Il Commento: Il mercato suinicolo riparte… [Lorenzo Levoni, Alcar Uno]
24 Marzo 2025

Lorenzo Levoni – Amministratore Delegato Alcar Uno

“Il Mercato Suinicolo europeo mostra segnali di ripresa dopo un inizio anno caratterizzato da consumi altalenanti e prezzi in calo. A Gennaio e Febbraio – sintetizza Lorenzo Levoni, Amministratore Delegato dell’azienda modenese Alcar Uno – abbiamo assistito a un’offerta abbondante sia dall’estero che dall’Italia, unita a una domanda debole, con la conseguenza che i prezzi sono diminuiti, arrivando a circa 1,75 euro al chilo in Italia”.

Una tendenza che nelle ultime settimane si è invertita. “La domanda di Salumi e Carne Fresca sta gradualmente riprendendo, mentre le scorte di suini provenienti dall’estero si stanno esaurendo. Inoltre, i mercati stanno registrando un aumento dei prezzi del vivo in Spagna, Olanda e Belgio, con previsioni di ulteriori rialzi in Germania a partire dalla prossima settimana”. E potrebbe essere un rialzo dei listini tedeschi a innescare la ripartenza per le prossime settimane.

L’Italia, secondo Levoni, “dovrebbe beneficiare della riduzione dell’offerta estera e del conseguente aumento dei prezzi”. Alcuni fattori sembrano indicare appunto un contesto positivo, dall’incremento dei prezzi della Carne Bovina alla ridotta disponibilità di Pollame a causa di focolai di Aviaria che hanno comportato abbattimento di capi, fino a un calendario che – se adeguatamente assistito dal meteo – potrebbe rappresentare un boost per i consumi di carne suina, con Pasquetta, 25 aprile e 1° maggio ravvicinati e tradizionali momenti per grigliare.

Quanto al mercato del Suinetto, rileva Lorenzo Levoni, “in queste ultime settimane il mercato è in tensione in tutta Europa, con una forte domanda che sta spingendo al rialzo i prezzi. Di conseguenza, si prevede un aumento dei costi per gli allevatori nei prossimi mesi, bilanciato però da uno scenario delle quotazioni che potrebbe tornare a sorridere ai produttori”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Il Commento: Ripartire con Strategie Condivise [Giuseppe Villani, Villani Spa e Prosciutto San Daniele]
17 Marzo 2025

Giuseppe Villani – Amministratore Delegato della Villani Spa e Presidente del Consorzio del Prosciutto di San Daniele

Il 2025? “Potrebbe essere un anno di transizione per la suinicoltura, con un’offerta di maiali superiore alla domanda di macellazione e prezzi che potrebbero assestarsi al ribasso. È necessario arrivare a raggiungere un accordo di filiera, in modo da garantire equilibrio a tutti i soggetti coinvolti nella catena di approvvigionamento, definire strategie condivise e rilanciare il settore delle Dop e dei Prosciutti a denominazione di origine protetta, che in questi ultimi due anni hanno sofferto”.

Parola di Giuseppe Villani, amministratore delegato della Villani Spa di Castelnuovo Rangone (Modena), già Presidente del Consorzio del Prosciutto di San Daniele DOP. E se la missione è difendere la suinicoltura e i prodotti Dop, per Villani “il futuro è incerto e non è escluso che diverse tipologie di prodotti si ritrovino a convivere con le Dop, in un ventaglio di possibilità”. Fino a Luglio o Agosto, molto probabilmente si riuscirà a raggiungere un equilibrio.

Quello che è certo è che “i Macellatori e gli Stagionatori di Prosciutti non saranno in grado di sostenere ulteriormente prezzi elevati della coscia e un ridimensionamento dei listini, magari con i suini da macello che si stabilizzano su valori di 1,60-1,70 euro al chilogrammo e con le cosce che si stabilizzano intorno a 5,50 euro al chilo, potrebbero ridare ossigeno alla filiera, a patto che anche la GDO riconosca i valori di mercato”.

L’importante, prosegue Villani, “è continuare a valorizzare la peculiarità della suinicoltura italiana, altrimenti si rischia un appiattimento dei valori tra produttori italiani ed esteri, con l’Italia che difficilmente riuscirà a competere sul piano dei prezzi”.

