Foraggi di qualità per un’elevata produzione di latte
2 Ottobre 2017

È risaputo come la qualità dei foraggi sia fondamentale per la produzione di latte e si ritiene che per sostenere alte produzioni occorra avere razioni con grandi quantità di concentrati. Ora però uno studio condotto in Wisconsin su allevamenti che producono oltre 130 quintali di latte per vacca, dimostra che tale produzione dipende non tanto dalla quantità di mangime ma dalla qualità dei foraggi somministrati.

Lo studio è stato condotto per una decina d’anni in 15 stalle, analizzando le razioni delle vacche con elevata produzione di latte. La razione era costituita da un misto di insilato di medica e di mais, in genere con un apporto di fieno. La medica aveva un contenuto variabile dal 17 al 26% di proteina grezza, con una fibra NDF variabile dal 34 al 47% ed una digeribilità in vitro a 30 ore variabile dal 39 al 59%, mentre l’amido del mais oscillava dal 25 al 41% .

60% 

della produzione di latte derivava dai nutrienti presenti nel foraggio

È stato calcolato come su di una produzione di 40-45 litri di latte al giorno, il 60% derivasse dai nutrienti presenti nel foraggio di alta qualità somministrato alle vacche e solo il 40% dai concentrati o dai cerali della razione. Oppure, detto in altri termini, il 45% della proteina grezza, il 40% dell’amido, il 55% dei carboidrati ed il 50% dell’energia della razione deriva da insilato di mais altamente digeribile, che apporta anche il 75% della fibra al detergente neutro (NDF) e l’85% di quella effettiva.

Così, da ogni tonnellata di sostanza secca di foraggio si possono ottenere 1.300 litri di latte. La stalla con la produzione di latte più elevata, usava una medica insilata al 24.5% di proteina grezza e con il 52% di fibra al detergente neutro NDF. Però la base della razione e degli apporti era basata sulla grande qualità del mais insilato, raccolto in modo da massimizzare la digeribilità di fibra ed amido.

Dunque, una buona tecnica di allevamento non può prescindere da adeguate pratiche colturali e di gestione dei foraggi, per massimizzarne le loro potenzialità

TESEO: Strumento per valutare la convenienza economica dell’auto-produzione di materie prime e foraggi. Calcola il costo della tua razione!

Fonte: Dairy Herd

Partire dalle stalle per ridurre l’effetto serra (GHG)
25 Settembre 2017

Questo è l’imperativo della filiera lattiero-casearia neozelandese, leader mondiale nell’export di latte e derivati. Proprio la propensione ad esportare sui mercati internazionali, ha fatto prendere coscienza a tutti gli operatori della necessità di impegnarsi per rendere l’allevamento sostenibile e dunque presentarsi al mondo come un comparto pulito e non impattante sull’ambiente.

Dato che la metà delle emissioni di gas ad effetto serra in Nuova Zelanda deriva dall’agricoltura, di cui il settore lattiero ne rappresenta il 46%, si capisce come quella del rispetto ambientale sia una priorità assoluta per la zootecnia da latte. Nell’allevamento, infatti, si produce l’85% delle emissioni globali derivanti dalla filiera latte; solo il 10% è prodotto dagli stabilimenti di trasformazione ed il 5% dai trasporti.

Di conseguenza, per ridurre le emissioni di GHG bisogna agire a livello degli allevamenti, che già sono caratterizzati da un pascolo diffuso, una alimentazione basata sui foraggi ed un basso indice di rimonta.

Però la Nuova Zelanda, nel suo ruolo di leader mondiale nell’export dei prodotti dairy, deve dare l’esempio e nel paese esiste un consenso generale a tutti i livelli per dar seguito a quanto sottoscritto nell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, cioè l’obiettivo minimo di ottenere entro il 2030 una riduzione del 30% nelle emissioni di gas ad effetto serra. Ecco dunque che Fonterra, col sostegno dei vari ministeri, ha adottato un piano di azione per il cambiamento climatico in essere già nel 2017-2018.

Gli allevatori sono i primi attori per la sostenibilità.

Un centinaio di allevatori soci della coop. neozelandese si sono impegnati per fare dei loro allevamenti in varie zone del Paese, delle aziende pilota dove attuare degli interventi di riduzione delle emissioni, valutandone i risultati su produttività e margini operativi. Questo servirà per far prendere coscienza della tematica delle emissioni gassose in atmosfera ed adottare tecniche e tecnologie adeguate per contenerle.

TESEO – Sono chiamati gas serra (spesso indicati con GHG = GreenHouse Gases) tutti i gas che si addensano nell’atmosfera


Fonte: NZ Farmer

Massimizzare il valore dell’erba medica
13 Settembre 2017

È risaputo che l’erba medica serve per fare latte, dato che le sue proteine sono indispensabili per massimizzare la produzione. Occorre dunque sapere come sfruttare al meglio il potenziale della pianta, prestando attenzione a salvaguardare l’apparato fogliare durante la raccolta del foraggio ed a sfalciare nel giusto periodo vegetativo.

