Il Commento: Ottimismo cauto per l’estate [Giada Roi, Terremerse]
5 Maggio 2025

Il calendario con i tre ponti di fila lo commenta Giada Roi, Responsabile Acquisti della Business Unit Carni di Terremerse e key account manager Gdo Italia.

“Pasqua è andata discretamente bene, così come è andato abbastanza bene anche il ponte del 25 Aprile, mentre quello del 1° Maggio, nonostante il bel tempo diffuso c’è stata una leggera flessione, considerando anche che si è macellato un giorno in meno e che, quindi, c’era meno merce disponibile, almeno sulla carta”. Come spiegare i motivi del calo delle vendite dei tagli di carne suina? Semplice, a mio parere, questione di calendario. “Il 1° maggio arriva dopo una fine del mese e da almeno un anno nel periodo fine mese/inizio mese le vendite ne risentono molto”, spiega Giada Roi.
Chiamiamola inflazione, scarsa liquidità, diminuito potere d’acquisto delle famiglie, fatto sta che i consumi si contraggono.

Cosa accadrà dopo questo ultimo ponte?
“Difficile dare un responso certo, ma prevedo che dalla prossima settimana i prezzi tenderanno a scendere, anche se non in maniera vertiginosa – afferma -. Ritengo che i tagli delle carni si assesteranno sui valori precedenti la Pasqua. Sarà, dunque, una flessione lieve, non accentuata”. Naturalmente, “qualora dovessero contrarsi i listini per i triti e i tagli da macelleria, potrebbero calare leggermente anche i prezzi dei suini da macello, benché i numeri indichino una disponibilità di animali dal mese di Giugno in avanti per nulla in eccesso”.

Il settore potrebbe vivere “un’estate in altalena, con il trend dei consumi a fare da ago della bilancia. Se i consumi saranno sostenuti, l’offerta ridotta di maiali potrebbe far schizzare i prezzi verso l’alto, mentre se i consumi saranno più tiepidi, avremo una tendenza ad afflosciarsi delle quotazioni”.

Da un anno a questa parte, a seguito dell’impennata delle quotazioni passata, avverte Giada Roi, “sugli scaffali italiani della Gdo si nota la presenza di tagli di suini europei e non solo italiani. E questa è una dinamica da tenere ben presente anche in fase di formazione dei prezzi settimanali, in particolare alla CUN della carne suina fresca”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Biologico: da trent’anni il nostro stile di vita [intervista a Elisa Pedrazzoli, Salumificio Pedrazzoli]
29 Aprile 2025

Elisa Pedrazzoli - Export Manager del Salumificio Pedrazzoli
Elisa Pedrazzoli – Export Manager del Salumificio Pedrazzoli

Dici “Salumificio Pedrazzoli” ed è subito sinonimo di biologico, alta qualità, artigianalità di prodotti che hanno trovato una nicchia significativa nel mondo della salumeria “organic”. Un percorso intrapreso nel bio da pionieri negli anni Novanta, spiega Elisa Pedrazzoli, responsabile export dell’impresa di San Giovanni del Dosso, nel Mantovano, che oggi conta 75 dipendenti, un fatturato di 27 milioni di euro, esportazioni che superano il 60%, prevalentemente in Europa (con Francia, Germania e Belgio fra le prime destinazione e con la Polonia che sta registrando una crescita interessante). Il 70% del fatturato nel segmento dello stagionato deriva dal biologico. Partiamo da qui con Elisa Pedrazzoli.

Perché la scelta di puntare sul suino biologico?

“Siamo nati negli anni Cinquanta e fino agli anni Novanta, pur producendo anche salumi, il nostro core business era la vendita della carne fresca alle macellerie e dei prodotti carnei all’industria che all’epoca si stava sviluppando. A fine anni Novanta il settore della macellazione si è trovato di fronte a un bivio e le opzioni erano sostanzialmente due: puntare su una crescita dimensionale e aumentare i volumi oppure intraprendere il percorso della spazializzazione. Abbiamo quindi pensato che la strada migliore fosse valorizzare al meglio la nostra materia prima”. 