La filiera deve ripartire da accordi concreti e obiettivi condivisi, senza rapporti di forza o prevaricazioni, ma operando sulla stessa lunghezza d’onda. “Accordi positivi li stiamo vedendo già oggi in concreto, dobbiamo continuare a ispirarci a modelli efficaci e perseguire intese costruttive”, incalza Villani. Perché due anni di incertezze hanno lasciato strascichi e chiusure ed è necessario ripartire.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Il Commento: Prosciutto San Daniele DOP: più varietà, più opportunità [Truzzi, Metro Italia]
3 Marzo 2025

Claudio Truzzi - Responsabile Qualità Metro Italia
Claudio Truzzi – Responsabile Qualità Metro Italia

Segmentare l’offerta del Prosciutto San Daniele DOP? La ritengo una scelta corretta, in linea con la necessità di proporre sul mercato tipologie che rispondano meglio alle richieste di consumatori, operatori Horeca e distribuzione, nel rispetto del disciplinare di produzione. Era ora, anzi, che la filiera introducesse diverse stagionature e qualità, legate all’evoluzione del prodotto, per differenziare le fasce di prezzo”.

Claudio Truzzi – responsabile Qualità di Metro Italia, accademico dei Georgofili, profondo conoscitore del mondo delle IG – plaude all’iniziativa del Consorzio del Prosciutto di San Daniele di segmentare produzioni e stagionature e invita anche altri grandi salumi a denominazione di origine protetta a valutare soluzioni analoghe.

“Se possibile, andrebbe adottato un approccio ancora più rigoroso, vietando la stagionatura, negli stessi locali, di cosce non conformi alla Dop. In questo modo, si rafforzerebbe il Made in Italy e si garantirebbe la massima trasparenza ai consumatori, ottimizzando la comunicazione lungo tutta la catena di approvvigionamento”.

Al Sana di Bologna, fiera del biologico, Truzzi ha ribadito la necessità del “menù parlante” nella ristorazione.
“L’obbligatorietà, come avviene in Francia e Germania, è fondamentale per una corretta informazione al Consumatore – sottolinea il responsabile Qualità di Metro Italia -. In un piatto simbolo della cucina italiana come prosciutto e melone, ad esempio, sarebbe un importante passo avanti specificare la provenienza e la tipologia sia del melone che del prosciutto crudo, indicando, per quest’ultimo, se DOP o meno, la tipologia, la stagionatura e il produttore.

Anche all’interno dello stesso disciplinare, è giusto valorizzare le specificità dei singoli produttori. Sono convinto che la trasparenza e l’informazione corretta siano sempre vincenti”.

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Il Commento: Mercato dei Suini in attesa di ripresa [Rudy Milani, Confagricoltura]
24 Febbraio 2025

“La ripresa del mercato dei suini? Temo si debba aspettare ancora un po’”. Previsione sintetica quella di Rudy Milani, presidente della Federazione nazionale di prodotto dei suini di Confagricoltura, con ogni probabilità con la speranza di essersi sbagliato e di vedere risalire i listini dei suini in anticipo.

Rudy Milani - Suinicoltore
Rudy Milani – Presidente Federazione Suina Confagricoltura, Suinicoltore

Il quadro, d’altronde, ad oggi vede “un mercato in flessione, in quanto gli acquirenti trovano la carne proveniente dall’estero a prezzi più bassi, unitamente a consumi non brillanti, aspetto che è abbastanza usuale in questa stagione dell’anno”, afferma Milani.

“Fortunatamente – prosegue – il numero di suini permane basso, mantenendosi quindi inferiore rispetto alla capacità produttiva degli allevamenti per effetto della PSA e dei problemi legati alla PRRS”.

Milani accende i riflettori sulla PSA, perché “se l’operato del Commissario straordinario Filippini non è in discussione in alcun modo da parte di Confagricoltura, bisogna adeguare le dotazioni finanziarie messe in campo per arginare i danni indiretti, in quanto sono ampiamente inadeguate rispetto alla vera entità del danno”.

