Il Commento: Ripartire con Strategie Condivise [Giuseppe Villani, Villani Spa e Prosciutto San Daniele]
17 Marzo 2025

Giuseppe Villani – Amministratore Delegato della Villani Spa e Presidente del Consorzio del Prosciutto di San Daniele

Il 2025? “Potrebbe essere un anno di transizione per la suinicoltura, con un’offerta di maiali superiore alla domanda di macellazione e prezzi che potrebbero assestarsi al ribasso. È necessario arrivare a raggiungere un accordo di filiera, in modo da garantire equilibrio a tutti i soggetti coinvolti nella catena di approvvigionamento, definire strategie condivise e rilanciare il settore delle Dop e dei Prosciutti a denominazione di origine protetta, che in questi ultimi due anni hanno sofferto”.

Parola di Giuseppe Villani, amministratore delegato della Villani Spa di Castelnuovo Rangone (Modena), già Presidente del Consorzio del Prosciutto di San Daniele DOP. E se la missione è difendere la suinicoltura e i prodotti Dop, per Villani “il futuro è incerto e non è escluso che diverse tipologie di prodotti si ritrovino a convivere con le Dop, in un ventaglio di possibilità”. Fino a Luglio o Agosto, molto probabilmente si riuscirà a raggiungere un equilibrio.

Quello che è certo è che “i Macellatori e gli Stagionatori di Prosciutti non saranno in grado di sostenere ulteriormente prezzi elevati della coscia e un ridimensionamento dei listini, magari con i suini da macello che si stabilizzano su valori di 1,60-1,70 euro al chilogrammo e con le cosce che si stabilizzano intorno a 5,50 euro al chilo, potrebbero ridare ossigeno alla filiera, a patto che anche la GDO riconosca i valori di mercato”.

L’importante, prosegue Villani, “è continuare a valorizzare la peculiarità della suinicoltura italiana, altrimenti si rischia un appiattimento dei valori tra produttori italiani ed esteri, con l’Italia che difficilmente riuscirà a competere sul piano dei prezzi”.

La filiera deve ripartire da accordi concreti e obiettivi condivisi, senza rapporti di forza o prevaricazioni, ma operando sulla stessa lunghezza d’onda. “Accordi positivi li stiamo vedendo già oggi in concreto, dobbiamo continuare a ispirarci a modelli efficaci e perseguire intese costruttive”, incalza Villani. Perché due anni di incertezze hanno lasciato strascichi e chiusure ed è necessario ripartire.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

I dazi USA verso la Cina: un’opportunità per l’Europa?
10 Marzo 2025

Di: Marika De Vincenzi

Con l’intensificarsi dei dazi imposti dagli Stati Uniti sulla Cina, potrebbe aprirsi un varco per incrementare le esportazioni europee di Carne Suina e Bovina? In un clima di incertezza globale, l’ipotesi non è da escludere a priori.

Sebbene i principali fornitori, come il Brasile, continuino a giocare un ruolo significativo nel soddisfare la domanda cinese, anche grazie a una competitività sul piano dei prezzi, l’Unione Europea potrebbe beneficiare di un vantaggio competitivo legato alla qualità superiore e agli elevati standard di sicurezza alimentare dei suoi prodotti. Un aspetto per nulla trascurabile, anzi.

In un mercato sempre più attento agli aspetti legati alla salute e alla sicurezza alimentare, la carne europea potrebbe risultare preferita per le sue certificazioni e il rigoroso controllo delle normative sanitarie. Inoltre, gli accordi commerciali tra l’UE e la Cina potrebbero ulteriormente facilitare l’accesso al mercato cinese, incentivando una crescita delle esportazioni.

In questo contesto geopolitico in evoluzione, l’Europa ha l’opportunità di capitalizzare i vantaggi legati alla reputazione e alla qualità dei suoi prodotti, guadagnando quota nel mercato della carne suina e bovina in Cina. A patto, però, che i piani di rilancio dell’economia che Xi Jinping si appresta a varare possano esprimere la loro efficacia, facendo ripartire il gigante cinese.

Dazi USA: quali equilibri a rischio per Mais e Soia?
7 Marzo 2025

Di: Elisa Donegatti

Il presidente Trump ha introdotto nuove tariffe sulle importazioni dalla Cina del 20%, mentre sono per ora sospesi fino al 2 Aprile i dazi inizialmente annunciati per Canada e Messico. L’obiettivo dichiarato dalla Casa Bianca è proteggere il mercato interno e ridurre il deficit commerciale. 

