Malattie esotiche e cambiamenti climatici: il secolo dei virus
30 Luglio 2025

I recenti focolai di Dermatite nodulare contagiosa (Lumpy skin disease) nei bovini rendono sempre più  evidente la correlazione fra virus esotici e cambiamenti climatici.
Malattia presente in molti Paesi africani, nel 2012 si è diffusa dal Medio Oriente all’Europa sud-orientale, interessando alcuni Stati membri UE (Grecia e Bulgaria) e parecchi altri Paesi dei Balcani, per poi risalire fino alle nostre latitudini.

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Riguardo ad un’altra malattia esotica, la Lingua blu (Blue tongue virus-BTV) che nel 2024 ha causato non pochi danni per la produzione di latte in Germania ed altri Paesi dell’Europa settentrionale, già nel 2007 uno studio inglese dimostrava l’evidenza che i cambiamenti climatici in atto determinavano in nuove regioni  la comparsa di virus trasmessi da insetti. Questo in conseguenza di meccanismi quali aumento delle temperature che alterano i tassi di sopravvivenza dei virus ed ampliano la diffusione di vettori come zanzare, moscerini e zecche; eventi meteorologici estremi che aumentano lo stress nel bestiame, indebolendo le risposte immunitarie; cambiamenti nell’uso del suolo (deforestazione, urbanizzazione) che aumentano il contatto tra i serbatoi di fauna selvatica ed il bestiame.

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I cambiamenti climatici complicano anche le strategie di controllo sanitario, in quanto occorrono nuovi modelli predittivi integrando i dati climatici con i modelli epidemiologici ed anche perché la variazione delle stagioni influisce sui periodi ottimali per le vaccinazioni. Ciò rende indispensabile attuare un coordinamento a livello globale, dato che le malattie non si fermano alle frontiere e pertanto richiedono sistemi internazionali di sorveglianza e risposta.

È dunque essenziale un approccio su più fronti: agricoltura resiliente al clima; sorveglianza integrata delle malattie utilizzando tecniche sofisticate quali telerilevamento ed intelligenza artificiale per prevedere le epidemie; interventi sulle popolazioni dei vettori; investimenti in vaccini e strumenti diagnostici su misura per i ceppi virali in evoluzione.

Infine, occorre considerare l’influenza della vita moderna sulla comparsa dei virus, quali l’aumento dei movimenti di cose, animali, piante, insetti ed anche persone, la riduzione di programmi di controllo degli artropodi; l’alterazione delle pratiche agricole. A questo è poi doveroso aggiungere i conflitti con tutte le loro conseguenze.

Il termine virus (veleno) fu coniato nel 1898 per indicare una nuova forma di agente infettivo. Dopo tante scoperte sui batteri, iniziando con Pasteur, che hanno permesso di affrontare con successo le malattie del secolo scorso, ora la sfida è su questi “veleni”, che non appartengono né al regno animale, né a quello vegetale. Quindi, tutto lascia prevedere che il nostro potrà essere a tutti gli effetti il secolo dei virus.

Fonte: NIH

TESEO.clal.it – Focolai di Dermatite nodulare contagiosa

Cosa ci ha insegnato una giornata in allevamento?
28 Luglio 2025

Osservare il settore da vicino significa anche questo: un maialino in braccio e lo sguardo rivolto alla filiera.

Durante la visita all’allevamento di Ivan Valutilini a Flero (Brescia) abbiamo raccolto spunti preziosi su alcune delle sfide più urgenti del comparto:

  • investimenti in biosicurezza,
  • regole DOP che minacciano di penalizzare anche gli allevatori virtuosi,
  • difficoltà ad accedere ai fondi del PSR per il benessere animale, nonostante l’impegno aziendale
  • squilibri di mercato aggravati dalle restrizioni sanitarie dovute alla PSA

Ivan Valtulini ha sottolineato la necessità di un confronto strutturato tra tutti gli attori della filiera, inclusi i veterinari aziendali e dell’ATS, per affrontare con competenza e concretezza le sfide del settore.