Il calcolo, a spanne, “fra deprezzamento dei suini nelle aree di restrizione, mancati redditi da parte degli allevamenti, cassa integrazione per i dipendenti, investimenti per la biosicurezza, porta a mettere a disposizione almeno 50 milioni di euro”.

Purtroppo, “da Novembre 2023 per gli allevamenti suinicoli della provincia di Pavia e da Agosto 2024 per la provincia di Lodi”, stima Rudy Milani, “i prezzi imposti ai maiali si aggirano intorno a un euro al chilogrammo, vale a dire su valori insostenibili per le aziende agricole. A tutto ciò bisogna aggiungere che gli allevamenti in Soccida non si vedono rinnovare i contratti e i rischi concreti sono di esporre numerose aziende al fallimento. E parliamo di una zona di restrizione nel Nord Italia che coinvolge circa 500mila maiali, numeri sufficienti per definire la situazione di estrema gravità”.

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Il Commento: Confronto necessario per il futuro della Filiera dei Prosciutti DOP [Mario Cichetti, Direttore del Consorzio Prosciutto di San Daniele]
17 Febbraio 2025

Mario Cichetti – Direttore Generale del Consorzio del Prosciutto di San Daniele

“Dovremmo discutere all’interno della filiera suinicola per superare una situazione apparentemente inspiegabile: negli ultimi due anni è certamente diminuito il numero di suini conformi per i grandi Prosciutti DOP, ma è anche fortemente rallentata la domanda di cosce per DOP da parte dei produttori a causa degli alti prezzi da queste raggiunti. In questo modo rischiamo di far collassare il sistema dei prosciutti DOP e di spingere gli stagionatori, loro malgrado, a cercare di diversificare la propria produzione, affiancando alle tradizionali DOP anche Prosciutti crudi non DOP. Bisogna quindi intervenire sui meccanismi e le tempistiche di formulazione del prezzo”.

Parte dalla prolungata situazione di tensione dei prezzi sul mercato del fresco Mario Cichetti, Direttore del Consorzio Prosciutto di San Daniele, per avanzare alcune proposte costruttive, relativamente alle quali invita tutti gli operatori della catena di approvvigionamento a discutere.

“Si parla molto di Peste suina africana (PSA) e ritengo sia un dovere migliorare la Biosicurezza e debellare la malattia, ma bisogna anche riconoscere che l’impatto della PSA sulla filiera dal punto di vista economico e numerico è stato assolutamente basso – dice Cichetti -. Semmai, ad aver pesato sul numero dei suini tanto in Italia quanto in Europa è stata la PRRS, che si è diffusa a macchia di leopardo con effetti negativi sul numero di suini”.

Fatto sta che l’andamento dei prezzi non rispecchia più le leggi della domanda e dell’offerta. “Altrimenti – puntualizza il Direttore Generale del Consorzio Prosciutto di San Daniele – con un’offerta stabile e una domanda che cala, dovremmo avere prezzi in flessione, mentre si stanno mantenendo alti, con una forte leva sulle quotazioni delle cosce”.

Per Cichetti sarebbe opportuno affrontare il tema della periodicità delle quotazioni. “Crediamo che una quotazione settimanale per un prodotto come il prosciutto, dove passano oltre due anni dal suinetto al termine della stagionatura, debba essere ricalibrata – spiega -. 

In Europa vengono adottate formule negoziali di lunga durata con contratti di filiera o contratti calibrati sui suini da macelleria. Parliamo di quotazioni e contrattualistiche che oscillano da 4 mesi a un anno, con solo una piccola percentuale in contrattazione settimanale. 

In Italia, invece, il 100% dei capi è soggetta a quotazione settimanale, un modello che non consente alla filiera del prosciutto di programmare e che genera una distonia tra domanda, offerta e valore del mercato e che, oltretutto, espone tutti gli attori a forti rialzi e forti ribassi”.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Speck Alto Adige: la tradizione cresce e si innova [intervista a Recla, Presidente del Consorzio]
4 Febbraio 2025

Paul Recla – Presidente del Consorzio Speck Alto Adige

Nel paniere 2025 dell’Istat – utilizzato per misurare l’inflazione – entra lo speck. Partiamo dalla cronaca per toccare i numeri del consorzio e fare il punto con il presidente Paul Recla.