Da qui la strada del bio?

Valorizzare il nostro prodotto comunicandone una visione etica

“Sì, in parte nata per caso, grazie a un allevatore locale, pioniere del biologico. Io entravo in azienda proprio in quegli anni e sono rimasta affascinata dall’idea di poter valorizzare il nostro prodotto comunicandone una visione etica, uno stile di vita vero e proprio, che partiva dal modello di allevamento fino al prodotto finito. È stato anche un modo per differenziarci e dire qualcosa di diverso nel panorama dei salumi. Siamo sempre stati allevatori e abbiamo abbracciato con convinzione la filosofia organic, affrontando naturalmente le sfide in un terreno all’epoca molto poco praticato. Abbiamo dovuto ragionare non solo in termini di mangime biologico, ma anche nel rapporto fra numero di capi e disponibilità di terreno. Non è stato sempre facile, ma ci abbiamo creduto”.

Qual è stata la prima sfida?

“Non esisteva di fatto un mercato dei salumi bio. Anzi, le prime volte quando presentavo il prodotto mi domandavano se i salumi fossero di carne. Sembra impossibile, ma è così”.

Chi è stato il vostro primo cliente?

“Un acquirente tedesco. Era il 1996 ed eravamo al Sana di Bologna, la fiera dedicata al biologico. La Germania all’epoca aveva un mercato già abbastanza sviluppato di prodotti a base di carne bio, in Italia invece no. Successivamente arrivò il gruppo NaturaSì. Entrambi sono ancora nostri clienti dopo 30 anni”.

Come è cambiato il mercato del biologico?

Gli aspetti organolettici e del gusto sono diventati prioritari

“I primi tempi la questione per così dire ideologica era predominante. E così era pressoché indifferente o quasi la ricerca della bontà rispetto al fattore biologico. Nel tempo la prospettiva è cambiata, anche per l’ingresso nel mondo del biologico dei player industriali. Oggi quindi gli aspetti organolettici e del gusto sono per noi diventati prioritari, insieme agli aspetti etici, ancor più del fronte bio. Vogliamo, quindi, comunicare qualcosa di più rispetto al concetto di biologico”.

Le è mai capitato il fenomeno contrario, cioè un pregiudizio nei confronti del bio?

“Sì, a volte anche la parola bio è un deterrente verso i consumatori più scettici verso tale visione dell’alimentazione. Ma accade facilmente anche il contrario, cioè che chi si approccia al mondo organic con un po’ di diffidenza, poi scopre che biologico e buono possono andare a braccetto. C’è anche chi considera il bio come un valore di natura etica, ambientale, sociale, ma non sempre è disposto a pagare qualcosa in più”.

Come gestite l’approvvigionamento dei maiali biologici?

“Abbiamo un nostro allevamento e ritiriamo complessivamente circa 15mila capi, con gli ingrassi dei suini collocati mediamente nel raggio di 15-20 chilometri e in alcune zone dell’Emilia-Romagna. L’intera produzione bio viene dai nostri allevamenti”. 

Come mai secondo lei il biologico è poco diffuso nella carne?

Il convenzionale si dovrà avvicinare ai parametri del Biologico

“Il consumatore vede la carne come non salutare e la carne di maiale viene erroneamente considerata meno salutare rispetto a pollo, tacchino o carne bianca. Sono visioni superate dalla ricerca scientifica, perché ormai il suino ha caratteristiche qualitative nutrizionali simili e molto vicine alla carne bianca”.

Come immagina la filiera suinicola biologica (e non solo) in Italia nei prossimi cinque anni?