È noto che, se uno sfalcio precoce prima della fioritura permette di aumentare la qualità della medica, sono le foglie che ne massimizzano il potere nutrizionale. La pianta di medica è costituita dal 45% di foglie e dal 55% di stelo, ma dopo il raccolto la percentuale di foglie può scendere al 30%, rappresentando una criticità dato che apportano il 70% del potenziale nutritivo della pianta. Diventa allora fondamentale scegliere una macchina falciatrice adeguata, che abbia una larga superficie di sfalcio per salvaguardare integre le foglie.

In questo modo gli stomi sulla superficie fogliare restano aperti permettendo il passaggio dell’aria all’interno della foglia in modo da essiccarla più rapidamente. Così facendo vengono trattenuti gli amidi e gli zuccheri della pianta e si aumenta la qualità del foraggio.

Invece le falcia-condizionatrici spesso hanno una superficie troppo ridotta che raccoglie in andana il foraggio tagliato. Così gli stomi restano chiusi e le foglie trattengono l’umidità interna, per cui occorrerà rimuoverlo maggiormente per essiccarlo, il che contribuisce a perdere foglia e dunque qualità. Inoltre, aumenta la polvere dal terreno incorporata nel foraggio. Questo fa aumentare la parte minerale del foraggio rispetto a quella naturalmente presente nella pianta e comporta una diminuzione della digestibilità.

Diventa poi importante l’altezza di taglio, che deve essere correlata alla stagione ed al tipo di suolo, sempre per contenere la quantità di terra incorporata nel foraggio. Un taglio rasoterra aumenta la quantità raccolta ma riduce la qualità del foraggio.

Quindi, si debbono considerare tutti i diversi fattori, interni alla pianta e conseguenti alle pratiche di sfalcio e raccolta, che contribuiscono alla qualità del foraggio.

Non sempre ricercare la maggior quantità può essere la scelta giusta per l’allevatore.

Fonte: Deutsche Welle

TESEO registra settimanalmente i prezzi di foraggi e derivati. Oltre al Fieno di erba medica pressato, consulta anche le quotazioni degli altri prodotti!

Italia, Milano – Prezzo del Fieno di erba medica pressato

Produrre latte nel sub continente asiatico, tra tradizione e modernità
30 Agosto 2017

La necessità di produrre più latte per soddisfare le crescenti richieste della popolazione è molto sentita nella grande area del sud est asiatico. Mentre India, Pakistan e Bangladesh hanno una radicata e diffusa tradizione nella produzione di latte, che si basa su di una diffusa presenza di micro allevamenti familiari con razze locali a triplice attitudine, in paesi quali Indonesia, Malesia, Filippine e Vietnam dove il latte non rientra nella dieta tradizionale, il settore diventa sempre più dinamico e l’allevamento si specializza nella produzione di latte o di carne.

Nel subcontinente indiano la produzione di latte per capo sovente è di uno-due litri al giorno ed è fortemente collegato alle pratiche tradizionali. Ad esempio, l’alimentazione è comunemente basata sui residui delle coltivazioni, come la paglia di riso o grano; in Bangladesh l’acqua di abbeverata viene somministrata solo con i pochi concentrati, contrastando le richieste del metabolismo ruminale e mammario. Anche migliorando l’alimentazione con l’apporto di ingredienti più ricchi, difficilmente si superano i 10 litri/giorno. Diversa è invece la situazione nel secondo gruppo di paesi, come ad esempio il Vietnam dove, con razze di importazione occidentale quali la frisona e buone pratiche gestionali, è comune avere produzioni medie di 20-25 litri/giorno.

Nei paesi ad allevamento tradizionale, lo sforzo dei programmi di assistenza tecnica è orientato verso il miglioramento delle coltivazioni per ottenere foraggi a più alto contenuto nutrizionale, ma anche per migliorare la conservazione degli alimenti ed incrementare la tecnica alimentare. In tutta l’area diventa poi necessario migliorare le condizioni di allevamento per contrastare le elevate temperature ed umidità. Un aspetto fondamentale è anche quello igienico sanitario, dunque ricoveri e programmi di vaccinazioni adeguati. Resta poi il problema delle infrastrutture nella commercializzazione del latte e per dare un prezzo adeguato al produttore. In India sono comuni i centri di raccolta dove i produttori possono conferire il latte che viene analizzato e consegnato alle grandi cooperative, ma esistono anche gli intermediari che forniscono il latte al consumo tramite circuiti commerciali informali, non ne valutano i parametri compositivi e riducono la remunerazione al produttore.