Ventisei aziende locali consorziate, una produzione annuale di 2,8 milioni di Speck Alto Adige Igp, un valore stimato che si colloca fra i 160 e i 170 milioni di euro, una marcata attenzione al territorio e al ricambio generazionale. I numeri del Consorzio Speck Alto Adige, riassunti dal presidente Paul Recla, sono la testimonianza di un prodotto apprezzato in Italia e nel mondo (il 32% della produzione è destinato all’export, con mercati chiave come Germania, Stati Uniti, Francia, oltre 20 Paesi di destinazione). Una bandiera della salumeria Made in Italy apprezzata nel mondo, grazie alla qualità e alla sostenibilità, un faro prezioso che deve illuminare la filiera in un’area dal delicato equilibrio come quello della montagna. Controlli rigorosi completano il quadro.

Presidente Recla, come è cambiato il modo di allevare suini e produrre speck negli anni? Sono cambiati anche i numeri?

42% quota di produzione IGP raggiunta nel 2024

“Nel corso degli anni abbiamo assistito, da un lato, a un incremento della produzione per rispondere a una domanda crescente; dall’altro, abbiamo sempre mantenuto il focus sulla qualità, che per noi è un valore imprescindibile. Un aspetto significativo è l’aumento della quota di produzione certificata Igp, che ha raggiunto il 42% nel 2024. Questo risultato dimostra il nostro impegno a garantire che ogni baffa di speck mantenga gli standard di qualità più elevati, rispettando al tempo stesso i metodi tradizionali di produzione che contraddistinguono il nostro prodotto”.

Digitalizzazione e Intelligenza Artificiale: come potrebbero essere di aiuto per la vostra filiera?

“In termini di salvaguardia del marchio, i controlli di qualità sullo Speck Alto Adige Igp sono effettuati dall’istituto indipendente IFCQ Certificazioni e riguardano l’intera filiera, dalla materia prima al prodotto finito.

Nel 2023 è stato lanciato il nuovo portale di certificazione dell’ente di controllo, elaborato dal fornitore di servizi IT Beantech, e utilizzato da tutti i produttori. Il suo ammodernamento ha consentito l’adeguamento alle nuove possibilità tecnologiche, in risposta anche alle esigenze dei produttori.

Inoltre, considerata una maggiore presenza dello Speck Alto Adige Igp su internet e dei relativi controlli sul marchio, il Consorzio collabora da qualche tempo con l’azienda Griffeshield, il cui algoritmo automatico consente il monitoraggio delle piattaforme di e-commerce in tutto il mondo per la verifica della corretta denominazione Speck Alto Adige Igp e del marchio protetto, nonché per l’eventuale sanzionamento”.

Il bacino produttivo dello Speck Alto Adige Igp è caratterizzato da un’area di montagna. Come mantenere vive le imprese agricole, in uno scenario che ha particolari difficoltà di ricambio generazionale?

La sfida quotidiana di mantenere vive le imprese agricole in montagna

“Mantenere vive le imprese agricole in un territorio come il nostro è una sfida che affrontiamo con determinazione quotidianamente. Lavoriamo a stretto contatto con le istituzioni locali per garantire politiche di sostegno economico e incentivi dedicati alle piccole imprese. Parallelamente, valorizziamo l’unicità del nostro prodotto e del nostro territorio, promuovendo lo Speck Alto Adige Igp come simbolo di qualità e tradizione. Un altro elemento fondamentale è la formazione: investiamo nei giovani, offrendo loro percorsi di apprendimento e affiancandoli nel loro ingresso nel Consorzio”.

La suinicoltura e il mondo dei salumi non è sempre ben visto sul piano della nutrizione e delle diete alimentari. Come dovranno essere impostate le nuove campagne di comunicazione?

Trasparenza, Educazione e Sostenibilità al centro della nostra Comunicazione

“Le campagne di comunicazione devono affrontare queste sfide puntando su trasparenza, educazione e sostenibilità. Da un lato, è importante informare i consumatori sui benefici nutrizionali del nostro prodotto, ad esempio per il suo alto contenuto proteico, che lo rende un alimento prezioso, nonché un secondo piatto e non soltanto un semplice ingrediente da affiancare ad altri prodotti. Dall’altro, con una comunicazione trasparente vogliamo sottolineare il nostro impegno per una filiera sostenibile e responsabile, evidenziando pratiche che rispettano l’ambiente e il benessere animale. Inoltre, collaboriamo con esperti nutrizionisti per garantire una comunicazione autorevole, evidenziando la qualità e le proprietà nutritive che rendono unico lo Speck Alto Adige Igp. Il Consorzio Tutela Speck Alto Adige ha lanciato nel 2023 il Suo primo rapporto di sostenibilità”.