Le riflessioni nate da questa visita rafforzano la convinzione che solo un dialogo aperto e trasversale possa portare a soluzioni condivise.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Zootecnia in allerta: l’evoluzione delle patologie animali nel 2025
22 Luglio 2025

Di: Alberto Lancellotti

Negli ultimi mesi, diverse patologie animali stanno suscitando crescente preoccupazione nel comparto zootecnico, sia a livello globale che regionale. Di seguito esamineremo una sintesi degli ultimi aggiornamenti sull’andamento di tali criticità con un focus specifico sulla situazione in Italia e in Europa.

Bluetongue (Febbre catarrale degli ovini e bovini)

Nel secondo semestre del 2024 e nei primi mesi del 2025, la Bluetongue ha avuto un impatto rilevante sul comparto allevatoriale Europeo, colpendo in particolare Francia e Germania. In Italia i focolai, seppur più contenuti, si sono registrati in particolare al Nord del paese, nonché in Sardegna, dove però la patologia ha interessato prevalentemente ovini e caprini.

Recentemente in Europa si osserva un graduale rallentamento nella diffusione della patologia: un dato incoraggiante considerando che durante il periodo estivo la trasmissibilità dovrebbe essere invece agevolata dalla maggior presenza di insetti, il principale vettore di trasmissione. Le cause di questo calo sembrano essere legate a un clima più secco e a una maggiore copertura vaccinale nelle aree colpite.

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Afta epizootica (Foot-and-Mouth Disease)

Dopo anni di assenza, l’Afta epizootica è riapparsa in Europa: un primo focolaio si è verificato nella Germania orientale all’inizio del 2025, seguito da casi in Slovacchia e Ungheria. Le misure di contenimento sono state rapide ed efficaci, ma il potenziale impatto sugli scambi commerciali ha portato forti preoccupazioni tra gli operatori del settore lattiero caseario.

Attualmente, non si registrano nuovi casi nell’UE da circa tre mesi.
La malattia resta comunque attiva a livello mondiale, in particolare in aree come Sudafrica e Tunisia, mantenendo alto il livello di allerta sanitaria.

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Peste suina africana (African Swine Fever)

La Peste suina africana continua a essere una delle principali emergenze globali per il comparto suinicolo. Presente in Africa e Asia (principalmente in Sudafrica, Filippine e Vietnam), il virus continua a rimanere particolarmente attivo nell’Europa orientale, ovvero in Polonia, Germania, Ungheria e Romania, colpendo sia cinghiali selvatici che suini da allevamento.

Anche in Italia la situazione è critica, con focolai attivi soprattutto al Nord.
Oltre alle aziende colpite direttamente, gli effetti si riverberano anche sulle aziende in zone vicine, i quali stanno affrontando investimenti e maggiori costi per garantire la biosicurezza degli allevamenti.

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Influenza Aviaria ad Alta Patogenicità (HPAI) nei Bovini

L’influenza Aviaria H5N1 ha compiuto diversi salti di specie, colpendo recentemente anche i bovini da latte, soprattutto negli Stati Uniti (oltre 15 Stati coinvolti nel 2024-25, inclusa la California, principale area di produzione Latte negli USA). I bovini infetti mostrano sintomi come febbre, cali produttivi e secrezioni nasali. Inoltre, già nel corso del 2024, è stato riscontrato come il virus sia riscontrabile anche nel latte crudo.

Al di fuori degli Stati Uniti si è registrato un solo caso relativo a bovini da allevamento, in Perù, mentre In Europa non si segnalano fino ad ora casi nei bovini, ma sono stati avviati piani di sorveglianza preventiva in diversi paesi.

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Dermatite nodulare contagiosa (Lumpy Skin Disease)

Tra giugno e luglio 2025, la Dermatite nodulare è ricomparsa in Europa, con focolai in Sardegna, Lombardia e nel sud-est della Francia. La malattia, trasmessa da insetti pungitori, colpisce i bovini causando febbre, noduli cutanei, riduzione della produzione di latte e, nei casi più gravi, la morte.

Diversi Paesi extra-UE hanno già adottato restrizioni commerciali verso le aree colpite:

  • UK: stop a latte crudo, animali vivi, seme, frattaglie (eccetto diaframma e masseteri), pelli e derivati non termotrattati. Fanno eccezione Parmigiano/Grana Padano con maturazione iniziale prima del 23/05/25.
  • Canada: vietati latticini ottenuti da latte non pastorizzato raccolto dopo il 23/05/25. L’Italia è rimossa da lista LSD-free.
  • Giappone: stop a seme bovino, frattaglie (eccetto lingue), latte/derivati non pastorizzati per uso zootecnico.
  • Australia: Italia rimossa dalla lista “LSD-free”.
  • USA: stop a materiale germinale raccolto prima del 22/04/25.

Pur essendo meno contagiosa dell’Afta epizootica e non trasmissibile all’uomo, la LSD comporta significative perdite economiche. I prodotti pastorizzati e a lunga stagionatura restano comunque sicuri e commercializzabili.

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La situazione sanitaria del comparto zootecnico europeo e italiano richiede un monitoraggio costante e un rafforzamento delle misure di prevenzione e biosicurezza. Sebbene alcuni segnali siano incoraggianti, come il rallentamento della Bluetongue e l’assenza di nuovi casi di Afta epizootica, la persistenza e l’evoluzione di altre patologie, come la Peste suina africana e la Dermatite nodulare contagiosa, continuano a rappresentare una sfida cruciale. La cooperazione tra enti sanitari, allevatori, veterinari aziendali e istituzioni resta fondamentale per contenere i rischi, tutelare la salute animale e garantire la sostenibilità economica del settore.

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Il mercato tiene, ma può fare meglio [Il Commento di Ivan Valtulini, Suinicoltore]
21 Luglio 2025

Ivan Valtulini
Flero (BS) – Italia

Ivan Valtulini – Suinicoltore e Presidente della Sezione Suini di Confagricoltura Brescia

Le quotazioni dei suini da macello hanno registrato un rimbalzo positivo. Eppure, sarebbe potuta andare meglio, con un guizzo più energico. Parola di Ivan Valtulini, allevatore di Flero (Brescia) con 700 scrofe, 5.500 suinetti e 9.000 grassi. Da qualche settimana in allevamento è affiancato dal figlio Simone.

“Siamo in ritardo sugli aumenti, ma confidiamo che nelle prossime settimane, forse già dalla prossima, ci sarà un rimbalzo positivo dei listini – commenta Valtulini -. Ci aspettavamo, in tutta sincerità, già ora un mercato un po’ più brillante, dal momento che mancano maiali e la macellazione sta riducendo i volumi con l’obiettivo di dare una scossa rialzista ai tagli della carne”.

Questione di tempo e forse neanche molto. “Se dovessero aumentare alla CUN della carne fresca le quotazioni di lombi e costine avremmo un incremento più sostenuto anche dei suini grassi da macello già dalla prossima seduta di borsa”, preconizza Valtulini.

L’allevatore bresciano, Presidente della Sezione Suini di Confagricoltura Brescia, interviene anche per esprimere solidarietà agli allevatori colpiti dalla Peste Suina Africana o danneggiati dalle zone di restrizione, in particolare in provincia di Pavia. “Molti hanno chiuso, non è facile subire un danno di tale portata e continuare a guardare con fiducia al futuro”.

È l’occasione per Valtulini di sollecitare la creazione di un tavolo di confronto permanente fra istituzioni, rappresentanti degli allevatori, dei consumatori e dei veterinari pubblici e privati, per discutere in anticipo delle misure legislative e di biosicurezza necessarie, coinvolgendo i principali stakeholder prima di legiferare. “Così si potrebbero ridurre i margini di errore dipesi da scelte frettolose o senza la competenza di tecnici e operatori della filiera”, sostiene Valtulini.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Ristalli in calo: come rafforzare l’allevamento bovino italiano? [Il Commento di Giuliano Marchesin]
16 Luglio 2025

Giuliano Marchesin – Direttore della AOP Italia Zootecnica

Le quotazioni del quarto posteriore di scottona e vitellone maschio (entrambi di razza Charolaise) salgono ancora e per la scottona raggiungono la cifra record di 9,38 euro al chilogrammo. Valori mai visti in precedenza. A spiegare il trend rialzista del mercato pensa Giuliano Marchesin, direttore della AOP Italia Zootecnica.

“I listini in crescita dipendono essenzialmente dalla criticità legata all’approvvigionamento dei ristalli – commenta Marchesin -. In Francia stanno aumentando gli ingrassi e, contemporaneamente, sono stati aperti nuovi mercati verso il Nord Africa. La conseguenza è che sono aumentati i costi dei ristalli per gli allevatori italiani. Il mercato interno sta, dunque, cercando di adeguare il prezzo di vendita ai costi di produzione, che sono saliti vertiginosamente. Le quotazioni sono in linea, anche se resta poi da vedere se il prezzo rilevato dalla Borsa merci di Modena viene effettivamente applicato da chi acquista i bovini da macello”.

Sullo sfondo, le tensioni legate alle difficoltà di approvvigionamento dipese in parte dalla scoperta della Lsd (Dermatite nodulare bovina) in Sardegna e a Porto Mantovano (focolaio estinto) nelle limitazioni agli spostamenti degli animali da vita, che rischiano di indebolire ulteriormente il tasso di autosufficienza della carne italiana. Quali soluzioni possibili?

“È necessario innanzitutto che il sistema veterinario nazionale metta nelle condizioni tutte le regioni di operare in maniera puntuale ed efficiente, perché la questione della salute animale è prioritaria”, chiosa il direttore della Aop Italia Zootecnica.

Allo stesso tempo, Marchesin sollecita il Governo italiano a “individuare tra i fondi del Pnrr non ancora spesi una cifra di almeno 500 milioni di euro per permettere agli allevatori di acquistare almeno 200mila vacche nutrici e rilanciare la zootecnia, partendo dalla dorsale appenninica per arrivare alla catena delle Alpi, alle isole Sicilia e Sardegna e al Mezzogiorno, così da ottenere un duplice risultato: rafforzare il patrimonio bovino italiano e sostenere gli allevamenti nelle aree svantaggiate e poter contare su un presidio efficiente del territorio”.

TESEO.clal.it – Prezzi delle Carni Bovine

Mais: produzioni previste in aumento, ma La Niña porta incertezza
15 Luglio 2025

Di: Elisa Donegatti

Nell’aggiornamento di Luglio il Ministero dell’Agricoltura USA ha stimato la produzione statunitense di Mais 2025/26 a circa 400 milioni di tonnellate, con rese record (11,2 ton/ha) ma superfici leggermente in calo. Scorte finali USA ridotte a circa 42 milioni di tonnellate ed export in lieve flessione, mentre la domanda resta forte.

A livello globale, la produzione 2025/26 è attesa in aumento di circa il +3,1%, sostenuta da USA, Argentina (seppur con rischio di siccità) ed UE. Le scorte mondiali restano in calo (circa 272 mln ton, minimi in 12 anni), segnalando un mercato più teso.

