Il Commento: Consumi tiepidi ma prospettive stabili all’orizzonte [Roberto Pini, Gruppo Pini]
28 Aprile 2025

Roberto Pini, Amministratore unico del Gruppo Pini

Parla di “situazione incerta per il mercato dei suini”, Roberto Pini, Amministratore Unico del Gruppo Pini, e divide il calendario in una prima fase, fino al ponte lungo del Primo Maggio e una seconda dove si tornerà ad una sorta di normalità dopo il periodo delle festività in fila di Pasqua, 25 aprile e, appunto, Primo Maggio.

“Oggi i Consumi non sono entusiasmanti – osserva Pini -, la situazione è incerta e i Prezzi delle carni suine sono aumentati, principalmente per i tagli da macelleria legati alle festività. Questo significa che non siamo di fronte ad aumenti strutturali, ma connessi ai ponti festivi”.

La prova del nove sarà una volta terminato il weekend lungo che si chiuderà il prossimo 4 Maggio. “Vedremo allora quale sarà la richiesta dei tagli legati all’industria, ai salumifici e ai prosciuttifici e quale sarà l’offerta”, preconizza.

Troppo complesso sbilanciarsi, anche se Pini ad oggi prevede per i Macelli “una situazione tutto sommato stabile, con l’andamento dei consumi che andrà effettivamente a influenzare le dinamiche di mercato”. Vale per la Carne Fresca, naturalmente, ma anche per le cosce. “I prezzi di queste ultime hanno segnato un ribasso, ma dovremo capire come andranno le prossime settimane, quale sarà il numero reale dei maiali macellati, perché se in estate la macellazione si posizionerà su ritmi scarsi, allora anche le cosce torneranno ad aumentare di prezzo”, dice Roberto Pini.

L’estate sarà anche il banco di prova della Peste Suina Africana. “Il Commissario ha impartito una svolta e portato buoni risultati di contrasto – commenta l’amministratore unico del Gruppo Pini – ma si è visto che l’estate rappresenta un momento particolarmente delicato per la diffusione della malattia”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

USA: il 90% di Mais, Soia, Cotone è OGM
24 Aprile 2025

Nel 1973, i biochimici americani Stanley Cohen e Herbert Boyer trasferirono con successo un gene tra organismi di specie diverse, dando origine agli OGM (Organismi Geneticamente Modificati) che possiedono una nuova combinazione di materiale genetico ottenuta artificialmente.

Nel 1982 venne realizzata la prima pianta OGM, un pomodoro, mentre nel 1985 vennero autorizzate le prime coltivazioni sperimentali in pieno campo. I semi OGM vennero commercializzati nel 1996, e si diffusero rapidamente negli anni successivi. 
Secondo i dati USDA, la percentuale di ettari coltivati con Soia modificata geneticamente passò dal 17% nel 1997 al 68% nel 2001, arrivando al 94% nel 2014. Quest’anno è stato rilevato il valore maggiore, col 96% del totale coltivato.
Stessa dinamica anche per i semi di Cotone, coltura molto importante per l’agricoltura statunitense, mentre per il Mais solo nel nuovo millennio è avvenuta la diffusione generale delle coltivazioni OGM, arrivando al 90% attuale. Questo probabilmente è dovuto al successo degli ibridi che nel secolo scorso hanno rappresentato la maggiore innovazione per il miglioramento genetico.

Le colture geneticamente modificate sono classificate come tolleranti agli erbicidi (HTHerbicide Tolerant), resistenti agli insetti (Bt Bacillus thuringiensis) o come varietà che combinano i tratti HT e Bt.
Sebbene siano stati sviluppati altri tratti di organismi geneticamente modificati, come la resistenza a virus e funghi, la resistenza alla siccità, un maggiore contenuto di proteine, olio o vitamine, quelli HT e Bt sono i più utilizzati nella produzione agricola statunitense.
Le sementi HT sono poi ampiamente diffuse anche per la produzione di erba medica, colza e barbabietola da zucchero. Le colture resistenti agli insetti, che contengono geni del batterio del suolo Bt e producono proteine con effetto insetticida, sono disponibili per il Mais dal 1996.
La superficie nazionale coltivata a Mais Bt è cresciuta da circa l’8% nel 1997 al 19% nel 2000, per poi salire all’86% nel 2024. Questo aumento è imputabile all’introduzione sul mercato di nuove varietà resistenti alla diabrotica, perché prima del 2003 le varietà di mais Bt erano resistenti solo alla piralide.