Peste suina africana: come si difende il territorio?

“La protezione del nostro territorio dalla peste suina africana è una priorità. Per questo, adottiamo misure di sicurezza rigorose lungo tutta la filiera. I controlli sanitari sono rigidi e frequenti, e lavoriamo con le autorità locali sulle restrizioni relative ai movimenti degli animali. La collaborazione tra enti pubblici e produttori è fondamentale per prevenire e affrontare eventuali emergenze in modo rapido ed efficace. Il nostro impegno costante è garantire che la produzione di Speck Alto Adige Igp resti sicura e protetta, tutelando al contempo la salute degli animali e l’integrità del nostro prodotto”.

Dobbiamo trovare soluzioni per proteggere le DOP [intervista ad Aldo Levoni]
29 Gennaio 2025

Aldo Levoni
Castellucchio, Mantova – ITALIA

Aldo Levoni – Amministratore Delegato Levoni SpA

Il nodo della Peste suina africana, il mercato attuale e le probabili evoluzioni nei prossimi mesi, ma anche le difficoltà dei grandi salumi a denominazione. Aldo Levoni, amministratore delegato della Levoni spa, realtà blasonata del Made in Italy, parla a tutto campo nell’intervista a Teseo, che proponiamo di seguito.

Dal punto di vista di Levoni Spa, quali misure potrebbero essere adottate lungo la filiera per gestire l’impatto della Psa e sostenere sia gli allevatori che l’intero settore?

“Bisogna essere fermi nell’azione di contrasto alla Peste suina africana e non vi è alcun dubbio che bisogna mettere in campo tutte le azioni necessarie per debellare la Psa il più presto possibile. Ritengo che la strategia adottata oggi dal commissario straordinario Giovanni Filippini sia quella giusta e che lo stesso debba essere incentivato da tutta la filiera. Sappiamo che serve tempo, ma la strada è stata tracciata ora in modo corretto. Servirà tempo, ma dobbiamo tutti lavorare nella stessa direzione, in modo che le strategie possano avere il loro effetto. Il comparto sta cercando soluzioni per riaprire i mercati esteri, ma sappiamo anche che vi sono alcuni Paesi che non daranno il loro via libera fino a quando la Psa non sarà completamente eradicata”.

Avete calcolato l’impatto della Psa sull’export?

“Assica aveva stimato nelle scorse settimane una perdita solo nell’export di salumi di oltre 20 milioni di euro al mese. Ma la preoccupazione non si limita a tali numeri, perché i rischi sono di natura occupazionale, vi sono aziende che corrono il rischio di entrare in grave crisi, per non dimenticare il fatto che potrebbero esserci altri mercati che potrebbero decidere di restringere le importazioni, con ulteriore danno alla filiera”.

Nei giorni scorsi è comparso un caso di afta epizootica in Germania. A suo parere, quale potrebbe essere l’impatto sul settore in Italia?

“Sono situazioni che potrebbero portare un beneficio alla filiera italiana a discapito di quella tedesca, perché se dovesse bloccarsi o rallentare l’import di carne suina dalla Germania potrebbe prendere più valore la carne italiana. Tuttavia, in Unione Europea siamo un mercato unico e la soluzione non è speculare sulle difficoltà altrui, ma portare avanti strategie comuni e piani di azione condivisi. L’obiettivo deve essere quello di debellare le malattie nel più breve tempo possibile e nel modo più efficace”.

Come commenta l’attuale fase di mercato?

Chi sta soffrendo è la trasformazione

“I primi due anelli della filiera, cioè l’allevamento e la macellazione, stanno andando abbastanza bene, perché i prezzi di realizzo di queste due componenti della catena di approvvigionamento sono abbastanza buoni, soprattutto per l’allevamento che, anche se in fase ribassista dei listini, sta comunque performando molto bene. Chi invece soffre, in questa fase, è la trasformazione, quindi dobbiamo fare in modo che i player di quello specifico segmento riescano a recuperare marginalità”.