In risposta, la Cina ha imposto tariffe aggiuntive fino al 15% su diverse importazioni USA, tra cui Soia e Mais, e restrizioni sulle transazioni con alcune aziende americane. Una risposta che, secondo gli analisti politici, appare piuttosto “morbida” e aperta al dialogo, per scongiurare una escalation di guerra commerciale. Il Canada ha annunciato l’intenzione di imporre tariffe del 25%, mentre il Messico aveva dichiarato che avrebbe comunicato nei prossimi giorni le proprie misure di compensazione. Molto probabilmente si andrà avanti col dialogo, senza per ora alcuna guerra tariffaria. 

Il principale destinatario di Mais degli USA è il Messico, che nel 2024 ha visto un aumento delle importazioni del +24% (oltre 23 milioni di tonnellate). Il Canada, pur rimanendo dipendente dagli USA, ha ridotto l’acquisto di Mais (-20%), ma aumentato gli acquisti di un suo prodotto energetico derivato: l’Etanolo (+9%).

Nel 2024, la Cina ha ridotto del 50% le importazioni di Mais, puntando sull’autosufficienza agricola. In particolare, l’import verso la Cina di Mais dagli USA è calato di oltre il 70% (circa 1,4 milioni di tonnellate). 

Il principale destinatario di Soia statunitense è la Cina, che ha rappresentato nel 2024 il 52% dell’export (+2,5%); il Brasile resta comunque il principale fornitore della Cina con oltre 74 milioni di tonnellate. Il Messico, è il terzo importatore di Soia dagli USA (10%) e della Farina di Soia (18%), con crescite di volumi importati rispettivamente del 6,8% e del 23,9%. 

Le tariffe USA potrebbero rallentare l’export americano di Mais e Soia, costringendo a cercare nuovi mercati, come Sud-Est Asiatico, Africa e India, con il rischio per i farmer americani di dover ribassare i prezzi.

Quale impatto avrà questa situazione sui prezzi di Mais e Soia esportati in Europa? Che ripercussioni vi saranno in termini di flussi da e per l’Unione Europea? 

Inevitabilmente regna l’incertezza. I nuovi dazi potrebbero non influire in maniera drastica sulle quotazioni, ma è probabile che provochi un rimescolamento dei mercati internazionali.

TESEO.Clal.it – Export di Mais degli USA

Loietto e Mais Ceroso: foraggi essenziali per la zootecnia
4 Marzo 2025

Di: Ester Venturelli

Il Loietto (o Loiessa) è una delle graminacee più diffuse in Italia per la produzione di foraggio. È particolarmente apprezzato nell’allevamento delle vacche e degli ovini da latte perché  è un foraggio di alta qualità e molto appetibile per gli animali.

Il Loietto prevede la semina in autunno in terreni a medio impasto e 1 o 2 sfalci primaverili. Ci sono principalmente due tipologie di Loietto: diploide, con meno umidità nello stelo e quindi più adatto a fienagione o insilamento, e tetraploide, maggiori steli e superficie fogliare che, aumentando l’umidità, lo rendono più adatto alla foraggiata verde o insilamento con pre-essiccamento in campo.

Le produzioni di Loietto in Italia sono aumentate del 6% nel 2024 rispetto al 2020, grazie ad un aumento delle aree destinate alla coltivazione. Essendo una coltura che dà un foraggio di qualità ma con bassi livelli proteici ed energetici, spesso viene coltivato in miscugli con leguminose. 

Un foraggio ampiamente utilizzato per l’apporto di energia nella razione bovina è il Mais Ceroso. Per ottenere Mais Ceroso si seminano varietà da trinciato e pastone e si raccoglie la pianta intera in modo da ottenere un equilibrio tra amido e fibre tale per cui la sostanza secca risulti del 35%. Le problematiche legate alla produzione di Mais Ceroso sono, quindi, le classiche del Mais associate ai costi ed ai problemi di irrigazione. Negli ultimi anni, in Italia, le produzioni sono leggermente diminuite passando da 20.65 nel 2020 a 18.99 milioni di tonnellate nel 2024, a fronte di un calo dei terreni destinati.

Entrambi i prodotti sono per lo più prodotti dalle aziende zootecniche per l’autoconsumo, le poche quantità scambiate sul mercato tendono a seguire il prezzo del fieno di prato e dell’erba medica che negli ultimi mesi hanno avuto una tendenza in crescita causata dalla poca produzione di qualità ottenuta nella scorsa campagna.