“Credo che anche il convenzionale si dovrà avvicinare ai parametri del biologico. Non sarà immediato, soprattutto sui grandi numeri, ma vi sarà molta più attenzione alla sostenibilità. Personalmente, mi piacerebbe convincere chi non mangia la carne a provare i nostri prodotti”. 

Il Commento: Consumi tiepidi ma prospettive stabili all’orizzonte [Roberto Pini, Gruppo Pini]
28 Aprile 2025

Roberto Pini, Amministratore unico del Gruppo Pini

Parla di “situazione incerta per il mercato dei suini”, Roberto Pini, Amministratore Unico del Gruppo Pini, e divide il calendario in una prima fase, fino al ponte lungo del Primo Maggio e una seconda dove si tornerà ad una sorta di normalità dopo il periodo delle festività in fila di Pasqua, 25 aprile e, appunto, Primo Maggio.

“Oggi i Consumi non sono entusiasmanti – osserva Pini -, la situazione è incerta e i Prezzi delle carni suine sono aumentati, principalmente per i tagli da macelleria legati alle festività. Questo significa che non siamo di fronte ad aumenti strutturali, ma connessi ai ponti festivi”.

La prova del nove sarà una volta terminato il weekend lungo che si chiuderà il prossimo 4 Maggio. “Vedremo allora quale sarà la richiesta dei tagli legati all’industria, ai salumifici e ai prosciuttifici e quale sarà l’offerta”, preconizza.

Troppo complesso sbilanciarsi, anche se Pini ad oggi prevede per i Macelli “una situazione tutto sommato stabile, con l’andamento dei consumi che andrà effettivamente a influenzare le dinamiche di mercato”. Vale per la Carne Fresca, naturalmente, ma anche per le cosce. “I prezzi di queste ultime hanno segnato un ribasso, ma dovremo capire come andranno le prossime settimane, quale sarà il numero reale dei maiali macellati, perché se in estate la macellazione si posizionerà su ritmi scarsi, allora anche le cosce torneranno ad aumentare di prezzo”, dice Roberto Pini.

L’estate sarà anche il banco di prova della Peste Suina Africana. “Il Commissario ha impartito una svolta e portato buoni risultati di contrasto – commenta l’amministratore unico del Gruppo Pini – ma si è visto che l’estate rappresenta un momento particolarmente delicato per la diffusione della malattia”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Il Commento: Un 2025 diverso, ma ancora premiante per chi produce [Montanari, AIA]
22 Aprile 2025

Massimo Montanari – Direttore Mercato Carni Suine di AIA Spa
Massimo Montanari – Direttore Mercato Carni Suine di AIA Spa

Le dinamiche di mercato sul vivo sono indubbiamente diverse rispetto al 2024, ma potrebbero dare risultati simili nel corso dell’anno, portando cioè a risultati soddisfacenti per la parte allevatoriale e prezzi medi relativamente elevati, anche se inferiori se confrontati con l’anno scorso, che fu una fila di record per i suini grassi da macello.

Legge così i primi mesi del 2025 Massimo Montanari, Direttore Mercato Carni Suine di AIA Spa.

“Il 2024 – ricorda Montanari – partì con valori di poco sopra i 2 euro al chilogrammo calando e risalendo a circa 2,10 euro a Pasqua. Successivamente, dopo un fisiologico ribasso, i prezzi ripartirono, mettendo a segno nel secondo semestre dei valori molto alti, tanto che il prezzo massimo si è attestato a 2,38 nella settimana 42, generando una media annuale di € 2,108, leggermente inferiore al 2023, quando raggiunse la media di 2,19 euro”.