E cosa prevede per i prossimi mesi?

“In Italia penso che vedremo un mercato simile a quello dell’anno scorso, anche perché le produzioni zootecniche saranno in linea con il 2024, e se anche la situazione legata alla Psa dovesse risolversi, credo che per quest’anno non cambierebbe la situazione al punto da modificare il numero di capi allevati e influire sulle dinamiche di mercato. Prevedo che il livello dei prezzi delle materie prime sia leggermente inferiore all’anno scorso. Le produzioni zootecniche dovrebbero, come detto, rimanere stabili o in leggero calo. In sintesi, non vedo significativi cambiamenti per il 2025”.

Quali strategie ritiene cruciali per rilanciare la produzione di Prosciutto Dop?

“Penso che la questione legata allo stato di salute del Prosciutto Dop sia il problema più rilevante che abbiamo in Italia oggi. A differenza di Dop come Grana Padano e Parmigiano Reggiano o altre Indicazioni Geografiche Protette nel campo dei prosciutti, che hanno segmentato l’offerta produttiva e che hanno introdotto delle differenziazioni specifiche di prodotto, aumentando il valore del prodotto, i Prosciutti Parma e San Daniele sono delle produzioni che, se guardiamo agli ultimi anni, non hanno incrementato il loro valore rispetto ai maggiori costi di produzione. Inoltre, sono diminuite le quantità prodotte, come evidenziato anche sul sito di Teseo, ma questo rallentamento complessivo comporta conseguenze di natura economica”.

In che modo?

I consorzi hanno meno denaro per promozione e valorizzazione

“I consorzi di tutela hanno di conseguenza meno denaro da investire per la promozione e la valorizzazione del prodotto e questo scenario genera inevitabilmente una spirale molto pericolosa, perché meno si riesce a sostenere il valore e più si riducono i margini. E infatti in questi anni la marginalità è stata negativa. Una situazione che porta a ridurre le quote di produzione a favore di altre produzioni non Dop o ottenute con materia prima estera. È una spirale dalla quale non si capisce come uscirne. L’industria privata non riesce da sola a dare valore alla produzione e devono essere i consorzi a individuare delle diverse strategie, che in questi anni non ci sono state oppure non hanno funzionato. È una situazione di sofferenza piuttosto evidente e se continua così, il Prosciutto di Parma e di San Daniele sono destinati a sparire”.

È un quadro pessimista…

Valore oggettivo e differenziazione

“Purtroppo non vedo soluzioni all’orizzonte e non ne sono state avanzate nell’ultimo periodo. L’unica soluzione è che il prodotto abbia il valore che deve oggettivamente avere. È chiaro che siamo di fronte a una Dop che ha come concorrenti delle produzioni ottenute con materia prima nazionale o estera che costano meno e che per il consumatore hanno lo stesso valore. Magari sono proprio gli stessi produttori della Dop che hanno un segmento non Dop, talvolta stagionato nelle stesse sedi. Ma dobbiamo essere molto attenti sul tema, perché se non si riesce a differenziare un prodotto da un altro, il consumatore sceglie quello che costa meno. E invece dovrebbe non avere dubbi e orientarsi verso i prosciutti Dop”.

Chi trasforma dovrebbe avere solo linea Dop e non quella parallela non Dop?

“Sì. Oggi la diminuzione dei numeri è lasciata alla decisione della singola azienda. Ma se crediamo in un prodotto unico come il Prosciutto di Parma e San Daniele Dop, dobbiamo lavorare per rilanciarlo e uscire da una situazione difficile. Può essere che oggi chiuda un produttore storico, magari piccolo in termini dimensionale, ma che produce alta qualità e che, parallelamente, vada avanti chi realizza all’interno dello stesso sito produttivo altri prosciutti non Dop, ma di questo passo avremo sempre meno qualità all’interno delle Dop. Se i soci dei consorzi producono altro, inevitabilmente diminuirà l’interesse per le Dop e non vedo, francamente, come potremo dare valore al prodotto. La situazione che si è venuta a creare è frutto di anni di gestione dove si è permesso a tutti di introdurre anche altre produzioni, concorrenziali con le Dop. E oggi dobbiamo trovare soluzioni per proteggere le Dop”.

