Italia +45,1%export panna sfusa
Gen-Ott 2017
in volume
È positivo l’export dei prodotti lattiero caseari italiani nel periodo gennaio-ottobre 2017, in confronto ai primi 10 mesi dell’anno precedente. L’export totale registra, infatti, un incremento del 14% in quantità e del 12,3% in valore.
Latte e panna registrano un vero e proprio boom: +42,3% in quantità e +35,6% in valore, con un’accelerazione significativa del latte confezionato (+45,9% in quantità e +39,2% in valore) e della panna sfusa (+45,1% in quantità e +59,9% in valore).
Italia +6,6%export totale formaggi
Gen-Ott 2017
in volume
Trend positivo anche per i formaggi, che nei primi 10 mesi del 2017 mettono a segno un +6,6% in volume e un +9,4% in valore. Grana Padano e Parmigiano Reggiano si confermano leader a livello mondiale, con esportazioni dirette in Germania, Stati Uniti e Francia, che costituiscono i primi tre mercati di riferimento, con un market share aggregato del 44 per cento.
Complessivamente, però, Grana Padano e Parmigiano Reggiano hanno esportato il 2,3% in meno rispetto al periodo gennaio-ottobre 2016, incrementando comunque le performance in valore del +6,9 cento.
La Germania resta un mercato estremamente dinamico, anche se con luci e ombre. Grana Padano e Parmigiano Reggiano hanno perso l’11% in quantità nei primi 10 mesi del 2017 (confronto su base tendenziale). Allo stesso tempo, sono cresciute del 16% le esportazioni italiane di Pecorino e Fiore Sardo verso la Germania e del 7% le esportazioni di formaggi freschi, fra cui mozzarella e ricotta.
Inoltre, hanno registrato un incremento del 13% le esportazioni verso la Germania di formaggi grattugiati, quest’ultima tipologia molto spesso in aperta concorrenza con le esportazioni delle due grandi DOP a pasta dura Made in Italy.
Vanno a tutto gas le vendite di Pecorino e Fiore Sardo che – seppure in flessione dell’1,2% in termini di valore – fra gennaio e ottobre 2017 hanno segnato un +29,3% in quantità, consolidando come primo mercato di destinazione gli Stati Uniti (69% della quota di mercato).
Nei vasti Stati occidentali degli USA, come California ed Arizona, ampie superfici sono destinate ad erba medica per soddisfare i bisogni dei grandi allevamenti da latte californiani. Emerge però sempre più l’interesse per l’export verso quei paesi dove la produzione di foraggi è insufficiente a sostenere l’allevamento da latte, soprattutto Arabia Saudita e Cina ma anche mercati tradizionali che importano medica dagli USA come Corea e Giappone.
Stati Uniti +13%export di fieno di medica verso la Cina (Gen-Set 2017)
L’interesse per il mercato cinese è dimostrato dal fatto che nei primi 9 mesi del 2017 l’export di fieno di medica è cresciuto del 13%. La necessità degli allevatori di contenere i costi alimentari per far fronte ai risicati prezzi del latte ha comportato il dimezzamento fra il 2002 ed il 2017 della quantità di medica nella razione e la sua sostituzione con sottoprodotti del mais o della frutta secca, la cui coltivazione è sempre più estesa dato l’interesse del mercato per tali alimenti.
Le variabili che si trovano a dover fronteggiare gli agricoltori nel decidere se ampliare o meno le superfici coltivate a medica sono il prezzo del latte, quello delle coltivazioni alternative, come il tabacco per l’Arizona, le mandorle ed il pistacchio per la California, le condizioni meteorologiche.
Ci sono poi anche le scelte dei paesi importatori, come nel caso dell’Arabia Saudita dove si prevede che la richiesta di fieno da importare aumenterà a causa della decisione di ridurre l’acqua per l’irrigazione delle superfici desertiche che erano state convertite a foraggio per i bisogni dei sofisticati allevamenti locali.
In tale contesto diventano poi cruciali i costi di spedizione e di conseguenza la scelta dei porti da utilizzare, fra Seattle al nord e Long Beach in California, per i lunghi trasporti nell’oceano Pacifico.
Quindi, anche per le coltivazioni di foraggio diventano cruciali le scelte imprenditoriali.