Il 2025 ha evidenziato dinamiche differenti. “Partiti a inizio anno sopra i 2 euro al chilo, dopo che da Ottobre il prezzo era in fase discendente – dice Montanaru – vi è stata sul mercato una progressione del calo per arrivare a 1,765 euro al chilogrammo alla settimana 11, che significa un differenziale di 33 centesimi al chilo sullo stesso periodo del 2024. Anche oggi, dopo alcune settimane di risalita, i prezzi dei grassi da macello sono più bassi di circa una ventina di centesimi rispetto all’anno scorso”.
Le differenze non si esauriscono. “Dopo la Pasqua 2024 i prezzi ebbero un assestamento ribassista, che probabilmente quest’anno non vedremo e, anzi, nell’arco di un mese, potremmo superare quotazioni di 2 euro al chilogrammo – aggiunge -,  non c’è una grande disponibilità di animali e non mancano incognite di tipo sanitario, dalla Prrs alla Psa, con quest’ultima che d’estate ha mostrato una maggiore facilità di propagazione, anche se si tratta di un’analisi di tipo empirico e non statistico, che potrebbe pertanto non verificarsi quest’anno”.

Resta di fondo un sostanziale ottimismo e la prospettiva di prezzi dei maiali destinati a collocarsi nella media dell’anno su uno scalino inferiore rispetto al 2024, ma sempre su quotazioni elevate e soddisfacenti per i produttori. Qualche incognita potrebbero darla i consumi dopo il Primo Maggio, periodo dove la richiesta si concentra su tagli da grigliata. “Le cosce, invece, nonostante i timori di una scarsa disponibilità, secondo il trend attuale della domanda si stanno rivelando in linea con la richiesta – commenta Montanari -. La domanda di stagionato non è brillante e questa situazione comincia a pesare sui bilanci dei prosciuttifici”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Export record per i Salumi italiani e nuove opportunità oltre a Usa
14 Aprile 2025

Di: Marika De Vincenzi

Export record di Salumi per l’Italia nel 2024 con 226.000 tonnellate, il 13,2% in più sul 2023. È l’incoronazione del Made in Italy, in grado di affermarsi anche nei mercati più competitivi.
Francia, Germania, Stati Uniti e Regno Unito sono i principali acquirenti, ma il panorama globale offre altri mercati da esplorare, soprattutto in un contesto internazionale in continua evoluzione.

Gli Stati Uniti si confermano il terzo mercato per i salumi italiani, con 20.300 tonnellate importate nel 2024 (+19,7% tendenziale). Tra i prodotti più apprezzati dai consumatori americani i Prosciutti Stagionati e Speck (12.600 tonnellate, +5,6% tendenziale), Salsicce e Salami (4.600 tonnellate, +89%), Prosciutto Cotto (1.100 tonnellate, +17,3%). Resta l’incognita dazi: annunciati, confermati e ora sospesi per 90 giorni dalla Casa Bianca. Diplomazie al lavoro, poi si vedrà.

Il mercato dei salumi italiani cresce praticamente ovunque. Nella categoria dei Prosciutti stagionati, speck e culatelli l’export in Europa tocca quota 48.864 tonnellate (+9,1% sul 2023), il Canada vola a 1.438 tonnellate (+34,8%). Disco verde anche per le performance di Salsicce e salami, con l’Europa a 34.500 tonnellate (+11,5%), il Regno Unito a 7.314 tonnellate (+11%). Destinazioni quali Regno Unito, Messico, Canada, Giappone, Hong Kong, Serbia e Corea del Sud – pur non essendo tra i principali acquirenti
dall’Italia – costituiscono opportunità strategiche da considerare.

Boom di Export anche per il Prosciutto Cotto con l’Europa che incrementa l’import dall’Italia del 19% a 25.900 tonnellate, il Regno Unito che sale a 2.000 tonnellate (+8,2%). Opportunità per i salumi Made in Italy potrebbero derivare dai mercati asiatici (Hong Kong, Giappone Corea del Sud), e del Nord America, con Messico e Canada che potrebbero unirsi ai risultati lusinghieri degli USA.

Il 2025 potrebbe quindi prolungare la striscia positiva dell’export italiani di salumi, grazie a un biglietto da visita che contempla qualità, flessibilità e reputazione fra i propri punti di forza. E con lo spettro dei dazi americani, investire in nuove rotte commerciali potrebbe garantire stabilità sul lungo periodo.