Il fattore climatico sarà decisivo ad Agosto, mese critico per le rese nelle principali aree produttrici del Midwest USA: caldo o siccità potrebbero ridurre la produzione di 0,25 – 0,5 ton/ha. Anche se Giugno è stato favorevole, con condizioni del Mais generalmente buone, la possibilità del fenomeno La Niña aumenta l’incertezza: si potrebbero infatti verificare condizioni anomale di siccità negli USA e piovosità in Sud America

In Europa, la produzione di Mais 2025 è stimata in crescita (+8%) grazie a rese migliori, ma con superfici in calo (-1.3%). L’UE rimane strutturalmente deficitaria: nei primi mesi dell’anno le importazioni sono salite (+13%), anche se ad Aprile si è visto un rallentamento. In Italia, nel mese di Luglio i prezzi rilevati dalla CCIAA di Bologna sono tra 245 e 256 €/ton: valori sostenuti, ma sotto pressione. 

Per i prezzi del Mais ci si potrebbe attendere una fase ribassista in autunno per effetto della maggiore offerta da USA e UE. La volatilità rimane alta, contribuendo a comprimere i margini in zootecnia a causa dell’aumento dei costi di alimentazione dei capi.

TESEO.Clal.it – Mais: Stock Finali

Perché la Spagna importa sempre più suini vivi? 
14 Luglio 2025

Di: Marika De Vincenzi

Nel primo quadrimestre del 2025, la Spagna ha registrato un marcato aumento delle importazioni di suini vivi: +75% per i suinetti sotto i 50 kg (oltre 2,1 milioni di capi) e +26% per i suini oltre i 50 kg (circa 340.000 capi), provenienti principalmente da Paesi Bassi, Belgio e Germania.
I dati sopra riportati sembrano indicare che la Spagna stia sempre di più affidando ad altri Paesi europei le fasi iniziali dell’allevamento, come lo svezzamento, e concentrare in Spagna le fasi finali, quali l’ingrasso e la macellazione. A orientare questa scelta potrebbero contribuire anche la pressione sanitaria (in particolare PRRS) e l’eccesso di capacità produttiva degli impianti di macellazione e sezionamento.
Tra gennaio e aprile 2025, le importazioni dall’Olanda, infatti, hanno superato 1,48 milioni di suinetti (+58% rispetto al 2024).

A livello interno, la produzione complessiva di suini nel 2024 resta stabile (34,6 milioni di capi), ma la struttura si modifica: calano lattonzoli (-7,6%) e scrofe (-5,6%), mentre aumentano significativamente i capi tra 20 e 50 kg (+21,2%) e da ingrasso (+1,7%).

Sul fronte export, i mercati asiatici assumono un ruolo sempre più centrale. Nei primi quattro mesi del 2025 la Corea del Sud ha aumentato le importazioni di carne suina fresca e refrigerata dalla Spagna del 44,2%, mentre Regno Unito e Taiwan segnano incrementi a doppia cifra. Da aprile, inoltre, un nuovo accordo ha autorizzato l’export di stomaci di suino verso la Cina, rafforzando la valorizzazione commerciale delle frattaglie, segmento sempre più rilevante per la sostenibilità economica della filiera.

Negli ultimi anni la Spagna ha saputo realizzare una filiera suinicola efficiente, remunerativa e sempre più export-oriented. Ora il modello produttivo sta cambiando pelle, demandando appunto all’estero la fase iniziale della produzione di maiali. Potrebbe essere considerato anche in Italia? Oppure per le nostre caratteristiche dovrebbe essere privilegiata la soluzione del “nato, allevato e macellato in Italia”?

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Riso: il mercato mondiale grava sui prezzi in Italia + Commento di Daghetta [Risicoltore]
10 Luglio 2025

Daghetta Giovanni
Pavia

Di: Elisa Donegatti

L’Italia è il principale produttore europeo di Riso: autosufficiente sia per il Risone che per il Riso Lavorato, ha prodotto circa 1,4 milioni di tonnellate nel 2023, quando le rese elevate hanno compensato la riduzione delle superfici coltivate.

Le stime per il 2024 indicano livelli produttivi simili, nonostante una lieve flessione delle superfici, mentre per il 2025 si prevede un’ulteriore leggera contrazione delle semine. 