TESEO.Clal.it – Produzioni e Rese di Loietto in Italia

Il Commento: Prosciutto San Daniele DOP: più varietà, più opportunità [Truzzi, Metro Italia]
3 Marzo 2025

Claudio Truzzi - Responsabile Qualità Metro Italia
Claudio Truzzi – Responsabile Qualità Metro Italia

Segmentare l’offerta del Prosciutto San Daniele DOP? La ritengo una scelta corretta, in linea con la necessità di proporre sul mercato tipologie che rispondano meglio alle richieste di consumatori, operatori Horeca e distribuzione, nel rispetto del disciplinare di produzione. Era ora, anzi, che la filiera introducesse diverse stagionature e qualità, legate all’evoluzione del prodotto, per differenziare le fasce di prezzo”.

Claudio Truzzi – responsabile Qualità di Metro Italia, accademico dei Georgofili, profondo conoscitore del mondo delle IG – plaude all’iniziativa del Consorzio del Prosciutto di San Daniele di segmentare produzioni e stagionature e invita anche altri grandi salumi a denominazione di origine protetta a valutare soluzioni analoghe.

“Se possibile, andrebbe adottato un approccio ancora più rigoroso, vietando la stagionatura, negli stessi locali, di cosce non conformi alla Dop. In questo modo, si rafforzerebbe il Made in Italy e si garantirebbe la massima trasparenza ai consumatori, ottimizzando la comunicazione lungo tutta la catena di approvvigionamento”.

Al Sana di Bologna, fiera del biologico, Truzzi ha ribadito la necessità del “menù parlante” nella ristorazione.
“L’obbligatorietà, come avviene in Francia e Germania, è fondamentale per una corretta informazione al Consumatore – sottolinea il responsabile Qualità di Metro Italia -. In un piatto simbolo della cucina italiana come prosciutto e melone, ad esempio, sarebbe un importante passo avanti specificare la provenienza e la tipologia sia del melone che del prosciutto crudo, indicando, per quest’ultimo, se DOP o meno, la tipologia, la stagionatura e il produttore.

Anche all’interno dello stesso disciplinare, è giusto valorizzare le specificità dei singoli produttori. Sono convinto che la trasparenza e l’informazione corretta siano sempre vincenti”.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Cereali: cala l’offerta UE di Mais e Frumento
28 Febbraio 2025

Di: Elisa Donegatti

Nell’annata 2023-24 l’Europa è stata autosufficiente solo per alcuni Cereali, registrando un eccedenza produttiva solo per Frumento (122%) e Orzo (111%), mentre per Avena (95%) e Sorgo (99%) la produzione copre quasi interamente il fabbisogno. Al contrario, per Mais (79%) e Riso (44%) l’Europa non è autosufficiente

Nel 2024 la produzione di Mais è diminuita del 3.2%, scendendo a 59.1 milioni di tonnellate, nonostante un aumento del 6.3% delle superfici coltivate. L’Italia, penalizzata dalle condizioni meteorologiche avverse durante la semina e la raccolta, ha subito un calo del 7,7%, in particolare nelle regioni di Piemonte e Lombardia, uscendo così dalla classifica dei primi cinque produttori europei. Anche la produzione di Frumento ha registrato una flessione significativa, attestandosi a 120 milioni di tonnellate (-10%), in particolare per il Frumento Tenero. L’Orzo, invece, ha mostrato una crescita del 4.9%. Per il Riso, al momento, non sono ancora disponibili i dati relativi alla produzione italiana del 2024.

Nel 2024, le importazioni europee di Cereali hanno registrato una flessione del -4,36%. L’Ucraina si conferma il principale fornitore di Mais, Frumento e Orzo, offrendo prezzi altamente competitivi.

Le importazioni di Mais restano sostanzialmente stabili (+0,18% sul 2023), superando 20 milioni di tonnellate. Più marcata la contrazione per il Frumento con quasi 11 milioni di tonnellate (-11,02%) e per l’Orzo con più di 1.5 milioni di tonnellate (-16,87%), segno di una minore domanda comunitaria. In controtendenza, le importazioni di Riso crescono, superando i 2,5 milioni di tonnellate (+10,22%), con il Sud-Est Asiatico che è, inevitabilmente, il principale bacino di approvvigionamento dell’Europa. 