La produzione tradizionale assicura la persistenza ed il reddito dell’attività agricola, ma deve evolvere adottando tecniche innovative, adeguate alle condizioni di allevamento nelle aree subtropicali, anche densamente abitate.

Aumentare la produzione non significa semplicemente cambiare il sistema, ma fare evolvere la tradizione produttiva in modo adeguato alle condizioni tecniche ed appropriato alla realtà culturale. Una bella sfida!

CLAL.it – Autosufficienza di latte in Asia – vedi su CLAL.it >

 

Fonte: Feedipedia

FrieslandCampina: pannelli solari su ogni stalla
24 Agosto 2017

Il governo olandese ha stanziato 200 milioni di Euro per finanziare la collocazione di 416 mila pannelli solari sui tetti di 310 stalle dei soci di FrieslandCampina e generare oltre il 20% dell’elettricità necessaria per gli stabilimenti produttivi.

Gli agricoltori che hanno aziende con una superficie di tetti superiore a 1.000 metri quadrati mettono a disposizione le loro strutture, dove verranno montati i pannelli solari da parte di un’azienda specializzata che si occupa di finanziamento, manutenzione e garanzia dell’impianto.

L’allevatore riceve un premio annuo di 3-4 € a pannello per la messa a disposizione del tetto e può utilizzare una parte dell’energia prodotta, mentre la restante andrà ad alimentare le strutture produttive di FrieslandCampina. Ogni anno avrà la possibilità di riprendere il controllo dell’impianto installato sui tetti della propria azienda e ricevere direttamente i finanziamenti pubblici previsti dal programma di produzione di energia sostenibile (SDE sustainable energy production).

Questo finanziamento rientra nel progetto energia solare della cooperativa olandese, per dotare ogni stalla di un impianto fotovoltaico mirato a generare sufficiente energia elettrica per coprire i fabbisogni della filiera produttiva e contribuire a contrastare i cambiamenti climatici col contenimento delle emissioni. Per questo, il programma solare di Campina incentiva gli agricoltori con un sussidio di 10€ per ogni tonnellata di anidride carbonica prodotta in meno. Finora, sono 1600 le aziende agricole conferenti della cooperativa olandese che si sono dotati di impianti fotovoltaici. In autunno verrà attivata una seconda fase di questo programma solare, per coinvolgere anche aziende con superficie di tetto inferiore ai 1000 metri quadri.

Produrre energia pulita per la filiera produttiva è un modo concreto per presentare ai consumatori prodotti sostenibili, rispettosi dell’ambiente, che contribuiscono alla sua salvaguardia.

Fonte: FrieslandCampina

 

La mappa interattiva “Energia Pulita” su TESEO

Bufale per fare più latte in India
9 Agosto 2017

L’India, oltre ad essere il maggior paese produttore e consumatore di latte al mondo, ha anche la mandria più consistente. Solo metà del latte però è di origine bovina, sia da razze locali che da incroci con frisone, jersey e brown swiss, mentre la restante metà è prodotta dalle bufale. La domanda interna cresce del 4,2% dal 2000 e dunque diventa essenziale agire sulla selezione genetica e l’evoluzione della mandria per aumentare la produzione.

La produttività per capo è però bassa rispetto ai riferimenti internazionali. Infatti, i picchi produttivi degli animali più selezionati superano appena i 30 quintali di latte all’anno. Bisogna però considerare le condizioni ambientali indiane, che non sono certo adatte alle razze più selezionate. Alte temperature, umidità ed una diffusa presenza di patologie e parassiti, sono fattori che non permettono tanto facilmente di introdurre gli animali generalmente presenti nelle maggiori aree lattiere mondiali. Bisogna poi considerare i maggiori bisogni alimentari degli animali più produttivi, oltre alla diversa gestione aziendale, rispetto alle razze locali più rustiche ed adeguate all’ambiente.

Per questo diventa interessante il ruolo bufalino, animali che insieme ad una buona produzione di latte rispetto alle razze locali e con ottimi contenuti, soprattutto per il grasso, sono ben adattati alle condizioni climatiche, resistenti alle malattie ed in grado di utilizzare al meglio gli alimenti disponibili.

Occorre poi tener conto del fatto che in India la mandria è rappresentata in media da uno-due animali per famiglia, il che rende difficile l’adozione di tecniche evolute di allevamento. Inoltre è fondamentale considerare il fattore culturale indiano, per cui in molti stati è vietato macellare le vacche, condizione che non esiste i per i bufalini ed infatti l’India è un grande esportatore di carne di questi animali.

Anche per la composizione della mandria, l’India assume una posizione originale nel contesto della produzione di latte.

Principali 10 produttori mondiali di Latte Bufalino

Fonte: ERS-USDA

Acqua e siccità: la “spiga” di Teseo
26 Luglio 2017

Forse anche oggi ci sarà un John Steinbeck che scrive un romanzo sulla siccità e sul “Dust Bowl”. Vedremo. Quello che è certo è che oggi c’è una maggiore consapevolezza sull’acqua come risorsa rinnovabile, ma limitata, come elemento vitale da rispettare e proteggere. E da impiegare in maniera intelligente e non conflittuale.

La lezione – divertente, in un labirinto a colpi di clic e consultabile anche attraverso lo smartphone – la tiene Teseo by Clal.it, il sito dedicato agli agricoltori e agli allevatori per un’agricoltura e un allevamento sostenibili.

È sulla tavolozza infatti di Teseo che Angelo Rossi, fondatore di Clal.it, portale di riferimento per il settore lattiero caseario, ha chiesto di raccontare in termini semplici al filosofo Giorgio Garofolo acqua ed al prof. Graziano Negri energia. L’obiettivo è quello di spiegare, specialmente ai giovani, che cos’è l’acqua, cosa può portare una sua assenza o, al contrario, una sua gestione razionale e consapevole.

Su Teseo acqua ed energia (della quale parleremo un’altra volta) rappresentano i due lati di una spiga ideale, simbolo per eccellenza dell’agricoltura.

Di che colore è l’acqua? È blu, come l’acqua di superficie contenuta in fiumi, laghi, canali o che proviene dal sottosuolo. Ma è anche verde, intesa come acqua nevosa o piovana o che viene traspirata attraverso le piante e assorbita dal terreno sotto forma di umidità. Ma l’acqua può essere anche grigia, intesa come il volume di acqua dolce necessario a diluire il carico di inquinanti generato da un determinato processo, in modo da mantenere invariati gli standard qualitativi dell’acqua di origine.

La grande siccità di queste settimane ci deve far riflettere sul bene acqua, una risorsa rinnovabile, ma limitata. Il 97,5% dell’acqua, infatti, è salata e non tutta l’acqua dolce può essere utilizzata. La sua distribuzione, inoltre, non è omogenea nelle aree del Pianeta e la sua diffusione è influenzata dai cambiamenti climatici. A questo si deve aggiungere che l’inquinamento è più rapido dell’azione purificatrice del ciclo idrogeologico, dal che se ne deve dedurre che l’acqua accessibile per uso umano costituisce solo lo 0,001% del totale e che oggi l’acqua prelevata è superiore rispetto alle risorse idriche disponibili.

La quantità d’acqua effettivamente disponibile per gli utilizzi da parte dell’uomo, che risulta facilmente accessibile e annualmente rinnovabile è stimata in circa 12.500 Km3
TESEO.clal.it – La quantità d’acqua effettivamente disponibile per gli utilizzi da parte dell’uomo, che risulta facilmente accessibile e annualmente rinnovabile è stimata in circa 12.500 Km3

Gli utilizzi crescenti di acqua da parte dell’uomo producono aumento della domanda e incremento del prelievo, con la conseguenza di provocare una scarsità ambientale ed economica e una degradazione delle risorse idriche rispetto agli indici di qualità delle acque.

Aumento della domanda e incremento del prelievo
TESEO.clal.it – Aumento della domanda e incremento del prelievo

L’acqua è un grande universo. L’acqua, se si vuole applicare un concetto esteso, è un grande universo, centrale nel pensieroessenziale per la vita biologica, fondamentale per lo sviluppo economico e sociale e per tutti questi fattori è importante e allo stesso tempo pone questioni vitali di “idropolitica”. Questo significa che l’acqua richiede azioni condivise di gestione perché è un bene economico e strategico verso il quale sono necessarie approcci di economia circolare. Allo stesso tempo, è un bene comune che può essere privatizzato e, per questo, richiede equità sociale, affinché i profitti non generino conflitti.

L’acqua influenza le nostre vite. L’acqua condiziona strutturalmente gli ambiti economicosocialeambientale e influenza direttamente le nostre vite e il nostro futuro attraverso sicurezza alimentareaccessibilità e sicurezza idricasicurezza energetica. Parliamo di un elemento essenziale dello sviluppo sostenibile solo se la gestione delle risorse e delle infrastrutture idriche opera con modalità partecipativa e responsabilità condivisa, è in grado di regolare i conflitti, adotta un approccio globale in termini di equità sociale.

Scienza e società sono strettamente correlate all’acqua. La prima è chiamata al monitoraggio dei sistemi idrici, lo sviluppo di nuove tecnologie, alla valutazione della sostenibilità degli utilizzi; la seconda induce necessariamente a una presa di coscienza verso nuovi stili di vita, la riduzione delle disuguaglianze, alla diffusione del benessere.

L’impronta idrica. Esiste anche un modo per calcolare la produzione, il consumo di un prodotto, di un’azienda, di una filiera, ma anche di un individuo, un gruppo, un paese e dell’acqua intesa in modo globale: l’impronta idrica, cioè il volume di acqua dolce utilizzato per produrre beni e servizi che misura il consumo lungo la filiera, l’inquinamento, gli effetti del commercio, la sostenibilità degli usi dell’acqua. Tale impronta idrica è determinata da molteplici fattori, rappresentati dal volume della domanda, dalla sua composizione, dalle condizioni climatiche e dalle tecniche produttive.

L'impronta idrica della produzione in Italia
TESEO.clal.it – L’impronta idrica della produzione in Italia

Acqua e agricoltura. L’agricoltura è il settore produttivo che a livello globale utilizza la quota maggiore di risorse idriche, in particolare nell’irrigazione (pari a 69% il prelievo di acqua dolce livello globale, percentuale che supera il 90% la maggior parte dei paesi del mondo in ritardo di sviluppo).

Prelievo d'acqua per settore e per area geografica
TESEO.clal.it – Prelievo d’acqua per settore e per area geografica

L’agricoltura è particolarmente esposta ai cambiamenti climatici e alla riduzione della disponibilità di acqua. Si calcola che entro il 2050 l’agricoltura dovrà produrre 60% di alementi in più a livello globale e il 100% di alimenti in più nei paesi in via di sviluppo. Per questi motivi ridurre l’impronta idrica del settore è una necessità sostanziale.

È possibile ridurre l’impronta idrica in agricoltura? Sì, certamente, attraverso aziende ecocompatibili, una gestione politica sostenibile dell’acqua alimentare, utilizzando acque non convenzionali (come le acque salmastre o i reflui urbani depurati).

È possibile ridurre l’impronta idrica anche con il miglioramento dell’efficienza nell’irrigazione attraverso il calcolo delle esigenze di acqua blu e verde delle colture, il monitoraggio dello stato idrico del suolo delle piante, la micro-irrigazione, l’irrigazione di precisione, lo stress idrico controllato.

Allo stesso tempo è fondamentale pianificare l’uso delle risorse idriche a livello di unità suolo-cultura, di azienda agraria, di bacino. Inoltre, risulta indispensabile l’adattamento ai cambiamenti climatici, utilizzando tecniche informatiche per l’uso razionale e sostenibile delle risorse idriche a livello territoriale. Allo stesso tempo, risultano fondamentali le tecniche di aridocoltura, appropriate per ambiente di tipo arido o semiarido (dry farming) e che devono essere utilizzate per ottenere effetti più incisivi con altre tecniche come le barriere frangivento, i corridoi ecologici, le sistemazioni idrauliche, le lavorazioni conservative, la pacciamatura, il controllo delle specie infestanti e il tipo di coltivazione scelta.

Sostenibilità su TESEO.clal.it
Sostenibilità su TESEO.clal.it

TESEO.clal.it –

Italia: meno import e più export dairy, specialmente verso l’Africa
18 Luglio 2017

L’export italiano di prodotti lattiero caseari tra Gennaio e Aprile aumenta in quantità (+10,2%) e in valore (+11,3%) su base tendenziale, mentre diminuiscono le importazioni (-12,7 per cento). Il saldo commerciale è ancora negativo: 838.087 tonnellate importate contro le 330.663 esportate, ma il bilancio è migliorato. In particolare, diminuiscono le importazioni di burro, latte e panna, ma anche dei formaggi, compresi quelli duri non Dop.

Le esportazioni dei principali formaggi nel mese di Aprile 2017 confrontate con Aprile 2016 sono aumentate in volume relativamente a

  • Formaggi grattugiati o in polvere (+13.7%),
  • Formaggi freschi fra cui mozzarella e ricotta (+10.9%),
  • Pecorino e Fiore Sardo (+5.3%),
  • Grana Padano e Parmigiano Reggiano (+4.0%),

mentre sono diminuite quelle di

  • Provolone (-0.7%),
  • Gorgonzola (-2.1%),
  • Asiago, Montasio, Ragusano, Caciocavallo (-41.0%).

L’export italiano si espande in tutte le aree del mondo: Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Europa extra Ue, Nord America e Oceania. Ed è boom (+90,76%) verso l’Africa, dove vengono commercializzate 23.000 tonnellate in equivalente latte, contro le 2.000 dell’Asia (stabili rispetto al gennaio-aprile 2016).

CLAL.it – Italia: Export per area geografica, in equivalente latte

È ancora boom l’esportazione al 30 Aprile di latte e panna (+51,6% in quantità e +58,8% a valore), con la panna alimentare che registra un’esplosione del 250% circa sia in volumi sia in valore. Positivo anche l’export di formaggi freschi e grattugiati, le polveri (SMP e WMP) e il latte per l’infanzia.