L’Italia è riconosciuta a livello internazionale per la qualità delle sue varietà pregiate, come il Carnaroli, simbolo della risicoltura italiana e pilastro della cucina di alta gamma. Questa identità varietale rappresenta un patrimonio distintivo che differenzia il prodotto nazionale dalle importazioni, soprattutto nei segmenti premium del mercato.

Nonostante ciò, l’Italia importa volumi significativi per coprire varietà non coltivate localmente, garantire continuità di fornitura e ridurre i costi di trasformazione interna. Nel 2024 le importazioni hanno raggiunto circa 310.700 tonnellate (+4,7% sul 2023), con un’ulteriore crescita nel primo trimestre 2025 (+9,3%), trainata dal risone grezzo (+67%), principalmente proveniente da altri Paesi europei, grazie all’assenza di dazi, costi logistici contenuti e compatibilità varietale. 

Le dinamiche di importazione influenzano direttamente il mercato interno. Il Riso semilavorato o lavorato arriva soprattutto dall’Asia, con forniture mirate per fascia di prezzo e qualità: Basmati da India e Pakistan (con prezzi medi nel 2024 rispettivamente del 1.31  €/kg e 1.19 €/kg), Jasmine da Thailandia (0,95 €/kg), Myanmar e Cambogia per segmenti più economici (0,72–0,89 €/kg). Anche il semigreggio proviene soprattutto da India e Pakistan, approfittando di regimi tariffari più favorevoli e la lavorazione interna per aggiungere valore. Le rotture di Riso arrivano sia dall’Asia (Pakistan, Myanmar, Cambogia), per grandi volumi low-cost destinati a usi industriali (farine, snack, mangimi), sia dall’UE (Belgio, Paesi Bassi, Spagna, Austria), per lotti più selezionati con standard qualitativi superiori.

Questa strategia di approvvigionamento dall’estero esercita una pressione diretta sui prezzi interni. I prodotti importati più economici stanno spingendo al ribasso anche i prezzi di varietà italiane di fascia media come Ribe o Roma.  A fronte di questa realtà, i produttori italiani si trovano a fronteggiare costi più elevati (manodopera, energia, standard qualitativi) e, di conseguenza, margini di manovra ridotti

La leva per difendere il valore del Riso nazionale rimane nella qualità riconosciuta, nella tracciabilità e nella valorizzazione delle varietà identitarie come il Carnaroli. Ma il ruolo crescente dell’import, combinato alla contrazione delle superfici e alle incertezze climatiche, continuerà a influenzare — direttamente e indirettamente — gli equilibri del mercato interno e la formazione dei prezzi.

TESEO.clal.it – Italia: Import di Riso

Il commento del Produttore

Giovanni Daghetta – Risicoltore e vicepresidente COPA‑COGECA

Il mercato del Riso in Italia e in Europa ha goduto negli ultimi tre anni di prezzi molto interessanti per gli agricoltori, sostanzialmente per tre motivi: una produzione europea in calo, soprattutto per problemi climatici legati alla mancanza di acqua; un mercato internazionale sostenuto dalla chiusura delle esportazioni indiane; un aumento dei consumi in tutta Europa.

Negli ultimi mesi, però, il mercato mondiale è sceso di circa il 40%, principalmente a causa della riapertura dell’export indiano. Le alte quotazioni raggiunte dalle varietà italiane tipiche da risotto (Arborio, Carnaroli) hanno un po’ scoraggiato i consumatori. Inoltre, la facilità di importare in Europa riso in piccole confezioni da Paesi EBA come Cambogia e Myanmar, insieme a un dazio fermo da 24 anni e ormai troppo basso, e il forte aumento delle semine di riso in tutta Europa, stanno creando le condizioni per un’annata difficile per il collocamento del riso europeo.

