I Produttori di Maiali dovrebbero essere soddisfatti. Eppure, l’emergenza…
2 Settembre 2024

Di: Marika De Vincenzi ed Ester Venturelli

Con i prezzi dei suini da macello per il circuito tutelato a 2,14 €/kg (in aumento costante da inizio Luglio) e con costi indicativi di produzione a 1,82 €/kg (costo simulato da Teseo), i PRODUTTORI di MAIALI dovrebbero essere soddisfatti. Eppure, l’emergenza che sta togliendo il sonno ai Suinicoltori e all’intera FILIERA è la Peste suina africana (PSA), che nelle ultime settimane ha avuto un’accelerazione preoccupante.

Rudy MILANI, Presidente della Federazione nazionale di prodotto di CONFAGRICOLTURA, ha descritto in questi termini la situazione: “In Lombardia oggi sono 620.000 gli animali in zona di restrizione, tra 180.000 e 200.000 quelli nella sola zona 3; il 55% delle Aziende suinicole di Confagricoltura PAVIA attualmente ha i capannoni vuoti. Ecco perché servono indennizzi immediati, oltre a un contenimento ancora più radicale della fauna selvatica”.

Alberto CAVAGNINI, Allevatore bresciano di COLDIRETTI, ha parlato di situazione “allarmante, che dura ormai da mille giorni e che ad oggi non ha visto interventi risolutivi a fronte di un grande sacrificio delle aziende colpite”.

Per CIA-AGRICOLTORI ITALIANI, con oltre due milioni di cinghiali sul territorio nazionale e operazioni di contenimento che procedono a rilento, non ci può essere freno alla PSA. “Lo scenario si è notevolmente complicato. Ora chiediamo celerità nelle risposte e ulteriori risorse per le misure di prevenzione, che ad oggi sono risultate insufficienti”, ha dichiarato il Presidente di CIA, Cristiano FINI.

Sul fronte delle istituzioni, il nuovo COMMISSARIO straordinario alla PSA, Giovanni FILIPPINI, in una riunione con 500 allevatori di Coldiretti ha indicato le future strategie: “Contenimento della diffusione della PSA, disponibilità sugli indennizzi agli allevamenti per la mancata produzione a causa della malattia e impegno per un’importante azione di contenimento della popolazione dei cinghiali, principali vettori del virus”. 

L’Assessore lombardo all’Agricoltura, Alessandro BEDUSCHI, ha specificato che “REGIONE LOMBARDIA ha agito con serietà, mettendo in campo meccanismi di controllo rigidi e iniziando un contenimento importante dei cinghiali: in un anno e mezzo ne abbiamo rimossi quasi 50.000. In questi mesi sono già stati spesi 30 milioni di euro di ristori diretti, oltre a quelli indiretti, ancora più alti”.

L’Assessore all’Agricoltura dell’EMILIA ROMAGNA, Alessio MAMMI, ha annunciato che “per l’autunno la Regione metterà a punto un ulteriore bando per rafforzare il contrasto alla PSA. Innalzare i livelli di biosicurezza permette di ridurre i rischi di contagio e può garantire il riconoscimento di particolari deroghe nella commercializzazione, per mantenere aperti i canali di vendita nel nostro Paese e di esportazione”.

Indagine anti-dumping sulla Carne Suina UE
26 Agosto 2024

Formalmente si chiama “indagine sui prodotti anti-dumping sulla carne suina” condotta da Pechino, di fatto è l’anticamera di possibili dazi sulle esportazioni comunitarie di carne suina (e, a quanto pare, anche dei prodotti lattiero caseari). Logico che le filiere europee che producono carne suina – a partire dagli allevatori – siano alquanto preoccupate, alla luce di esportazioni che verso la Cina hanno toccato nei primi sette mesi del 2024 le 284.000 tonnellate nel segmento delle carni fresche e congelate e 1.017 tonnellate nel settore dei salumi. Volumi inferiori, in verità, rispetto agli anni precedenti (1.535.000 tonnellate di carni fresche e congelate nel periodo record fra gennaio-luglio 2021 e 1.833 tonnellate di salumi fra gennaio e luglio 2023), ma un’eventuale imposizione di dazi da parte di Pechino decreterebbe a tutti gli effetti un ulteriore calo dell’export dall’Ue-27.

