Invertire il circolo vizioso cibo-clima-nutrizione-salute
13 Luglio 2018

570Milioni di Aziende Agricole nel mondo

Le fonti di cibo del pianeta si basano su di un ridotto numero di alimenti, ottenuti in aree geografiche circoscritte. Si stima che nel mondo ci siano 570 milioni di aziende agricole, di cui però 475 milioni hanno meno di 2 ettari; 57 milioni di persone sono poi impegnate nella pesca e nell’acquacoltura.

Oltre la metà del fabbisogno calorico mondiale deriva da grano, riso e mais ed aggiungendo zucchero, orzo, soia, olio di palma, patate, si supera il 75%. USA, Brasile, Russia, Ucraina sono i maggiori produttori mondiali di grano, mais, soia e riso. Si tratta di una concentrazione geografica ed anche genetica che accresce la vulnerabilità delle fonti alimentari, oltre che verso i parassiti e le malattie, anche per i fenomeni climatici ed i rischi commerciali, fattori che diventeranno sempre più rilevanti.

Bisogna poi considerare la perdita di biodiversità e la convergenza verso abitudini alimentari sempre più uniformi, più caloriche, meno ricche di elementi nutritivi, determinando una obesità a livello pandemico nel mondo, con pesanti riflessi sui sistemi sanitari. Inoltre, circa due miliardi di persone dipendono dalle importazioni di alimenti per il loro sostentamento, il che le rende vulnerabili verso possibili crisi finanziarie e commerciali, come avvenuto nel 2008 e nel 2011.

+49% Produzione di latte in  India al 2026 (previsione FAO)

Questa situazione sembra destinata a peggiorare, dato che, secondo le stime FAO, se non cambiano gli stili di consumo, la produzione al 2050 dovrebbe aumentare del 60% per far fronte alla domanda mondiale, il che vorrebbe dire mettere a coltura un miliardo di ettari di terreno e deforestarne 350 milioni, con un aumento esponenziale nelle emissioni di anidride carbonica. Si stima, ad esempio, che entro il prossimo decennio la domanda di carne in Cina aumenterà del 30% e di conseguenza anche quella di mangimi, mais e soia in primo luogo, mentre in India la produzione di latte aumenterà del 49%, superando di un terzo la quantità prodotta nella UE.

Quali i rimedi? Secondo l’Hoffmann centre for sustainable resource economy, innanzitutto bisogna lottare contro gli sprechi. Ridurre della metà gli sprechi lungo la filiera produttiva fino al consumo, significherebbe coprire il 24% dei fabbisogni calorici supplementari richiesti nel 2050 ed anche ridurre le emissioni di gas effetto serra e gli inquinanti. Si stima che nell’allevamento animale sia sprecato l’87% degli apporti calorici e che la popolazione mondiale consumi il 10% di calorie oltre il necessario per una alimentazione equilibrata, anche se questo maschera le notevoli disparità fra le varie aree geografiche e fasce di popolazione del pianeta.

Senza interventi precisi, il consumo di antibiotici negli allevamenti aumenterà del 67% fra il 2010 ed il 2030

Bisogna poi ripensare al rapporto fra alimentazione e salute. Il sistema alimentare di tipo occidentale che si va sempre più diffondendo in tutte le aree urbanizzate, ha fatto esplodere le patologie dovute ad una eccessiva o non equilibrata alimentazione. Senza interventi precisi poi, il consumo di antibiotici negli allevamenti aumenterà del 67% fra il 2010 ed il 2030, aggravando il fenomeno di antibiotico resistenza.

Dunque si impone una radicale trasformazione del modello di produzione agricola attuale, che permette prezzi bassi ma incoraggia gli sprechi, con un circolo vizioso in quanto degrada l’ecosistema da cui dipende. Si tratta di ricercare ed incentivare nuovi metodi produttivi, più diversificati ed allineati con gli obiettivi di tutela della salute delle persone e dell’ecosistema, con un progetto globale che coinvolga gli operatori lungo la filiera produttiva, i consumatori e le istituzioni, nessuno escluso.

Fonte: Hoffmann Centre

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L’agroecologia per una produzione sostenibile
6 Luglio 2018

Produrre di più con meno risorse: questa sarà la sfida del futuro. Con l’aumento della popolazione mondiale dagli attuali 7,6 miliardi ai 9,8 miliardi nel 2050 e con meno risorse idriche, meno terreni coltivabili, minore pescosità nei mari, bisogna trovare nuove soluzioni per soddisfare la domanda mondiale di cibo.