Italia, Milano – Prezzi settimanali del Fieno di erba medica pressato
L’export italiano di prodotti lattiero caseari tra Gennaio e Aprile aumenta in quantità (+10,2%) e in valore (+11,3%) su base tendenziale, mentre diminuiscono le importazioni (-12,7 per cento). Il saldo commerciale è ancora negativo: 838.087 tonnellate importate contro le 330.663 esportate, ma il bilancio è migliorato. In particolare, diminuiscono le importazioni di burro, latte e panna, ma anche dei formaggi, compresi quelli duri non Dop.
Le esportazioni dei principali formaggi nel mese di Aprile 2017 confrontate con Aprile 2016 sono aumentate in volume relativamente a
Formaggi grattugiati o in polvere (+13.7%),
Formaggi freschi fra cui mozzarella e ricotta (+10.9%),
L’export italiano si espande in tutte le aree del mondo: Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Europa extra Ue, Nord America e Oceania. Ed è boom (+90,76%) verso l’Africa, dove vengono commercializzate 23.000 tonnellate in equivalente latte, contro le 2.000 dell’Asia (stabili rispetto al gennaio-aprile 2016).
CLAL.it – Italia: Export per area geografica, in equivalente latte
È ancora boom l’esportazione al 30 Aprile di latte e panna (+51,6% in quantità e +58,8% a valore), con la panna alimentare che registra un’esplosione del 250% circa sia in volumi sia in valore. Positivo anche l’export di formaggi freschi e grattugiati, le polveri (SMP e WMP) e il latte per l’infanzia.
CLAL.it – Principali importatori di Panna sfusa dall’Italia
Grana Padano e Parmigiano-Reggiano, sostanzialmente stabili in quantità e in accelerazione a valore (+7,7%), avanzano dell’11% in volume in Olanda e in Canada, quest’ultimo un segnale positivo in vista dell’entrata in vigore del Ceta, dove i due formaggi Dop sono tutelati.
Paolo Fabiani, presidente della cooperativa Cooperlat Tre Valli
La sostenibilità è il futuro. Ma anche la diversificazione produttiva, la linea “vegetale” che i nuovi consumatori stanno mostrando di apprezzare, secondo la filosofia di prodotti in grado di nutrire e “promettere” benessere. Sono alcuni degli elementi che emergono dal dialogo con Paolo Fabiani, presidente della cooperativa Cooperlat Tre Valli, che Teseo ha intervistato.
Avete avuto danni dal terremoto come cooperativa o come associati?
“Sì, abbiamo avuto dei lievi danni nel nostro stabilimento di Amandola, situato proprio nel Parco dei Sibillini, dove produciamo mozzarella per tutto il gruppo, e da dove arriva il latte di allevatori marchigiani e abruzzesi. Alcune stalle sono state lesionate, ma il danno maggiore è nella distruzione di interi paesi. Questo ha cancellato, e non si sa per quanto tempo, l’economia di una vasta zona fatta di piccole attività, esercizi commerciali che rappresentavano punti di riferimento anche per noi”.
Quali sono gli aspetti cruciali che secondo lei sono emersi dal Dairy Forum 2016 di CLAL?
“Credo che il tema affrontato dal team di Angelo Rossi per questo Dairy Forum sia stato di estrema attualità; affrontare l’argomento del mercato assieme ad altri due temi, quali l’innovazione e la sostenibilità.
La relazione del professor Marco Frey su Agenda 2030 delle Nazioni Unite e gli obiettivi dello Sviluppo sostenibile ha offerto importanti suggerimenti sul tema della sostenibilità, che non è soltanto economico-ambientale, ma anche sociale. Ricordo che nella sua relazione venne citata una frase di Ban Ki-Moon:
I mercati possono prosperare solo in società che sono sane, e le società hanno bisogno di mercati sani per prosperare.
Su questa frase e sul concetto di sostenibilità credo che dovremo molto riflettere”.
La sua base sociale è composta da 15 cooperative e rappresenta circa 1.000 allevatori: quanti dei soci di Cooperlat hanno aderito al sostegno ministeriale di 14 centesimi?
“L’intervento messo in atto dalla Ue per diminuire l’offerta di latte in tutta Europa ha avuto poco seguito tra i nostri soci. D’altro canto la forte adesione a tale sostegno da parte dei produttori tedeschi, olandesi e francesi, per il primo periodo aveva già esaurito tutte le risorse messe a disposizione”.
Cooperlat Trevalli è famosa per la panna. Qual è la quota export (totale e per la panna)?
“Il 77,7% della nostra produzione totale è destinata al mercato domestico, il 22,3% all’estero. Per quanto riguarda la panna, invece, l’export sale al 29,6 per cento. Per i prodotti vegetali, invece, il 63,1% dei nostri volumi viene venduto fuori dai confini nazionali e solo il 36,9% in Italia”.
