India: verso nuovi record per Frumento e Riso
20 Giugno 2025

Di: Elisa Donegatti

L’India si appresta a registrare nuovi record nella produzione di Frumento e Riso per la campagna 2025-26, rafforzando la propria posizione di attore strategico nel sistema agroalimentare globale. Con oltre 1,4 miliardi di abitanti, lIndia è il terzo produttore mondiale di Frumento ed il primo produttore ed esportatore di Riso, con una presenza dominante nei mercati asiatici e africani.

La produzione di Frumento prevista è di 117,5 milioni di tonnellate (+4% su base annua), coltivata su 32,9 milioni di ettari (+3,4%) con una resa stabile di 3,57 ton/ha. L’incremento è attribuibile all’adozione di varietà resistenti al calore, a pratiche colturali ottimizzate (tempistiche di semina, irrigazioni regolari) e a condizioni climatiche favorevoli. Le politiche pubbliche, in particolare l’aumento del prezzo minimo garantito (MSP), hanno incentivato gli agricoltori ad ampliare le superfici coltivate. Il consumo domestico è in crescita (113 milioni di tonnellate, rispetto ai 108,8 mio ton del 2024-25), mentre l’export è limitato da dazi al 40%, misura volta a garantire l’autosufficienza nazionale e contenere l’inflazione. Gli Stock finali sono previsti in crescita del +37,6%, infatti il governo mira ad estendere la capacità nazionale di stoccaggio, con un incremento per il Frumento da 2,8 a 9 milioni di tonnellate nei prossimi tre anni.

Anche la produzione di Riso dovrebbe segnare un nuovo record, attestandosi a 151 milioni di tonnellate, grazie a rese elevate, favorite da un monsone regolare e dalla riconversione di superfici precedentemente destinate al cotone. Il consumo interno è previsto a 126,5 mio ton, mentre le esportazioni dovrebbero raggiungere i 25 mio ton, trainate dalla domanda nei segmenti del riso comune, basmati e riso rotto.

L’India consolida strutturalmente il proprio settore cerealicolo grazie a innovazione e politiche di sostegno stabili, rafforzando al contempo la propria centralità nei mercati globali. In un contesto di volatilità e instabilità climatica, si conferma attore stabilizzatore e fornitore strategico per i Paesi importatori a basso reddito.

Teseo.clal.it – India: Stock Finali di Frumento
TESEO.Clal.it – India: Produzioni di Riso

Carne suina brasiliana: leadership globale tra competitività e sostenibilità
16 Giugno 2025

Di: Marika De Vincenzi

Il Brasile si conferma uno dei principali protagonisti nel mercato globale della Carne Suina, grazie a una disponibilità interna in continua crescita e a un tasso di autosufficienza passato dal 127,6% nel 2019 al 153,2% nel 2025. Questo significa che il Paese non solo soddisfa ampiamente la domanda interna, ma produce molto più di quanto consuma, consolidando la sua posizione tra i maggiori esportatori mondiali.

Nei primi cinque mesi del 2025, le esportazioni brasiliane di Carne Suina sono aumentate del 17% rispetto allo stesso periodo del 2024, un risultato trainato da molteplici fattori economici e di mercato.
In primis, la valuta debole rende la carne brasiliana più conveniente sui mercati internazionali, migliorando la competitività del prodotto. Parallelamente, i prezzi delle materie prime per l’alimentazione degli animali, come mais e soia, sono stabili o in diminuzione, riducendo i costi di produzione e aumentando i margini di guadagno per gli Allevatori.

Sul fronte della domanda, mercati strategici in Asia, come Filippine, Cina, Hong Kong e Giappone, insieme a Paesi come Cile e Singapore, hanno incrementato significativamente le importazioni di carne suina brasiliana. In particolare, le Filippine hanno aumentato le loro importazioni del 95,2% nei primi cinque mesi del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024, a fronte di un calo della loro autosufficienza dal 87,9% nel 2009 al 61,6% nel 2025, causato dai focolai di Peste Suina Africana (PSA) che hanno ridotto drasticamente la produzione interna.

La forte domanda estera sostiene inoltre i prezzi domestici brasiliani, incentivando ulteriormente i produttori a incrementare la produzione destinata all’export.
Infine, il Brasile ha investito in modo significativo nelle infrastrutture sanitarie, nella tracciabilità e negli standard di qualità, con l’obiettivo di migliorare l’affidabilità delle esportazioni e facilitare l’accesso ai mercati esteri. Tuttavia, la piena conformità a talune normative, come l’EUDR, resta una sfida aperta, soprattutto per quanto riguarda l’impatto ambientale della produzione di mais e soia nelle aree soggette a deforestazione.

TESEO.clal.it – Brasile: esportazioni di Carni Suine
TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Mais e Soia USA: una dinamica favorevole per gli Operatori Europei
13 Giugno 2025

Di: Elisa Donegatti

I prezzi all’origine del Mais e della Soia negli Stati Uniti, pubblicati da USDA, ed aggiornati al 11 Giugno 2025, evidenziano una dinamica favorevole per gli Operatori europei. I prezzi, espressi in dollari per tonnellata, risultano oggi inferiori rispetto ai livelli di un anno fa. Inoltre, grazie al rafforzamento dell’euro rispetto al dollaro, il costo finale in valuta europea è oggi più contenuto.

Il prezzo medio del Mais si attesta a 168,9 $/ton, che, al tasso di cambio corrente di 1 EUR = 1,143 USD, corrisponde a 147,8 €/ton. Il prezzo medio della Soia è pari a 376,6 $/ton, equivalenti a 329,5 €/ton

L’euro si è rafforzato nei confronti del dollaro, con il cambio passato da 1,076 a 1,143 USD per 1 euro nell’arco di un anno. Questo ha reso gli acquisti in euro meno onerosi. Inoltre la riduzione dei prezzi all’origine in dollari ha contribuito a contenere i costi, determinando un calo complessivo del prezzo in euro.

Dopo i picchi registrati nel 2022, in seguito alla crisi energetica e ai conflitti geopolitici, i prezzi di Mais e Soia hanno mostrato un trend discendente, con lievi rimbalzi stagionali, ma con una tendenza generale alla stabilizzazione. Il tasso di cambio EUR/USD, che aveva toccato minimi intorno a 1,02 nella seconda metà del 2022, ha mostrato un progressivo rafforzamento della valuta europea nel biennio successivo.

In un mercato instabile, l’equilibrio tra quotazioni internazionali e tasso di cambio resta centrale per gli operatori europei. Il costo delle materie prime dipende da entrambi i fattori: monitorarli insieme è essenziale per ottimizzare le strategie di approvvigionamento.

TESEO.clal.it – Cambio Euro-Dollaro per Mais e Soia

Acqua di abbeverata: fattore chiave nella gestione degli allevamenti
12 Giugno 2025

L’acqua, anche se non sembra, è l’elemento fondamentale per garantire la salute ed assicurare il potenziale produttivo dell’allevamento. Costituisce circa l’87% del latte e dal 60% al 70% del corpo animale. L’acqua è necessaria per mantenere i fluidi corporei ed il corretto equilibrio salino, per digerire, assorbire e metabolizzare i nutrienti, per eliminare i materiali di scarto ed il calore in eccesso dal corpo.

Una scarsità d’acqua riduce produzione e benessere del bestiame

Una scarsità d’acqua riduce la frequenza respiratoria e la contrattilità del rumine; induce prostrazione ed irrequietezza; causa una minore produzione di latte ed un calo di peso corporeo. La bovina perde acqua attraverso le urine, le feci, l’evaporazione, la sudorazione e, soprattutto, il latte. In linea generale si calcola che una vacca abbia bisogno di 3-4 litri d’acqua per ogni litro di latte prodotto, oppure di circa 18 litri per ogni 100 kg di peso corporeo. Quando gli animali soffrono di stress da caldo, il consumo di acqua aumenta notevolmente raggiungendo punte ben superiori ai 200 litri. L’abbeverata è generalmente associata ai pasti od alla mungitura e la velocità di assunzione varia da 4 a 15 litri al minuto.

Comunque, il fabbisogno idrico dell’animale è influenzato dalla temperatura ambientale, dal peso e dalla fase di produzione. Dato che l’acqua di abbeverata rappresenta all’incirca l’80% dei bisogni ed il resto proviene dagli alimenti, è indispensabile che sia potabile di buona qualità.

Acqua di qualità assicura funzioni vitali corrette e previene rischi sanitari

È importante far controllare periodicamente l’acqua per verificare la presenza di nitrati, solfati, batteri, alghe. I nitrati sono molto preoccupanti e la loro presenza nell’acqua, di falda o superficiale, può derivare da fertilizzanti, materiale fecale, residui delle colture, rifiuti industriali. L’avvelenamento da nitrati deriva dalla riduzione batterica nel rumine del nitrato a nitrito, che poi viene assorbito nel sangue e diminuisce la capacità di trasporto dell’ossigeno. Occorre stabilire la quantità di nitrati presenti anche negli alimenti oltre che nell’acqua per verificare che il loro apporto totale non superi i limiti raccomandati scongiurando rischi di avvelenamento che si manifestano con respirazione difficile e rapida, tremori muscolari, diarrea, fino a collasso e morte. I solfati in alte concentrazioni, soprattutto di sodio, producono un effetto lassativo nel bestiame. Batteri coliformi ed altri microrganismi possono contaminare i pozzi ma soprattutto gli abbeveratoi, esponendo il bestiame ad organismi patogeni e, quindi, aumentando il potenziale di malattia.

Anche le alghe blu-verdi che crescono in acque stagnanti possono essere tossiche per il bestiame. In questo caso i segni di avvelenamento sono diarrea, mancanza di coordinazione, respirazione affannosa, convulsioni. Le temperature calde e la luce del sole possono provocare una rapida crescita delle alghe anche nelle cisterne, che pertanto andranno mantenute sempre perfettamente pulite, così come gli abbeveratoi.

Una corretta gestione delle risorse idriche è indispensabile per le performance dell’allevamento, soprattutto nei sempre più frequenti periodi caldi e siccitosi.

Fonte: eDairyNews

Una filiera equa per valorizzare l’Allevamento Bovino
10 Giugno 2025

Di: Marika De Vincenzi

È sostenibile il mercato della Carne Bovina?
Le analisi di Teseo sul payout relativo alla fase che va dal ristallo fino al vitellone adulto di razza Limousine (esclusi eventuali premi e Iva) stimano un costo di produzione in aumento nei prossimi mesi, partendo dall’attuale costo di ristallo che per il vitello da ristallo del peso di 350 chilogrammo il prezzo in Camera di Commercio di Modena si aggira su 6,17 euro al chilogrammo.

Calcolando il costo dell’alimentazione per i sei mesi di ingrasso (mantenendo le quotazioni delle materie prime per l’alimentazione invariate), il costo stimato di produzione del bovino da macello salirebbe a 4,84 €/kg, un valore superiore alle attuali quotazioni di mercato (4,56 €/kg la media in Camera di Commercio a Modena nelle prime due settimane di Giugno).

La prospettiva di lavorare al di sotto dei costi di produzione potrebbe spingere gli allevatori a non ristallare, facendo perdere così ulteriore terreno all’Italia in termini di autoapprovvigionamento. Sarebbe al contrario auspicabile individuare soluzioni lungo la filiera per garantire ai produttori margini di guadagno positivi, così da permettere agli allevatori di produrre non in deficit.

TESEO.clal.it – Prezzi delle Carni Bovine
TESEO.clal.it – Payout da bovino da ristallo a vitellone adulto

Suino pesante e salumeria DOP: l’unicità italiana [Il Commento di Sergio Visini, Suinicoltore]
9 Giugno 2025

Sergio Visini – Suinicoltore

Per Sergio Visini, allevatore con una produzione di suini a ciclo chiuso innovativa e sostenibile tra Verona e Mantova, i punti di forza della suinicoltura italiana sono chiari: una produzione unica al mondo con suini allevati fino a 170-180 chilogrammi, una vocazione alla salumeria di alta qualità, un legame profondo con il territorio che rappresenta un biglietto da visita particolarmente apprezzato all’estero. Eppure, non si riesce a mettere a terra politiche di filiera coese.

“Siamo in una fase di transizione verso un modello di filiera più integrato, con obiettivi strategici chiari e centrato sulla salumeria, l’unica categoria merceologica che, di fatto, ci distingue dal resto della produzione mondiale – spiega Visini -. Siamo gli unici allevatori al mondo a produrre il suino pesante da 170-180 chili e su questi aspetti ritengo si debbano concentrare energie, risorse e investimenti per arrivare su mercati internazionali con prodotti che riescano a conquistare anche i posizionamenti alti di gamma e i mercati maggiormente remunerativi”.

Il primo passo, per Visini, è quello del confronto fra gli operatori della catena di approvvigionamento, con i consorzi di Parma e San Daniele che dovrebbero essere il luogo fisico dove ospitare le fasi di elaborazione di progetti e strategie operative. “Bisogna puntare sull’alta qualità e sulla forza delle DOP della salumeria Made in Italy – insiste Visini – mantenendo un collegamento fedele al territorio, così da promuovere sui mercati internazionali prodotti contraddistinti da unicità, tradizione e innovazione, tutti elementi che la filiera deve valorizzare”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Agricoltori e Gen Z: una nuova narrazione della campagna
6 Giugno 2025

Posti davanti alla domanda “chi sono i migliori rappresentanti dei territori rurali?”, i giovani ventenni inglesi della cosiddetta Generazione Zeta rispondono in modo inequivocabile: gli agricoltori!

Agricoltori: i nuovi difensori della campagna

Da un sondaggio effettuato per Future Countryside, organismo fondato nel 2023 per promuovere le comunità ed i paesaggi rurali, è emerso che quasi un terzo (32%) dei giovani ritiene che gli agricoltori siano i veri paladini dei territori di campagna, molto più degli ambientalisti (12%) e dei politici (4%).

Alla domanda in cosa gli agricoltori dovrebbero impegnarsi maggiormente, i giovani hanno indicato ai primi posti l’attenzione al benessere animale (42%), la tutela ambientale (40%) e la produzione alimentare (37%), mentre aspetti quali la rinaturalizzazione (14%), l’uso di concimi e pesticidi (13%), il soddisfacimento dei consumatori (9%) risultano meno importanti.

I Giovani scoprono l’agricoltura via social

Essendo la prima generazione cresciuta interamente con Internet e dispositivi mobili, non stupisce poi che la Generazione Z tragga dall’uso dei social media la percezione della campagna. Oltre la metà (54%) degli intervistati ha affermato che piattaforme come TikTok ed Instagram hanno sollevato il loro interesse per visitare aree rurali. Le motivazioni più comuni sono il benessere mentale (36%), il contatto con la natura (34%), la possibilità di svago ed esercizio fisico (30%). Nonostante il crescente desiderio, i giovani incontrano però notevoli difficoltà quando si tratta di visitare le aree rurali. Tra queste, le più importanti sono la distanza (73%), i limiti di tempo (70%), i costi di trasporto (68%), ma anche la difficolta ad avere una connessione internet (42%).

Sebbene la Gen-Z consideri la campagna un luogo accogliente (84%) ed un patrimonio culturale e produttivo che vale la pena tutelare (83%), solo il 24% sceglierebbe di vivere in un borgo rurale, mentre il 53% preferisce la città.

Quindi le nuove generazioni hanno un legame sempre più indiretto con l’attività agricola e ne prendono conoscenza attraverso i social media. Ritengono comunque che gli agricoltori siano i rappresentanti più affidabili dei territori rurali; un aspetto, questo, da considerare con molta attenzione.

Fonte: Future Countryside

Dazi sui Fertilizzanti: l’UE cerca un nuovo equilibrio
5 Giugno 2025

Di: Elisa Donegatti

A partire dal prossimo Luglio l’Unione Europea introdurrà nuovi dazi su Fertilizzanti e Prodotti Agricoli provenienti da Russia e Bielorussia. La misura mira a colpire economicamente Mosca, riducendo le entrate che potrebbero finanziare la guerra in Ucraina, e allo stesso tempo diminuire la dipendenza dell’UE.

I dazi interesseranno complessivamente oltre cento categorie di prodotti, tra cui Zucchero, Farine, Latticini e soprattutto Fertilizzanti a base di Azoto e Urea. In quest’ultimo caso, la tariffa salirà gradualmente fino a 430 euro per tonnellata entro il 2028, rendendo i prodotti russi e bielorussi praticamente non competitivi sul mercato europeo.

La decisione ha raccolto ampio sostegno politico, ma suscita forti preoccupazioni nel mondo agricolo. Le associazioni di categoria temono un’impennata dei costi di produzione e una maggiore vulnerabilità degli agricoltori europei. Per attenuare gli effetti negativi, la Commissione ha previsto un sistema di monitoraggio dei prezzi e la possibilità di sospendere i dazi in caso di emergenza, favorendo al contempo l’importazione di Fertilizzanti da altri Paesi.

Le preoccupazioni del settore trovano fondamento nei dati più recenti: nel primo trimestre del 2025 le importazioni di Fertilizzanti da paesi terzi sono cresciute del 12,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In particolare, le importazioni dalla Russia hanno nuovamente preso forza, con un volume pari a 1.534.000 di tonnellate solo tra Gennaio e Marzo, confermando il ruolo ancora dominante di Mosca nel mercato europeo nonostante le tensioni geopolitiche. Anche gli acquisti dall’Egitto, secondo fornitore dell’UE-27 e storicamente vicino alla Federazione Russa, sono aumentati rispetto al primo trimestre del 2024. Questo incremento dell’import rappresenta un paradosso per le politiche di autonomia strategica, evidenziando quanto sia ancora radicata la dipendenza europea da alcuni fornitori extra-UE, proprio nel momento in cui si preparano barriere tariffarie che rischiano di colpire direttamente la sostenibilità economica delle aziende agricole.

Questa mossa segna un passo importante verso una maggiore autonomia strategica dell’UE, ma pone anche una sfida concreta: bilanciare le esigenze geopolitiche con la sostenibilità economica dell’agricoltura europea.

TESEO.clal.it – UE-27: Import di Fertilizzanti
TESEO.clal.it – ITALIA: Import di Fertilizzanti

Politiche per il settore Suinicolo tra gusto, culture e geografie [Il Commento di Andrea Mattioli, INALCA]
3 Giugno 2025

Andrea Mattioli – Responsabile Acquisti carni per l’Europa di INALCA

“Nel primo trimestre si sono registrati Consumi inferiori allo stesso periodo dell’anno precedente per questioni legate al calendario delle festività: lo scorso anno Pasqua cadde a Marzo, quest’anno ad Aprile, fattore che in parte sposta gli equilibri. Nel secondo trimestre del 2025 si sta manifestando un recupero legato anche ad azioni promozionali della Grande Distribuzione e a importanti attori della ristorazione moderna”.

Ad aiutare nella lettura dei dati è Andrea Mattioli, Responsabile Acquisti carni per l’Europa di INALCA, che accende i riflettori su altri aspetti: “In Italia manca una Filiera coesa con una visione condivisa tra i vari operatori del sistema suinicolo e una programmazione commerciale che tenga conto, molto banalmente, anche della dislocazione geografica della popolazione mondiale – spiega Mattioli -. Il 59% vive in Asia, l’8% in Europa, il 10-12% in America, in Oceania vive solo l’1%, mentre il restante 20% è in Africa ed è proprio qui che si riscontra il più alto tasso di crescita della popolazione al mondo. Appare sempre più importante definire politiche di mercato che tengano conto di questi elementi, senza ovviamente trascurare la vocazione ai consumi, gli aspetti religiosi e i gusti di chi abita in determinate zone”.

Sempre sul fronte della prospettiva commerciale, Mattioli confronta gli approcci dei più importanti Consorzi di Tutela. osservandone le differenze: “Parliamo indiscutibilmente di grandi DOP dell’agroalimentare italiano – riconosce –. Tuttavia, mentre i due enti consortili dei formaggi spingono per una crescita ponderata e un incremento delle vendite in Italia e all’estero, i Consorzi di Parma e San Daniele puntano a mantenere prezzi remunerativi tendendo a diminuire i volumi prodotti. I casi positivi di Grana Padano e Parmigiano Reggiano potrebbero essere presi in considerazione anche nelle produzioni della Grande Salumeria DOP per valutare ipotesi di aumenti equilibrati delle vendite a livello globale, senza escludere la possibilità di raggiungere più clienti delocalizzando alcune operazioni. La popolazione mondiale è in crescita, così come aumenta la richiesta di prodotti alimentari di qualità”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Investire nella qualità per rilanciare i salumi DOP [Il Commento di Pizzagalli, Gruppo Fumagalli]
26 Maggio 2025

Pietro Pizzagalli – Direttore Generale di Fumagalli Industria Alimentari S.p.A.

“Il mondo della salumeria DOP sta attraversando una fase molto preoccupante. La produzione di maiali destinati al circuito tutelato è diminuita, mentre i consumi sono in calo e una parte della filiera non riesce a farsi riconoscere il corretto valore del prodotto rispetto ai costi. Una situazione che deve farci riflettere sulla corretta politica di valorizzazione del prodotto”.
Parte dalla flessione dei consumi della carne suina e dei salumi Pietro Pizzagalli veterinario, direttore generale del Gruppo Fumagalli, per interrogarsi su un tema più ampio: la qualità.

“L’obiettivo per la filiera e, in particolare, per chi trasforma, deve essere l’elevata qualità, perché il Consumatore non fa sconti – dichiara Pizzagalli -. Dobbiamo fornire al Consumatore finale un’esperienza del gusto fortemente legata alla qualità, perché ci troviamo in uno scenario di mercato difficile: il suino è passato nel giro di tre anni circa a costare intorno ai 2 euro al chilogrammo, mentre prima veniva pagato intorno a 1,70 euro al chilo. L’industria e gli stagionatori hanno costi maggiori da sostenere, che tuttavia raramente sono riconosciuti dalla grande distribuzione se arretriamo sulla qualità, non veniamo scelti dallo scaffale”.

Il tema della qualità resta centrale e vale per tutti i prodotti. “Come Fumagalli stiamo puntando per differenziarci sul maiale nero della Lomellina, che ha maggiori costi, ma che è particolarmente apprezzato dai Consumatori”.

Quanto alla carne fresca, Pizzagalli precisa: “Rispetto alla carne bovina, quella di maiale si colloca ancora su una fascia di prezzo accessibile, benché sia aumentata di costo rispetto al passato. La partita si gioca sui salumi e si deve puntare sulla qualità”.

Con riferimento all’innalzamento del peso massimo della carcassa dei suini impiegati nella produzione del Prosciutto di Parma DOP da 168 a 180 kg, Pizzagalli legge la modifica positivamente: “Se si alleva nel rispetto del benessere animale, le performance produttive portano ad avere un accrescimento più rapido del maiale e una maturità delle carni che rende le cosce più idonee alle lunghe stagionature. L’eventuale maggiore grasso andrà gestito in particolare nel segmento del pre-affettato, ma dal nostro punto di vista, avendo noi una filiera integrata con l’allevamento e ponendo molta attenzione al benessere e alla qualità, si tratta di una modifica al disciplinare utile”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi