Fertilizzanti: l’impatto va oltre al prezzo
20 Marzo 2026

Di: Elisa Donegatti

Come già evidenziato a inizio Marzo, le tensioni in Medio Oriente stanno incidendo concretamente sul mercato dei fertilizzanti.

Ieri il prezzo dell’Urea presso la CCIAA di Torino ha raggiunto i 795 €/ton (+27% su Febbraio ‘26, +51% su Marzo 2025). Anche il Gas Naturale resta a livelli elevati (+66,1% su Febbraio ‘26; +50,3% su Marzo 2025), con impatti diretti sui costi di produzione dell’ammoniaca, che potrebbero rallentare l’offerta di fertilizzanti azotati.

In piena fase di semina, il mercato è sotto forte tensione: i prezzi continuano a salire rapidamente e permane grande incertezza sulle consegne, con possibili ritardi o difficoltà nell’arrivo delle merci. Le rotte strategiche internazionali, come lo Stretto di Hormuz, restano un nodo critico per l’approvvigionamento. L’impatto non è dunque solo sui prezzi, ma emerge un rischio concreto sulla disponibilità del prodotto.

In assenza di un allentamento delle tensioni geopolitiche, lo scenario resta orientato a ulteriori rialzi nel breve termine, con elevata volatilità e criticità logistiche.

TESEO.clal.it – Italia, Torino: Prezzo Urea agricola 46%

Investire in Biosicurezza per garantire produttività, sostenibilità e resilienza
18 Marzo 2026

Con l’espansione e l’intensificazione dei sistemi di allevamento, la diffusione dei patogeni causati dai cambiamenti climatici, i maggiori rischi di incidenza delle malattie infettive, la resistenza agli antimicrobici ed anche per norme sempre più severe in materia di allevamento, aumentano le necessità di investire in biosicurezza. Per prevenire, controllare e monitorare le malattie infettive, diventa sempre più importante investire nell’insieme integrato di pratiche, tecnologie e procedure di gestione per la tutela della salute animale.

Infatti, le conseguenze delle epidemie sono sempre più acute a livello economico, ambientale, di salute pubblica, arrivando anche a limitare l’accesso ai mercati per i prodotti di origine animale. Si stima che il mercato dei prodotti per l’adozione di soluzioni igieniche, diagnostiche e tecnologie di sorveglianza digitale, passerà da circa 3,0 miliardi di dollari nel 2026 ad oltre 6 miliardi di dollari entro il 2036, di cui il 36% rappresentato da disinfettanti e sanificanti, a riprova del ruolo fondamentale dell’igiene nella prevenzione delle malattie.

Le ragioni e le prospettive di crescita variano notevolmente nei diversi contesti mondiali: negli Stati Uniti derivano soprattutto dalla pressione dell’opinione pubblica per ridurre l’uso di antibiotici, mentre nei mercati europei come Francia, Germania, Regno Unito, risultano dai dati sull’analisi dei rischi, dai protocolli operativi e dagli adeguamenti normativi. L’India è il contesto dove il tasso di crescita annuo per gli investimenti in biosicurezza sarà maggiore in seguito agli sforzi volti ad aumentare la produttività lattiera ed a controllare le malattie endemiche, seguita dalla Cina in conseguenza dei mega allevamenti che impongono un controllo rigoroso sui movimenti degli animali e sugli input. Anche gli investimenti brasiliani saranno significativi, data la necessità di ottemperare gli standard internazionali di salute animale per espandere le esportazioni. 

Di conseguenza, le aziende che operano nel settore della sanità animale stanno sviluppando collaborazioni per fornire pacchetti combinati di vaccini, diagnostica, disinfettanti e strumenti di gestione dei dati con analisi predittiva nella modellizzazione delle malattie in modo da realizzare una piattaforma strategica per la salute a lungo termine del bestiame e la redditività delle aziende. Con il continuo sviluppo e la modernizzazione dei sistemi lattiero-caseari, la biosicurezza sarà fondamentale per garantire la produttività, la sostenibilità e la resilienza.