Quali sono i principali Paesi di destinazione?
“Per la panna i principali Paesi sono: Svizzera, Francia, Belgio, Grecia, Turchia, Libano, Filippine, Ungheria, Albania. Per i prodotti vegetali, invece, i più importanti mercati di destinazione sono rappresentati da Grecia, Turchia, Arabia Saudita, Algeria, Egitto, Libano, Repubblica Ceca, Emirati Arabi, Slovenia, Albania, Francia e Montenegro”.
Avete nuovi Paesi o aree nel mirino?
“Certamente: Stati Uniti, tutta l’area del Sud Est Asiatico, l’area dei Balcani e l’Est Europa”.
La demonizzazione dell’olio di palma è uno dei fattori che sembra aver influito positivamente sui prezzi delle panne. È così anche per Cooperlat?
“Non credo vi sia un nesso così diretto tra olio di palma e prezzo delle panne, anche perché entrambi i prodotti hanno raggiunto livelli di mercato molto alti. La demonizzazione dell’olio di palma e le continue notizie pro e contro rappresentano un fenomeno quasi tutto italiano e, nonostante il gran clamore, le quotazioni sono comunque alte. Per quanto riguarda il prezzo delle panne, personalmente ritengo che le forti e imprevedibili oscillazioni di mercato non siano positive né per i produttori né per gli utilizzatori. Al contrario, credo invece che il mercato necessiti di una maggiore stabilità”.
Siete produttori della Dop Casciotta di Urbino. Quali sono i numeri?
“La Casciotta di Urbino DOP è una delle eccellenze del territorio marchigiano, che fanno parte del portafoglio prodotti di Cooperlat. Le vendite del 2016 supereranno le 100 tonnellate di prodotto, concentrate soprattutto nel Centro Italia”.
Dal vostro sito si evince che avete anche prodotti a base di soia, caratterizzati dallo slogan “senza” (senza lattosio, senza glutine, senza grassi idrogenati). In chiave di prodotti e di mercato, sarà sempre più il cosiddetto “senza” l’aspetto cardine?
“Il consumatore del nuovo millennio è sempre più evoluto, alla ricerca di prodotti che siano buoni, ma che al contempo non danneggino la propria salute. Addirittura, che aiutino a prevenire malattie di vario tipo. Si è alla ricerca dei cosiddetti cibi senza o cibi della rinuncia, cioè senza grassi o zuccheri, senza sale, senza glutine, senza lattosio, senza conservanti. Questo non vuol dire però rinunciare al gusto. In sostanza, i prodotti vincenti di oggi e dell’immediato futuro sono quelli che promettono il benessere, ma senza rinunciare al gusto”.
Quale spazio ha la linea soia e qual è il futuro?
“La soia è un mercato in continua crescita, perchè si inserisce in questo trend salutistico. Fino a pochi anni fa i prodotti a base soia si trovavano solo sugli scaffali delle insegne specializzate, ora affollanno gli scaffali di tutte le più importanti insegne della grande distribuzione. Cooperlat ha lanciato nell’ultimo anno una linea completa di prodotti a base soia, dalla bevanda alla crema vegetale da montare, al dessert. Una linea di prodotti che sta dando grandi soddisfazioni e su cui l’azienda intende investire negli anni a venire, sia in termini di comunicazione che di allargamento della gamma”.
Cosa significa sostenibilità per Cooperlat e come cercate di applicarla al vostro interno e nel rapporto con i soci?
“Come già abbiamo detto, per fortuna, oggi i consumatori sono sempre più attenti ed esigenti, non solo rispetto alla qualità delle materie prime che compongono i prodotti che acquistano, ma anche all’affermazione del principio etico del lavoro e del territorio, inteso come garanzia di rispetto dell’ambiente e di condizioni decenti di lavoro per tutti. I consumatori pretendono una qualità totale dei prodotti, alimenti sani e buoni, realizzati da aziende anch’esse sane, che tutelano l’ambiente, valorizzano il lavoro, rispettano i diritti delle persone e, soprattutto, innovano. Se non ci sono tutti questi elementi, nasce nel consumatore il ragionevole dubbio che possano mancare anche gli altri.
Il modello di cooperativa adottato dalla Cooperlat-TreValli applica nelle scelte operative azioni che contribuiscono a mantenere in vita piccoli e medi produttori locali, i quali altrimenti sarebbero usciti dal mercato, con conseguente incremento del fenomeno di abbandono dei terreni agricoli e negative ripercussioni sul territorio, come la perdita di biodiversità, il mancato mantenimento delle tradizioni e, non ultimo, le perdite occupazionali”.