Per l’annata in corso 2024-25, in Europa, si stimano diminuzioni di produzione per Mais e Frumento, ma aumenti per Orzo, Sorgo, Avena e Riso. Se il trend verrà confermato il mercato europeo potrebbe registrare una maggiore dipendenza dalle importazioni per Mais e Frumento, mentre il miglioramento della produzione di Orzo, Sorgo e Riso potrebbe attenuare parte della pressione sugli approvvigionamenti.

Semi Oleosi: in UE cresce la dipendenza dall’import
27 Febbraio 2025

Di: Elisa Donegatti

L’Europa non è autosufficiente nella produzione di Semi Oleosi e Farina di Soia. Attualmente, il continente copre solo il 18% del proprio fabbisogno di Semi di Soia e il 43% di quello di Farina di Soia. Situazione differente per la Colza (80%) e il Girasole (99%).

Nel 2024, la produzione europea di Semi di Soia ha registrato un lieve aumento, con l’Italia in crescita del +2.8% (1.1 milioni di tonnellate), trainata in particolare dalle regioni del Veneto e dell’Emilia Romagna. Le coltivazioni europee di Girasole hanno subito un calo significativo del 17.9% (8 milioni di tonnellate), nonostante un aumento delle superfici coltivate. Anche la Colza ha subito una contrazione del 16.4% (16.7 milioni di tonnellate) rispetto all’anno precedente.  

Di conseguenza, nel 2024 le importazioni europee di Farina di Soia e Semi Oleosi sono aumentate del 14.72%. In particolare nell’anno 2024 sono state importate quasi 18.7 milioni di tonnellate di Farina di Soia, 14.6 milioni di tonnellate di Semi di Soia e oltre 6.4 milioni di tonnellate di Colza. L’aumento delle importazioni verificatasi nell’ultimo periodo dell’anno è probabilmente legato a due fattori chiave: da un lato, le scarse rese agricole in UE, causate dagli effetti dei cambiamenti climatici; dall’altro, il timore di dazi statunitensi sulla Soia, che ha spinto gli importatori a rafforzare le scorte.

Attualmente, il Brasile resta il principale fornitore di Soia dell’UE-27 con una quota di mercato del 46%, seguito dagli Stati Uniti al 40%. Inoltre, la diminuzione dei prezzi all’import ha reso più vantaggiosa l’importazione: nel 2024, i prezzi medi della Soia e della Farina di Soia sono scesi rispettivamente del 18,75% (438 €/Ton) e del 16,66% (421 €/Ton) su base annua.

Per l’annata 2024-25 in Europa, la produzione di Colza e Girasole potrebbe aumentare, grazie ad un’espansione delle superfici coltivate, mentre la Soia rischia un calo dell’offerta per la riduzione delle semine. Tuttavia, la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di Semi Oleosi e Farine Proteiche resterà elevata, con le rese agricole condizionate dalle condizioni climatiche.

Trend in aumento per la Carne Bovina, ma l’Italia perde Autosufficienza
26 Febbraio 2025

Di: Marika De Vincenzi

Le ultime quotazioni della Borsa Merci di Modena, piazza di riferimento nazionale per la Carne Bovina, danno trend in aumento per tutte le tipologie di animali (scottona, vitello, vitellone, vacca). Eppure, il settore in Italia sta facendo i conti con una perdita di autosufficienza (nel 2021 il tasso di autoapprovvigionamento era del 58,2%, nel terzo trimestre del 2024 è sceso a 44,7%, con la mandria che si è ridotta da 6,28 milioni nel 2021 a 5,77 milioni nel 2024). Un fenomeno causato da una serie di fattori, tra cui la redditività ridotta per gli allevatori, le sfide ambientali, l’invecchiamento degli allevatori e le difficoltà di ricambio generazionale.

Parallelamente, l’Italia ha incrementato significativamente le importazioni: +43,6% di bovini importati (t.e.c.) e +3,68% di carne importata (sempre in t.e.c.), con provenienza Regno Unito, Europa Orientale, America Latina. Allo stesso tempo, anche l’export di carne italiana è cresciuto: +23,51% da Gennaio a Novembre 2024, un dato che fa pensare, visto che appunto il tasso di autoapprovvigionamento italiano è deficitario.

