Fiera Marca: segnali di fiducia per la filiera suinicola
19 Gennaio 2026

Di: Marika De Vincenzi

Dalla fiera Marca di Bologna, evento annuale di riferimento per la Distribuzione moderna organizzata, emergono segnali di fiducia verso il comparto del suino (ma anche del bovino da carne).

Le dinamiche di una temporanea contrazione dei prezzi del maiale e il rallentamento dei listini della coscia per la stagionatura dei grandi prosciutti Dop alimenta l’ottimismo. Dopo anni in cui i costi di produzione, in particolare per gli stagionatori, hanno messo sotto pressione i margini degli operatori, le prospettive sembrano essere più rosee. C’è spazio, quindi, per alleggerire le giacenze nei magazzini e rafforzare magari i numeri destinati alla stagionatura, rafforzando così una filiera che ha in proiezione anche spazi di rilancio dell’export a livello mondiale.

C’è attesa lungo la filiera che possa ripartire dopo i blocchi legati alla Peste suina africana il mercato giapponese, tradizionalmente molto attento all’alta qualità e, di conseguenza, un’area di particolare interesse per le produzioni di salumeria Dop del Made in Italy.

L’ottimismo è l’ingrediente fondamentale per l’impresa.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Previsioni di offerta abbondante per Cereali e Semi Oleosi
15 Gennaio 2026

Di: Elisa Donegatti

Nel complesso, il WASDE di Gennaio conferma le previsioni di un mercato 2025/2026 di Cereali e Semi Oleosi caratterizzato da un’offerta abbondante, vantaggiosa per l’approvvigionamento di mangimi ma sfidante per i redditi agricoli, con prezzi sotto pressione.

Mais: per l’annata 2025/26, la resa dovrebbe guidare la produzione statunitense verso un record di 432 Mio Ton. Aumenta l’utilizzo per il settore mangimistico, mentre cala la destinazione alimentare, sementiera e industriale. Nonostante le esportazioni rimangano elevate, l’offerta record potrebbe portare a un aumento delle scorte finali negli USA. Anche la produzione di Mais in Cina è stimata in crescita (301 Mio Ton): ciò contribuirebbe ad accrescere le scorte mondiali fino ai 291 Mio Ton e a mantenere pressione sui prezzi.

Soia: l’offerta è prevista abbondante, mentre le esportazioni USA risultano frenate dal calo delle vendite verso la Cina e dalla concorrenza di un raccolto record in Brasile (178 Mio Ton). La resa media è attesa stabile e l’aumento delle superfici, insieme a scorte iniziali più elevate, sosterrebbe la crescita delle forniture complessive. La frantumazione aumenta, pur restando vincolata dalla capacità industriale, mentre la maggiore disponibilità di Farina di Soia (60,8 Mio Ton) sosterrà l’offerta per il settore zootecnico. L’uso per biocarburanti è leggermente più contenuto, riflettendo minori volumi destinati alla produzione di olio di soia. A livello globale, la produzione e le scorte mondiali di Soia dovrebbero continuare a crescere, confermando un contesto di abbondanza dell’offerta e di prezzi contenuti.

Frumento: le previsioni sulle scorte finali statunitensi sono state riviste al rialzo (25,2 Mio Ton), sostenute da scorte iniziali elevate e da una domanda interna leggermente più debole, soprattutto per l’uso zootecnico. Produzione ed esportazioni dovrebbero rimanere stabili, mentre a livello globale l’aumento dell’offerta, trainato dagli incrementi produttivi in Russia e Argentina, potrebbe portare le scorte mondiali oltre i 278 Mio Ton, confermando un contesto di ampia disponibilità.

TESEO.Clal.it – Mais: Produzioni Mondiali annuali

Mercato suinicolo europeo sotto pressione: come si posiziona l’Italia?
12 Gennaio 2026

Di: Marika De Vincenzi

Secondo i dati della Commissione Europea aggiornati a dicembre 2025, i prezzi medi delle carcasse di suino nell’UE continuano a diminuire, riflettendo un’offerta più ampia rispetto alla domanda al consumo. Anche i prezzi dei suinetti risultano inferiori rispetto all’anno precedente e alla media storica, a conferma di un’incertezza che colpisce l’intero segmento allevatoriale.

Da gennaio a ottobre 2025, in particolare, la produzione di carne suina nell’UE è cresciuta del +3,6% in peso carcassa e +2,2% in numero di capi, con aumenti significativi in Bulgaria e Romania, e cali in Grecia e Lussemburgo. I principali produttori restano, in ordine numerico, Spagna, Germania, Francia e Polonia.

Nei primi dieci mesi del 2025 le esportazioni UE sono salite del +2,9% a volume, mentre il valore complessivo è sceso dell’1,2%, per effetto di un ridimensionamento dei prezzi medi. La Spagna rappresenta circa un terzo del volume totale. La presenza nel Paese iberico della Peste Suina Africana – rilevata lo scorso novembre – continua ad influenzare la fiducia del settore e gli aspetti più strettamente connessi alla logistica commerciale. Le PROIEZIONI indicano un possibile lieve calo annuo della produzione UE dello 0,5% nei prossimi anni.

In ITALIA, tra giugno e novembre 2025, i consumi domestici di carne suina fresca sono cresciuti del +9,3% a volume e +11,6% a valore, con aumenti del prosciutto crudo DOP (+4,1% a volume, +6,1% a valore) e cali su altri prodotti come prosciutto cotto, prosciutto crudo non DOP, mortadella e salame. L’export italiano è aumentato del +0,9% da gennaio a settembre, un trend supportato anche dalla rimozione delle restrizioni legate alla PSA in alcune aree del Nord Italia. 

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Soia brasiliana e filiere italiane: cosa sapere
9 Gennaio 2026

Di: Elisa Donegatti

Il possibile abbandono del Soy Moratorium da parte delle principali multinazionali del commercio di Soia brasiliana sta attirando l’attenzione del settore agricolo mondiale, e potrebbe avere effetti concreti anche in Italia. Il Soy Moratorium, attivo dal 2006, vietava l’acquisto di Soia proveniente da terreni amazzonici deforestati dopo il 2008, rappresentando per quasi vent’anni una “linea rossa” contro la deforestazione e garantendo tracciabilità e sicurezza ambientale soprattutto per i mercati europei. Oggi le grandi aziende del settore – tra cui ADM, Bunge, Cargill e Louis Dreyfus – stanno valutando o hanno annunciato l’uscita dall’accordo, principalmente a seguito di una nuova legge fiscale nello Stato brasiliano di Mato Grosso, che dal 2026 elimina benefici e agevolazioni per le aziende che restano nel Moratorium.

Il Brasile resta il principale produttore mondiale di Soia, con un raccolto stimato di oltre 170 milioni di tonnellate nell’annata 2025/26 ed esportazioni previste a livelli record di circa 110 milioni di tonnellate, di cui circa l’80% è destinato alla Cina. A livello globale, la Cina rappresenta oltre il 60% del commercio mondiale di Soia, confermandosi il principale acquirente. Anche lEuropa dipende fortemente dal Brasile, oltre il 50% della Soia importata proviene dal paese sudamericano.

La decadenza del Moratorium rischia di frammentare il mercato globale, generando due filiere separate: una standard, destinata ai mercati meno regolati come la Cina, e una deforestation-free, destinata all’Europa, con tracciabilità e certificazioni ambientali obbligatorie.

Per l’Italia, paese con allevamenti di latte, carne bovina e suina fortemente dipendenti dalla Soia importata – pari a circa 1,7 Mio Ton nei primi nove mesi del 2025, per il 63% provenienti dal Brasile – diventa fondamentale gestire fornitori e contratti con attenzione, privilegiando Soia certificata e tracciabile, per proteggere filiere DOP, IGP e produzioni di qualità, garantendo continuità produttiva e tutela della reputazione dei prodotti.

A livello geopolitico, il Brasile continuerà a privilegiare la Cina per le grandi forniture di Soia senza vincoli ambientali specifici, mentre l’Europa, attraverso il regolamento EUDR, richiederà sempre più prodotti tracciati e sostenibili, favorendo una separazione crescente delle filiere.

Gli Stati Uniti potrebbero rafforzare la loro posizione come fornitori alternativi per l’Europa grazie a una produzione abbondante e tracciabile; va però ricordato che gran parte della Soia statunitense è OGM, ammessa dall’UE per l’alimentazione animale ma non compatibile con filiere biologiche o con produzioni certificate “OGM free”.

TESEO.Clal.it – Brasile: Export mensile di Soia

Nuova Zelanda: indici di selezione e pagamento del latte
8 Gennaio 2026

Lattosio entra nel valore riproduttivo oltre a Grasso e Proteine

In Nuova Zelanda sono stati aggiornati gli indici di selezione genetica del bestiame includendo oltre a grasso e proteine anche il lattosio nel valore riproduttivo (Breeding Worth index). Ciò garantisce che le decisioni relative alla selezione rimangano in linea con l’evoluzione del mercato, aiutando gli allevatori ad ottimizzare la redditività degli allevamenti attraverso sistemi di pagamento del latte pertinenti.

Di fatto nel paese oceanico il riferimento per il prezzo è il pagamento fatto da Fonterra, che raccoglie la maggior parte della produzione neozelandese. Importante tener presente che le entrate per gli allevatori derivano dai pagamenti per il latte conferito e dal rendimento di capitale a quanti sono anche detentori di quote di Fonterra. Ciò garantisce che anche i produttori possano trarre vantaggio dai profitti del settore lattiero-caseario ma, ovviamente, li espone anche ai rischi conseguenti.

I pagamenti sono calcolati attraverso una piattaforma informatica in modo da garantire trasparenza ed affidabilità ai conteggi mentre DairyNZ, l’organizzazione nazionale che rappresenta il comparto lattiero-caseario neozelandese, aggiorna annualmente i valori economici con un indice che classifica le vacche ed i tori in base al potenziale di redditività, garantendo che le decisioni relative alla selezione riflettano la situazione economica attuale. Il prezzo del latte in Nuova Zelanda è infatti molto sensibile ai mercati lattiero-caseari internazionali: una forte domanda in Medio Oriente e Nord America può far salire i prezzi, mentre un calo degli acquisti nell’Asia settentrionale può farli scendere. Prodotti come il burro, il grasso di latte anidro (AMF) ed il latte scremato in polvere (SMP), sono fattori chiave che influenzano i livelli dei prezzi del latte alla stalla.

L’aggiornamento relativo all’inclusione del lattosio nell’indice di selezione verrà applicato a partire dalla stagione 2026-2027 nel contesto di una revisione del modello nazionale per gli obiettivi di allevamento che tiene conto anche della dinamica dei costi di produzione.

Pur se nella maggior parte delle aziende non comporterà cambiamenti significativi data la limitata variabilità del lattosio nel latte, questa revisione dimostra la volontà di abbinare il modello di selezione del bestiame alle specifiche condizioni dei sistemi di allevamento neozelandese, basato sui pascoli, rendendoli dinamici per le esigenze future.

Fonte: Farmers Weekly

CLAL.it – Produzione di Latte in Nuova Zelanda nell’annata agraria in corso

Produzione di latte in aumento: abbattimento selettivo e mercato delle carni come strumenti di riequilibrio
7 Gennaio 2026

Di: Mirco De Vincenzi e Marika De Vincenzi

Con una produzione di latte che a livello mondiale sta registrando degli incrementi tutt’altro che trascurabili (fra gennaio e novembre 2025 le consegne di latte Ue hanno segnato un aumento del +0,9% tendenziale, con una massiccia crescita a partire dallo scorso agosto; gli USA hanno messo a segno una crescita del 2,3% con una scalata delle produzioni dallo scorso luglio; la Nuova Zelanda dell’1,8%), è necessario valutare azioni in grado di contenere i volumi, così da rallentare la caduta dei prezzi del latte.

Negli Stati Uniti stanno rilanciando l’idea di operare un abbattimento strategico per riequilibrare l’offerta e migliorare i margini, dal momento che nel 2025 l’espansione della mandria ha toccato le 200.000 vacche, arrivando così a raggiungere il più ampio numero di bovine da latte dal 1993.

L’abbattimento selettivo delle vacche spinge solitamente gli allevatori a selezionare verso l’alto gli animali per sacrificare le bovine meno performanti sul piano produttivo e valorizzare al meglio il patrimonio genetico.