Quali sono i vantaggi?
“I vantaggi riguardano la tutela del territorio derivante dalla difesa dei piccoli produttori locali. Se ne ottiene un beneficio in termini di riduzione del dissesto idrogeologico, di mantenimento della biodiversità, di contenimento dei processi di urbanizzazione. Poi ci sono gli aspetti relativi alla tutela dell’occupazione agricola. Questo comporta un vantaggio per la sostenibilità sociale del processo, con un conseguente aiuto al mantenimento della cultura e delle tradizioni locali. Bisogna ricordare, inoltre, che il rapporto con le aziende cooperative ed agricole tende ad essere di lungo periodo, filosofia gestionale che rafforza ulteriormente questo aspetto.
Allo stesso tempo i benefici si riversano in una minore pressione ambientale, derivante da un modello di fattoria più virtuoso che integra produzione agricola ed allevamento, permettendo la realizzazione di un ciclo operativo quasi chiuso. Ne consegue una migliore utilizzazione delle risorse e degli stessi output dei due processi e una riduzione delle immissioni in aria, in acqua o nei terreni”.
Il Messico è la prima destinazione dell’export USA per latte e derivati, con un valore pari a 1,3 miliardi di dollari nel 2015 rispetto ai $182 milioni del 1994, anno in cui è entrato in vigore l’accordo di libero scambio (NAFTA) fra i due paesi. Anche le importazioni statunitensi sono aumentate passando nello stesso periodo da 3 milioni di dollari ai $114 milioni attuali.
Gli USA sono poi la prima destinazione per l’export messicano di bovini, pari a 211 mila capi nel periodo gennaio-giugno 2016, rispetto ad un import di 8200 capi. I due mercati sono dunque interconnessi: il Messico è strategico per l’export USA di latte, mentre questi lo sono per l’export messicano di bovini.
Per facilitare ulteriormente gli scambi commerciali e favorire produzioni e consumi in entrambi i paesi, USA e Messico hanno recentemente sottoscritto un memorandum d’intesa. Tale accordo però è anche mirato a proteggere quest’area commerciale. Un esempio è la forte contrapposizione verso la politica UE sulle Indicazioni Geografiche, tema caldo dei negoziati TTIP.
CLAL.it – Stati Uniti: export di latte e derivati in equivalente latte (ME)
L’Italia ha esportato in Maggio 9.239 tonnellate di latte e panna, raddoppiando le quantità esportate in Maggio 2015 (+131%). Nel periodo Gen-Mag 2016 l’aumento è stato del +28,5%, trainato dal latte confezionato in crescita del +262% sull’anno precedente.
Il principale importatore di latte e panna è la Libia, mentre ha guadagnato il secondo posto la Corea del Sud, che da Gennaio ha iniziato ad acquistare quantità rilevanti di Panna.
Anche le esportazioni italiane di formaggi continuano ad aumentare, con una crescita del +18,5% in Maggio e del +9,5% nel periodo Gen-Mag 2016 sull’anno precedente.
Le esportazioni dell’Italia nel mese di MAGGIO 2016 confrontate con Maggio 2015 sono aumentate in volume relativamente a
Latte e panna (+131.2%)
Formaggi (+18.5%)
sono diminuite quelle di
Polvere di Siero (-23.5%)
Le esportazioni dei principali formaggi nel mese di MAGGIO 2016 confrontate con Maggio 2015 sono aumentate in volume relativamente a Formaggi grattugiati o in polvere (+40.6%), Pecorino e Fiore Sardo (+38.5%), Gorgonzola (+22.1%), Formaggi freschi fra cui mozzarella e ricotta (+16.9%), Grana Padano e Parmigiano Reggiano (+12.7%), Provolone (+6.5%), mentre sono diminuite quelle di Asiago, Montasio, Ragusano, Caciocavallo (-2.1%).