I numeri elaborati da Teseo evidenziano, infatti, una flessione del 45,24% tendenziale nell’import cinese di Carni fresche, refrigerate o congelate dall’UE nei primi sette mesi del 2024. Complessivamente, è in calo l’import complessivo di carne suina e salumi da parte di Pechino (-25,94% rispetto a gennaio-luglio 2023); tutti i fornitori, dal Brasile agli Stati Uniti, stanno registrando contrazioni dell’export, complice anche un calo della domanda dei Consumatori cinesi con ogni probabilità dipesa da prezzi di mercato in crescita e che per il prodotto locale hanno superato lo scorso luglio i 4 dollari al chilogrammo.

In un contesto di import negativo, colpisce la nuova rotta commerciale stabilita con la Russia, che punta nel giro di tre o quattro anni a coprire circa il 10% dell’import cinese di carne suina

CLAL.it – Cina: importazioni di Carni Suine (inclusi Salumi)

Il mercato in Italia

Nel frattempo, il mercato in Italia ha reagito con un aumento dei prezzi dei suini in CUN a MANTOVA (2,110 €/kg il prezzo dei grassi da macello nel circuito tutelato) e una crescita dei principali tagli di carne fresca. La coscia fresca per crudo, con l’ultima quotazione alla CUN di PARMA, ha nuovamente superato il tetto dei 6 euro al chilogrammo (6,010 €/kg).

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Censimento Bovini da Carne in Italia: dati aggiornati a Giugno
22 Agosto 2024

Di: Marika De Vincenzi ed Ester Venturelli

I dati di censimento dei bovini da Carne in Italia (Fonte: BDN) aggiornati a Giugno mostrano una fotografia del settore in restringimento. Infatti, sia il numero di Capi che il numero di allevamenti è diminuito rispetto alla situazione registrata a Giugno 2023. Rispetto a Dicembre 2023, invece, c’è stato un recupero del numero di capi, ma questo non riflette altro che un andamento stagionale.

Le Regioni italiane con il maggior numero di capi sono Piemonte, Veneto, Lombardia e Sicilia. Mentre la maggior parte dei bovini da carne vive nel Nord Italia, dove tendenzialmente la concentrazione sul territorio è superiore, il Centro – Sud Italia ospita circa il 67% degli Allevamenti.

Complessivamente, in Italia, rispetto a Giugno 2023 hanno chiuso 2.311 allevamenti (-3,47%), mentre la mandria nazionale si è ridotta di 57.748 capi (-2,26%).

Tuttavia, la Lombardia presenta un trend diverso dalle altre Regioni principali. Anche in Lombardia le aziende sono diminuite, ma il numero di capi è leggermente aumentato  (+2.382) in confronto a Giugno 2023.

TESEO.clal.it – Allevamenti bovini (carne)
TESEO.clal.it – Italia: densità bovini (carne) per provincia

Il valore di Biogas e Biometano in Italia [Intervista a Piero Gattoni]
20 Agosto 2024

Piero Gattoni – Presidente del Consorzio Italiano Biogas (CIB)

Con una produzione di 1.066 MW nel segmento del biogas e di 720 milioni di Smc/ora nel biometano, l’Italia è il secondo Paese in Europa per lo sviluppo di biogas e biometano. Il valore del settore a vantaggio dell’agricoltura, secondo Piero Gattoni, il presidente del CIB-Consorzio Italiano Biogas, va ben oltre i numeri e consente di promuovere la transizione ecologica, l’economia circolare, la competitività per le aziende agricole.

Alla fine di luglio è stata presentata la Fondazione Farming for Future, presieduta da Diana Lenzi e nata per dare continuità all’omonimo progetto lanciato dal CIB-Consorzio Italiano Biogas nel 2020. L’obiettivo è quello di portare l’agricoltura al centro delle politiche europee per la transizione energetica e agroecologica attraverso le 10 azioni del manifesto Farming for Future

Presidente Gattoni, qual è la fotografia attuale dell’Italia, se parliamo di biogas e biometano? E come si colloca l’Italia rispetto agli altri Stati dell’Ue?

“L’Italia è secondo le ultime stime elaborate dalla European Biogas Association (EBA) il secondo Paese in Europa, dopo la Germania e prima di Regno Unito e Francia, per lo sviluppo del settore. Inoltre, in base ai dati presentati dalla Mappa europea del Biometano 2024, il nostro Paese è quello che ha visto una maggiore crescita della produzione di biometano in Europa, insieme a Francia, Regno Unito e Danimarca.