TESEO.clal.it – Esportazioni Italiane di Salumi
TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Dazi USA e oltre: nuove rotte globali per l’export Europeo di Carni Suine
7 Aprile 2025

Di: Marika De Vincenzi

Con meno di 58mila tonnellate di Carni Suine fresche, refrigerate o congelate inviate nel corso del 2024, gli Stati Uniti rappresentano il 3% dei volumi esportati dall’Unione Europea, molto distanti rispetto alle quote di mercato rappresentate da Cina, Regno Unito e Sud Est Asiatico.
Con riferimento, invece, ai Salumi, gli Usa sono la seconda metà dell’export UE dopo il Regno Unito (ma restano molto lontani in quantità: 35.726 tonnellate verso gli Usa contro 376.264 tonnellate dall’Ue verso il Regno Unito).

I dazi imposti unilateralmente dalla Casa Bianca, tuttavia, rappresentano un ostacolo alle vendite perché potrebbero innescare degli aumenti dei prezzi al consumo per i cittadini americani, favorire gli acquisti di prodotti alternativi o di proteine a minore costo, innescare fenomeni di concorrenza sleale o di sounding, che metterebbero a rischio in particolare i salumi Dop e Igp, anche italiani.

In attesa che si dipanino le nubi all’orizzonte, il settore delle carni suine e dei salumi dell’Ue dovrebbe comunque esplorare rotte commerciali alternative. I principali mercati di destinazione per le Carni Suine Fresche e Refrigerate della UE-27, in termini di valore, sono: Giappone (1,2 miliardi €), Regno Unito (1,1 miliardi €), Cina (1 miliardo €), Corea del Sud (0,7 miliardi €) e Filippine (0,4 miliardi €). Spagna e Danimarca, in particolare, hanno un buon indice di penetrazione sui mercati giapponese e coreano.

Il Regno Unito è un mercato di riferimento per la Polonia e l’Olanda: un’eventuale instabilità negli scambi con gli USA potrebbe portare Londra a rivolgersi ancora di più ai fornitori europei. La Cina è già un grande acquirente per la UE, in particolare dalla Spagna e dall’Olanda: tali rapporti potrebbero consolidarsi ulteriormente, qualora le tensioni fra Usa e Cina dovessero spingere Pechino a ridurre l’import da Washington come rappresaglia ai dazi, che hanno colpito anche l’ex Celeste Impero, addirittura in maniera superiore.

Il Messico potrebbe rivelarsi un’opportunità: con l’accordo commerciale UE-Messico, i produttori europei potrebbero espandersi qualora il Paese decidesse di ridurre la dipendenza dalle importazioni Usa. Ma l’Unione europea potrebbe puntare anche sulle Filippine, che già rappresentano in quantità il 7% dell’export europeo.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Il Commento: Prospettive di mercato in crescita per la Suinicoltura [Valentino Lavarini, Salumificio Valpolicella]
31 Marzo 2025

Valentino Lavarini – Salumificio Valpolicella

Dopo un 2024 che è stato particolarmente soddisfacente, anche il 2025 si profila un anno positivo, salvo naturalmente rovesciamenti di fronte repentini o non prevedibili. Così la pensa Valentino Lavarini, produttore di Bergantino (Rovigo) con allevamento a ciclo chiuso e siti produttivi a Soliera (Modena), Novellara (Reggio Emilia) e in provincia di Mantova.

La famiglia è proprietaria del “Salumificio Valpolicella” di San Pietro in Cariano, che produce salumi di qualità destinati prevalentemente ai negozi di prossimità e all’Horeca.

“Il 2025 speriamo sia un anno buono – afferma Lavarini –. Abbiamo già percepito segnali di crescita sia sul mercato italiano che all’estero e ritengo che si manterrà su valori comunque interessanti anche nelle prossime settimane”.