* Altri prodotti: WMP Polvere di Latte Intero, Latte condensato, Latte per l’infanzia, Caseinati, Caseine, Lattosio uso alimentare
Elaborazione CLAL su dati GTIS
VALORI (Mio EUR)
2013
2014
2015
Anno corrente (Gen-Mag)
2015
2016
± su 2015
Export (E)
2.396
2.500
2.568
1.021
1.062
+4,0%
Import (I)
4.028
3.989
3.511
1.409
1.279
-9,2%
Bilancio (E – I)
-1.633
-1.490
-942
-388
-217
Italia: EXPORT di GRANA PADANO E PARMIGIANO REGGIANO Principali Paesi IMPORTATORI del 2016
Periodo: Gennaio-Maggio
Ton
Share
2016
2014
2015
2016
% su
2015
TOTALE
32.228
34.747
34.989
+1%
Germania
21%
7.621
7.905
7.358
-7%
Stati Uniti
15%
3.753
5.239
5.258
+0%
Francia
10%
3.131
3.088
3.487
+13%
Regno Unito
8%
2.581
2.521
2.749
+9%
Svizzera
6%
2.476
2.321
2.100
-10%
Italia: EXPORT di FORMAGGI FRESCHI FRA CUI MOZZARELLA E RICOTTA Principali Paesi IMPORTATORI del 2016
Periodo: Gennaio-Maggio
Le esportazioni dell’Italia nel mese di MARZO 2016 confrontate con Marzo 2015sono aumentate in volume relativamente a:
Latte e panna (+16.9%)
Formaggi (+7.9%)
sono diminuite quelle di:
Polvere di Siero (-12.8%)
Le esportazioni dei principali formaggi nel mese di MARZO 2016 confrontate con Marzo 2015 sono aumentate in volume relativamente a Formaggi grattugiati o in polvere (+20.0%), Formaggi freschi fra cui mozzarella e ricotta (+17.8%), Provolone (+6.0%), Gorgonzola (+4.5%), mentre sono diminuite quelle di Grana Padano e Parmigiano Reggiano (-0.2%), Asiago, Montasio, Ragusano, Caciocavallo (-1.6%), Pecorino e Fiore Sardo (-30.1%).
I principali Paesi Importatori nei primi 3 mesi del 2016 (anno in corso) sono:
Per Formaggi freschi fra cui mozzarella e ricotta:
Francia, le cui importazioni – pari al 29% della quota di mercato – sono aumentate del 16.1%
Regno Unito, le cui importazioni – pari al 15% della quota di mercato – sono aumentate del 22.2%
Germania, le cui importazioni – pari al 8% della quota di mercato – sono aumentate del 92.6%
Belgio, le cui importazioni – pari al 8% della quota di mercato – sono aumentate del 5.8%
Svizzera, le cui importazioni – pari al 6% della quota di mercato – sono aumentate del 3.8%
Per Grana Padano e Parmigiano Reggiano:
Germania, le cui importazioni – pari al 19% della quota di mercato – sono diminuite del 10.2%
Stati Uniti, le cui importazioni – pari al 17% della quota di mercato – sono aumentate del 5.6%
Francia, le cui importazioni – pari al 10% della quota di mercato – sono aumentate del 18.9%
Regno Unito, le cui importazioni – pari al 8% della quota di mercato – sono aumentate del 12.5%
Svizzera, le cui importazioni – pari al 6% della quota di mercato – sono diminuite del 11.6%
Per Gorgonzola:
Germania, le cui importazioni – pari al 30% della quota di mercato – sono aumentate del 30.3%
Francia, le cui importazioni – pari al 21% della quota di mercato – sono aumentate del 20.7%
Spagna, le cui importazioni – pari al 5% della quota di mercato – sono aumentate del 16.1%
Svizzera, le cui importazioni – pari al 5% della quota di mercato – sono aumentate del 5.3%
Regno Unito, le cui importazioni – pari al 5% della quota di mercato – sono aumentate del 7.6%
Le esportazioni dell’Italia nel mese di MARZO 2016 confrontate con Marzo 2015sono aumentate in volume relativamente a:
Latte e panna (+16.9%)
Formaggi (+7.9%)
sono diminuite quelle di:
Polvere di Siero (-12.8%)
Le esportazioni dei principali formaggi nel mese di MARZO 2016 confrontate con Marzo 2015 sono aumentate in volume relativamente a Formaggi grattugiati o in polvere (+20.0%), Formaggi freschi fra cui mozzarella e ricotta (+17.8%), Provolone (+6.0%), Gorgonzola (+4.5%), mentre sono diminuite quelle di Grana Padano e Parmigiano Reggiano (-0.2%), Asiago, Montasio, Ragusano, Caciocavallo (-1.6%), Pecorino e Fiore Sardo (-30.1%).