Produrre di più con meno risorse: questa sarà la sfida del futuro

Una di queste è la agroecologia, cioè il modo per stimolare i processi naturali che possono migliorare la produttività delle piante così come degli animali, attraverso dieci elementi di sostenibilità:

  • La diversità, cioè sistemi differenziati di produzione agricola;
  • la condivisione delle conoscenze per combinare i dati scientifici globali alle pratiche locali;
  • la sinergia fra suolo, coltivazioni, animali, comunità civile;
  • l’efficienza, cioè la capacità di evitare le dispersioni, massimizzare gli investimenti, conservare le risorse idriche, proteggere la biodiversità e ridurre i costi di produzione;
  • il riciclo, che rappresenta la chiave per qualsiasi sistema autosufficiente che si autoregola;
  • la resilienza, ecologica e socio-economica, cioè la capacità di adattarsi riducendo la vulnerabilità al rischio economico;
  • i valori umani e sociali, cioè il rispetto della dignità, l’equità, l’inclusione e la giustizia, creando opportunità per i giovani;
  • il mantenimento del patrimonio di cultura e tradizione alimentare. Il distacco fra abitudini alimentari e cultura ha contribuito alla coesistenza di situazioni contrastanti come la fame e l’obesità. La promozione di alimenti locali nel contesto di diete salutari, diversificate e culturalmente appropriate, permette un buon livello di nutrizione ed al tempo stesso la crescita di una coscienza che protegge gli ecosistemi e tutela la produzione;
  • un governo responsabile, trasparente, per creare un ambiente favorevole che supporti i produttori nella trasformazione dei loro sistemi;
  • un’economia circolare e solidale, che supporti i mercati locali e le economie che offrono mezzi di sostentamento equi e sostenibili ai membri della propria comunità.

Sebbene l’agroecologia debba considerare molti fattori, la base è rappresentata dalla interconnettività. Produrre di più con meno risorse significa usare meglio ciò di cui disponiamo, riutilizzarlo, non sprecarlo, non scartarlo.  

Fonte: FAO

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Le conseguenze per gli allevatori dell’accordo A2milk-Fonterra
2 Luglio 2018

La decisione di Fonterra di ottenere prodotti derivati dal latte contenente beta caseina A2 pagando un premio ai produttori, pone un serio interrogativo ai conferenti della coop neozelandese. Infatti, si erano sempre sentiti dire che il latte A2 fosse solo uno specchietto di marketing ed ora si trovano a dover decidere se convertire o meno la propria mandria.

Diventa difficile decidere di iniziare a convertire la mandria, perché questo richiede tempo e scelte oculate.

Le maggiori imprese di inseminazione ed anche il LIC neozelandese (Livestock Improvement Corporation) propongono seme di tori miglioratori per il carattere A2 di frisona, jersey o della kiwicross, l’incrocio 70% frisona e 30% jersey, che meglio si adatta alle condizioni di pascolo della Nuova Zelanda. Però, a parte i pochi allevatori convinti, che da tempo hanno selezionato le vacche per avere latte solo con beta caseina A2, adesso diventa difficile decidere di iniziare a convertire la mandria, perché questo richiede tempo e scelte oculate.

Circa il 44% delle vacche di razza frisona, 53% di kiwicross e 66% di jerset hanno un latte con beta caseina A2 e dunque il lavoro di conversione è grande. Pur iniziando ad usare tori A2A2, occorreranno diverse generazioni di vacche per avere tutta la mandria in purezza. Bisogna dunque adottare un programma di selezione molto preciso, che deve scartare le vacche A1 e tenere il maggior numero di vitelle A2. Oppure si può ricorrere all’acquisto di animali A2A2, ma ad un prezzo maggiore, tutte decisioni che dipendono dalle singole situazioni.

La prospettiva è quella di produrre un latte che sarà venduto ad un prezzo migliore

La prospettiva comunque è quella di produrre un latte che sarà venduto ad un prezzo migliore. Fonterra non ha ancora precisato l’entità del premio che pagherà agli allevatori con una mandria in purezza A2, ma la Synlait già da qualche tempo stimola la conversione delle stalle riconoscendo agli allevatori oltre al premio, anche le spese per l’analisi del DNA sugli animali ed un incentivo per le operazioni di conversione della mandria.