Le prospettive dovrebbero essere buone anche per il periodo compreso fra Luglio e Ottobre, alla luce di una possibile carenza di maiali, visto il rallentamento delle nascite.

Impossibile, però, mettere la mano sul fuoco. “Bisognerà vedere come evolveranno altri fattori, che possono imprimere svolte inattese – prosegue Lavarini -. Da tre anni dobbiamo fare i conti con l’incognita della Psa, con i colleghi produttori confinati nella cosiddetta ‘zona 3’ di restrizione che hanno venduto i suini a 1,10-1,15 euro al chilogrammo. Noi allevatori abbiamo adottato tutte le misure di biosicurezza, ma resta il fatto che è particolarmente difficile difendersi dagli animali selvatici”.

Altro elemento di insicurezza, dice Lavarini, “è dato dal rischio Afta Epizootica, che dopo aver colpito in Ungheria e in Germania è arrivata alle porte dell’Austria. E i nuovi ceppi di Prrs stanno creando problemi”. A tutto ciò si aggiunge la variabile legata ai consumi, che in base agli esiti possono influire sui listini di mercato.

Uno scenario non completamente sereno, ma che per ora non sta incidendo negativamente sulle quotazioni dei suini. Un 2025 in linea con l’anno precedente anche per un altro aspetto: gli accordi di filiera. “Sono sempre difficili nel nostro settore e ritengo che anche nel prossimo futuro sarà complicato mettere insieme i diversi soggetti”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Il Commento: Il mercato suinicolo riparte… [Lorenzo Levoni, Alcar Uno]
24 Marzo 2025

Lorenzo Levoni – Amministratore Delegato Alcar Uno

“Il Mercato Suinicolo europeo mostra segnali di ripresa dopo un inizio anno caratterizzato da consumi altalenanti e prezzi in calo. A Gennaio e Febbraio – sintetizza Lorenzo Levoni, Amministratore Delegato dell’azienda modenese Alcar Uno – abbiamo assistito a un’offerta abbondante sia dall’estero che dall’Italia, unita a una domanda debole, con la conseguenza che i prezzi sono diminuiti, arrivando a circa 1,75 euro al chilo in Italia”.

Una tendenza che nelle ultime settimane si è invertita. “La domanda di Salumi e Carne Fresca sta gradualmente riprendendo, mentre le scorte di suini provenienti dall’estero si stanno esaurendo. Inoltre, i mercati stanno registrando un aumento dei prezzi del vivo in Spagna, Olanda e Belgio, con previsioni di ulteriori rialzi in Germania a partire dalla prossima settimana”. E potrebbe essere un rialzo dei listini tedeschi a innescare la ripartenza per le prossime settimane.

L’Italia, secondo Levoni, “dovrebbe beneficiare della riduzione dell’offerta estera e del conseguente aumento dei prezzi”. Alcuni fattori sembrano indicare appunto un contesto positivo, dall’incremento dei prezzi della Carne Bovina alla ridotta disponibilità di Pollame a causa di focolai di Aviaria che hanno comportato abbattimento di capi, fino a un calendario che – se adeguatamente assistito dal meteo – potrebbe rappresentare un boost per i consumi di carne suina, con Pasquetta, 25 aprile e 1° maggio ravvicinati e tradizionali momenti per grigliare.