Per una promozione efficace, pensa che l’aggregazione di prodotti agroalimentari di qualità, anche di origine diversa, intorno a progetti internazionali possa essere efficace? In passato nel contesto di promozione “It’s Europe” vennero siglate collaborazioni ad esempio tra formaggi, salumi e vini di diversi Paesi.

“Sì, fare squadra e massa critica intorno a prodotti di qualità sicuramente aiuta. Non si sono visti molti progetti sovranazionali, ma potrebbero rivelarsi un tassello efficace in una strategia più ampia che il comparto deve ripensare completamente. Ma oggi non vedo in chi governa i consorzi che ci siano la volontà e le competenze per invertire la rotta”.

Il Commento: Il settore mangimistico si trova a un punto di svolta [Carra, A.D. Carra Mangimi]
27 Gennaio 2025

Michele Carra – Amministratore Delegato di Carra Mangimi S.P.A. e Vicepresidente di Assalzoo

“Il 2025 si è aperto con un quadro complesso per il settore dei mangimi. L’aumento dei prezzi di mais e orzo, dovuto alla scarsa qualità del raccolto, e la ricerca della maggior qualità hanno messo sotto pressione gli allevatori. Anche per i mangimisti il quadro non è semplice, in quanto all’incremento dei listini delle materie prime si aggiungono l’esplosione dei costi dei premix oligo-vitaminici, così come della lisina, un amminoacido utilizzato nella formulazione dei mangimi, che ha subito una crescita dei costi in seguito all’incremento dei dazi dell’UE sulla Cina”.

A tracciare il quadro è Michele Carra, amministratore delegato di Carra Mangimi di Sorbolo (Parma) e vicepresidente di Assalzoo.

“Dopo un periodo di relativa calma, i prezzi dei cereali sono tornati a salire – precisa Carra -. Da un lato tale dinamica potrebbe stimolare la produzione di cereali in Italia, visto anche che nel giro di un po’ di anni l’Italia è passata dal produrre 10 milioni di tonnellate di mais a poco più di 3 milioni di tonnellate e che i disciplinari delle Dop impongono che almeno il 50% della razione alimentare provenga dal territorio di produzione della Indicazione Geografica stessa, ma dall’altro lato gli aumenti registrati incidono pesantemente sui profitti degli allevatori”.

Il comparto suinicolo, sottolinea Carra, “negli ultimi anni ha compiuto notevoli passi avanti verso il benessere animale e la sostenibilità, con una drastica diminuzione dell’uso di antibiotici”. Restano da affrontare numerose sfide, che coinvolgono tanto gli allevamenti di grandi dimensioni quanto i piccoli. “È necessario sostenere le aziende di piccole e medie dimensioni e le imprese familiari, che grazie a una maggiore flessibilità e a una marcata attenzione al benessere animale sembrano essere quelle meglio attrezzate per garantire produzioni di qualità, indispensabili per le Dop”.

Nel 2025, purtroppo, “c’è ancora forte preoccupazione per la Peste suina africana, che sta creando notevoli difficoltà agli allevatori che si trovano nelle zone di restrizione, dove i prezzi dei maiali sono esageratamente bassi e dove è necessario indennizzare tempestivamente i produttori, pena un’ondata di chiusura di allevamenti”.

Lo stesso settore mangimistico si trova a un punto di svolta. “Con un approccio coordinato e lungimirante – assicura il vicepresidente nazionale di Assalzoo – è possibile superare le difficoltà attuali e costruire un futuro sostenibile per l’allevamento e la cerealicoltura nazionale”.

Il Commento: L’obiettivo del 2025: una carne suina di qualità, salubre e sostenibile [Elisa Pedrazzoli, Export Manager]
20 Gennaio 2025

Elisa Pedrazzoli, Export Manager del Salumificio Pedrazzoli
Elisa Pedrazzoli, Export Manager del Salumificio Pedrazzoli

“L’obiettivo del 2025? Ampliare la platea dei consumatori di carne suina, offrendo loro quei requisiti che vorrebbero trovare in un allevamento: salubrità, benessere animale, sostenibilità ambientale, una dimensione equilibrata, non eccessivamente grandi, tutti elementi che costituiscono le premesse per avere un prodotto a base di carne posizionato su un livello qualitativo più alto”.

La pensa così Elisa Pedrazzoli, export manager del salumificio Pedrazzoli, di San Giovanni del Dosso (Mantova) con 75 dipendenti, un fatturato di circa 27 milioni di euro e una quota export pari al 60%, da anni orientato verso produzioni di alto profilo sul fronte della qualità e con una filiera biologica garantita attraverso un approvvigionamento interno.

È necessario operare per “un ritorno al passato non come idea bucolica di agricoltura, ma per continuare a proporre un suino di qualità a tutto tondo, in grado di assicurare redditività a tutti gli anelli della filiera”.

Accanto agli obiettivi, gli auspici per il 2025 appena iniziato. “Sul fronte dei prezzi ci auguriamo che non si registrino altre impennate dei listini e confidiamo magari che il mercato si riposizioni riducendo un po’ i valori, perché il costo dei maiali è salito negli ultimi mesi su valori complessi per chi macella e trasforma”, prosegue Elisa Pedrazzoli.

Fondamentale, però, “per definire una visione di lungo periodo è instaurare un dialogo costante lungo la catena di approvvigionamento (CA)”.

Il Commento: Sfide, obiettivi, buoni propositi per rilanciare la filiera suinicola nel 2025 [Antenore Cervi, Suinicoltore]
13 Gennaio 2025

Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA
Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA

Antenore Cervi, Allevatore reggiano e referente nazionale per il settore Suini di CIA-Agricoltori Italiani, mette in fila quattro priorità.

  1. Emergenza Peste Suina Africana (PSA)
    “Il primo obiettivo è uscire dalla Peste suina africana, dopo la conferma nei giorni scorsi di un nuovo caso a Piacenza – dichiara Cervi -. Bisogna uscire in fretta dall’emergenza e fare in modo che siano previsti indennizzi adeguati agli Allevatori, non soltanto quelli colpiti direttamente dalla Psa, perché vi sono anche danni collaterali legati alle restrizioni e oggi più che mai assistiamo ad allevamenti che chiudono in maniera definitiva”.

  2. Difesa delle DOP, a partire dal Prosciutto di Parma
    “I numeri di oggi ci dicono che abbiamo raggiunto i minimi storici nella produzione di cosce per il Prosciutto di Parma, senza ottenere alcun beneficio per la filiera – osserva -. I consumi non sono brillanti e temo che nel 2025, dopo un anno soddisfacente per gli Allevatori, i listini subiscano un arretramento che finirà per mettere in crisi di nuovo la parte produttiva.
    Dovremmo investire con politiche di sostegno ad ampio raggio, prendendo come esempio i casi virtuosi delle DOP lattiero casearie e del comparto avicolo, dove si registrano da anni scenari di sostanziale stabilità, quando non di crescita strutturale”.

  3. Burocrazia
    “Nel 2025 gli Allevatori dovranno fare i conti con nuovi adempimenti in materia di tracciabilità, biosicurezza, impatto ambientale, trattamenti sanitari. Tutte richieste legittime, beninteso, ma dobbiamo lavorare per alleggerire la burocrazia, che ha un peso eccessivo in termini di tempo e di oneri sulle spalle degli Allevatori”, riconosce Cervi.

  4. Scenario internazionale
    “L’ultimo tema, in uno scenario che meriterebbe un elenco decisamente più lungo”, prosegue il referente di Cia-Agricoltori Italiani, “è legato al quadro internazionale, dove fra guerre, instabilità, incognita dazi ci potremmo trovare di fronte nuove ondate di volatilità sui mercati, a partire dai rincari dell’energia, passando per i prezzi delle materie prime, col rischio che un aumento del costo dei cereali vada a pesare sui bilanci degli allevamenti. Per questo ritengo strategico puntare su una nuova fase di investimenti nell’ambito delle rinnovabili agricole e per rafforzare le filiere cerealicole, migliorando il tasso di autoapprovvigionamento”.