* Altri prodotti: WMP Polvere di Latte Intero, Latte condensato, Latte per l’infanzia, Caseinati, Caseine, Lattosio uso alimentare
Elaborazione CLAL su dati GTIS
VALORI (Mio EUR)
2013
2014
2015
Anno corrente (Gen-Mar)
2015
2016
± su 2015
Export (E)
2.396
2.500
2.568
587
608
+3,6%
Import (I)
4.028
3.989
3.511
855
768
-10,2%
Bilancio (E – I)
-1.633
-1.490
-942
-268
-160
Italia: EXPORT di FORMAGGI FRESCHI FRA CUI MOZZARELLA E RICOTTA Principali Paesi IMPORTATORI del 2016 Periodo: Gennaio-Marzo
Ton
Share 2016
2014
2015
2016
% su 2015
TOTALE
19.005
21.572
25.620
+19%
Francia
29%
5.425
6.323
7.342
+16%
Regno Unito
15%
2.006
3.209
3.920
+22%
Germania
8%
638
1.048
2.019
+93%
Belgio
8%
2.068
1.879
1.988
+6%
Svizzera
6%
1.753
1.449
1.505
+4%
Italia: EXPORT di GRANA PADANO E PARMIGIANO REGGIANO Principali Paesi IMPORTATORI del 2016 Periodo: Gennaio-Marzo
Ton
Share 2016
2014
2015
2016
% su 2015
TOTALE
18.072
20.222
20.430
+1%
Germania
19%
4.250
4.389
3.943
-10%
Stati Uniti
17%
1.927
3.372
3.559
+6%
Francia
10%
1.714
1.665
1.981
+19%
Regno Unito
8%
1.456
1.433
1.612
+12%
Svizzera
6%
1.410
1.374
1.215
-12%
Italia: EXPORT di GORGONZOLA Principali Paesi IMPORTATORI del 2016 Periodo: Gennaio-Marzo
Si prevede che nel 2016 la produzione di latte in Australia raggiunga le 9,8 milioni di tonnellate, con una dinamica in leggera crescita. Dall’indagine di Dairy Australia, risulta come tre quarti dei produttori di latte continuino ad avere una visione ottimistica del settore nonostante le basse quotazioni, in ragione del potenziale di export verso i paesi asiatici. Due terzi degli intervistati ritengono che gli accordi di libero scambio (Free Trade Agreements – FTAs) sottoscritti con Corea, Giappone e Cina avranno un impatto positivo nel lungo termine. Circa il 40% della produzione viene esportata soprattutto verso questi mercati, per lo più formaggi e polveri. L’export lattiero australiano rappresenta il 7% sul totale del commercio mondiale. Sei aziende, Murray Goulburn, Fonterra, Lion, Warrnambool, Parmalat, Bega, trasformano il 90% del latte e quattro di queste rappresentano investimenti esteri: Fonterra, Parmalat (Lactalis), Lion (Kirin, Giappone), Warrnambool (Saputo, Canada).
L’allevamento è basato sul pascolo ed è molto influenzato dalla piovosità. Lo stato di Victoria produce due terzi del latte australiano, che viene ottenuto in allevamenti a carattere familiare, mentre circa il 10% di aziende ha oltre 600 capi in mungitura. Il picco produttivo si raggiunge in ottobre.
Il consumo pro capite di latte liquido nel 2015 sarà di 110 litri, in crescita rispetto ai 104 litri del 2010 e tende a spostarsi dal latte intero a quello magro, aromatizzato o modificato; ad esempio, nel 2015 il consumo di latte senza la beta caseina A1 è in crescita del 8%.
Il formaggio è una produzione di punta e si stima raggiunga le 340 mila tonnellate nel 2016. Il mercato interno è maturo, a 13,5Kg per abitante, col cheddar che rappresenta il 55% dei consumi, seguito da mozzarella, formaggi freschi, paste dure da grattugia ed erborinati. La metà della produzione è esportata (155 mila tonnellate nel 2015), col Giappone come maggior mercato. Le importazioni di formaggio (75 mila ton), polveri di latte e burro (20 mila ton cadauno), provengono in particolare dalla Nuova Zelanda, mentre dalla UE vengono importati formaggi di specialità; dagli USA, cheddar e mozzarella.
La produzione di burro si prevede stabile a 122 mila tonnellate, con una domanda in crescita e scorte in aumento per la necessità di ricollocare il prodotto risultante dal blocco russo. Riguardo alle polveri di latte, si prevede una minor produzione di polvere di latte intero (WMP) rispetto alle 95 mila tonnellate preventivate per il 2015; in crescita invece la polvere di latte scremato (SMP) , attesa nel 2016 a 240 mila tonnellate. Il 75% viene esportato verso Cina, Indonesia, Singapore, Malesia.
Gli accordi di libero scambio, compreso il recente TPP, sembrano costituire un ambito favorevole per facilitare l’export e dunque sostenere la produzione.
CLAL.it – AUSTRALIA: Export mensile dei prodotti lattiero-caseari negli ultimi 2 anni
Le esportazioni di Formaggi dell’Italia nel mese di FEBBRAIO 2016 confrontate con Febbraio 2015 sono aumentate in volume del +12.9%.
Le esportazioni dei principali formaggi nel mese di FEBBRAIO 2016 confrontate con Febbraio 2015 sono aumentate in volume relativamente a Formaggi freschi fra cui mozzarella e ricotta (+26.6%), Formaggi grattugiati o in polvere (+18.7%), Provolone (+12.2%), Grana Padano e Parmigiano Reggiano (+5.4%), Gorgonzola (+4.9%), mentre sono diminuite quelle di Asiago, Montasio, Ragusano, Caciocavallo (-5.5%), Pecorino e Fiore Sardo (-19.9%).
I principali Paesi Importatori
nei primi 2 mesi del 2016 (anno in corso) sono:
Per Grana Padano e Parmigiano Reggiano:
Germania, le cui importazioni – pari al 18% della quota di mercato – sono diminuite del 10.8%
Stati Uniti, le cui importazioni – pari al 18% della quota di mercato – sono aumentate del 5.2%
Francia, le cui importazioni – pari al 10% della quota di mercato – sono aumentate del 19.7%
Regno Unito, le cui importazioni – pari al 8% della quota di mercato – sono aumentate del 7.2%
Svizzera, le cui importazioni – pari al 6% della quota di mercato – sono aumentate del 8.1%
Per Formaggi freschi fra cui mozzarella e ricotta:
Francia, le cui importazioni – pari al 28% della quota di mercato – sono aumentate del 18%
Regno Unito, le cui importazioni – pari al 16% della quota di mercato – sono aumentate del 22.6%
Germania, le cui importazioni – pari al 8% della quota di mercato – sono aumentate del 96.8%
Belgio, le cui importazioni – pari al 8% della quota di mercato – sono aumentate del 7.4%
Svizzera, le cui importazioni – pari al 6% della quota di mercato – sono diminuite del 0.1%
Le esportazioni di Formaggi dell’Italia nel mese di FEBBRAIO 2016 confrontate con Febbraio 2015 sono aumentate in volume del +12.9%.
Le esportazioni dei principali formaggi nel mese di FEBBRAIO 2016 confrontate con Febbraio 2015 sono aumentate in volume relativamente a Formaggi freschi fra cui mozzarella e ricotta (+26.6%), Formaggi grattugiati o in polvere (+18.7%), Provolone (+12.2%), Grana Padano e Parmigiano Reggiano (+5.4%), Gorgonzola (+4.9%), mentre sono diminuite quelle di Asiago, Montasio, Ragusano, Caciocavallo (-5.5%), Pecorino e Fiore Sardo (-19.9%).
* Altri prodotti: Lattosio uso farmaceutico, Latte condensato, WMP Polvere di Latte Intero, Latte per l’infanzia, Latte in imballaggi > 2 L, Caseinati, Caseine, Lattosio uso alimentare
Elaborazione CLAL su dati GTIS
Italia: EXPORT di GRANA PADANO E PARMIGIANO REGGIANO Principali Paesi IMPORTATORI del 2016 Periodo: Gennaio-Febbraio
Ton
Share 2016
2014
2015
2016
% su 2015
TOTALE
11.598
12.766
12.991
+2%
Germania
18%
2.633
2.680
2.390
-11%
Stati Uniti
18%
1.261
2.230
2.345
+5%
Francia
10%
1.015
1.046
1.253
+20%
Regno Unito
8%
940
911
977
+7%
Svizzera
6%
919
747
808
+8%
Italia: EXPORT di FORMAGGI FRESCHI FRA CUI MOZZARELLA E RICOTTA Principali Paesi IMPORTATORI del 2016 Periodo: Gennaio-Febbraio
Azienda Agricola Trentin Carlo Capi allevati: 150 | 80 in lattazione. Ettari coltivati 50. Destinazione del latte: Grana Padano DOP, Asiago DOP, Latte Alimentare (Latterie Vicentine).
Andrea Trentin, 35 anni, è un allevatore di Thiene (Vicenza). Alleva 150 capi, dei quali 80 in lattazione e coltiva 50 ettari, due terzi dei quali a prato stabile e un terzo a cereali, in rotazione fra mais, orzo ed erba medica.
Il latte è conferito alla cooperativa Latterie Vicentine, di cui Trentin è vicepresidente, ed è certificato per una triplice destinazione: Grana Padano, Asiago e latte alimentare di alta qualità.
Partiamo dalla cronaca: il Consorzio di tutela dell’Asiago nei giorni scorsi ha bloccato un falso su Amazon. Qual è il suo commento?
“È evidente che internet è uno strumento che tanto è utile come volano di vendita quanto è rischioso. Va monitorato e usato con estrema serietà, perché purtroppo le potenzialità sono uguali sia per chi produce che per chi froda. Ma penso che internet rimanga un’opportunità da sfruttare per vendere”.
Restiamo ancora sul Consorzio dell’Asiago: come commenta la crescita in questi anni?
“La crescita è figlia di un piano di regolamentazione dell’offerta di cui si è dotato il Consorzio, finalizzato non alla riduzione della produzione, ma alla valorizzazione del formaggio Asiago, spiegando che è un prodotto unico, non surrogabile o duplicabile altrove”.
Anche l’export è cresciuto.
“Sì, le performance sono positive. Ci sono amplissimi spazi di crescita, perché ad oggi ci sono ancora piccoli caseifici non organizzati, che potrebbero mettersi in rete e aumentare le esportazioni. E poi, accanto al piano produttivo in questi anni il Consorzio dell’Asiago ha puntato a responsabilizzare i produttori, che vivono in maniera più attiva le scelte consortili, molto più partecipate”.
Quali sono i Paesi nel mirino dell’export?
“Da un lato potremmo dire che i Paesi nel mirino sono tutti, perché siamo poco conosciuti all’estero e le potenzialità sono ovunque. La sensazione è che ci sarà più spazio in quantità in Paesi che consumano già formaggi. Potrebbe essere meno impattante crescere in Paesi vicini a noi, dove il consumo pro capite è più alto. Ma anche nei Paesi dove siamo già apprezzati è bene insistere, perché più ti allontani più diventa oneroso per un prodotto che non è strutturato per l’export”.
Guardando alla sua azienda agricola, qual è la prima voce di costo dell’azienda?
“Il costo alimentare, che incide per 18 centesimi al litro su un prezzo totale di vendita di 36 centesimi. Quindi incide per un 50%, almeno nel mio caso. Nella nostra azienda stiamo molto attenti ai costi dell’alimentazione e agli acquisti delle materie prime necessarie per le bovine. In questa fase, ad esempio, abbiamo strutturato la superficie coltivata per produrre più fieno del nostro fabbisogno, mentre la quantità necessaria di cereali la acquistiamo. Siamo in una zona in cui dobbiamo avere terreni sufficienti per smaltire i reflui zootecnici”.
Quali potrebbero essere i costi comprimibili?
“Uno dei costi che potrebbero essere ridotti è l’energia. Il fotovoltaico è una strada da percorrere, ma oggi è troppo oneroso per l’azienda, almeno in questa fase di mercato. Di certo noi ci siamo orientati, mano a mano che è necessario, ad acquistare macchine e attrezzature a basso assorbimento di potenza. È una caratteristica che osserviamo, prima di comprare qualcosa di utile per l’azienda. È stato così, ad esempio, per i ventilatori delle stalle: abbiamo abbattuto del 70% il consumo, che in termini assoluti incide nei periodi estivi per il 25% dei costi energetici.
Prossimamente installeremo dei pannelli solari termici per riscaldare l’acqua di abbeverata e il latte per i vitelli. Abbiamo già installato pannelli destinati al recupero del calore.
I costi aziendali si riducono anche scegliendo accuratamente le colture. Per il mais, ad esempio, scegliamo colture a ciclo brevissimo, per ridurre il fabbisogno idrico e il rischio aflatossine”.
Oltre a lei quanti lavorano in azienda?
“Due persone fisse per la mungitura, la preparazione degli alimenti e le cuccette; il papà è pensionato, ma dà un aiuto nelle fasi di mungitura. Io invece mi occupo di fecondazioni artificiali, piani di accoppiamento, gestione aziendale anche sui versanti economico e burocratico. Fra l’altro sono vicepresidente della Latterie Vicentine e sono nel consiglio direttivo del Consorzio di Tutela dell’Asiago”.