Con riferimento allo stato attuale, nel nostro Paese sono circa 1.800 gli impianti biogas per una potenza complessiva pari a 1.066 MW, mentre per quanto riguarda la produzione di biometano la produzione incentivata secondo il decreto ministeriale 2 marzo 2018 è complessivamente pari a 720 milioni di Smc/ora, mentre quella ammessa agli incentivi di cui al decreto ministeriale 15 settembre 2022 (primi due bandi) è, per ora, pari a 130 milioni di Smc/ora.

Ma questi numeri non sono sufficienti a spiegare il vero valore dell’applicazione della digestione anerobica nel settore agricolo italiano. Quello che è stato veramente innovativo è un modello in grado di promuovere la competitività e la transizione ecologica del settore primario. Un esempio di economia circolare, che ha permesso di produrre di più con una maggiore efficienza nell’uso delle risorse, risolvendo il conflitto tra produzione alimentare di qualità ed energetica”.

Dal biogas aziendale al biometano consortile. Sarà questa l’evoluzione o vi sono altre opportunità? Quali sono le potenzialità di crescita per il settore italiano?

“L’aggregazione consortile rappresenta una delle principali evoluzioni del mercato, ma ovviamente non costituisce l’unica opportunità presente, che risiede nella libera decisione dell’azienda agricola nella sua capacità di gestione delle attività, competitività ed esigenze del territorio nel quale opera. Le forme aggregate possono sicuramente ottimizzare l’uso delle risorse, condividere le infrastrutture e migliorare l’accesso agli investimenti, facilitando anche la realizzazione di progetti di economia circolare.

Il mercato italiano si dimostra molto dinamico sia grazie alla disponibilità di biomassa, con differenze tra nord e sud Italia, che riguardo alla capacità di innovazione delle aziende agricole e zootecniche. Ora siamo impegnati con gli investimenti del PNRR ma già il PNIEC (Piano Nazionale Integrato Energia e Clima) delinea uno scenario di crescita al 2030 di 4,9 miliardi di Smc di biometano. Questo deve portarci a lavorare da subito per definire il quadro normativo favorevole, che dovrà condurci a raggiungere i target dei prossimi anni, offrendo alle aziende le condizioni ottimali per mettere a terra gli investimenti”.

La burocrazia è uno dei nodi che rallentano lo sviluppo del biogas e del biometano. Quali sono i passaggi che, secondo lei, possono essere eliminati del tutto o resi più celeri?

“L’eccesso di burocrazia rappresenta uno degli ostacoli più comuni per le aziende che decidono di investire nelle rinnovabili, in quanto può ritardare i progetti e aumentarne i costi. E in questo senso, anche i progetti legati allo sviluppo del biogas e del biometano vedono spesso scontrarsi con la complessità normativa.

Per questo, si dovrebbe intervenire non solo su auspicabili percorsi di semplificazione su procedure e adempimenti che proprio per la loro stratificazione rischiano di determinare ostacoli e rallentamenti ai progetti, ma prima di tutto sull’introduzione di norme che garantiscano tempi certi nella definizione degli iter autorizzativi.

Parliamo di ridurre i tempi di attesa e semplificare il processo, come ad esempio è stato fatto con il DL PNRR per agevolare l’accesso ai bandi biometano. O ancora misure che implementano una maggiore digitalizzazione dei processi per migliorare la trasparenza, senza tralasciare il maggior coinvolgimento dei soggetti interessati per discutere e risolvere eventuali problematiche in modo tempestivo.

Inoltre, assistiamo spesso a un congestionamento delle richieste di autorizzazione nei periodi di apertura dei bandi che sottopongono le pubbliche amministrazioni ad un grosso carico di lavoro a fronte di dotazioni organiche spesso insufficienti. In questo senso ci auspichiamo anche riforme finalizzate a potenziare le Pubbliche Amministrazioni, oltre che a renderle più efficienti”.

Alcuni impianti di biogas stanno terminando il periodo connesso alla tariffa incentivante. Cosa suggerisce di fare Cib in questi casi?

“In questi casi è essenziale adottare una strategia che consenta di mantenere da una parte la redditività e dall’altra l’efficienza dell’impianto.