TESEO.clal.it – Prezzi delle carni bovine

Orzo: evoluzione e attese per la stagione in corso
24 Febbraio 2025

Di: Ester Venturelli

La produzione di Orzo a livello mondiale è in diminuzione, passando da 219 milioni di tonnellate nella stagione 2020-21 a 190 milioni di tonnellate nella stagione 2024-25, ed anche i volumi scambiati a livello internazionale dovrebbero diminuire.

L’Unione Europea è il primo produttore ed esportatore a livello mondiale di Orzo. Tra il 2019 e il 2023 la produzione UE è diminuita di più di 7 milioni di tonnellate, mentre nel 2024 è aumentata di circa 2,5 milioni di tonnellate (Fonte: Eurostat) raggiungendo circa 50 milioni di tonnellate. Le esportazioni UE di Orzo sono diminuite negli ultimi anni e tra Gennaio e Novembre 2024 si sono attestate a 6 milioni di tonnellate, con un prezzo medio di 190€/Ton in aumento negli ultimi mesi dell’anno.

L’Australia è il secondo esportatore di Orzo al mondo. Con un’autosufficienza del 198% ha anch’essa esportato circa 6 milioni di tonnellate di Orzo nel 2024. Le stime della produzione della stagione corrente indicano un incremento dell’8% circa, dovuto principalmente ad una espansione dei terreni, mentre l’export è diminuito del 22,9%. Le esportazioni Australiane di Orzo potrebbero diminuire ulteriormente dato che la Cina, principale acquirente, intende ridurre le importazioni favorendo il prodotto domestico.

Il prezzo dell’Orzo è particolarmente influenzato dall’andamento di Grano e Mais, di cui è un prodotto sostitutivo soprattutto in ambito di alimentazione zootecnica. Per i prossimi mesi il prezzo dell’Orzo potrebbe aumentare spinto verso l’alto sia dagli aumenti che stanno caratterizzando Grano e Mais ma anche dalle minori produzioni complessive mondiali. Tuttavia, l’aumento atteso per le produzioni in Australia ed UE nel 2025 e il rallentamento della domanda Cinese potrebbero limitare la tendenza rialzista.

TESEO.Clal.it: Produzioni, consumi e stock di Orzo a livello mondiale

Il Commento: Mercato dei Suini in attesa di ripresa [Rudy Milani, Confagricoltura]
24 Febbraio 2025

“La ripresa del mercato dei suini? Temo si debba aspettare ancora un po’”. Previsione sintetica quella di Rudy Milani, presidente della Federazione nazionale di prodotto dei suini di Confagricoltura, con ogni probabilità con la speranza di essersi sbagliato e di vedere risalire i listini dei suini in anticipo.

Rudy Milani - Suinicoltore
Rudy Milani – Presidente Federazione Suina Confagricoltura, Suinicoltore

Il quadro, d’altronde, ad oggi vede “un mercato in flessione, in quanto gli acquirenti trovano la carne proveniente dall’estero a prezzi più bassi, unitamente a consumi non brillanti, aspetto che è abbastanza usuale in questa stagione dell’anno”, afferma Milani.

“Fortunatamente – prosegue – il numero di suini permane basso, mantenendosi quindi inferiore rispetto alla capacità produttiva degli allevamenti per effetto della PSA e dei problemi legati alla PRRS”.

Milani accende i riflettori sulla PSA, perché “se l’operato del Commissario straordinario Filippini non è in discussione in alcun modo da parte di Confagricoltura, bisogna adeguare le dotazioni finanziarie messe in campo per arginare i danni indiretti, in quanto sono ampiamente inadeguate rispetto alla vera entità del danno”.

Il calcolo, a spanne, “fra deprezzamento dei suini nelle aree di restrizione, mancati redditi da parte degli allevamenti, cassa integrazione per i dipendenti, investimenti per la biosicurezza, porta a mettere a disposizione almeno 50 milioni di euro”.

Purtroppo, “da Novembre 2023 per gli allevamenti suinicoli della provincia di Pavia e da Agosto 2024 per la provincia di Lodi”, stima Rudy Milani, “i prezzi imposti ai maiali si aggirano intorno a un euro al chilogrammo, vale a dire su valori insostenibili per le aziende agricole. A tutto ciò bisogna aggiungere che gli allevamenti in Soccida non si vedono rinnovare i contratti e i rischi concreti sono di esporre numerose aziende al fallimento. E parliamo di una zona di restrizione nel Nord Italia che coinvolge circa 500mila maiali, numeri sufficienti per definire la situazione di estrema gravità”.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini