della Federazione Nazionale Suini di Confagricoltura, traccia un quadro non proprio confortante per la suinicoltura.
Rudy Milani – Suinicoltore e Presidente FNP Suini Confagricoltura
Niente sussulti di mercato pre-natalizi? “I giochi per Natale erano già finiti alla prima settimana di dicembre – dice -. E in poche settimane lo scenario è mutato: a settembre mancavano suini, a ottobre, un mese dopo, non tanto in Italia quanto in Europa l’asta della domanda e dell’offerta si è posizionata in maniera diversa. E le quotazioni hanno cominciato a flettere”.
Il mercato, secondo Rudy Milani – due giorni fa a Bruxelles per manifestare insieme a migliaia di agricoltori e allevatori contro i tagli della Pac – risente di pressioni e dinamiche mondiali.
“I Paesi sudamericani segnano un incremento importante della produzione di carne suina, grazie all’ampliamento degli allevamenti in termini di capi allevati – riassume Milani -. Anche le rotte globali di export hanno subito una modifica. Negli ultimi 5 anni la Cina, che nel 2020 assorbiva da sola il 40% dell’export spagnolo, ha ridotto progressivamente gli acquisti dalla Penisola Iberica, complici due fattori. Da un lato il ritorno produttivo interno dopo la grave crisi legata alla Psa e dall’altro una maggiore offerta a prezzi più convenienti della carne suina proveniente dal Brasile, che ha spinto Pechino ad acquistare lungo l’asse sudamericano, utile anche per le importazioni di soia. E così, fra il 2020 e il 2025 la quota di export della Spagna verso la Cina si è dimezzata, passando dal 40 al 20%”.
A complicare ulteriormente le cose ha pensato la comparsa della Psa, con 18 Paesi che hanno di conseguenza chiuso le frontiere alla carne di maiale spagnola (fra i quali il Giappone, che ritira 192.000 tonnellate) e altri cinque Paesi (fra i quali le Filippine, che ritirano 186.000 tonnellate di carne suina) ancora incerti se mantenere le frontiere aperte o bloccare l’import. “Solo i Paesi che hanno interrotto i rapporti commerciali pesano per il 26% dell’export spagnolo, che vale all’incirca 7,5 milioni di suini, che inevitabilmente finiranno per riversarsi nel mercato intra-Ue e con l’Italia che potrebbe vedersi aumentare le pressioni alle frontiere – conclude Rudy Milani -. Se pensiamo che la produzione italiana è di circa 10 milioni di capi, abbiamo un’idea più precisa di quale potrebbe essere l’impatto sui mercati dell’Unione europea”.
Il Team di CLAL e Teseo ha visitato la sede di Tavernerio (Como) dell’azienda Fumagalli Salumi, accolti dal Direttore Generale Pietro Pizzagalli. Azienda familiare, italiana, storica, è da sempre impegnata nella valorizzazione della filiera del suino con prodotti di alta qualità, suddivisi in tre tipologie di offerta: biologico, suino nero e tradizionale animal welfare. L’azienda lavora complessivamente 120.000 suini all’anno.
Il focus resta su prodotti premium, ad alto valore aggiunto, con caratteristiche e peculiarità specifiche, in grado di conquistare consumatori attenti alla qualità e al benessere animale e che sappiano riconoscere allo stesso tempo la garanzia della tradizione come elemento in grado di posizionare verso l’alto il prodotto.
Fondamentale, in ottica di crescita, l’internazionalizzazione, con l’export che già oggi rappresenta il 67% della produzione totale. Il resto lo faranno la qualità, la filiera 100% italiana, la comunicazione che punta sulla divulgazione dei valori che sono alla base di prodotti in grado di conquistare i consumatori.
Mentre in Italia le quotazioni dei suini grassi da macello per le Dop scendono per la nona volta nelle ultime dieci sedute della CUN (unica eccezione il non quotato dello scorso 13 novembre), in Spagna la filiera suinicola è preoccupata per la comparsa vicino a Barcellona della Peste Suina Africana, lontana dal Paese dal 1994.
Una preoccupazione di non poco conto per il primo produttore di maiali in UE con oltre 34,5 milioni di suini (pari al 26% dell’intera produzione Ue, dato 2024) e con un export che nei primi nove mesi del 2025 ha superato i 2 milioni di tonnellate fra carne suina e salumi (oltre il 48% delle macellazioni finisce oltre i confini spagnoli).
La presenza della PSA – che ha scatenato una reazione corale da parte delle autorità sanitarie e del governo, che ha messo in campo anche l’Esercito e la Guardia Civil e ha richiesto il sostegno del team veterinario di emergenza della Commissione europea – costituisce un problema innanzitutto per i blocchi all’export.
Alcuni Paesi hanno bloccato l’import da tutta la Spagna, mentre altri hanno scelto di vietare le esportazioni applicando il criterio della regionalizzazione. Fra questi si colloca la Cina, primo importatore di carne suina a livello mondiale, che fra gennaio e ottobre di quest’anno ha ritirato dalla Spagna circa 450mila tonnellate di carni e salumi.
“Per il mondo degli elaborati di carne gli ultimi due mesi sono stati interessanti per le vendite collegate alle iniziative promozionali, dal momento che in questa fase il consumatore ha meno disponibilità economica. Al di fuori della promozione, invece, l’andamento dei consumi degli ultimi due mesi è stato piuttosto calmo”.
Lo spiega Giada Roi, Responsabile Acquisti della business unit Carni di Terremerse e key account manager Gdo Italia, che per le prossime settimane prevede “un rialzo dei prezzi a ridosso delle festività natalizie, anche se su valori ben lontani rispetto a quello a cui eravamo abituati negli anni scorsi”.
Le prospettive di mercato, nel complesso, “dovrebbero essere tendenzialmente ribassiste, salvo appunto una parentesi collegata al Natale, per un fattore che ad oggi preoccupa: i dazi applicati dalla Cina alle carni suine UE, elemento che sta oggettivamente appesantendo il mercato interno”.