Fonte: eDairyNews

TESEO.clal.it – Monitoraggio delle patologie animali sulla Home Page di TESEO

ISTANTANEA: semine e raccolti chiave
17 Marzo 2026

Di: Elisa Donegatti

Istantanea disponibile nel menù Mercato Agricolo di Teseo

Nelle ultime settimane i prezzi delle principali materie prime per mangimi, tra cui Mais, Frumento e Farine Proteiche, hanno registrato un rialzo dopo mesi di relativa stabilità. Il mercato globale resta equilibrato, ma sensibile a fattori geopolitici e all’andamento dei raccolti in Brasile e Argentina, sarà cruciale per la disponibilità globale. 

La guerra tra Russia e Ucraina e le tensioni in Medio Oriente continuano a influenzare i mercati, ponendo attenzione sui flussi nel Mar Nero, strategici per l’export di Mais e Frumento, dove anche piccoli cambiamenti nei prezzi o nelle spedizioni del Frumento russo possono riflettersi rapidamente sui mercati internazionali. Allo stesso tempo, le tensioni nello Stretto di Hormuz incidono sui costi energetici e, indirettamente, sui mercati agricoli. In Brasile, l’aumento dei prezzi del carburante incide sui costi di raccolta e semina, aggiungendo un ulteriore elemento di attenzione.

Le principali commodity restano reattive ai segnali internazionali. Il Frumento beneficia del meteo secco nella regione meridionale degli USA e delle vendite verso il Messico, ma i rialzi sono limitati dalle abbondanti esportazioni russe e dalle scorte europee. Globalmente il Mais trova sostegno in un export stabile e nell’aumento dei prezzi di petrolio ed etanolo. La Soia e la Farina di Soia mostrano maggiore variabilità: il rallentamento dei negoziati tra Stati Uniti e Cina crea incertezza sulle esportazioni di soia USA e sugli acquisti cinesi, che potrebbero rallentare, influenzando direttamente i prezzi. In questo contesto, anche le intenzioni di semina negli Stati Uniti, che sembrano orientarsi maggiormente verso la Soia rispetto al Mais, contribuiscono a ridefinire gli equilibri del mercato.

In Europa, le temperature miti di fine inverno hanno favorito uno sviluppo precoce delle colture, elemento attentamente monitorato in vista della primavera. 

Nel complesso, il mercato continua a essere influenzato dalle tensioni geopolitiche, dall’andamento delle colture e dalle possibili criticità nei flussi commerciali internazionali, fattori che stanno contribuendo a sostenere i prezzi delle principali materie prime per mangimi.

Previsioni di offerta abbondante per Cereali e Semi Oleosi
15 Gennaio 2026

Di: Elisa Donegatti

Nel complesso, il WASDE di Gennaio conferma le previsioni di un mercato 2025/2026 di Cereali e Semi Oleosi caratterizzato da un’offerta abbondante, vantaggiosa per l’approvvigionamento di mangimi ma sfidante per i redditi agricoli, con prezzi sotto pressione.

Mais: per l’annata 2025/26, la resa dovrebbe guidare la produzione statunitense verso un record di 432 Mio Ton. Aumenta l’utilizzo per il settore mangimistico, mentre cala la destinazione alimentare, sementiera e industriale. Nonostante le esportazioni rimangano elevate, l’offerta record potrebbe portare a un aumento delle scorte finali negli USA. Anche la produzione di Mais in Cina è stimata in crescita (301 Mio Ton): ciò contribuirebbe ad accrescere le scorte mondiali fino ai 291 Mio Ton e a mantenere pressione sui prezzi.

Soia: l’offerta è prevista abbondante, mentre le esportazioni USA risultano frenate dal calo delle vendite verso la Cina e dalla concorrenza di un raccolto record in Brasile (178 Mio Ton). La resa media è attesa stabile e l’aumento delle superfici, insieme a scorte iniziali più elevate, sosterrebbe la crescita delle forniture complessive. La frantumazione aumenta, pur restando vincolata dalla capacità industriale, mentre la maggiore disponibilità di Farina di Soia (60,8 Mio Ton) sosterrà l’offerta per il settore zootecnico. L’uso per biocarburanti è leggermente più contenuto, riflettendo minori volumi destinati alla produzione di olio di soia. A livello globale, la produzione e le scorte mondiali di Soia dovrebbero continuare a crescere, confermando un contesto di abbondanza dell’offerta e di prezzi contenuti.