Le opportunità sono a portata di mano, ma se l’allevatore resta fermo e non innova, di certo non potrà sfruttarle. In ballo c’è la capacità dell’allevatore a compiere scelte strategiche, ma anche la responsabilità delle aziende ad indicare il percorso da fare.

Fonte: edairynews

TESEO | Scopri di più sugli scambi di Bovini da Latte della Nuova Zelanda!

OGM: parliamone
12 Giugno 2018

La pubblicazione lo scorso Febbraio sulla rivista Scientific Reports della meta-analisi condotta dai ricercatori di Pisa che hanno analizzato i lavori di ricerca a livello mondiale relativi a 21 anni di coltivazioni del mais OGM, con la conclusione della mancanza di evidenze per la salute umana o per l’ambiente, ha alimentato il dibattito su questa contrastata tematica.

Il punto sono le tecniche utilizzate per il miglioramento genetico, sia nel campo vegetale che animale, le loro ricadute per l’uomo o l’ambiente ed il loro controllo.

Le tecniche di per sé non sono totalmente buone o cattive, dipende di cosa si tratta e quali ricadute hanno se utilizzate per il miglioramento genetico

Le tecniche di per sé non sono totalmente buone o cattive, dipende di cosa si tratta e quali ricadute hanno. Ad esempio che la tecnica della ibridazione comporta il sorgere di individui sterili con il conseguente ricorso alla necessità di acquistare le sementi dalle ditte specializzate, ma questo non é motivo per rifiutarla. Anche perché vorrebbe dire negare l’utilità dell’incrocio fra asino e cavallo.

Da sempre la selezione per migliorare le performance è andata di pari passo col progredire delle coltivazione e dell’allevamento, ma sono le scoperte dell’abate Mendel nel 1800 che hanno stabilito quelle basi matematiche che hanno portato alle moderne conoscenze sui meccanismi dell’ereditarietà e che hanno dato origine a tecniche di selezione sempre più perfezionate per sfruttare utilmente la diversità naturalmente presente in una popolazione di individui.

L‘obiettivo resta migliorare le performance riducendo i tempi del miglioramento genetico

Di fatto, l’obiettivo resta poi sempre quello di migliorare le performance (produttività, resistenza alle malattie, adattamento ambientale), riducendo i tempi del miglioramento genetico. La problematica è il mantenimento della biodiversità presente in natura. In tempi a noi recenti, lo sviluppo della genomica ha permesso di accrescere la conoscenza dei meccanismi genetici e dunque di utilizzare le metodiche di selezione più appropriate per guidare le mutazioni che da sempre sono state sfruttate dall’uomo e che Darwin spiegava con la teoria dell’evoluzione.

Queste mutazioni possono riguardare una singola porzione di DNA così come intere porzioni di cromosomi (inserzioni, traslocazioni, duplicazioni e delezioni). Per questo l’incrocio è la tecnica più nota e diffusa e la differenza sostanziale di miglioramento apportata dall’ingegneria genetica (alla base dello sviluppo degli OGM) sta nella modalità con cui l’uomo induce le modificazioni.

Infatti, mentre nel caso della mutazione o dell’incrocio viene effettuata una selezione fenotipica, cioè basata sulle caratteristiche visibili, all’interno di popolazioni molto grandi di piante od animali, nell’ingegneria genetica è possibile “progettare” la modifica da effettuare. Inoltre, gli organismi geneticamente modificati, possono venire selezionati genotipicamente, cioè in base alle loro caratteristiche genetiche, e non più unicamente da come appaiono esternamente.

Il Mais transgenico è notevolmente più produttivo

Lo studio dell’università di Pisa, in base ai dati di ricerche indipendenti condotte in USA, Europa, Sud America, Asia, Africa ed Australia, paragona le varietà transgeniche con le parentali non transgeniche. Ne risulta che il Mais transgenico è notevolmente più produttivo (dal 5,6% al 24,5%), che non ha effetto sugli altri organismi, salvo la diminuzione di un insetto (Braconide parassitoide), e che comporta minori concentrazioni di micotossine (28,8%) nella granella.

L’ultimo studio sui risultati delle ricerche relative agli OGM in agricoltura, pubblicato a maggio da ricercatori USA di Berkeley, dimostra che con questa tecnica di miglioramento genetico, si aumenta la produttività, si riducono i costi e si diminuisce l’impatto dell’attività agricola sull’ambiente.

Gli OGM sono il prodotto di biotecnologie diversificate, con molte applicazioni dai molteplici effetti. Ognuna deve essere valutata secondo i rischi ed i benefici che apporta, nel contesto di un quadro regolamentare che permetta di raggiungere il potenziale che può offrire. Ovviamente nel contesto del principio di precauzione, cioè della evidenza scientifica obiettiva che determina con sufficiente certezza l’esclusione del rischio.

Fonte: Nature, MDPI, Proversi

Segui l’andamento del costo dell’alimentazione bovina su TESEO!

 

Gestire la produzione di latte per contrastare la volatilità
4 Giugno 2018

In Irlanda, l’aumento del prezzo del latte a partire da metà del 2017 ha portato ad un incremento produttivo, e questa situazione lascia presupporre di dover far fronte, presto o tardi, al ricorrente problema della volatilità.

Avere dati di mercato aggiornati e affidabili per un equilibrio tra offerta e domanda

Le fluttuazioni delle quotazioni, fatto che ha caratterizzato negli anni il mercato lattiero-caseario della Unione Europea, rendono evidente la necessità di gestire la quantità di latte prodotta. Controllare la produzione non significa però reintrodurre le quote latte, ma prendere atto della necessità di avere dati di mercato aggiornati ed affidabili per fornire ai produttori previsioni realistiche per agire in modo da raggiungere un equilibrio tra offerta e domanda.

Questo a maggior ragione per il fatto che, essendo oggetto degli scambi internazionali solo una piccola quantità del latte mondiale, anche modeste variazioni dei volumi offerti sui mercati internazionali possono avere effetti molto ampi sui prezzi.

372mila tons

di SMP sono stoccate nei magazzini comunitari europei

La Commissione Europea ha affermato chiaramente che non intende reintrodurre gli interventi di mercato come meccanismo di stabilizzazione; la sua priorità è invece, semmai, quella di alleggerirsi dalle 372 mila tonnellate di latte in polvere giacenti nei magazzini comunitari.

Gestire la produzione non significa però mettere necessariamente in questione le scelte fatte da ogni singolo imprenditore, ma piuttosto monitorare attentamente l’offerta rispetto alla domanda, nelle varie tipologie di prodotti immessi sul mercato, per ottenere il necessario livello di stabilità.

In tale contesto, le imprese cooperative irlandesi possono giocare un ruolo essenziale, in quanto sono nella migliore posizione per trasmettere ai loro conferenti le evidenze del mercato e possono agire insieme ad essi per affrontare la volatilità.

Fonte: AgriLand

TESEO | Consulta l’analisi sull’andamento del numero di vacche macellate in Irlanda!

La messa in asciutta delle vacche agendo sulla razione
24 Maggio 2018

Il danno economico delle mastiti cliniche e le conseguenze sul benessere animale sono un problema generale per gli allevamenti da latte, per cui diventa importante prevenirle, anche per far fronte alle crescenti necessità di ridurre i rischi di antibiotico-resistenza. Diventa pertanto essenziale la procedura di messa in asciutta delle vacche.

Innanzitutto occorre indurre l’animale a ridurre gradualmente la produzione di latte in prossimità dell’asciutta per avere una buona chiusura terminale del capezzolo, che comunque deve essere sempre mantenuto pulito ed asciutto. Questo può essere ottenuto riducendo la frequenza delle mungitura, ma il miglior intervento resta sempre quello di modificare la razione, riducendo l’energia dell’alimento o la massa ingerita.

Con questa pratica le vacche primipare hanno ridotto di 3,5 volte l’insorgenza di mastiti nella lattazione successiva

E’ stato osservato che con questa pratica le vacche primipare hanno ridotto di 3,5 volte l’insorgenza di mastiti nella lattazione successiva. Ridurre la quantità di sostanza secca della metà, cioè portarla ad 8 kg invece dei 16 abituali, è risultato più efficace che diminuire la frequenza di mungitura, anche se gli animali hanno manifestato segni di sconforto per la mancata sazietà.

Di conseguenza, piuttosto che ridurre la quantità ingerita, risulta consigliabile usare un’alimentazione con una razione a basso contenuto energetico, ad esempio con foraggi grossolani, per mitigare la fame dell’animale. Quindi prevedere una formulazione con meno densità nutritiva a parità di volume ingerito. La stessa procedura nel ridurre la densità energetica della razione e la frequenza delle mungiture può poi essere usata anche per le vacche di scarto, applicandola una settimana prima di separare la vacca dalla mandria.

Comunque, la procedura di messa in asciutta deve essere adeguata in funzione della tipologia dell’allevamento, del gruppo di animali e della loro produttività.

Fonte: OMAFRA

Lombardia: razioni bovine da latte

Ridurre l’uso di antibiotici, si può
21 Maggio 2018

Così come in ambito umano, anche nell’allevamento animale diventa improrogabile ridurre il consumo di antibiotici, sebbene già il loro uso come additivi promotori di crescita nelle produzioni zootecniche, iniziato negli anni ’50, sia stato bandito dal 2006. Per evitare riflessi negativi sui risultati economici dell’allevamento, bisogna però adottare delle best practice in grado di bilanciare le esigenze di produttività e benessere animale con la riduzione del rischio antibiotico-resistenza (Antimicrobial resistance – AMR), cioè il fenomeno per cui un batterio risulta resistente ad un farmaco antimicrobico.

Un’azione diventa indispensabile anche per rispondere alla crescente sensibilità dei consumatori verso questo argomento. Il problema è comunque complesso, specie per gli allevamenti intensivi suinicoli ed avicoli.

Una esperienza positiva, secondo Rabobank, è quella degli allevatori olandesi, perché dimostra come sia possibile ridurre l’uso di antibiotici senza interferire negativamente su produttività e risultato economico. Alla base di questo risultato c’è un piano organico fra autorità pubbliche ed imprenditori, di sviluppo, ricerca ed assistenza tecnica agli allevamenti per identificare gli obiettivi , le azioni da adottare e la loro attuazione.

64% di riduzione nell’utilizzo di antibiotici in allevamento (Olanda, 2006-2016)

Ad esempio, nell’allevamento dei polli da carne questo ha portato alla scelta di razze a crescita più lenta ma più resistenti alle patologie. Nei dieci anni fino al 2016, l’adozione di una normativa più stringente ha ridotto del 64% l’uso di antibiotici senza impatti negativi per le aziende zootecniche riguardo parametri economici, costi sanitari efficienza alimentare, morbilità e mortalità.

L’efficienza nell’uso di antibiotici è un parametro rilevante per l’allevamento zootecnico; la loro riduzione rappresenta non solo una risposta alle crescenti sensibilità dei consumatori, ma anche un impegno di sostenibilità.

Il progetto Acqua&Energia di TESEO, verso un’agricoltura sostenibile

 

Fonte: Food Ingredients First

Aumenta il costo alimentare della vacca da latte
17 Maggio 2018

Il costo alimentare della bovina da latte in Italia ha avuto valori in crescita da Ottobre 2017. Questo trend ha subito una accelerazione da Febbraio 2018, e l’Alimento Simulato è arrivato a valori vicini al picco di Giugno 2016.

Il costo dell’alimentazione bovina è in aumento
La componente proteica ha aumentato il suo peso sul costo totale

L’Alimento Simulato è un modello teorico di alimento (70% mais, 30% farina di estrazione di soia 44); i due ingredienti che lo compongono sono driver del prezzo di tutte le materie prime disponibili sul mercato. Può quindi essere utilizzato per interpretare in modo indicativo l’andamento dei costi alimentari riferibili agli alimenti concentrati.

La componente proteica della razione, rappresentata nell’Alimento Simulato dalla soia (parte azzurra del grafico) ha aumentato il proprio peso sul costo totale dell’alimentazione bovina, passando dal 44% in Novembre 2017 al 51% nel mese in corso (Maggio 2018).

Il trend evidenziato dall’Alimento Simulato è confermato dall’analisi sul costo delle razioni per la bovina da latte in Lombardia, sviluppata nel contesto di un progetto sinergico tra Unioncamere Lombardia, DG Agricoltura Regione Lombardia, ARAL e CLAL.

Le tre razioni più comuni in Lombardia confermano il trend

Le tre razioni tipo individuate evidenziano inoltre che, oltre all’aumento dei prezzi della soia, un contributo considerevole è dato dall’aumento nelle quotazioni dei fieni.

Nel periodo Gennaio-Aprile 2018 il prezzo del latte alla stalla in Lombardia ha avuto un trend opposto al costo dell’alimentazione bovina, ed è diminuito indicativamente di 3 centesimi/litro rispetto Dicembre 2017, raggiungendo circa i 36,50 €/100lt iva esclusa (35,40 €/100kg). I margini degli allevatori latte risultano di conseguenza assottigliati.

Alimento Simulato e prezzo del latte in Lombardia

Nitrati e coinvolgimento degli allevatori
8 Maggio 2018

Il tema dei residui di nitrati ed anche di fosfati nel terreno è di stringente attualità. In tutti i contesti dove è diffuso l’allevamento animale diventa urgente evitare la percolazione dei liquami nei corsi d’acqua, effettuando i necessari investimenti per contenere un problema che è sempre più sentito dai consumatori e che comunque diventa un tema di sostenibilità ambientale.

In Galles è stato denunciato l’inquinamento di corsi d’acqua con la diffusa moria di pesci ed anche il comportamento di quanti sversano direttamente i liquami contravvenendo alle normative UE. Bisogna considerare che l’agricoltura risulta esposta molto più di altre attività economiche alle condizioni climatiche che influenzano le possibilità di spandimento, per cui nei periodi umidi occorre contenere nelle vasche notevoli quantità di liquami o comunque prevedere il loro trattamento.

Il governo del Galles, per ridurre il pericolo di contaminazione da nitrati nei terreni e nelle acque superficiali delle zone vulnerabili, piuttosto di imporre provvedimenti rigidi ha scelto un approccio flessibile, scegliendo di collaborare con i diretti interessati, gli allevatori, per adottare un sistema basato su norme regolamentari e volontarie, in modo da rendere tutti responsabili delle azioni da compiere.

I rappresentanti agricoli ritengono fondamentale agire in modo proattivo con gli allevatori per avere il loro convinto coinvolgimento ad affrontare e risolvere il problema. Le azioni però debbono essere intraprese in modo proporzionato, isolando quei pochi casi che sono i maggiori responsabili di comportamenti non conformi.

Uno stimolo agli allevatori può derivare dal pagamento di premi aggiuntivi al prezzo del latte per l’adozione di pratiche di eco-sostenibilità, coinvolgendo in questa problematica la distribuzione ed i consumatori.

Le tematiche ambientali riguardano tutti e pertanto tutti debbono essere resi responsabili di azioni virtuose.

Ripartizione delle emissioni di N2O nel mondo agricolo

Fonte: Farmers Weekly Interactive

L’agricoltura rigenerativa per contrastare il cambiamento climatico
3 Maggio 2018

L’aumento delle temperature registrato a partire dai primi decenni del secolo scorso ha avuto un’accelerazione negli anni 2000 rendendo sempre più evidente, in tutto il mondo, il fenomeno del cambiamento climatico.

La conferenza ONU sul clima di Parigi fissa nell’aumento di due gradi a fine secolo il punto di non ritorno per lo stravolgimento climatico. La parola d’ordine diventa dunque la riduzione delle emissioni carboniose ed il settore alimentare dovrebbe essere in prima linea per questo impegno, dato che la produzione di alimenti ha un grande peso nella emissione di gas effetto serra (GHG).

La società vuole alimenti ottenuti nel rispetto delle condizioni ambientali, mentre gli agricoltori si confrontano con avverse condizioni climatiche ed incertezza di mercato. Secondo le stime FAO, al settore dell’allevamento animale (deiezioni, produzione di alimenti, attività ruminale) sono imputabili il 14,5% del totale delle emissioni, la perdita di biodiversità, l’eutrofizzazione, l’uso inefficiente delle risorse. L’agricoltura però è anche l’unica attività che può captare l’anidride carbonica incorporandola nella massa dei prodotti ottenuti.

Dunque la domanda è: quali pratiche possono essere migliorate per ridurre l’impatto ambientale mantenendo il reddito delle imprese? Già le pratiche agronomiche tradizionali come la pacciamatura e la rotazione permettono di aumentare la captazione dell’anidride carbonica, ma sono le tecniche intelligenti (smart) che permettono di aumentare il potenziale naturale dell’attività produttiva.

Questo significa non solo catturare più carbonio dall’aria, ma anche aumentare la sostanza organica nel suolo, dunque la sua fertilità ed il minore ricorso ai concimi chimici. In altre parole, l’agricoltura può essere rigenerativa e per questo esiste già una specifica certificazione, che si basa su tre pilastri: fertilità del suolo, benessere animale, equità sociale.

L’agricoltura può dare un contributo sostanziale alla sostenibilità e dunque alla società in generale.

Ripartizione delle emissioni GHG (Green House Gas) da agricoltura


Fonte: Regeneration International, Farmers Weekly, IFOAM EU