Fonte: USDA

TESEO.clal.it – Bologna: prezzi della Farina di Soia NON OGM e OGM

Il Commento: Il mondo della carne bovina guarda avanti [Fulvio Fortunati]
24 Aprile 2025

Fulvio Fortunati – Amministratore di International Consulting Trading

È un quadro con diverse sfumature quello che descrive Fulvio Fortunati, Amministratore di International Consulting Trading, società di consulenza internazionale nelle Carni e nel Bestiame, descrivendo i diversi scenari internazionali.

“Se guardiamo i numeri – osserva Fortunati – comprendiamo che il bestiame da ristallo è in calo. Siamo entrati nel periodo in cui sia in Francia che in Irlanda gli animali vanno al pascolo. Minore disponibilità di bovini anche sulla rotta dell’Europa Centro Orientale, in quanto l’Afta Epizootica limita gli scambi. E proprio per questioni sanitarie e il rischio afta, la Polonia ha incrementato l’offerta di animali, cercando così di incrementare le vendite e ridurre l’alea del contagio”.

A livello di quotazioni di mercato, prosegue Fortunati, “i prezzi in Germania si mantengono su una soglia elevata, così come in Irlanda, dal momento che non c’è una grande disponibilità di carne bovina e per una richiesta pressante del Regno Unito: fenomeni che hanno innescato la corsa dei listini”.

Prezzi vivaci anche in Francia, “con un’offerta scarsa e macelli che cercano di mantenere in equilibrio domanda e offerta per evitare fiammate dei prezzi; una posizione di sostanziale stabilità che mostra analogie con l’Italia”.

Tutt’altro che semplice decifrare i trend dei prossimi mesi. “Le dinamiche attuali suggeriscono come lettura una potenziale crescita dei prezzi – precisa Fortunati -. La catena di approvvigionamento, fin dalle stalle per l’ingrasso, si trova a fronteggiare un ristallo e un ciclo di crescita più costoso, aspetti che non escludono in proiezione un ulteriore aumento dei prezzi, forse già a partire da giugno”. Sullo sfondo, un elemento di preoccupazione è rappresentato “dal potere d’acquisto dei consumatori, che non ha subìto incrementi e potrebbe portare o a un calo dei consumi di carne oppure a una riduzione degli acquisti di beni non primari a favore del cibo”.

Sarà cruciale per il mercato anche la situazione francese, dove si è stimata negli ultimi anni, “una perdita di 970.000 capi bovini tra il patrimonio da carne e da latte, con probabili tensioni future per carenza di offerta”. Listini sostenuti anche in America Latina, analizza Fortunati, “in particolare per la forte domanda cinese”. Costi di mercato elevati anche negli Stati Uniti, dove si sta per inaugurare la stagione dei barbecue, “appuntamento irrinunciabile per gli americani, fattore che dovrebbe mantenere i prezzi alti”. Una panoramica che ad oggi ci porta a dire che “non si prevedono flessioni delle mercuriali delle carni bovine a livello mondiale, salvo eventi straordinari”.

TESEO.clal.it – Prezzi delle Carni Bovine

PAC e EUDR: si punta a meno burocrazia 
23 Aprile 2025

Di: Ester Venturelli

La Commissione Europea sta attuando modifiche di semplificazione riguardanti alcuni regolamenti. 

PAC

Tra questi, sono in corso lavori per semplificare la PAC volti a ridurre la burocrazia e facilitare l’accesso ai fondi per gli agricoltori. Tra le misure previste: maggiore flessibilità nelle condizionalità ambientali (Bcaa), aumento degli aiuti forfettari, possibilità per gli Stati membri di istituire riserve di crisi nazionali e riduzione dei controlli in azienda (massimo uno all’anno). Si punta anche sull’uso di tecnologie digitali per snellire i processi e sull’alleggerimento delle regole per l’agricoltura biologica. L’adozione ufficiale del pacchetto è prevista per il 14 maggio.