Nel contesto europeo, fra i big producer, i Paesi Bassi lo scorso settembre per primi hanno aumentato le macellazioni di vacche, pur mantenendo elevati i volumi produttivi di latte. È un inizio verso il ridimensionamento delle consegne, i cui effetti sul prezzo del latte non sono immediati, ma potrebbero richiedere dai sei ai diciotto mesi.

Una spinta alla selezione e a indirizzare gli allevatori ad alleggerire il numero dei capi potrebbe venire dal mercato delle carni: le quotazioni delle vacche destinate alla filiera della carne sono elevate, complice la carenza di carne bovina sul mercato.

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

Commercio mondiale delle carni: nel 2026 due velocità
5 Gennaio 2026

Di: Marika De Vincenzi

Nel 2026 il commercio mondiale delle carni mostra andamenti molto diversi a seconda della specie. 

SUINO: la produzione mondiale di carne suina nel 2026 resterà sostanzialmente stabile. La crescita di Vietnam, Brasile e Messico non compensa il calo europeo, dove pesano costi normativi elevati e nuove tensioni sanitarie legate alla peste suina africana, in particolare in Spagna. Anche il commercio mondiale subisce una leggera flessione: gli incrementi di Brasile, USA e Canada non bilanciano la riduzione delle spedizioni europee.

BOVINO: la produzione mondiale di carne bovina nel 2026 è prevista in calo dell’1%. Le riduzioni in Australia, Brasile, Stati Uniti, Unione Europea e Cina superano gli aumenti di altri paesi. In Brasile e Australia gli allevatori trattengono le vacche per ricostruire le mandrie, mentre negli USA la scarsità di animali e le restrizioni sulle importazioni dal Messico riducono l’offerta. Anche il commercio globale di manzo registra una lieve flessione: le esportazioni dei grandi produttori diminuiscono, e gli incrementi di Argentina, India, Messico e Nuova Zelanda non bastano a compensare.

POLLO: è l’unica carne con prospettive nettamente positive nel 2026. La produzione mondiale è attesa in crescita del 2% sostenuta da una domanda che resta forte in tutte le principali aree del mondo. Prezzi più accessibili, versatilità e crescita demografica sostengono la domanda globale. Brasile e Cina guidano l’espansione dell’export, rafforzando il loro ruolo nei mercati internazionali.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Nuove rotte dell’export e PSA: quali rischi per la suinicoltura italiana? [Il Commento di Rudy Milani]
21 Dicembre 2025

Rudy Milani
Confagricoltura

Di: Marika De Vincenzi

“Siamo entrati in una fase ribassista e la Peste suina africana in Spagna aggrava sicuramente il quadro. Ci aspettiamo che dopo Natale la situazione si manifesti in tutta la sua complessità”. Rudy Milani, presidente della Federazione Nazionale Suini di Confagricoltura, traccia un quadro non proprio confortante per la suinicoltura.

Rudy Milani – Suinicoltore e Presidente FNP Suini Confagricoltura
Rudy Milani – Suinicoltore e Presidente FNP Suini Confagricoltura

Niente sussulti di mercato pre-natalizi? 
“I giochi per Natale erano già finiti alla prima settimana di dicembre – dice -. E in poche settimane lo scenario è mutato: a settembre mancavano suini, a ottobre, un mese dopo, non tanto in Italia quanto in Europa l’asta della domanda e dell’offerta si è posizionata in maniera diversa. E le quotazioni hanno cominciato a flettere”.

Il mercato, secondo Rudy Milani – due giorni fa a Bruxelles per manifestare insieme a migliaia di agricoltori e allevatori contro i tagli della Pac – risente di pressioni e dinamiche mondiali

“I Paesi sudamericani segnano un incremento importante della produzione di carne suina, grazie all’ampliamento degli allevamenti in termini di capi allevati – riassume Milani -. Anche le rotte globali di export hanno subito una modifica. Negli ultimi 5 anni la Cina, che nel 2020 assorbiva da sola il 40% dell’export spagnolo, ha ridotto progressivamente gli acquisti dalla Penisola Iberica, complici due fattori. Da un lato il ritorno produttivo interno dopo la grave crisi legata alla Psa e dall’altro una maggiore offerta a prezzi più convenienti della carne suina proveniente dal Brasile, che ha spinto Pechino ad acquistare lungo l’asse sudamericano, utile anche per le importazioni di soia. E così, fra il 2020 e il 2025 la quota di export della Spagna verso la Cina si è dimezzata, passando dal 40 al 20%”.