Il legislatore di recente è intervenuto attraverso il meccanismo dei prezzi minimi garantiti per tutti i soggetti che hanno terminato o che termineranno l’incentivo entro il 31 dicembre 2027, e che non godono di altri incentivi ad esempio per la produzione di biometano. La misura, fortemente voluta dal CIB, riconosce un contributo basato sulla copertura dei costi di funzionamento, al fine di assicurare la prosecuzione della produzione di energia elettrica rinnovabile e il funzionamento efficiente degli impianti.

In questo scenario, si inseriscono anche le opportunità offerte dai nuovi strumenti di incentivazione, come il Decreto FER 2 che renderà di nuovo possibile finanziare la realizzazione, nel periodo 2024-2028, di nuovi impianti di produzione di energia elettrica da biogas con potenza fino a 300 kW.

Ma una delle raccomandazioni resta anche quella di puntare sulla valorizzazione del biometano, cogliendo le opportunità introdotte con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e con gli strumenti che daranno seguito allo sviluppo del biometano anche oltre il PNRR”.

Molti allevatori stanno valutando la realizzazione di impianti di biogas. Quali parametri e azioni dovranno essere presi in considerazione per un investimento corretto?

“Sono sempre di più gli allevatori che decidono di realizzare impianti biogas e questo non può che rappresentare un valore aggiunto per tutta la nostra filiera. Gli effluenti zootecnici sono una risorsa importante per la digestione anaerobica ed il digestato un ottimo fertilizzante organico. Con una pianificazione accurata e una gestione oculata, investimenti e competenze tecniche specifiche, si possono trarre benefici notevoli, sia economici che ambientali. È fondamentale determinare tipologia e dimensione dell’impianto in funzione delle biomasse che ogni azienda ha a disposizione nell’ambito territoriale in cui si colloca. Non dimentichiamoci poi che dopo oltre 15 anni di esperienza anche il settore industriale italiano dei fornitori di tecnologia e sistemi per la produzione di biogas rappresenta un’eccellenza del nostro Made in Italy.

Tra le azioni da intraprendere, è necessario effettuare anche un’analisi delle materie prime disponibili per garantire la sostenibilità della produzione. La collocazione dell’impianto è un’altra considerazione da tenere a mente per ridurre l’impatto dei trasporti e l’impronta ambientale, ma soprattutto per minimizzare i costi di allaccio alla rete del gas, nel caso di produzione di biometano. Ovviamente non deve mancare uno studio accurato di valutazione dei costi iniziali, di manutenzione e operativi, e degli investimenti da affrontare. Oltre a questo è fondamentale tener conto degli aspetti normativi e burocratici, e quindi delle tempistiche per ottenere le autorizzazioni necessarie. CIB Service, la società di servizi del CIB può supportare i produttori ed affiancare i molti studi tecnici competenti del settore”.

Italia: export Carni Suine supera il miliardo
19 Agosto 2024

Di: Marika De Vincenzi ed Ester Venturelli

Le esportazioni Italiane di Carni Suine superano il miliardo di euro a valore nei primi cinque mesi dell’anno, con una crescita dell’11,61% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Decisamente più lento, invece, l’incremento delle esportazioni in volume, che tra Gennaio e Maggio registrano un +1,6% tendenziale. Francia, Germania, Spagna e Belgio sono i primi paesi di destinazione delle Carni Suine.

Aumentano soprattutto le vendite di Salami, salsicce e prodotti simili verso tutti i principali acquirenti, con un incremento di 6.700 tonnellate rispetto allo stesso periodo del 2023 (+19,36%). Complessivamente, l’export di salumi segna un incoraggiante +13,5% in quantità, con Francia, Germania e Stati Uniti che rappresentano le prime tre destinazioni.

Cresce anche l’import di carni suine: +7,6% complessivo tra Gennaio e Maggio 2024, rispetto allo stesso periodo del 2023. Germania, Spagna e Paesi Bassi sono i primi tre fornitori di carni fresche, refrigerate o congelate.

In termini di valore, le importazioni dell’Italia hanno superato nei primi cinque mesi dell’anno quota 1,4 miliardi di euro, in crescita del 5,13% rispetto allo stesso periodo del 2023.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

L’inflazione, che riduce il potere d’acquisto dei Consumatori 
12 Agosto 2024

Di: Marika De Vincenzi ed Ester Venturelli

Nel trimestre Aprile-Giugno 2024, i consumi retail di Carne sono diminuiti in quantità sia per il settore suinicolo (-3,9%) che bovino (-1,5%), a cui è corrisposto anche un calo dei valori tendenziali. Al contrario, sono aumentati i consumi di Carne avicunicola (+7,3%) evidenziando uno spostamento dei consumatori verso tipologie di carne più economiche.

Il dettaglio delle Carni Suine mostra che tutte le voci hanno registrato variazioni negative sia per quantità che per valore. La variazione maggiore è associata ai Salami, diminuiti dell’11% in quantità e del 7,3% in valore, mentre la riduzione minore è per il Prosciutto Cotto che è calato dello 0,45% in quantità, mantenendo un leggero aumento in valore (+0,25%).

Fra i dati da considerare (il riferimento questa volta è al primo semestre 2024 rispetto allo stesso periodo del 2023), vi è la frenata del prosciutto non Dop che cala maggiormente (-5,8%) rispetto a quello a denominazione di origine protetta (-5,1%).

Tra le ragioni a monte di questi dati c’è sicuramente l’inflazione, che riduce il potere d’acquisto dei Consumatori che, di conseguenza, modificano il proprio carrello della spesa. Oltre a ciò, queste tendenze potrebbero essere state favorite dal maltempo di Maggio e Giugno, che ha ridotto le grigliate, una maggiore promozione delle carni bianche rispetto a quelle rosse e uno spostamento culturale verso un minore consumo di quest’ultime per motivi salutistici.

Qualche segnale di timida speranza dai consumi retail negli ultimi due mesi (Maggio-Giugno 2024 rispetto allo stesso periodo del 2023): la carne suina fresca registra un rimbalzo positivo dell’1% in quantità e dell’1,2% in valore. Un po’ poco, in verità, ma è l’inversione di tendenza che deve essere interpretata positivamente, assieme alla ripresa dei consumi di carne bovina fresca (+1,2% in quantità e +1,4% in valore) e al solito sprint della carne avicunicola fresca (+7,9% in quantità e +0,8% in valore). 

Restano negative anche nel bimestre Maggio-Giugno 2024 le vendite di salumi, con una recessione che abbraccia praticamente tutti i prodotti. Resiste solamente il prosciutto cotto: -0,12% in quantità fra Maggio e Giugno 2024 sullo stesso periodo dell’anno precedente.

Il Commento: Due scenari, Italia ed Estero [Lorenzo Levoni, Alcar Uno]
5 Agosto 2024

Lorenzo Levoni – Amministratore Delegato Alcar Uno

Due scenari, Italia ed Estero. Così Lorenzo Levoni, Amministratore Delegato dell’azienda emiliana Alcar Uno, distingue due situazioni differenti. “Se analizziamo il dossier Italia registriamo una mancanza di suini e ci aspettiamo un mercato tendenzialmente in aumento, con un trend ascendente fino a Ferragosto – preconizza Levoni -. Non è mai semplice fare previsioni, ma potremmo toccare i 2,08, forse anche qualcosa in più, per poi avere nella seconda metà di agosto una stabilità o qualche lieve ridimensionamento dei listini e questo prevalentemente per il fatto che l’estero si sta muovendo in controtendenza rispetto all’Italia”.

Due le incognite di casa nostra: la peste suina africana (PSA), “con i casi scoperti di recente che hanno gettato la filiera in uno stato di grande sconforto”, ma anche i consumi.
“Mentre sui numeri del patrimonio suinicolo siamo pressoché certi, sul piano dei consumi non abbiamo coordinate e non possiamo minimamente prevedere come evolveranno. Quello che appare consolidato è una tendenza negativa, con una flessione degli acquisti dall’inizio dell’anno che possiamo quantificare in un -7/-8 per cento e anche in Germania i numeri sono analoghi”.

E qui si innesca il dossier internazionale. “Non siamo tranquilli per la bagarre che si è innestata fra Ue e Cina, in quanto i dazi europei sulle auto elettriche cinesi stanno creando i presupposti per una ritorsione di Pechino di natura commerciale che potrebbe colpire il comparto delle carni suine europee. Ma ne non riusciremo ad esportare i sotto-prodotti delle lavorazioni dei maiali come zampe, orecchie, cartilagini e ossa avremo ulteriore sofferenza per i macelli, che all’estero è molto più marcata rispetto all’Italia. Da noi i macelli, nonostante il mercato oggi sia sbilanciato in favore della parte allevatoriale, si salvano, in quanto il conto economico rasenta lo zero, ma non è una perdita come invece è in altri paesi europei”.

Rispetto alle produzioni di animali, puntualizza Levoni, “l’Ue è in leggero recupero, trainata dalla Spagna, che rispetto agli anni scorsi sembra aver parzialmente risolto il problema della Prrs, riducendo così la mortalità degli animali”. Prova ne è la flessione nelle ultime settimane del prezzo dei lattonzoli, dopo gli aumenti di Aprile, Maggio e Giugno e, è convinto l’AD di Alcar Uno, “a tendere alla fine dell’anno ci dovrebbero essere più animali disponibili”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Il Commento: Una nuova narrazione sulle carni rosse [Assessore Beduschi, Regione Lombardia]
31 Luglio 2024

Alessandro Beduschi, Assessore all’Agricoltura e Sovranità Alimentare di Regione Lombardia

Di Alessandro Beduschi, Assessore all’Agricoltura e Sovranità Alimentare di Regione Lombardia

“Anche grazie all’importante contributo di Teseo.clal.it, nei mesi scorsi abbiamo affrontato a lungo il tema del tasso di autosufficienza della carne bovina italiana, che negli ultimi anni è progressivamente e drasticamente diminuito. Questo dato preoccupante merita una riflessione.

Le differenze all’interno della filiera di allevamento bovina sono da tempo evidenti a tutti: da un lato ci sono i grandi gruppi che basano la propria produzione sulla soccida, prevalentemente ubicati nel Nordest; dall’altro, il caso lombardo rappresenta ormai un’eccezione, dove gli allevatori-imprenditori si distinguono per la gestione di una filiera completa.

Ritengo sia necessario reintrodurre in Italia il concetto di allevamenti con fattrici per creare una filiera 100% italiana, che parta dai vitelli nati sul nostro territorio e valorizzi l’alta qualità di queste carni. Questo modello potrebbe rappresentare un interessante volano socioeconomico per alcune zone italiane attualmente a forte rischio di spopolamento, che, per clima e territorio, sarebbero adatte ad ospitare questo tipo di allevamento, valorizzando così una carne al 100% italiana.

Oltre alle considerazioni più marcatamente legate ad aspetti economici e tecnici, è innegabile che il mercato della carne bovina debba essere rilanciato anche in termini reputazionali e di immagine nei confronti del consumatore. Anni di demonizzazione del consumo di carne rossa, non supportata da adeguati dati scientifici, hanno portato a una progressiva diffidenza che si concretizza nel calo dei consumi.

È necessaria una comunicazione che promuova e valorizzi la carne bovina, offrendo al consumatore finale una nuova narrazione sul ruolo della carne rossa, di qualità e tracciata, per accompagnarlo verso una scelta consapevole. Inoltre, la carne italiana è garantita dal sistema di tracciabilità veterinaria.”

TESEO.clal.it – Prezzi delle Carni Bovine nella Home Page di TESEO
TESEO.clal.it – UE-27: BILANCIO DI AUTOSUFFICIENZA delle Carni Bovine Gen-Apr 2024

Il Commento: Il prezzo al banco è quasi raddoppiato [Rudy Milani, Suinicoltore]
29 Luglio 2024

Rudy Milani – Suinicoltore

“La peste suina è un problema, due allevamenti positivi in 24 ore sono un dannato problema”. Rudy Milani, Suinicoltore e responsabile della Federazione nazionale Suini di Confagricoltura, è colpito dal doppio rilevamento dei giorni scorsi ed un terzo in attesa di conferma ufficiale in seguito al quale in tre allevamenti (uno a Milano, uno a Novara e uno probabile a Pavia) sono stati rilevati animali positivi alla Psa.
A complicare le cose anche le dimissioni del commissario straordinario alla Peste suina africana e che rischiano di allungare ombre nere sul comparto suinicolo e su una filiera che vale oltre 20 miliardi di euro. Col rischio che anche l’export possa subire nuove restrizioni, che già pesano sulle vendite di salumi a breve stagionatura, in particolare in Nord America.

