L’allevamento della Nuova Zelanda era noto per le pecore da cui ottenere carne e lana. Poi si è imposto quello bovino, che ha fatto del paese oceanico il più grande esportatore mondiale di latte. Così la produzione di latte ovino, pur presente dagli anni ’70, è rimasta del tutto marginale.
Negli ultimi anni però, la pesantezza del mercato dairy ma anche notevoli problemi di sostenibilità ambientale, come ad esempio il livello di nitrati nel terreno, hanno riportato alla ribalta l’interesse per l’allevamento di pecore da latte, ma anche di capre.
Oggi in Nuova Zelanda vengono munte circa 35 mila pecore e 50 mila capre, ma i numeri e gli investimenti sono in crescita con lo scopo di ottenere polveri di latte specialmente adatte per le farine lattee infantili, da esportare verso i mercati asiatici. In altri termini, con la diversificazione da vacche a pecore o capre, si intende sfruttare una diversificazione produttiva per ottenere prodotti ad alto valore aggiunto richiesti dai mercati in diversi paesi.
Si tratta di allevamenti intensivi, con una alimentazione basata su insilati d’erba. Una stalla con tremila pecore da latte adotta una sala di mungitura a giostra di 80 posti, che permettere di mungere tutti gli animali in 3 ore, per due volte al giorno. Questo tipo di aziende sono in espansione, perché possono rispondere alla necessità di diversificare le produzioni per assicurare una stabilità all’attività agricola.
Ancora però non si parla di formaggi ovini e caprini, di cui l’Italia ed i Paesi europei restano i riferimenti assoluti.
CLAL.it – Italia: Principali Paesi Acquirenti di Pecorino e fiore sardo
Azienda Agricola Trentin Carlo Capi allevati: 150 | 80 in lattazione. Ettari coltivati 50. Destinazione del latte: Grana Padano DOP, Asiago DOP, Latte Alimentare (Latterie Vicentine).
Andrea Trentin, 35 anni, è un allevatore di Thiene (Vicenza). Alleva 150 capi, dei quali 80 in lattazione e coltiva 50 ettari, due terzi dei quali a prato stabile e un terzo a cereali, in rotazione fra mais, orzo ed erba medica.
Il latte è conferito alla cooperativa Latterie Vicentine, di cui Trentin è vicepresidente, ed è certificato per una triplice destinazione: Grana Padano, Asiago e latte alimentare di alta qualità.
Partiamo dalla cronaca: il Consorzio di tutela dell’Asiago nei giorni scorsi ha bloccato un falso su Amazon. Qual è il suo commento?
“È evidente che internet è uno strumento che tanto è utile come volano di vendita quanto è rischioso. Va monitorato e usato con estrema serietà, perché purtroppo le potenzialità sono uguali sia per chi produce che per chi froda. Ma penso che internet rimanga un’opportunità da sfruttare per vendere”.
Restiamo ancora sul Consorzio dell’Asiago: come commenta la crescita in questi anni?
“La crescita è figlia di un piano di regolamentazione dell’offerta di cui si è dotato il Consorzio, finalizzato non alla riduzione della produzione, ma alla valorizzazione del formaggio Asiago, spiegando che è un prodotto unico, non surrogabile o duplicabile altrove”.
Anche l’export è cresciuto.
“Sì, le performance sono positive. Ci sono amplissimi spazi di crescita, perché ad oggi ci sono ancora piccoli caseifici non organizzati, che potrebbero mettersi in rete e aumentare le esportazioni. E poi, accanto al piano produttivo in questi anni il Consorzio dell’Asiago ha puntato a responsabilizzare i produttori, che vivono in maniera più attiva le scelte consortili, molto più partecipate”.
Quali sono i Paesi nel mirino dell’export?
“Da un lato potremmo dire che i Paesi nel mirino sono tutti, perché siamo poco conosciuti all’estero e le potenzialità sono ovunque. La sensazione è che ci sarà più spazio in quantità in Paesi che consumano già formaggi. Potrebbe essere meno impattante crescere in Paesi vicini a noi, dove il consumo pro capite è più alto. Ma anche nei Paesi dove siamo già apprezzati è bene insistere, perché più ti allontani più diventa oneroso per un prodotto che non è strutturato per l’export”.