Cauto ottimismo per il futuro della suinicoltura [Il Commento di Alberto Cavagnini, Suinicoltore]
7 Luglio 2025

Alberto Cavagnini – Suinicoltore

È all’insegna di un cauto ottimismo la previsione che Alberto Cavagnini, allevatore di Milzano (Brescia), fa dell’andamento del comparto suinicolo per i prossimi mesi.
“Siamo di fronte a prospettive positive – ammette – perché in questa fase ci sono pochi suini a disposizione, anche per una contingenza climatica che da circa tre settimane sta rallentando la crescita degli animali, e in questa fase non si riesce a colmare la domanda”.

Uno scenario che non coinvolge solamente l’Italia, ma tutta Europa, “con la conseguenza che non si prevedono bruschi cali di prezzo, ma anzi una sostanziale stabilità e una probabile spinta rialzista”.

Ad impensierire potrebbe essere l’andamento delle materie prime.
“Se da un lato il prezzo della soia è vantaggioso per l’indebolimento strategico del dollaro – osserva Cavagnini, imprenditore pluri-premiato negli ultimi anni per gli aspetti di innovazione e benessere animale introdotti in azienda -, dall’altro stiamo vivendo con un po’ di apprensione la fiammata di apprezzamento dei cereali a paglia, legato a raccolti al di sotto delle attese.
Per chi acquista quotidianamente sui mercati internazionali le tensioni sui listini possono essere impattanti e credo che per poter contare su un’inversione delle mercuriali bisognerà attendere i prossimi carichi lungo le rotte del Mar Nero, fra un paio di mesi”.

L’Allevatore in questa fase, riconosce Cavagnini, “si trova in una posizione di leggero vantaggio, tenuto conto che, nel contesto più ampio della catena di approvvigionamento, il mercato della carne non sembra essere così performante”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Cambiamento climatico e sfide nella filiera da latte australiana
4 Luglio 2025

Gli effetti del cambiamento climatico, ma non solo, stanno seriamente colpendo la produzione di latte in Australia. Lo scorso maggio nel Nuovo Galles del Sud, la cui capitale è Sydney, si sono registrate vaste inondazioni mentre negli Stati meridionali di Victoria ed in Tasmania persiste la peggior siccità degli ultimi decenni.

-2.000 aziende da latte in otto anni

Gli effetti sulla produttività delle aziende sono pesanti e le marginalità sono messe a dura prova anche per il crescente aumento dei costi operativi ed il modesto aumento nel prezzo del latte pagato alla stalla, che da molti non è ritenuto soddisfacente.
Questo comporta la problematica della sostenibilità economica, cui si aggiunge la tenuta sociale del sistema, con un impatto anche sull’equilibrio nervoso degli allevatori preoccupati per il futuro delle loro famiglie. Un dato significativo: nel 2015 si contavano 6 mila aziende da latte, mentre nel 2023 erano scese a poco più di 4 mila. Di converso i consumatori vedono salire i prezzi dei latticini, mentre le aziende aumentano gli investimenti su fronti proteiche alternative al latte ottenute da fermentazione microbica (fermentazione di precisione/coltivazione cellulare), con tutti gli interrogativi che questa tecnica comporta.

Serve un piano pubblico per incentivare tecnologie più efficienti

L’associazione nazionale Australian Dairy Farmers richiede un piano pubblico per incentivare investimenti in tecnologie atte a migliorare l’efficienza aziendale, finanziamenti per la sicurezza idrica, programmi di riqualificazione per gli agricoltori, sostegno alla pianificazione delle successioni aziendali.

Tuttavia, dato che il settore lotta contro cambiamenti climatici, tensioni finanziarie e stress mentale, dovrebbe essere previsto anche un approccio più coordinato che indirizzi e sostenga gli agricoltori con la guida di figure professionali esperte in tali ambiti. Questo per adattarsi alle nuove condizioni ambientali, sociali ed economiche adottando tecniche appropriate alle nuove condizioni quali l’agroecologia ed anche nella prospettiva di diversificare le produzioni.
Il tutto, nel contesto del superamento delle iniquità nella logica delle relazioni di relazioni di filiera.

Fonte: The Conversation

TESEO.clal.it – Australia: Condizioni climatiche in corso