Quanto al mercato del Suinetto, rileva Lorenzo Levoni, “in queste ultime settimane il mercato è in tensione in tutta Europa, con una forte domanda che sta spingendo al rialzo i prezzi. Di conseguenza, si prevede un aumento dei costi per gli allevatori nei prossimi mesi, bilanciato però da uno scenario delle quotazioni che potrebbe tornare a sorridere ai produttori”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Il Commento: Ripartire con Strategie Condivise [Giuseppe Villani, Villani Spa e Prosciutto San Daniele]
17 Marzo 2025

Giuseppe Villani – Amministratore Delegato della Villani Spa e Presidente del Consorzio del Prosciutto di San Daniele

Il 2025? “Potrebbe essere un anno di transizione per la suinicoltura, con un’offerta di maiali superiore alla domanda di macellazione e prezzi che potrebbero assestarsi al ribasso. È necessario arrivare a raggiungere un accordo di filiera, in modo da garantire equilibrio a tutti i soggetti coinvolti nella catena di approvvigionamento, definire strategie condivise e rilanciare il settore delle Dop e dei Prosciutti a denominazione di origine protetta, che in questi ultimi due anni hanno sofferto”.

Parola di Giuseppe Villani, amministratore delegato della Villani Spa di Castelnuovo Rangone (Modena), già Presidente del Consorzio del Prosciutto di San Daniele DOP. E se la missione è difendere la suinicoltura e i prodotti Dop, per Villani “il futuro è incerto e non è escluso che diverse tipologie di prodotti si ritrovino a convivere con le Dop, in un ventaglio di possibilità”. Fino a Luglio o Agosto, molto probabilmente si riuscirà a raggiungere un equilibrio.

Quello che è certo è che “i Macellatori e gli Stagionatori di Prosciutti non saranno in grado di sostenere ulteriormente prezzi elevati della coscia e un ridimensionamento dei listini, magari con i suini da macello che si stabilizzano su valori di 1,60-1,70 euro al chilogrammo e con le cosce che si stabilizzano intorno a 5,50 euro al chilo, potrebbero ridare ossigeno alla filiera, a patto che anche la GDO riconosca i valori di mercato”.

L’importante, prosegue Villani, “è continuare a valorizzare la peculiarità della suinicoltura italiana, altrimenti si rischia un appiattimento dei valori tra produttori italiani ed esteri, con l’Italia che difficilmente riuscirà a competere sul piano dei prezzi”.

La filiera deve ripartire da accordi concreti e obiettivi condivisi, senza rapporti di forza o prevaricazioni, ma operando sulla stessa lunghezza d’onda. “Accordi positivi li stiamo vedendo già oggi in concreto, dobbiamo continuare a ispirarci a modelli efficaci e perseguire intese costruttive”, incalza Villani. Perché due anni di incertezze hanno lasciato strascichi e chiusure ed è necessario ripartire.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

I dazi USA verso la Cina: un’opportunità per l’Europa?
10 Marzo 2025

Di: Marika De Vincenzi

Con l’intensificarsi dei dazi imposti dagli Stati Uniti sulla Cina, potrebbe aprirsi un varco per incrementare le esportazioni europee di Carne Suina e Bovina? In un clima di incertezza globale, l’ipotesi non è da escludere a priori.

Sebbene i principali fornitori, come il Brasile, continuino a giocare un ruolo significativo nel soddisfare la domanda cinese, anche grazie a una competitività sul piano dei prezzi, l’Unione Europea potrebbe beneficiare di un vantaggio competitivo legato alla qualità superiore e agli elevati standard di sicurezza alimentare dei suoi prodotti. Un aspetto per nulla trascurabile, anzi.

In un mercato sempre più attento agli aspetti legati alla salute e alla sicurezza alimentare, la carne europea potrebbe risultare preferita per le sue certificazioni e il rigoroso controllo delle normative sanitarie. Inoltre, gli accordi commerciali tra l’UE e la Cina potrebbero ulteriormente facilitare l’accesso al mercato cinese, incentivando una crescita delle esportazioni.

In questo contesto geopolitico in evoluzione, l’Europa ha l’opportunità di capitalizzare i vantaggi legati alla reputazione e alla qualità dei suoi prodotti, guadagnando quota nel mercato della carne suina e bovina in Cina. A patto, però, che i piani di rilancio dell’economia che Xi Jinping si appresta a varare possano esprimere la loro efficacia, facendo ripartire il gigante cinese.