Guardando alla sua azienda agricola, qual è la prima voce di costo dell’azienda?
“Il costo alimentare, che incide per 18 centesimi al litro su un prezzo totale di vendita di 36 centesimi. Quindi incide per un 50%, almeno nel mio caso. Nella nostra azienda stiamo molto attenti ai costi dell’alimentazione e agli acquisti delle materie prime necessarie per le bovine. In questa fase, ad esempio, abbiamo strutturato la superficie coltivata per produrre più fieno del nostro fabbisogno, mentre la quantità necessaria di cereali la acquistiamo. Siamo in una zona in cui dobbiamo avere terreni sufficienti per smaltire i reflui zootecnici”.
Quali potrebbero essere i costi comprimibili?
“Uno dei costi che potrebbero essere ridotti è l’energia. Il fotovoltaico è una strada da percorrere, ma oggi è troppo oneroso per l’azienda, almeno in questa fase di mercato. Di certo noi ci siamo orientati, mano a mano che è necessario, ad acquistare macchine e attrezzature a basso assorbimento di potenza. È una caratteristica che osserviamo, prima di comprare qualcosa di utile per l’azienda. È stato così, ad esempio, per i ventilatori delle stalle: abbiamo abbattuto del 70% il consumo, che in termini assoluti incide nei periodi estivi per il 25% dei costi energetici.
Prossimamente installeremo dei pannelli solari termici per riscaldare l’acqua di abbeverata e il latte per i vitelli. Abbiamo già installato pannelli destinati al recupero del calore.
I costi aziendali si riducono anche scegliendo accuratamente le colture. Per il mais, ad esempio, scegliamo colture a ciclo brevissimo, per ridurre il fabbisogno idrico e il rischio aflatossine”.
Oltre a lei quanti lavorano in azienda?
“Due persone fisse per la mungitura, la preparazione degli alimenti e le cuccette; il papà è pensionato, ma dà un aiuto nelle fasi di mungitura. Io invece mi occupo di fecondazioni artificiali, piani di accoppiamento, gestione aziendale anche sui versanti economico e burocratico. Fra l’altro sono vicepresidente della Latterie Vicentine e sono nel consiglio direttivo del Consorzio di Tutela dell’Asiago”.
Il settore agroalimentare, dalla produzione primaria alla trasformazione, è il maggiore utilizzatore di risorse idriche e dunque il più chiamato in causa per il risparmio nell’uso dell’acqua. Basti pensare che ad agricoltura ed allevamento viene imputato il 70% dei consumi idrici mondiali. L’acqua è un fattore essenziale della produzione, dal soddisfacimento dei bisogni di agricoltura ed allevamento e dei processi di trasformazione, soprattutto riguardo le necessità per i cicli di lavaggio e di raffreddamento.
Le attività produttive lungo la filiera agroalimentare possono essere responsabili del depauperamento di risorse idriche, così come dell’inquinamento di sorgenti e falde. E’ dunque responsabilità di ogni operatore agire per ridurre l’uso di acqua migliorando le performance aziendali e sviluppare attività di resilienza considerando l’acqua come una forma di capitale naturale.
Uno studio inglese intitolato “Smart water: a prosperous future for the food and drink supply chain” indica gli interventi che le aziende dovrebbero effettuare per investire sulla sostenibilità. Innanzitutto bisogna misurare i consumi idrici nel processo produttivo aziendale, le caratteristiche delle fonti di approvvigionamento, con le relative criticità, per poi definire un piano di intervento con gli obiettivi per ridurre i consumi ed i punti critici da monitorare. Di conseguenza, bisogna identificare quali efficientamenti possono essere eseguiti attraverso modifiche al sistema produttivo od adottando nuove tecnologie. Fondamentale è il coinvolgimento e la collaborazione degli agricoltori produttori delle materie prime per il processo di trasformazione. Per questo diventa importante prevedere incentivi verso chi adotta pratiche virtuose, da inserire nei contratti di fornitura. Bisogna poi attivare pratiche di resilienza, ossia di contrasto rapido a situazioni imprevedibili di penuria d’acqua, coinvolgendo gli agricoltori nella redazione di piani d’intervento. Bisogna, infine, collaborare attivamente alle iniziative pubbliche e private di sostenibilità, sia a livello locale che nazionale.
La scarsità di acqua comporta costi crescenti. Le pratiche di efficientamento, oltre a rendere sostenibili i processi produttivi comportano anche minori costi.
La mappa “Acqua in Agricoltura” (progetto Acqua&Energia, TESEO)
Nel 2015 (Gen-Dic) il saldo della bilancia commerciale presenta i seguenti dati:
il valore delle esportazioni è aumentato del 2.9% (73 Mio €)
il valore delle importazioni è diminuito del 13.8% (-492 Mio €)
A livello quantitativo l’Italia presenta nel 2015 il seguente quadro:
le consegne di latte in Italia sono aumentate del 1.05% (+115.500 Ton)
le importazioni italiane di formaggi, polveri di latte, burro, latte condensato e latte alimentare convertite in “milk equivalent” sono aumentate del 3.30% (+185.000 Ton)
le esportazioni italiane di formaggi, polveri di latte, burro, latte condensato e latte alimentare convertite in “milk equivalent” sono aumentate del 11.93% (+369.000 Ton)
Le esportazioni italiane dei principali formaggi nel mese di DICEMBRE 2015 confrontate con Dicembre 2014 sono aumentate in volume relativamente a:
Formaggi grattugiati o in polvere (+26.1%)
Formaggi freschi fra cui mozzarella e ricotta (+12.0%)
Nel 2015 (Gen-Dic) il saldo della bilancia commerciale presenta i seguenti dati:
il valore delle esportazioni è aumentato del 2.9% (73 Mio €)
il valore delle importazioni è diminuito del 13.8% (-492 Mio €)
A livello quantitativo l’Italia presenta nel 2015 il seguente quadro:
le consegne di latte in Italia sono aumentate del 1.05% (+115.500 Ton)
le importazioni italiane di formaggi, polveri di latte, burro, latte condensato e latte alimentare convertite in “milk equivalent” sono aumentate del 3.30% (+185.000 Ton)
le esportazioni italiane di formaggi, polveri di latte, burro, latte condensato e latte alimentare convertite in “milk equivalent” sono aumentate del 11.93% (+369.000 Ton)
Le esportazioni italiane dei principali formaggi nel mese di DICEMBRE 2015 confrontate con Dicembre 2014 sono aumentate in volume relativamente a:
Formaggi grattugiati o in polvere (+26.1%)
Formaggi freschi fra cui mozzarella e ricotta (+12.0%)
Azienda Agricola Greggio Giuseppe
Capi allevati: 165 | 74 in lattazione.
Ettari coltivati 40.
Destinazione del latte: Grana Padano
(Latteria Sociale Mantova).
“Il futuro delle cooperative è unirsi, collaborare il più possibile e magari creare sinergie fra consorzi e arrivare ad avere un paniere di formaggi ampio e di qualità, per esportare senza farsi la guerra, ma raggiungendo l’obiettivo di incrementare la vendita al di fuori dell’Italia”.
Concetto chiaro e semplice, che Barbara Greggio, allevatrice di Marmirolo (180 capi e una produzione di latte di 7.600 quintali nel 2015, conferiti alla Latteria Sociale Mantova) ribadisce dopo averlo già espresso come relatrice al convegno di CLAL.it e dell’Associazione mantovana allevatori al Bovimac di Gonzaga.
“Noi della Latteria Sociale Mantova siamo comunque fortunati, perché è una realtà che esporta in tutto il mondo e ha una grande operatività”, precisa Barbara Greggio.
Al Bovimac aveva detto che il consorzio del Grana Padano dovrebbe comunicare di più i valori del formaggio. Conferma?
“Sì. Chiarisco che non è affatto una critica al Consorzio. Anzi, ho parlato con il direttore, Stefano Berni, e mi sono resa conto che stanno lavorando molto e bene. Però non sempre il consumatore riceve una corretta informazione e dovremmo interrogarci, come allevatori e come filiera, su quali azioni possiamo mettere in campo affinché passi il concetto che il Grana Padano è un formaggio buono, sano, completo come il Parmigiano-Reggiano, che forse ha un’immagine più di qualità”.
A cosa si riferisce, in particolare?
“Uno degli aspetti sui quali mi concentrerei è quello del lisozima. Penso che la strada sia quella di eliminarlo dal processo produttivo, perché, pur essendo una proteina assolutamente naturale, deriva dall’uovo e l’uovo è un allergene”.
Qual è la prima voce di costo dell’azienda?
“Fino all’anno scorso era l’alimentazione, perché avevamo meno terra in conduzione ed era tutta coltivata a prato stabile. Il resto delle materie prime per l’alimentazione animale le acquistavamo. Oggi, invece, coltiviamo circa 40 ettari tra proprietà e affitto. Stiamo pensando di coltivare, accanto al prato stabile, una parte a mais, a orzo da fieno o altri cereali come orzo o i miscugli che stanno prendendo piede adesso. Però appunto da alcune settimane, da quando abbiamo siglato il contratto, è l’affitto la prima voce di costo dell’azienda e non sapremmo in realtà come diminuirla”.
La sua azienda adotta metodi per ridurre il consumo idrico o energetico?
“Essendo in affitto come azienda non abbiamo intenzione di adottare i pannelli fotovoltaici, ma qualche attenzione sul recupero dell’acqua calda, ottenuta dal sistema di raffreddamento del latte, lo abbiamo adottato. L’acqua calda viene impiegata d’inverno per i vitelli e alcune volte serve per il lavaggio delle macchine”.
Di che cosa si occupa in azienda?
“Io mi occupo della mungitura e seguo l’amministrazione, il papà si occupa dell’alimentazione, cura le manze, fa le fecondazioni artificiali e segue insieme a mia madre i campi; la mamma, oltre a seguire i campi, fa un po’ il jolly e interviene dove c’è bisogno”.
Che cosa fa nel tempo libero?
“Ho ripreso a studiare Biologia all’Università di Modena e sto preparando la tesi per scoprire se i pollini dei terreni superficiali corrispondono alla vegetazione del prato stabile”.
Questa la conclusione di uno studio condotto in Australia da Rabobank, che dimostra come un terzo degli agricoltori attivi nei vari campi della produzione ritenga indispensabile migliorare le proprie conoscenze.
Ovviamente, risulta sempre più necessario poter contare su consulenze e professionalità specializzate, ma proprio per questo diventa indispensabile che gli agricoltori agiscano in modo proattivo per pianificare il futuro della loro attività in un contesto di crescente complessità.
Migliorare le performance aziendali, comprendere le nuove tecnologie, i meccanismi di gestione finanziaria, la pianificazione produttiva, economica e gestionale in funzione dei mutamenti ambientali e dei mercati, la scelta degli strumenti di marketing e di comunicazione più appropriati, diventano conoscenze sempre più indispensabili per effettuare scelte responsabili.
L’agricoltore deve essere il protagonista del proprio futuro e dunque migliorare la propria formazione per poter adottare in modo responsabile le conoscenze della ricerca.
I prezzi del Mercato Agricolo, aggiornati ogni settimana sulla home page di TESEO
L’alimentazione, si sa, è un aspetto fondamentale nelle produzioni zootecniche; per quella da latte, diventa fondamentale l’apporto dei foraggi.
In Nuova Zelanda è pratica corrente fra gli allevatori seguire ilPasture Growth Index, cioè l’indice che misura il grado di crescita dei foraggi, definito in base ad un modello che tiene conto dei fattori ambientali che influenzano la crescita vegetativa.
Tali fattori comprendono il clima e la piovosità, incluse le misurazioni di temperatura del suolo, radiazione solare ed evapotraspirazione potenziale che servono per calcolare la quantità di acqua nel suolo. Inoltre, la capacità del suolo di immagazzinare umidità e la fertilità sono usate per calcolare l’acqua disponibile per la crescita della vegetazione e dunque la produttività. L’indice permette di fare delle previsioni (forecast) sulla crescita vegetativa a livello dell’azienda agricola, così come di aree locali più vaste attraverso la suddivisione del territorio in maglie di 5 km quadrati.
Un sistema di stazioni meteorologiche presenti in tutto il paese, fornisce i dati giornalieri sulla piovosità e le previsioni climatiche per le due settimane successive. Con questi dati viene stilata la previsione di crescita dei foraggi. Esiste poi una previsione trimestrale ed una annuale, che mostrano la crescita media e la variabilità mese per mese.
Interessante è la possibilità di calcolare il forecast per la propria azienda, attraverso un modello basato su cinque diverse variabili per la capacità di ritenzione idrica del suolo. Il modello è progressivamente aggiornato con i dati di crescita reali dei foraggi che l’agricoltore può inserire nel sistema, in modo da fornire previsioni sempre più vicine alla specifica realtà dell’azienda agricole, come piovosità e fertilità del terreno.
DairyNZ Pasture Growth ForecasterI prezzi dei Foraggi su TESEO
Dai salesiani, dove ha studiato come geometra prima di entrare nell’azienda agricola di famiglia, Tommaso Visca da Cuneo ha appreso la caparbietà nel raggiungere l’obiettivo e la tenacia di un lavoro di squadra, che si è tradotta in una gestione collettiva dei mezzi agricoli.
Con 400 bovini allevati e 60 ettari coltivati, ha deciso di scommettere sulla sostenibilità. Partendo dal bilancio proteico.
“Le spese energetiche incidono per l’8-10% delle uscite totali, è importante razionalizzare anche quelle voci, ma la priorità va data alla produzione proteica in azienda, che pesa invece per il 40% del fatturato”, afferma Visca.
In che modo?
“Cerco di sostituire le fonti proteiche come la soia, che non coltivo, ma acquisto, con erba medica, che invece produco e che mi permette di fare rotazione nei campi, di fissare l’azoto e, di conseguenza, di acquistare meno concimi. Anche l’amido, che rappresenta la componente energetica della razione, lo compro, perché coltivarlo nei campi costa molto”.
Oggi come sono coltivati i 60 ettari dell’azienda?
“In questo momento ho 37 ettari a erba medica e sui restanti 23 coltivo loietto, dal quale ottengo una buona fibra per gli animali e una discreta fonte proteica. Poi coltivo mais in secondo raccolto”.
Qual è il suo obiettivo?
“Stare un passo davanti agli altri, in uno scenario in cui la competitività è la chiave per sopravvivere, in questa fase di prezzi del latte non proprio esaltanti”.
Partecipando al convegno al Bovimac di Gonzaga lei ha dichiarato che comunque il prezzo del latte non è il suo primo pensiero. È una affermazione abbastanza spiazzante. Conferma?
“Sì, mi rendo conto. Ma non sono interessato al prezzo del latte, perché è un parametro sul quale non posso incidere più di tanto. Lavoro per ridurre i costi di produzione e aggregare l’offerta, poi cerco di spuntare il miglior prezzo. Produrre in Italia costa di più rispetto agli altri Paesi perché abbiamo poco pascolo e aziende con poca terra, bisogna dunque trovare altre soluzioni per rimanere sul mercato”.
Lei presiede la cooperativa Light Service. Di che cosa si occupa?
“È una cooperativa che commercializza il latte ed è in fase di collocazione del prodotto che cerco di spuntare il migliore realizzo. Però Light Service ci permette di utilizzare in condivisione mezzi agricoli, attrezzature e servizi. Abbiamo acquistato attraverso la cooperativa, anche per avere i vantaggi fiscali previsti dalla legge, carri, botti, spandiletame, che vengono poi utilizzate dalle aziende socie. Fra queste, per le stalle, anche la macchina che solleva gli animali per operare il pareggio podale”.
In azienda lavora con suo padre Giovanni e suo fratello Valerio, di un anno più giovane. Come vi siete suddivisi i compiti?
“Io mi occupo di fertilità e di sviluppo dei nuovi progetti, anche confrontandomi con altre aziende; seguo inoltre i bandi del Psr e ogni opportunità legata ai contributi pubblici. Inoltre, mi occupo di fertilità delle bovine e delle fecondazioni, della parte sanitaria e dei trattamenti, della gestione della vitellaia e tengo i rapporti con il mungitore, che è indiano. Mio fratello invece si occupa di tutti gli aspetti legati all’alimentazione per l’allevamento, mentre mio papà si occupa della gestione dei campi”.
Vi servite di contoterzisti?
“Solo per la raccolta del mais, il resto lo facciamo direttamente noi”.
La separazione fra le attività dell’industria e quelle dell’agricoltura diventa tanto meno netta quanto più aumentano i mezzi tecnici e finanziari a disposizione delle imprese. Di conseguenza, l’agricoltura si interseca sempre più con gli altri settori produttivi.
Non deve sorprendere allora se diventa frequente, soprattutto nella terminologia inglese, usare definizioni che ampliano il concetto di agricoltura intesa come l’attività di coltivazione ed allevamento. Termini quali intensive agriculture, agribusiness, industrial agriculture, ma anche urban agriculture sono ormai di uso comune per descrivere le molteplici attività che vanno dalle coltivazioni agli allevamenti animali, così come tutte le altre forme di produzione per alimentare e sostenere la popolazione; fra queste, ad esempio, hanno assunto un ruolo rilevante le coltivazioni per i biocarburanti.
Da sempre l’agricoltura è stata determinata dalle diverse condizioni climatiche, pedologiche ed anche sociali, ma la recente introduzione delle tecnologie con i relativi investimenti finanziari, ha portato ad un modello produttivo basato su monocolture ed allevamenti su larga scala, sempre più staccati da questi fattori naturali. Un classico esempio ne è il modello produttivo delle cosiddette commodities.
Come ogni attività industriale, anche questa “nuova” agricoltura ha accresciuto notevolmente la produttività, ma ha comportato anche notevoli ricadute. È dunque apparso il termine sustainable agriculture per definire quale impatto ha l’industrial agriculture sull’ambiente, sulle comunità rurali, sulle persone, gli animali e comunque il mondo in cui viviamo. A questo va aggiunto l’effetto sui prezzi dei prodotti, cioè la volatilità dei mercati che, complice la liberalizzazione degli scambi nel contesto della globalizzazione, si presenta come problema nuovo, di non facile soluzione.
Dunque, anche per l’agriculture industry si prospettano nuove sfide.
Le esportazioni dell’Italia nel mese di NOVEMBRE 2015 confrontate con Novembre 2014 sono aumentate in volume relativamente a SMP (+212.7%), Formaggi (+18.5%), mentre sono diminuite quelle di Polvere di Siero (-7.2%).
Le esportazioni dei principali formaggi nel mese di NOVEMBRE 2015 confrontate con Novembre 2014 sono aumentate in volume relativamente a Formaggi freschi fra cui mozzarella e ricotta (+32.2%), Formaggi grattugiati o in polvere (+28.1%), Gorgonzola (+25.1%), Grana Padano e Parmigiano Reggiano (+16.1%), Asiago, Montasio, Ragusano, Caciocavallo (+12.6%), Provolone (+11.1%), mentre sono diminuite quelle di Pecorino e Fiore Sardo (-22.9%).
I principali Paesi Importatori nei primi 11 mesi del 2015 (anno in corso) sono:
Per Formaggi freschi fra cui mozzarella e ricotta:
Francia, le cui importazioni – pari al 35% della quota di mercato – sono aumentate del 28.1%
Regno Unito, le cui importazioni – pari al 13% della quota di mercato – sono aumentate del 63.2%
Belgio, le cui importazioni – pari al 8% della quota di mercato – sono diminuite del 7.6%
Svizzera, le cui importazioni – pari al 6% della quota di mercato – sono diminuite del 20.1%
Germania, le cui importazioni – pari al 5% della quota di mercato – sono aumentate del 79.3%
Per Grana Padano e Parmigiano Reggiano:
Germania, le cui importazioni – pari al 22% della quota di mercato – sono aumentate del 3.5%
Stati Uniti, le cui importazioni – pari al 16% della quota di mercato – sono aumentate del 28.3%
Francia, le cui importazioni – pari al 9% della quota di mercato – sono aumentate del 3.6%
Regno Unito, le cui importazioni – pari al 8% della quota di mercato – sono diminuite del 0.6%
Svizzera, le cui importazioni – pari al 6% della quota di mercato – sono diminuite del 5.9%
Per Pecorino e Fiore Sardo:
Stati Uniti, le cui importazioni – pari al 63% della quota di mercato – sono aumentate del 5%
Germania, le cui importazioni – pari al 8% della quota di mercato – sono diminuite del 0.2%
Francia, le cui importazioni – pari al 7% della quota di mercato – sono aumentate del 20.4%
Regno Unito, le cui importazioni – pari al 4% della quota di mercato – sono diminuite del 1.2%
Paesi Bassi, le cui importazioni – pari al 2% della quota di mercato – sono aumentate del 26.6%
Per Gorgonzola:
Germania, le cui importazioni – pari al 22% della quota di mercato – sono aumentate del 9.8%
Francia, le cui importazioni – pari al 21% della quota di mercato – sono aumentate del 4.9%
Lussemburgo, le cui importazioni – pari al 8% della quota di mercato – sono aumentate del 164.9%
Regno Unito, le cui importazioni – pari al 5% della quota di mercato – sono aumentate del 16.5%
Paesi Bassi, le cui importazioni – pari al 5% della quota di mercato – sono aumentate del 0.4%
Le esportazioni dell’Italia nel mese di NOVEMBRE 2015 confrontate con Novembre 2014 sono aumentate in volume relativamente a SMP (+212.7%), Formaggi (+18.5%), mentre sono diminuite quelle di Polvere di Siero (-7.2%).
Le esportazioni dei principali formaggi nel mese di NOVEMBRE 2015 confrontate con Novembre 2014 sono aumentate in volume relativamente a Formaggi freschi fra cui mozzarella e ricotta (+32.2%), Formaggi grattugiati o in polvere (+28.1%), Gorgonzola (+25.1%), Grana Padano e Parmigiano Reggiano (+16.1%), Asiago, Montasio, Ragusano, Caciocavallo (+12.6%), Provolone (+11.1%), mentre sono diminuite quelle di Pecorino e Fiore Sardo (-22.9%).
* Altri prodotti: Latte per l’infanzia, WMP Polvere di Latte Intero, Latte condensato, Caseinati, Caseine, Lattosio uso alimentare
Elaborazione CLAL su dati GTIS
VALORI (Mio EUR)
2012
2013
2014
Anno corrente (Gen-Nov)
2014
2015
± su 2014
Export (E)
2.220
2.362
2.464
2.262
2.318
+2,5%
Import (I)
3.223
3.615
3.562
3.312
2.818
-14,9%
Bilancio (E – I)
-1.004
-1.253
-1.098
-1.050
-500
-52,3%
Italia: EXPORT di FORMAGGI FRESCHI FRA CUI MOZZARELLA E RICOTTA
Principali Paesi IMPORTATORI del 2015 Periodo: Gennaio-Novembre
Ton
Share 2015
2013
2014
2015
% su 2014
TOTALE
80.592
85.329
102.973
+21%
Francia
35%
26.229
28.237
36.178
+28%
Regno Unito
13%
8.214
8.397
13.707
+63%
Belgio
8%
7.573
8.480
7.838
-8%
Svizzera
6%
6.905
7.554
6.035
-20%
Germania
5%
2.718
3.083
5.529
+79%
Italia: EXPORT di GRANA PADANO E PARMIGIANO REGGIANO
Principali Paesi IMPORTATORI del 2015 Periodo: Gennaio-Novembre
Ton
Share 2015
2013
2014
2015
% su 2014
TOTALE
71.898
73.580
78.830
+7%
Germania
22%
16.117
16.599
17.178
+3%
Stati Uniti
16%
10.341
9.645
12.379
+28%
Francia
9%
6.905
6.992
7.241
+4%
Regno Unito
8%
5.549
6.030
5.991
-1%
Svizzera
6%
5.089
5.304
4.990
-6%
Italia: EXPORT di PECORINO E FIORE SARDO
Principali Paesi IMPORTATORI del 2015 Periodo: Gennaio-Novembre
Ton
Share 2015
2013
2014
2015
% su 2014
TOTALE
15.611
15.076
15.822
+5%
Stati Uniti
63%
9.279
9.431
9.904
+5%
Germania
8%
1.517
1.284
1.282
-0%
Francia
7%
963
902
1.086
+20%
Regno Unito
4%
597
643
635
-1%
Paesi Bassi
2%
319
305
386
+27%
Italia: EXPORT di GORGONZOLA
Principali Paesi IMPORTATORI del 2015 Periodo: Gennaio-Novembre