A complicare ulteriormente le cose ha pensato la comparsa della Psa, con 18 Paesi che hanno di conseguenza chiuso le frontiere alla carne di maiale spagnola (fra i quali il Giappone, che ritira 192.000 tonnellate) e altri cinque Paesi (fra i quali le Filippine, che ritirano 186.000 tonnellate di carne suina) ancora incerti se mantenere le frontiere aperte o bloccare l’import.
“Solo i Paesi che hanno interrotto i rapporti commerciali pesano per il 26% dell’export spagnolo, che vale all’incirca 7,5 milioni di suini, che inevitabilmente finiranno per riversarsi nel mercato intra-Ue e con l’Italia che potrebbe vedersi aumentare le pressioni alle frontiere – conclude Rudy Milani -. 
Se pensiamo che la produzione italiana è di circa 10 milioni di capi, abbiamo un’idea più precisa di quale potrebbe essere l’impatto sui mercati dell’Unione europea”.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Fumagalli Salumi: un percorso di crescita costruito su qualità e benessere animale
15 Dicembre 2025

Di: Marika De Vincenzi

Il Team di CLAL e Teseo ha visitato la sede di Tavernerio (Como) dell’azienda Fumagalli Salumi, accolti dal Direttore Generale Pietro Pizzagalli. Azienda familiare, italiana, storica, è da sempre impegnata nella valorizzazione della filiera del suino con prodotti di alta qualità, suddivisi in tre tipologie di offerta: biologico, suino nero e tradizionale animal welfare. L’azienda lavora complessivamente 120.000 suini all’anno.

Il focus resta su prodotti premium, ad alto valore aggiunto, con caratteristiche e peculiarità specifiche, in grado di conquistare consumatori attenti alla qualità e al benessere animale e che sappiano riconoscere allo stesso tempo la garanzia della tradizione come elemento in grado di posizionare verso l’alto il prodotto.

Fondamentale, in ottica di crescita, l’internazionalizzazione, con l’export che già oggi rappresenta il 67% della produzione totale. Il resto lo faranno la qualità, la filiera 100% italiana, la comunicazione che punta sulla divulgazione dei valori che sono alla base di prodotti in grado di conquistare i consumatori.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

La PSA in Spagna cambierà gli equilibri del mercato suinicolo europeo?
9 Dicembre 2025

Di: Marika De Vincenzi

Mentre in Italia le quotazioni dei suini grassi da macello per le Dop scendono per la nona volta nelle ultime dieci sedute della CUN (unica eccezione il non quotato dello scorso 13 novembre), in Spagna la filiera suinicola è preoccupata per la comparsa vicino a Barcellona della Peste Suina Africana, lontana dal Paese dal 1994.

Una preoccupazione di non poco conto per il primo produttore di maiali in UE con oltre 34,5 milioni di suini (pari al 26% dell’intera produzione Ue, dato 2024) e con un export che nei primi nove mesi del 2025 ha superato i 2 milioni di tonnellate fra carne suina e salumi (oltre il 48% delle macellazioni finisce oltre i confini spagnoli).

La presenza della PSA – che ha scatenato una reazione corale da parte delle autorità sanitarie e del governo, che ha messo in campo anche l’Esercito e la Guardia Civil e ha richiesto il sostegno del team veterinario di emergenza della Commissione europea – costituisce un problema innanzitutto per i blocchi all’export. 

Alcuni Paesi hanno bloccato l’import da tutta la Spagna, mentre altri hanno scelto di vietare le esportazioni applicando il criterio della regionalizzazione. Fra questi si colloca la Cina, primo importatore di carne suina a livello mondiale, che fra gennaio e ottobre di quest’anno ha ritirato dalla Spagna circa 450mila tonnellate di carni e salumi.

TESEO.clal.it – Dashboard Suinihttps://teseo.clal.it/#box-suini-prices