CLAL.it – Principali importatori di Panna sfusa dall’Italia

Grana Padano e Parmigiano-Reggiano, sostanzialmente stabili in quantità e in accelerazione a valore (+7,7%), avanzano dell’11% in volume in Olanda e in Canada, quest’ultimo un segnale positivo in vista dell’entrata in vigore del Ceta, dove i due formaggi Dop sono tutelati.

ITALIA: Trade prodotti lattieri caseari nell’anno corrente (Gen-Apr)
EXPORT (Ton)
2017 ± su 2016
Formaggi 124.200 +5,6%
di cui:
– Grana Padano e
Parmigiano Reggiano
27.165 -0,4%
– Form. freschi fra cui
mozzarella e ricotta
41.377 +13,2%
– Form. grattugiati 13.115 +16,1%
– Pecorino e Fiore Sardo 6.426 +23,2%
– Gorgonzola 6.381 +0,4%
– Provolone 1.855 +4,4%
– Asiago, Montasio,
Ragusano, Caciocavallo
594 -16,7%
Siero di latte 156.758 +10,5%
Latte e panna 29.549 +51,6%
di cui:
– Panna sfusa 9.091 +251,8%
– Latte confezionato 16.597 +44,5%
– Latte sfuso 2.901 +8,1%
– Panna confezionata 961 -64,8%
Altri prodotti* 20.156 -4,7%
EXPORT TOTALE 330.663 +10,2%
IMPORT (Ton)
2017 ± su 2016
Formaggi 159.650 -5,4%
di cui:
– Form. freschi fra cui
mozzarella e ricotta
63.135 +8,8%
– Form. destinati alla
trasformazione
18.384 +0,3%
– Form. grassi
(incl. Maasdamer)
12.582 -8,2%
– Emmental 7.102 -7,7%
– Formaggi duri non DOP 6.996 -8,2%
– Edamer 9.284 -8,8%
– Formaggi fusi 5.666 -45,5%
Latte e panna 487.852 -15,7%
di cui:
– Latte sfuso 328.722 -19,5%
– Latte confezionato 136.715 -7,6%
– Panna sfusa 18.350 +3,4%
– Panna confezionata 4.064 -5,0%
Burro 18.879 -22,5%
Altri prodotti* 171.707 -8,6%
IMPORT TOTALE 838.087 -12,7%
* Altri prodotti: Burro, SMP Polv. latte Screm, Lattosio uso farm., Altri latti ferm., Yogurt, WMP Polv. latte Int., Latte infanzia, Latte condensato, Caseine, Caseinati, Lattosio alim.Elaborazione CLAL su dati ISTAT * Altri prodotti: Yogurt, SMP Polv. latte Screm, Altri latti ferm., Siero di latte, WMP Polv. latte Int., Latte infanzia, Caseine, Latte condensato, Lattosio uso farm., Caseinati, Lattosio alim.Elaborazione CLAL su dati ISTAT
VALORI (Mio ) 2014 2015 2016 Anno corrente (Gen-Apr)
2016 2017 ± su 2016
Export (E) 2.500 2.566 2.715 825 917 +11,3%
Import (I) 3.989 3.533 3.291 1.013 1.085 +7,2%
Bilancio (E – I) -1.489 -967 -577 -188 -168

Consulta il riepilogo Import/Export dell’Italia su CLAL.it.

Acqua, aria, terra e fuoco: la stalla etica
11 Luglio 2017

Se allevare bene è anche una questione di filosofia, allora non stupisce che la stalla etica progettata da Rota Guido sposi i quattro elementi dei filosofi presocratici: acqua, aria, terra e fuoco (quest’ultimo sostituito dal sole, sia come fonte di calore che come fonte di luce).
Tutto questo per raggiungere un equilibrio e massimizzare i risultati nell’ottica del benessere animale, dell’economia e dell’ambiente. In una parola cara a TESEO: sostenibilità.

Animali, alimentazione e ambiente condizionano il risultato economico dell’allevamento.

Animali, alimentazione e ambiente, con l’ultimo parametro assimilato al luogo e alle condizioni in cui vivono gli animali in stalla, condizionano il risultato economico dell’allevamento. Ne è convinta l’azienda Rota Guido, che proprio sulla stalla etica ha lanciato una campagna diretta agli allevatori.

Quali sono i punti chiave?
La stalla etica dovrà garantire:

  • il miglior livello igienico sanitario,
  • ideali condizioni di benessere animale,
  • ottimali condizioni microclimatiche e di qualità dell’aria,
  • facile organizzazione del lavoro e delle operazioni di governo e di controllo,
  • sostenibilità ambientale ed economica.

La stabulazione deve essere libera

Sul piano della logistica la stabulazione deve essere assolutamente libera, con aree separate nella corsia di foraggiamento, nella corsia di alimentazione, grazie a zone di riposo coperte e a paddock completamente o parzialmente scoperti.

Anche la sala di mungitura dovrà essere collocata nella posizione ideale, cioè più facile da raggiungere per le bovine attraverso un percorso diretto e facile da percorrere. Questo significa, ad esempio, che il robot di mungitura dovrà essere posto al centro della stalla, mentre una sala di mungitura tradizionale dovrà essere addossata a uno dei due lati più corti della struttura.

Rota Guido – Estratto dal video “La Stalla Etica”

Adiacente alla zona di mungitura saranno presenti vasche di abbeveraggio con sistemi per un veloce riempimento, una facile pulizia, un controllo di temperatura dell’acqua.

Ventilazione e sistema di bagnatura dovranno essere funzionanti nelle ore più calde della giornata, quando le temperature possono stressare gli animali.

I bovini scelgono dove riposare.

Libertà e benessere animale significano anche che i bovini hanno la possibilità di scegliere in quale area della stalla andare a riposare. La zona di riposo per gli animali può essere classificata come una superficie di 15-20 m² per capo, con compost barn (lettiera permanente che, opportunamente gestita e arieggiata con erpice, mantiene attiva un processo di fermentazione è aerobica).

Un sistema di copertura regolabile della struttura consentirà una variazione del rapporto fra superficie coperta e scoperta fino al 50 per cento. Quali sono i vantaggi? In estate l’aumento della ventilazione naturale, con un notevole effetto di raffrescamento nel periodo notturno e la possibilità di ombreggiamento totale durante la giornata.
Nel periodo invernale, invece, la possibilità sarà quella di sfruttare l’irraggiamento solare, con un notevole miglioramento delle condizioni igieniche dell’ambiente e delle lettiere e un benefico effetto diretto sugli animali.

Biogas e raccolta del digestato

Biogas e impianto di raccolta del digestato, ai fini dell’utilizzo agronomico, sono i naturali corollari della stalla ideale. La corretta gestione delle deiezioni zootecniche, infatti, prevede trattamenti mirati a governare la gestione operativa e ottimizzare anche il loro valore organico ed economico.

Una stalla etica, in grado di produrre latte etico. Molto più che un semplice ideale.

Rota Guido -
LA STALLA IDEALE_Intervento
Rota Guido - "La Stalla Ideale"
pdf 5 MB | 2216 clicks

Il lattiero-caseario italiano merita un modello di Sostenibilità condiviso
29 Giugno 2017

di Maria Chiara Ferrarese, R&S Executive Manager, Business Development Executive Manager – CSQA Certificazioni srl

 

Fino a poco tempo fa – in ambito food – i requisiti di igiene e sicurezza costituivano il focus, l’elemento essenziale per produttori e GDO. Nel tempo questo focus è stato integrato con requisiti “valorizzanti” e “spendibili sul mercato in chiave di differenziazione” come ad esempio OGM free, lactose free, etc. In questi ultimi anni abbiamo invece assistito ad uno spostamento dell’attenzione di consumatori e stakeholder sul macro-tema della sostenibilità. Il consumatore infatti ricerca prodotti che, oltre a rispettare i prerequisiti di sicurezza alimentare, rispondano anche ad esigenze di tipo etico come il rispetto dell’ambiente, degli animali, dei lavoratori, della collettività.

La sostenibilità rappresenta di certo un concetto ampio e sfaccettato ma oramai è condiviso e riconosciuto a tutti i livelli. Questo concetto si sostanzia nell’insieme di tre pilastri ovvero:

  • economico: capacità di generare reddito e lavoro;
  • ambientale: capacità di mantenere qualità e riproducibilità delle risorse naturali;
  • sociale: capacità di garantire condizioni di benessere umano, i diritti umani, le pratiche di lavoro, le pratiche operative leali, tutela dei consumatori, coinvolgimento e lo sviluppo della comunità, la qualità culturale e la salubrità del prodotto e del suo gesto di consumo.

Mancano sistemi di valutazione riconosciuti della Sostenibilità

Se da un lato la definizione di sostenibilità è condivisa da tutti dall’altro mancano sistemi di valutazione riconosciuti della stessa. Esistono sul mercato diverse iniziative volte a valutare la sostenibilità ambientale (LCA, EPD, PEF, CFP, WFP etc.), la sostenibilità sociale (SA 8000, Sedex etc.), la sostenibilità economica (Fair trade). Nessuna di queste iniziative definisce le modalità di valutazione della sostenibilità considerando i tre pilastri e nessuna prevede regole chiare per definire il prodotto finito “sostenibile”.

A livello internazionale esistono iniziative che hanno previsto la definizione di modelli di valutazione della sostenibilità specifici per diverse tipologie di filiere. Ne sono esempi lo standard UTZ applicabile a caffè, the, cioccolato, o MSC applicabile al pesce, o Pro terra applicabile a diverse commodities (soia, zucchero etc.). Si tratta di standard che hanno trovato riscontro sul mercato al punto da essere diventati requisiti necessari per accedere alle catene distributive internazionali.

Anche in Italia esistono progetti specifici in materia di sostenibilità; si tratta di iniziative che hanno previsto la definizione di standard che definiscono requisiti e indicatori per le filiere del vino (Standard Equalitas), dell’olio extravergine di oliva (Standard EVO Sostenibile), dei cereali e dei semi oleosi (Standard cereali e semi oleosi sostenibili).

L’attenzione dell’opinione pubblica rispetto all’impatto delle filiere zootecniche è cresciuta negli ultimi anni. La produzione di latte e derivati rappresenta un settore molto importante della zootecnia e dell’industria alimentare. Pur tuttavia l’allevamento del bovino da latte è spesso associato a pratiche intensive alle quali viene associato ad un grande impatto ambientale ma anche a modalità di allevamento poco etiche in termini di benessere animale, utilizzo del farmaco etc.

Tutti gli studi concordano nell’indicare le attività aziendali (di allevamento e agricole) come le fasi più impattanti su tutta la filiera produttiva del latte.

Uno dei principali impatti ambientali riguarda le emissioni in atmosfera di gas ad effetto serra (GHG):

  • il metano (CH4) prodotto dalle fermentazioni ruminali e da quelle a carico delle deiezioni, in particolare dai liquami,
  • il protossido di azoto (N2O) emesso dal letame e a seguito della concimazione organica e minerale dei campi,
  • l’anidride carbonica (CO2) emessa dal consumo di energia elettricità e carburanti utilizzata per la gestione della stalla e per le operazioni colturali,
  • l’ammoniaca (NH3) prodotta dalle deiezioni e a seguito della concimazione azotata dei campi.

Un ulteriore impatto ambientale significativo è rappresentato da nitrati e fosfati dovuti alla concimazione dei campi, sia organica che minerale.

Relativamente al pilastro sociale, oltre al tema della gestione dei lavoratori e dei rapporti con la collettività, sono di particolare rilievo – soprattutto in questo ultimo periodo – le condizioni di allevamento degli animali rappresentate dal benessere animale e dalla gestione del farmaco. Si tratta di argomenti di grande impatto per il consumatore e di grande attenzione da parte degli stakeholder al punto da richiedere costanti azioni di valutazione, di monitoraggio e di miglioramento.

Azioni di miglioramento individuando le migliori pratiche

Purtroppo non esiste ancora uno standard in materia si sostenibilità riconosciuto e applicabile a latte e derivati che tenga conto dei tre pilastri e dei requisiti e degli indicatori ascrivibili a ciascun pilastro. L’esigenza / opportunità consiste proprio nel lavorare affinché venga identificato un modello che permetta di valutare la sostenibilità del prodotto, delle aziende, della filiera.
La valutazione permette di identificare non solo lo stato dell’azienda rispetto a requisiti ed indicatori di sostenibilità applicabili, ma – proprio perché esiste una misura – permette anche di definire azioni di miglioramento attraverso l’individuazione delle migliori pratiche di coltivazione, di allevamento, di gestione della mandria etc.
Sostenibilità però non è e non deve essere un esercizio di stile, ma l’adozione di pratiche sostenibili deve portare da un lato ad una riduzione degli impatti e dall’altro ad una migliore gestione dell’azienda con conseguente impatto positivo sul pilastro economico: efficientamento, creazione del valore, miglioramento della reputazione del brand, individuazione di nuovi canali commerciali etc.

Identificare un modello di valutazione

È auspicabile – cosi come realizzato in altre filiere – che il settore identifichi un modello di valutazione della sostenibilità ambientale, sociale, economica della filiera lattiero-casearia in grado di intercettare le esigenze degli stakeholder e al contempo che sia rappresentativo del settore lattiero-caseario italiano. Un sistema di definizione e valutazione della sostenibilità che permetta di testimoniare il rapporto con l’ambiente, con i lavoratori e con la collettività, con la gestione degli animali (condizioni di gestione dell’allevamento, di benessere animale, di gestione del farmaco) e gli eventuali sforzi di mitigazione nell’ottica della riduzione degli impatti e del miglioramento nella gestione dell’azienda e della mandria con un occhio attento alla produttività.
L’ambizione è che questi strumenti siano utili per la valutazione interna delle imprese, per l’affermazione e l’attestazione in un’ottica di grande trasparenza del proprio posizionamento rispetto alla sostenibilità, e che siano riconosciuti anche dai mercati e dal consumatore come strumenti di garanzia e di valorizzazione.

Il progetto Acqua & Energia di TESEO, verso un’agricoltura sostenibile