Il mercato, in questa fase, osserva Milani, “vede consumi di carne suina senza slancio, probabilmente causate dal livello dei prezzi al Consumatore, che al banco è quasi raddoppiato negli ultimi due anni, con le braciole passate da 7 a 12-14 euro al chilo”.

A mantenere i listini su un piano ancora soddisfacente per gli Allevatori (benché la marginalità sia andata in flessione negli ultimi mesi) è la scarsità di animali.
“Per i prosciuttai – prosegue Milani – è un momento complesso, in quanto hanno messo a stagionare cosce pagate a un prezzo alto e che oggi stanno collocandole sul mercato in parte sottocosto”. Un’estate, insomma, per ora poco esaltante.

CINA: effetti dell’economia sull’agroalimentare
25 Luglio 2024

Di: Marika De Vincenzi, Elisa Donegatti, Mirco De Vincenzi, Ester Venturelli

Il rallentamento dell’economia cinese è arrivato ad un livello tale da spingere la Banca centrale cinese a decidere di abbassare i tassi di interesse con l’obiettivo di stimolare la ripresa economica. Questo rallentamento si riflette tanto sulle importazioni (complessivamente in frenata rispetto agli anni precedenti) quanto sui consumi domestici.

CARNI SUINE. Prendiamo il settore delle carni suine: la domanda debole e l’eccesso di offerta hanno portato ad un calo delle quantità importate che, nel primo semestre 2024, risultano inferiori di più di un quarto (-27%) rispetto al primo semestre del 2023. In termini di valore, il crollo è stato ancora più significativo: -40,8%, che ha fatto scendere l’import a poco più di 2,2 miliardi di dollari.

Un mercato segnato da consumi zoppicanti ha portato ad un calo della produzione interna di carne suina, innescato da una riduzione del numero delle scrofe. Uno scenario che ha stimolato nel mese di giugno il recupero dei prezzi sia dei maiali (+10,4%) che delle carni suine (+10,9%) rispetto al mese precedente.

Sarà ora da capire se le politiche adottate a livello centrale da Xi Jinping sortiranno effetti positivi sull’economia del Paese e se vi sarà la tanto auspicata ripresa dei fondamentali di settore, fra i quali anche i consumi interni. Qualora vi fosse un recupero dei consumi, sarà da capire quali azioni adotterà Pechino: una nuova corsa delle importazioni di carni suine oppure un rilancio della suinicoltura a livello interno? Nel primo caso, potrebbe beneficiarne l’Unione Europea, sempre che il governo cinese non scelga la linea dura in risposta ai dazi UE sull’export cinese di auto elettriche, colpendo il settore agroalimentare comunitario. Una simile eventualità ridarebbe spinta agli acquisti dal Brasile, da tempo uno dei partner principali per l’acquisto di carne suina e materie prime.

ALIMENTI ZOOTECNICI. Sempre a proposito di materie prime, il ridimensionamento della mandria suinicola in Cina ha innescato una contrazione del fabbisogno di mangimi. Di conseguenza, i consumi di soia e mais nel Paese sono rallentati. Il mercato della soia e dei suoi derivati è caratterizzato da un’abbondanza di disponibilità rispetto alla domanda dovuta anche alle elevate quantità importate (48,4 milioni di tonnellate nel primo semestre 2024). Nei prossimi mesi, la domanda cinese sui mercati internazionali potrebbe affievolirsi e assorbire meno prodotto (il calo degli acquisti dagli Usa è già evidente per i semi oleosi, con un -37,9% tendenziale nel primo semestre del 2024) provocando un effetto ribassista sui prezzi.
Anche il mercato del Mais al momento presenta una disponibilità che compensa la domanda e questo ha portato a un ridimensionamento dei prezzi locali nel corso degli ultimi 12 mesi e ad una diminuzione delle importazioni

LATTIERO CASEARIO. Anche per il settore lattiero caseario la domanda si presenta debole. L’offerta locale è in aumento, spinta anche da investimenti industriali, mentre i prezzi alla stalla sono da tempo in flessione, tanto che il delta tra il prezzo di Giugno 2024 e Gennaio 2022 segna un calo del -22,5%.
Il quadro complessivo consolida la tendenza negativa delle importazioni: nel primo semestre, l’import dairy Cinese è sceso complessivamente del -16,4% rispetto allo stesso periodo del 2023, con diminuzioni soprattutto per il Latte Sfuso e le Polveri.