Frumento: le previsioni sulle scorte finali statunitensi sono state riviste al rialzo (25,2 Mio Ton), sostenute da scorte iniziali elevate e da una domanda interna leggermente più debole, soprattutto per l’uso zootecnico. Produzione ed esportazioni dovrebbero rimanere stabili, mentre a livello globale l’aumento dell’offerta, trainato dagli incrementi produttivi in Russia e Argentina, potrebbe portare le scorte mondiali oltre i 278 Mio Ton, confermando un contesto di ampia disponibilità.

TESEO.Clal.it – Mais: Produzioni Mondiali annuali

Maggior offerta di frumento tenero: più competizione dall’estero
19 Novembre 2025

Di: Elisa Donegatti

Il mercato globale di Frumento Tenero mostra un’offerta abbondante, con prezzi stabili o leggermente in flessione. La produzione mondiale 2025/26 è stimata a circa 829 milioni di tonnellate (fonte: WASDE), in aumento rispetto all’anno precedente. Le maggiori crescite produttive sono attese in Kazakhstan, Argentina, UE, USA, Australia, Russia e Canada. Russia e Ucraina restano fornitori chiave nel panorama internazionale. 

Per l’Ucraina la produzione 2025/26 è stimata a circa 23 milioni di tonnellate, con esportazioni previste a 15 milioni di tonnellate (fonte: USDA), sostenute dall’aumento delle superfici seminate; tuttavia, eventuali problemi logistici potrebbero influenzare rapidamente i prezzi europei. La Russia conferma il proprio peso nel mercato, con esportazioni orientate verso Medio Oriente, Nord Africa e alcuni paesi asiatici. Anche USA e Canada mantengono il loro peso nelle dinamiche di mercato, complice l’incremento delle importazioni cinesi di frumento statunitense.

Il consumo mondiale è previsto in aumento (814 milioni di tonnellate), trainato soprattutto dagli impieghi in mangimi e usi residuali in Russia, Kazakhstan e UE. Anche il commercio è atteso in crescita (217 milioni di tonnellate), grazie alle maggiori esportazioni da Argentina, Australia e Kazakistan, solo in parte compensate da una riduzione delle spedizioni russe. Le scorte finali sono stimate in aumento a 271,4 milioni di tonnellate, segnando il primo incremento annuo globale dal 2019/20.

In Europa, la produzione di Frumento Tenero 2025/26 è stimata tra 133 e 136 milioni di tonnellate (fonte: DG AGRI), con un’area seminata di circa 21,4 milioni di ettari, in crescita rispetto all’anno precedente e con semine autunnali completate in condizioni favorevoli. Nei primi nove mesi del 2025, le esportazioni UE hanno raggiunto 19 milioni di tonnellate (-21%). Le importazioni sono state 4,6 milioni di tonnellate (-31%), con crescita dai Paesi extra-UE: Canada (+111%), USA (+28%) e Serbia (+128%), dall’Ucraina (-61%)

In Italia, la produzione 2025 di Frumento Tenero, caratterizzata da buona qualità, è stimata in crescita a 2,7 milioni di tonnellate, ma ancora inferiore al fabbisogno nazionale di circa 8 milioni di tonnellate (di cui 6,5 Mt destinate alla molitura). Le importazioni gennaio-agosto 2025 sono state 3,8 milioni tonnellate (+0.9%), con il 68% dai Paesi UE e aumenti da Canada, USA e Moldavia. Sulla piazza di Bologna, il Frumento Tenero fino da Settembre oscilla tra 236 e 241 €/ton, mentre il Frumento “buono mercantile” tra 226 e 231 €/ton

Il settore deve affrontare un contesto di forniture mondiali in crescita e concorrenza elevata, soprattutto dal Mar Nero. Per massimizzare i margini, sarà essenziale scegliere con attenzione i momenti di vendita e approvvigionamento, valutare la qualità e seguire l’evoluzione delle semine autunnali e i flussi commerciali internazionali.

TESEO.Clal.it – Italia: Confronto quotazioni mensili e prezzi import

Si risvegliano le quotazioni della Soia in USA
7 Novembre 2025

Di: Elisa Donegatti

Nelle ultime settimane il mercato della soia ha mostrato segnali di ripresa. Nell’ultima settimana di ottobre negli Stati Uniti il prezzo ha raggiunto i 332,5 €/ton, dopo un periodo caratterizzato da quotazioni deboli. La Cina ha segnalato la ripresa degli acquisti di prodotto statunitense e, allo stesso tempo, negli Stati Uniti cresce l’impiego di olio di Soia per la produzione di biodiesel avanzato. Le previsioni per la campagna 2025/26 indicano una crescita dei consumi mondiali di olio di Soia del +4,2%, mentre negli Stati Uniti l’aumento atteso è ancora più marcato, pari a +10,4%.

Se questa tendenza dovesse proseguire, il mercato potrebbe rendere la Soia più interessante nelle scelte di semina. Tuttavia, le prime indicazioni USDA disponibili segnalano una possibile riduzione delle superfici a Soia del -6,7% nella prossima campagna negli Stati Uniti, a favore del mais e di altre colture. 

Le decisioni degli agricoltori dipendono infatti non solo dalle quotazioni, ma anche dal rapporto tra i prezzi delle due colture, dai costi dei fattori produttivi e dalle rotazioni agronomiche: l’equilibrio tra Mais e Soia resta quindi ancora in fase di definizione.

Applicare lo stesso ragionamento in Europa e in Italia risulta più complesso. Le rese della Soia sono più variabili rispetto al Midwest statunitense, soprattutto a causa dello stress idrico estivo, e le aziende agricole dispongono spesso di superfici più ridotte e frammentate, che rendono meno flessibili le scelte colturali. Inoltre, pur essendo il principale Paese produttore in UE, l’Italia è autosufficiente solo per il 31% del proprio fabbisogno di Soia e dipende in modo significativo dalle forniture estere. Nel periodo gennaio-luglio 2025, le importazioni di semi di Soia sono diminuite del -3,6%, mentre le importazioni di farina di Soia sono aumentate del +31%, segnalando un ricorso crescente al prodotto trasformato estero per coprire la domanda della zootecnia.

In questo contesto, un accordo commerciale tra UE e Mercosur potrebbe aumentare la disponibilità di Soia e farina sudamericana sul mercato europeo, attenuando eventuali tensioni sui prezzi legate alla minore offerta statunitense. Per l’Italia, la priorità resta garantire continuità e competitività negli approvvigionamenti. 

Il rafforzamento delle filiere legate alla Soia nazionale, insieme all’uso di contratti diretti tra agricoltori e allevatori e alla valorizzazione della tracciabilità – cioè rendere chiara e garantita l’origine della Soia – possono contribuire a ridurre la dipendenza dall’estero e rendere più stabile il costo delle materie prime per l’alimentazione animale.

TESEO.Clal.it – Italia: Importazioni di Semi e Farina di Soia

Fertilizzanti: perché i prezzi non scendono?
30 Ottobre 2025

Negli ultimi mesi i prezzi dei Fertilizzanti in Europa sono rimasti alti, anche se i prezzi del Gas e dei Cereali (storicamente collegati) sono stabili o in calo. Quello che sembra un paradosso dipende in realtà dalla prossimità del CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), che entrerà in vigore nel 2026. Il CBAM richiede agli importatori di pagare per la CO₂ incorporata nei fertilizzanti più emissivi, come ammoniaca, urea e DAP (Diammonium phosphate), attraverso l’acquisto di certificati CBAM. Al momento, i valori di emissione definitivi non sono ancora pubblicati e i prezzi dei certificati saranno annunciati solo ogni trimestre, quindi gli importatori non possono sapere con precisione quanto costeranno i Fertilizzanti.

Secondo le analisi di Rabobank e di Boerenbusiness, gli effetti del CBAM potrebbero essere significativi: i costi dell’ammoniaca potrebbero aumentare del 10-20% già nel 2026, fino a un +50% entro il 2030; per l’urea è attesa una crescita del 10-15% nel 2026 e fino al 45% nei prossimi anni; il DAP dovrebbe registrare aumenti più contenuti, +2-5% nel 2026 e fino a +10% entro il 2030. Paesi come Cina, Trinidad & Tobago e, a medio termine, Russia potrebbero perdere competitività, mentre Egitto, Algeria e Nord Africa potranno aumentare le loro quote di mercato grazie a Fertilizzanti più efficienti dal punto di vista carbonico.

Sul fronte tecnologico, la CO₂ incorporata renderà più competitive le soluzioni a basso impatto: l’ammoniaca blu (prodotta da gas con cattura della CO₂) diventerà conveniente entro il 2030, mentre l’ammoniaca verde (da elettricità rinnovabile) potrebbe raggiungere la parità di costo verso il 2034, sostenuta dall’aumento dei prezzi del carbonio.

Il CBAM non solo influenzerà i costi dei Fertilizzanti, ma accelererà la decarbonizzazione del settore, con l’obiettivo di premiare fornitori più sostenibili e spingendo le filiere europee verso scelte meno impattanti sul clima.

TESEO.Clal.it – Italia: Confronto prezzi Urea, Gas Naturale e Granoturco

Coltivare resilienza con l’agricoltura rigenerativa
1 Ottobre 2025

L’agricoltura convenzionale basata sul trinomio “lavorazione profonda del terreno, concimazione, diserbo”, dimostra ormai i suoi limiti per la degradazione dei suoli ma anche per la crescente sensibilità dei consumatori verso produzioni sostenibili e rispettose dei cicli naturali di coltivazione.

Si sta dunque riscoprendo il valore delle tecniche agronomiche tradizionali per mantenere la fertilità e la biodiversità nei suoli attraverso la riduzione delle lavorazioni, la copertura vegetale, il principio delle rotazioni. Questa è la finalità dell’agricoltura cosiddetta conservativa o rigenerativa, una tecnica associata ad un impatto ambientale ridotto o potenzialmente positivo.

Il passaggio alle pratiche rigenerative richiede tempo ed investimenti

Tuttavia, il passaggio alle pratiche rigenerative richiede tempo ed investimenti; dunque comporta anche dei rischi da parte degli agricoltori, che sarebbero ridotti se ci fosse un chiaro riconoscimento del mercato per i prodotti così ottenuti, alla stregua di quanto avvenuto per il biologico.

L’Istituto Europeo per l’Innovazione e la Tecnologia (EIT – European Institute of Innovation and Technology) organismo indipendente dell’Unione europea per identificare, co-finanziare e coordinare attività di specifiche per la conoscenza e l’innovazione, ha analizzato come i consumatori europei percepiscono l’agricoltura rigenerativa e come possano essere stimolati a preferirla. Innanzitutto è stato rilevato che, pur esistendo una grande attenzione alle produzioni nazionali, la conoscenza delle varie pratiche agricole è molto sommaria ed esiste una generale preoccupazione per l’uso di prodotti chimici e per la qualità dei prodotti.

L’agricoltura rigenerativa è poco conosciuta dai Consumatori

I consumatori in principio manifestano favore per le pratiche meno impattanti e ritengono fondamentali gli attributi relativi a gusto e genuinità/salubrità; inoltre questi aspetti qualitativi vengono associati ai benefici per l’ambiente ed al benessere animale. Però tutto questo non è un elemento motivante per preferire i prodotti ottenuti da agricoltura rigenerativa che è poco conosciuta. Quanti già preferiscono i prodotti biologici sono più sensibili e disponibili a riconoscere un giusto prezzo ritenendo che anche quelli ottenuti da agricoltura rigenerativa abbiano dei profili sensoriali migliori perché senza prodotti chimici, pesticidi, fertilizzanti artificiali ed anche più nutrienti perché ottenuti da suoli più sani e da animali allevati in migliori condizioni.

Avvicinare i Consumatori agli Agricoltori con comunicazione trasparente e credibile

Le imprese che immettono sul mercato i prodotti da agricoltura rigenerativa più richiesti, innanzitutto cereali, ma anche frutta, uova, carne, latticini, dovrebbero sviluppare una comunicazione appropriata ed una etichettatura che aiuti i consumatori nelle scelte d’acquisto. Occorre sempre più avvicinare i consumatori agli agricoltori adottando pratiche comunicative trasparenti e credibili. A differenza del biologico e delle produzioni certificate in genere, l’agricoltura rigenerativa o conservativa che dir si voglia, rappresenta la necessità di produrre in modo sostenibile e resiliente. Indirizzare le produzioni in questo senso è una scelta strategica. Molto deve essere fatto soprattutto a livello pubblico, sia per indirizzare i produttori sia per sensibilizzare i consumatori. Dallo studio risulta infatti che questi non comprendono la necessità di trasformare le attuali pratiche agricole, semplicemente perché non le conoscono.

Pertanto, produttori e consumatori debbono essere informati ed educati sui benefici dell’agricoltura rigenerativa e su come questa possa offrire soluzioni alle sfide dei nostri sistemi alimentari.

Fonte: EIT Food

TESEO.clal.it – L’autosufficienza dei prodotti agricoli in Italia

Aggiornamento climatico: nuove sfide per l’agroalimentare
29 Settembre 2025

Di: Alberto Lancellotti

L’estate appena trascorsa ha nuovamente confermato quanto la variabilità climatica sia un fattore determinante per la produttività agricola mondiale.

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In Europa si sono osservati andamenti contrastanti: Ungheria, Romania, Bulgaria e Turchia hanno registrato problematiche significative per le coltivazioni di Mais, Girasole e Soia, penalizzate da siccità e ondate di calore, con rese al di sotto della media storica. Al contrario, condizioni più favorevoli hanno sostenuto le colture nell’Europa centro-settentrionale, con prospettive positive in Germania, Polonia occidentale, Austria, Repubblica Ceca e nei Paesi nordici.

In Francia la situazione è eterogenea: cali produttivi nelle zone occidentali colpite dal caldo e rese migliori nelle aree orientali. Nel Mediterraneo, in particolare in Spagna e Portogallo, irrigazione e precipitazioni favorevoli hanno consentito rendimenti vicini o superiori alla media quinquennale, mentre la Grecia continua a soffrire una carenza idrica strutturale che penalizza le rese agricole.

L’Italia ha registrato condizioni relativamente favorevoli: con un’estate priva di criticità estreme, le piogge di fine stagione hanno sostenuto Mais e Soia al Nord, migliorando le prospettive sui raccolti, mentre il Girasole al Centro mostra rese stabili. Positivo anche l’andamento del Riso, con superfici coltivate in aumento e miglioramenti delle rese.

In Nord America si sono registrate diverse criticità: le aree occidentali degli USA hanno sofferto siccità persistente, che non ha però interessato in pieno le principali zone di produzione agricola. Tuttavia, nelle ultime settimane, lo stress idrico si è spostato verso il Midwest, coinvolgendo parzialmente alcuni stati del CornBelt come Illinois, Indiana e Missouri.
In Canada invece, oltre il 70% del territorio è stato classificato come “eccezionalmente secco”, con condizioni critiche soprattutto nelle regioni atlantiche del paese.

In Sud America il clima si è rivelato complessivamente più favorevole rispetto agli ultimi anni, sostenendo la produzione agro-alimentare. Non sono però mancate anomalie: nel nord dell’Argentina le piogge eccessive hanno causato allagamenti, mentre nel sud-est del Brasile la scarsità di precipitazioni sta aumentando il rischio di siccità, con possibili effetti negativi su Mais e Soia, colture chiave per l’area.

In Oceania, le piogge su diverse regioni dell’Australia hanno favorito le colture invernali, dopo stagioni segnate da stress idrico e rese limitate. Anche la Nuova Zelanda beneficia di condizioni favorevoli, con buona disponibilità di foraggi all’inizio della primavera.

L’andamento del 2025 mette in luce ancora una volta il ruolo centrale del clima nel determinare le rese agricole globali. Diventa quindi sempre più urgente puntare su strumenti e strategie che rafforzino la resilienza del settore e ne riducano la vulnerabilità a tali fattori.

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TESEO.clal.it – Bollettino Climatico

L’impatto delle temperature estreme sul sistema alimentare mondiale
19 Settembre 2025

Le temperature spingono al rialzo il costo del cibo

Tra gli effetti dell’aumento delle temperature che colpisce tutto il mondo, la crescita dei prezzi dei generi alimentari è la seconda conseguenza del cambiamento climatico più frequentemente citata, dopo il caldo estremo stesso.

Recenti analisi econometriche confermano che le temperature anormalmente elevate impattano sulla produzione agricola determinando carenze di approvvigionamento ed inflazione nei prezzi dei generi alimentari. Questo determina una concatenazione di ricadute sociali che vanno dall’aumento delle disuguaglianze economiche e dell’onere sui sistemi sanitari, alla destabilizzazione dei sistemi monetari e politici.

La prima origine di questi eventi è la riduzione dei raccolti dovuta a calo delle rese, stress da calore sul lavoro agricolo o danni alle infrastrutture causati dalle inondazioni. Però sulla dinamica dei prezzi intervengono anche contesti socioeconomici più complessi associati a variazioni della domanda, interruzioni dei trasporti, speculazioni.

Effetti concreti a livello globale

In Asia, le temperature mensili senza precedenti che nel 2024 hanno colpito quasi tutta la Corea del sud ed il Giappone, nonché in gran parte della Cina e dell’India, hanno portato ad un aumento sostanziale del prezzo del cavolo coreano (70% in più nel settembre 2024 rispetto al settembre 2023), del riso giapponese (48% in più nel settembre 2024 rispetto al settembre 2023) e dei prezzi complessivi degli ortaggi in Cina (aumento del 30% tra giugno ed agosto).

Impatti significativi sono stati osservati anche nelle economie occidentali avanzate.
Con la California che rappresenta oltre il 40% della produzione ortofrutticola degli Stati Uniti, la siccità senza precedenti del  2022 ha contribuito ad un aumento dell’80% dei prezzi su base annua. Altro esempio è l’olio d’oliva: la Spagna che copre oltre il 40% della produzione mondiale, la siccità che ha colpito l’Europa meridionale nel 2022/23 ha determinato un aumento dei prezzi del 50% in tutta l’UE.

I recenti eventi climatici estremi hanno poi fatto aumentare anche i prezzi di importanti commodity come cacao e caffè. Ghana e Costa d’Avorio producono quasi il 60% del cacao mondiale; le temperature mensili senza precedenti registrate in entrambi i paesi nel febbraio 2024, che si sono aggiunte alla prolungata siccità dell’anno precedente, hanno portato in aprile 2024 ad un aumento dei prezzi di mercato globali del cacao di circa il 300% rispetto all’anno precedente. Effetti simili sono stati osservati per il caffè a seguito delle ondate di calore e della siccità in Vietnam e Brasile lo scorso anno. Tali effetti sui mercati internazionali comportano sfide per i fornitori così come per i consumatori che vivono nei Paesi lontani da quelli direttamente colpiti dagli eventi meteorologici estremi.

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Sicurezza alimentare e salute pubblica

Bisogna poi considerare che l’aumento dei prezzi ha implicazioni che vanno oltre la dimensione inflazionistica perché possono colpire direttamente la sicurezza alimentare, in particolare per le famiglie a basso reddito che si vedono costrette a spendere una percentuale ancora più elevata in cibo, aumentando le disparità.
Ad esempio, negli Stati Uniti il quintile di reddito più basso spende circa il 33% in alimenti rispetto all’8% del quintile di reddito più alto. Il fatto che gli aumenti di prezzo maggiori si verifichino nei paesi più caldi e tipicamente più poveri amplificherà ulteriormente queste ricadute.

Veniamo agli effetti sulla salute pubblica: quando l’aumento dei prezzi spinge i consumatori ad optare per prodotti più economici, spesso meno nutrienti, ciò può avere conseguenze a catena sulla qualità dell’alimentazione. Poiché le malattie legate all’alimentazione sono responsabili di più decessi rispetto a qualsiasi altro rischio, gli aumenti dei prezzi indotti dal clima potrebbero acuire una serie di conseguenze sulla salute, dalla malnutrizione e dalle comorbidità associate (in particolare tra i bambini, che hanno esigenze nutrizionali più elevate) ad una serie di patologie croniche.

Affrontare la crisi con azioni globali

Poi, gli effetti dell’aumento delle temperature sui prezzi dei generi alimentari fanno aumentare anche l’inflazione complessiva, con ricadute più pesanti per le economie deboli, determinando instabilità. La storia, dalle rivoluzioni francese e russa alla recente Primavera araba del 2011, ci insegna come l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari possa anche essere precursore di sconvolgimenti politici e sociali.

Tali esempi evidenziano gli impatti dei cambiamenti climatici non mitigati sul sistema alimentare e di conseguenza evidenziano l’urgenza di attuare provvedimenti che riducano le emissioni di gas serra e limitino il riscaldamento globale in linea con gli obiettivi concordati a livello mondiale.

Questa rimane la leva fondamentale per ridurre il rischio. Tuttavia, dato che le attuali traiettorie indicano che un ulteriore riscaldamento è inevitabile, occorre investire in azioni di ricerca e concordare scelte politiche a livello mondiale per facilitare l’adattamento e costruire una resilienza verso una problematica che riguarda tutto e tutti.

Fonte: IOP Publishing – Climate extremes, food price spikes, and their wider societal risks

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