EUDR

Un altro regolamento sottoposto a modifiche è l’EUDR (European Deforestation Regulation), che coinvolge le filiere di sette commodity (cacao, caffè, soia, legno, olio di palma, gomma e bestiame), stabilito per disincentivare la deforestazione anche in Paesi terzi, dove viene prodotta buona parte delle materie prime utilizzate dalle filiere europee. Il regolamento prevede che le aziende che importano uno o più prodotti inclusi nella lista presentino una certificazione del luogo d’origine, con il dettaglio dell’area di coltivazione, e una prova che la produzione non ha causato deforestazione dopo il 31 dicembre 2020. Anche in questo caso le modifiche puntano ad alleggerire la burocrazia per le aziende. Ad esempio, invece di dover presentare una richiesta ad ogni spedizione, con l’adozione delle modifiche le aziende dovranno presentarla due volte all’anno. Il regolamento entrerà in vigore per le grandi e medie aziende a partire dal 30 dicembre 2025, mentre le piccole imprese avranno una proroga al 30 giugno 2026.

Il Commento: Un 2025 diverso, ma ancora premiante per chi produce [Montanari, AIA]
22 Aprile 2025

Massimo Montanari – Direttore Mercato Carni Suine di AIA Spa
Massimo Montanari – Direttore Mercato Carni Suine di AIA Spa

Le dinamiche di mercato sul vivo sono indubbiamente diverse rispetto al 2024, ma potrebbero dare risultati simili nel corso dell’anno, portando cioè a risultati soddisfacenti per la parte allevatoriale e prezzi medi relativamente elevati, anche se inferiori se confrontati con l’anno scorso, che fu una fila di record per i suini grassi da macello.

Legge così i primi mesi del 2025 Massimo Montanari, Direttore Mercato Carni Suine di AIA Spa.

“Il 2024 – ricorda Montanari – partì con valori di poco sopra i 2 euro al chilogrammo calando e risalendo a circa 2,10 euro a Pasqua. Successivamente, dopo un fisiologico ribasso, i prezzi ripartirono, mettendo a segno nel secondo semestre dei valori molto alti, tanto che il prezzo massimo si è attestato a 2,38 nella settimana 42, generando una media annuale di € 2,108, leggermente inferiore al 2023, quando raggiunse la media di 2,19 euro”.

Il 2025 ha evidenziato dinamiche differenti. “Partiti a inizio anno sopra i 2 euro al chilo, dopo che da Ottobre il prezzo era in fase discendente – dice Montanaru – vi è stata sul mercato una progressione del calo per arrivare a 1,765 euro al chilogrammo alla settimana 11, che significa un differenziale di 33 centesimi al chilo sullo stesso periodo del 2024. Anche oggi, dopo alcune settimane di risalita, i prezzi dei grassi da macello sono più bassi di circa una ventina di centesimi rispetto all’anno scorso”.
Le differenze non si esauriscono. “Dopo la Pasqua 2024 i prezzi ebbero un assestamento ribassista, che probabilmente quest’anno non vedremo e, anzi, nell’arco di un mese, potremmo superare quotazioni di 2 euro al chilogrammo – aggiunge -,  non c’è una grande disponibilità di animali e non mancano incognite di tipo sanitario, dalla Prrs alla Psa, con quest’ultima che d’estate ha mostrato una maggiore facilità di propagazione, anche se si tratta di un’analisi di tipo empirico e non statistico, che potrebbe pertanto non verificarsi quest’anno”.

Resta di fondo un sostanziale ottimismo e la prospettiva di prezzi dei maiali destinati a collocarsi nella media dell’anno su uno scalino inferiore rispetto al 2024, ma sempre su quotazioni elevate e soddisfacenti per i produttori. Qualche incognita potrebbero darla i consumi dopo il Primo Maggio, periodo dove la richiesta si concentra su tagli da grigliata. “Le cosce, invece, nonostante i timori di una scarsa disponibilità, secondo il trend attuale della domanda si stanno rivelando in linea con la richiesta – commenta Montanari -. La domanda di stagionato non è brillante e questa situazione comincia a pesare sui bilanci dei prosciuttifici”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

USA-India: i negoziati per un accordo commerciale
17 Aprile 2025

In questo periodo di turbolenze sui dazi d’importazione, India e Stati Uniti stanno procedendo con il progetto di concludere un accordo commerciale che potrebbe arrivare ad un valore di 500 miliardi di dollari nel 2030. Questo richiederà nei prossimi mesi intensi negoziati sulla riduzione delle tariffe e di altre barriere commerciali ed entrambe le parti dovranno concordare il livello di liberalizzazione degli scambi per renderlo reciprocamente vantaggioso.

Il mercato indiano di alimenti e bevande ha un tasso di crescita annuo intorno al 10% e si prevede che nel 2028 possa raggiungere un valore di 550 miliardi di dollari, rendendolo particolarmente attraente. L’India applica dei dazi sui prodotti agricoli che ammontano in media al 39% con punte del 45% sugli oli vegetali e del 50% su mele e mais. Gli Stati Uniti ritengono che questo rappresenti una barriera commerciale da superata per riequilibrare i flussi commerciali. Infatti nel 2024, le esportazioni statunitensi di prodotti agricoli ed affini in India ammontavano a quasi 2 miliardi di dollari, mentre le esportazioni agricole indiane verso gli Stati Uniti valevano circa 5,5 miliardi di dollari.

Dato il reddito pro-capite relativamente basso, l’India sarebbe orientata a mantenere dei dazi per un’ampia gamma di prodotti agricoli ed anche per alcuni beni industriali, senza puntare alla parità tariffaria prodotto per prodotto ma riducendo il livello tariffario complessivo (medio) ad un valore molto più basso per gli Stati Uniti. Questo facilitando le importazioni di prodotti quali mandorle, mirtilli rossi, farina d’avena, pistacchi, noci.

Bisogna poi tener conto delle questioni normative. Ad esempio, gli USA sono desiderosi di esportare Soia e Mais; l’India ha bisogno di Mais per incrementare la produzione di Etanolo, ma i suoi regolamenti vietano l’Etanolo prodotto con cereali importati ed inoltre, a differenza degli USA, non ammette colture geneticamente modificate. Altri temi sul tavolo riguardano le regole generali sulle importazioni o le normative sanitarie e fitosanitarie indiane sulle importazioni di prodotti alimentari. Per i  lattiero-caseari, oltre a tariffe fino al 60% su alcuni prodotti, l’India richiede che questi provengano da animali non alimentati con farine di sangue o sottoprodotti simili.

Anche se il negoziato si presenta dunque tutt’altro che semplice, il dinamismo indiano per realizzare accordi commerciali di libero scambio con i Paesi ad economia avanzata segna la volontà di uscire da una mentalità protezionistica e di prepararsi a trattare con il mondo da una posizione autorevole.

Fonte: Reuters

TESEO.clal.it – Stati Uniti: importazioni mensili di Riso
CLAL.it – Stati Uniti: import di prodotti lattiero-caseari dall’India

Mais ed Etanolo: legame strategico
16 Aprile 2025

Di: Alberto Lancellotti

TESEO.clal.it – Mais destinato alla produzione di Etanolo negli USA

La produzione di Etanolo sta aumentando sensibilmente negli ultimi mesi, con incrementi superiori al 4%, nel semestre Novembre 2024 – Aprile 2025. Questo trend riflette anche le importanti aspettative di crescita attese sul lungo periodo per il mercato USA, che vedono la domanda di biocarburanti trainare l’espansione dell’Etanolo nel prossimo decennio.

Questa crescita ha implicazioni dirette per il settore agricolo. Negli Stati Uniti l’Etanolo, componente fondamentale del settore energetico, è prodotto principalmente attraverso la fermentazione del Mais. Il Paese si conferma come il maggiore produttore mondiale di Etanolo, grazie a un’infrastruttura ben consolidata e all’elevata offerta di Mais.

Negli ultimi 20 anni, la quota di Mais destinata alla produzione di Etanolo è passata da circa il 10% a oltre il 30%, evidenziando la crescente importanza di questo settore.

Il Mais utilizzato per la produzione di Etanolo è caratterizzato da un elevato contenuto di amido, che, una volta fermentato, garantisce un’alta resa in termini di Etanolo . Questa varietà di Mais è selezionata per la sua efficienza nella conversione in alcol, rendendo gli Stati Uniti un attore altamente competitivo nel mercato globale dei biocarburanti.

L’Etanolo svolge un ruolo cruciale come “valvola di sfogo” per l’offerta di Mais, offrendo un’opportunità di mercato per il raccolto che potrebbe non essere idoneo per il consumo umano o animale. In caso di sovrapproduzione o di danni al raccolto, come la presenza di aflatossine o problemi causati da condizioni climatiche avverse, l’industria dell’Etanolo permette agli agricoltori di destinare il Mais alla produzione di biocarburante. Questo meccanismo aiuta a bilanciare l’offerta e la domanda, riducendo gli sprechi e stabilizzando il mercato del Mais, anche in situazioni di eccessiva produzione o di difficoltà nel trovare sbocchi alternativi.

La produzione di Etanolo si concentra nelle regioni del Midwest, in particolare negli stati di Iowa, Nebraska e Illinois, che insieme costituiscono il cuore della cosiddetta Corn Belt, dove è focalizzata la produzione di Mais.

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Ma c’è anche una dimensione internazionale in gioco: gli Stati Uniti esportano grandi quantità di Etanolo, soprattutto verso Canada e Regno Unito. Tale tendenza è in significativo aumento, in particolare nell’ultimo biennio, dove ha registrato aumenti percentuali anche in doppia cifra. L’export aiuta a bilanciare il mercato, assorbendo l’eccesso di produzione e sostenendo la domanda anche quando il consumo interno rallenta.

Nell’ambito dei biocarburanti, l’Etanolo viene comunemente miscelato con la benzina per ridurre le emissioni inquinanti e migliorare l’efficienza energetica. Negli Stati Uniti, le miscele più comuni sono l’E10 (10% Etanolo e 90% benzina) e, in misura minore, l’E85 (85% Etanolo e 15% benzina).

L’andamento dei prezzi del petrolio e dell’Etanolo sono spesso correlati: un cambiamento nel prezzo del petrolio può avere un impatto diretto sul mercato dell’Etanolo e, di conseguenza, sul mercato del Mais, influenzando i costi e le dinamiche economiche del settore agricolo. In particolare, aumenti nei settori dei carburanti fossili, conducono ad una maggior domanda verso soluzioni alternative, come in particolare quelle legate al settore dei biocarburanti.

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TESEO.clal.it – USA: confronto tra i prezzi di Etanolo, Petrolio e Mais

Cambiamento climatico: il doppio impegno degli Allevatori
15 Aprile 2025

Al di là della narrativa rappresentata dai ghiacci che si sciolgono o dai violenti fenomeni meteorologici, il cambiamento climatico è un fatto sempre più evidente anche nella vita quotidiana dell’Allevatore. Metano, ossido di azoto ed anidride carbonica, sono prodotti nelle varie fasi del ciclo lattiero e contribuiscono tutti al riscaldamento globale. A preoccupare è soprattutto l’anidride carbonica, gas che ha un effetto relativamente debole sul riscaldamento ma che permane per centinaia di migliaia di anni. È però difficile accettare che l’attività produttiva di un’azienda da latte, così connessa con le risorse naturali che la circondano, sia anche problematica per l’ambiente.

Innovazione e politiche agricole: serve un’azione collettiva

La scienza afferma che, sebbene una attività meno intensiva sia in genere migliore per il benessere animale ed anche per gli ecosistemi locali, la sua impronta di carbonio per litro di latte è quasi sempre maggiore rispetto all’allevamento intensivo. Questo perché le emissioni di metano ed ossido d’azoto per vacca sono indipendenti da quanto latte produce. Pertanto, se una vacca produce più latte, le emissioni per litro diminuiscono. Anche riducendo la mortalità dei vitelli e l’incidenza delle malattie si riducono le emissioni di metano ed altri gas per litro di latte prodotto. In generale poi un allevamento intensivo sarà tanto più sostenibile quanto sarà associato a pratiche agricole conservative.

Le scelte aziendali verso l’innovazione, così come l’introduzione di nuove tecnologie per contenere le emissioni nell’allevamento, debbono essere parte di una azione collettiva di tutta la società e dunque non possono prescindere dalla pianificazione strategica delle politiche agricole a livello ampio, nazionale e sovranazionale.

Il ruolo centrale dell’Allevatore

Dunque, al di là degli stereotipi trasmessi dai mass media, il problema è reale ed ognuno deve sentirsi responsabile per un’evoluzione sostenibile delle pratiche produttive. La variazione nella quantità di gas effetto serra (GHG) in parte è un fatto naturale, ma viene senz’altro accelerata dalle attività umane. In questo, gli agricoltori hanno una doppia responsabilità: contenere le emissioni e salvaguardare l’ambiente.

Le vacche sono il bene più prezioso dell’allevatore. Se stanno bene, starà bene anche lui.

Fonte: BBC

Export record per i Salumi italiani e nuove opportunità oltre a Usa
14 Aprile 2025

Di: Marika De Vincenzi

Export record di Salumi per l’Italia nel 2024 con 226.000 tonnellate, il 13,2% in più sul 2023. È l’incoronazione del Made in Italy, in grado di affermarsi anche nei mercati più competitivi.
Francia, Germania, Stati Uniti e Regno Unito sono i principali acquirenti, ma il panorama globale offre altri mercati da esplorare, soprattutto in un contesto internazionale in continua evoluzione.

Gli Stati Uniti si confermano il terzo mercato per i salumi italiani, con 20.300 tonnellate importate nel 2024 (+19,7% tendenziale). Tra i prodotti più apprezzati dai consumatori americani i Prosciutti Stagionati e Speck (12.600 tonnellate, +5,6% tendenziale), Salsicce e Salami (4.600 tonnellate, +89%), Prosciutto Cotto (1.100 tonnellate, +17,3%). Resta l’incognita dazi: annunciati, confermati e ora sospesi per 90 giorni dalla Casa Bianca. Diplomazie al lavoro, poi si vedrà.

Il mercato dei salumi italiani cresce praticamente ovunque. Nella categoria dei Prosciutti stagionati, speck e culatelli l’export in Europa tocca quota 48.864 tonnellate (+9,1% sul 2023), il Canada vola a 1.438 tonnellate (+34,8%). Disco verde anche per le performance di Salsicce e salami, con l’Europa a 34.500 tonnellate (+11,5%), il Regno Unito a 7.314 tonnellate (+11%). Destinazioni quali Regno Unito, Messico, Canada, Giappone, Hong Kong, Serbia e Corea del Sud – pur non essendo tra i principali acquirenti
dall’Italia – costituiscono opportunità strategiche da considerare.

Boom di Export anche per il Prosciutto Cotto con l’Europa che incrementa l’import dall’Italia del 19% a 25.900 tonnellate, il Regno Unito che sale a 2.000 tonnellate (+8,2%). Opportunità per i salumi Made in Italy potrebbero derivare dai mercati asiatici (Hong Kong, Giappone Corea del Sud), e del Nord America, con Messico e Canada che potrebbero unirsi ai risultati lusinghieri degli USA.

Il 2025 potrebbe quindi prolungare la striscia positiva dell’export italiani di salumi, grazie a un biglietto da visita che contempla qualità, flessibilità e reputazione fra i propri punti di forza. E con lo spettro dei dazi americani, investire in nuove rotte commerciali potrebbe garantire stabilità sul lungo periodo.

TESEO.clal.it – Esportazioni Italiane di Salumi
TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

L’importanza del monitoraggio dei flussi agroalimentari
14 Aprile 2025

Di: Mirco De Vincenzi

Il rapporto è di 1 a 2. Anzi, ad essere precisi 1 a 2,05: nei primi mesi del 2025 con 1 chilogrammo di latte è oggi possibile acquistare 2,05 chilogrammi di alimentazione.

I prezzi contenuti di Mais e Soia, uniti alla tendenza positiva del prezzo del latte alla stalla, hanno reso l’alimentazione animale meno costosa rispetto al passato. In questo inizio d’anno le esportazioni dei principali Paesi produttori mondiali di cereali e semi oleosi evidenziano dati in crescita: gli Stati Uniti nei primi 2 mesi del 2025 hanno esportato oltre 12 milioni di tonnellate di Mais (+26% rispetto allo stesso periodo del 2024), con l’Unione Europea — in particolare la Spagna — in forte crescita tra i Paesi acquirenti.

A Marzo sono aumentate anche le esportazioni di Soia del Brasile (14,6 milioni di tonnellate, +16,5%), con un nuovo picco nelle quantità destinate alla Cina, che ha assorbito il 76% delle spedizioni mensili.

In questa fase di stallo sui dazi imposti dall’amministrazione americana, sarà fondamentale monitorare i flussi di import/export dei prodotti agroalimentari, che potrebbero approfittare del contesto per raggiungere più rapidamente i mercati di destinazione.

TESEO.clal.it – Il grafico rappresenta quanti kg di Alimento Simulato possono essere acquistati con il ricavo ottenuto dalla vendita di 1kg di latte. L’Alimento Simulato è un modello teorico di alimento che prevede esclusivamente l’impiego di mais e farina di estrazione di soia 44 (‘nazionale’); è stato assunto a modello in quanto i due ingredienti che lo compongono sono driver del prezzo di tutte le materie prime disponibili sul mercato.