Sostenibilità significa cooperare [VIDEO]
4 Maggio 2017

Sono le ore 9.00 del 19 Aprile 2017 quando 100 operatori si ritrovano al Consorzio Latterie Virgilio di Mantova in una mattina di primavera limpida ma improvvisamente gelida.

L’occasione è l’incontro “Sostenibilità: la cooperazione deve prevalere sulla competizione“, e non a caso l’ospite è un Consorzio. Ma i consorzi, così come le cooperative, sono solamente due delle molteplici istanze della cooperazione: l’incontro ha un respiro più ampio, di cooperazione anche lungo la filiera; ecco che la platea è composta da Produttori di latte, imprese cooperative ed industriali di trasformazione, consorzi di tutela DOP e grande distribuzione. Una platea scelta ed attiva, con una importante componente di giovani.

 

La sostenibilità riguarda tutto il Pianeta, ma dev’essere sociale, ambientale ed economica

Esordisce così Angelo Rossi (Fondatore CLAL.it e TESEO), accogliendo i partecipanti con una breve introduzione, per poi lasciare spazio al discorso di benvenuto di Paolo Carra (Presidente Consorzio Virgilio).

La giornata parte con il commento di un video che riassume il precedente incontro “Sostenibilità: l’efficienza imprescindibile”.
Si susseguono poi 5 case history a ritmo incalzante, poiché uno degli obiettivi della giornata è la pluralità dei punti di vista sulla Sostenibilità.

 

Giuliana D’Imporzano (Project Manager Consorzio Virgilio) presenta le soluzioni ma anche i dubbi affrontati con il progetto Life Dop:

Il consumatore spesso non capisce perché dovrebbe scegliere [prodotti sostenibili]

Per far fronte a questa problematica, il Consorzio Virgilio si propone di sviluppare degli indicatori scientificamente ineccepibili e al contempo coinvolgenti per il consumatore, il quale deve percepire il contributo che sta dando al Mondo che vorrebbe.

 

Paolo Amadori (Business Manager) condivide l’esperienza di Fattorie Osella in termini di benessere animale:

Gli allevatori all’inizio erano molto scettici […], poi man mano che sono entrati nel dettaglio […] di tutte le migliorie che potevano attuare […] si sono motivati ed entusiasmati

anche perché molti allevamenti partivano da una buona base per soddisfare i 90 punti del disciplinare di benessere animale scelto da Osella.

 

Latteria PLAC, dal canto suo, ha investito sulla Sostenibilità della fase di lavorazione del latte: Giovanni Guarneri (Consigliere) ne illustra i dettagli in maniera molto chiara, soffermandosi su alcuni punti particolarmente interessanti. Ad esempio, la concentrazione del siero permette a PLAC di utilizzare il permeato di seconda gestione per il primo risciacquo degli impianti, ottenendo un recupero in termini idrici pari al 20% dell’utilizzo annuo.

 

Si chiama “Progetto Stalle a Stelle“: sull’esempio degli hotel […] è stata stilata una classifica degli allevamenti del Trentino

Andrea Merz (Direttore Trentingrana CON.CA.S.T.) presenta così l’iniziativa di Trentingrana: sulla base di numerosi indicatori di benessere animale, “ogni allevatore riesce ad avere all’interno della propria stalla una valutazione fornita da tecnici esperti che poi può riuscire a raccontare anche all’esterno”.

 

Chiude la rassegna di presentazioni Andrea Di Stefano (Responsabile Progetti Speciali Novamont Spa), che avverte:

La CO2 è destinata a diventare […] un costo paragonabile a una materia prima […] che secondo le stime viaggerà tra i 30 e i 100 dollari a tonnellata

Il contributo di Di Stefano ha un taglio trasversale al settore lattiero-caseario ed illustra in particolare le soluzioni offerte dai biochemicals: risorse rinnovabili di origine agricola (colture residuali abbinabili a colture tradizionali o scarti agricoli) per ottenere nuovi materiali.

Consulta tutte le presentazioni >

 

Le presentazioni hanno già sollevato molti spunti interessanti, che innescano il dibattito. Tra i partecipanti intervengono:

  • Simone Aiuti, Direttore Tecnico – Latte Sano
  • Manuel Pavan, dirigente DuPont Danisco
  • Rita Luppi, Communication Specialist Tetra Pak Italiana Spa
  • Stefano Pozzi, METRO
  • Paola Pergolesi, Category Manager – CONAD
  • Marco Nocetti, tecnico – Consorzio di Tutela Parmigiano Reggiano
  • Matteo Lasagna, Produttore di latte destinato a Parmigiano Reggiano e Presidente Confagricoltura Mantova
  • Martino Cerantola, Produttore di latte destinato ad Asiago e Presidente Coldiretti Veneto
  • Tommaso Visca (Produttore di latte commercializzato)
  • Fabio Perini, Produttore di mais
  • Andrea Trentin, Produttore di latte destinato a Grana Padano, Asiago e latte alimentare
  • Barbara Greggio, Produttore di latte destinato a Grana Padano

 

Quanto di quello che stiamo facendo nelle nostre imprese ha a che fare con l’etica […] e quanto […] col marketing?

Alla domanda, solo in parte provocatoria, di Nisio Paganin (Direttore Generale – Agriform) scaturisce un applauso spontaneo di chi evidentemente riconosce che i progetti di Sostenibilità sono spesso guidati da un tentativo di inserirsi in nuovi mercati potenziali, più che da una scelta etica.

Giorgio Garofolo, professore di Filosofia, condivide la sua esperienza di insegnante, nella quale riscontra “una sensibilità molto forte e decisamente crescente tra i ragazzi”. Ma bisogna incontrare questa sensibilità:

Credo che il vostro mondo [agroalimentare] debba dare messaggi razionali, comprensibili, perché altrimenti i ragazzi rischiano di andare verso mode – penso ai vegani ecc. – che non danno conto di tutto il lavoro che può essere fatto per […] porsi in una prospettiva di effettiva sostenibilità

La ricerca di linee guida comuni non trova risposta in ambito normativo:

Tutti oggi parliamo di benessere animale, ma non esiste una normativa europea […] né italiana

è l’esempio riportato da Alberto Dall’Asta, Dirigente ITALATTE – Galbani.

 

 

Al termine del dibattito, le conclusioni di Gianni Fava (Assessore all’Agricoltura – Regione Lombardia):

Il primo tema reale sulla Sostenibilità ce lo dobbiamo porre come elemento culturale

Fava asserisce che una produzione è sostenibile se riesce ad essere economica, e per essere economica deve trovare uno sbocco sul mercato. L’Assessore considera dunque fondamentale intraprendere azioni concrete per “incidere sul consumatore in modo significativo e creare una cultura che oggi è presente in modo alquanto blando”.
Per raggiungere questo ed altri obiettivi Fava auspica la realizzazione di una organizzazione verticale della filiera:

Quando avremo una buona organizzazione sostanziale di tutte le filiere, credetemi, ci sarà anche la possibilità di dare una migliore Sostenibilità alle nostre aziende

 

La giornata si conclude con un gustoso risotto, un buon vino e la prospettiva di un lungo percorso verso la Sostenibilità. Da percorrere insieme.

Nisio Paganin, Direttore Generale – Agriform

Gli allevatori italiani sono rappresentati in FIL?
2 Maggio 2017

di Luciano Negri, presidente del comitato italiano FIL-IDF (Federazione Internazionale di Latteria)

Fondata nel 1903, la FIL-IDF è un’organizzazione privata no-profit con sede a Bruxelles che rappresenta gli interessi di quanti sono attivi a livello internazionale nel contesto lattiero caseario.

La FIL è un’autorità internazionale riconosciuta che contribuisce attivamente allo sviluppo di standard su base scientifica per il settore lattiero-caseario. Esperti nei vari settori operano in diverse aree di lavoro con l’obiettivo di migliorare le conoscenze della filiera e gli impatti sugli aspetti economici, sanitari, ambientali, sociali. Come organizzazione di punta del settore lattiero-caseario mondiale, la FIL opera per individuare e validare normative e pratiche produttive corrette.

Dal 2016 Judith Bryans, Chief Executive di Dairy UK, è stata eletta Presidente della Federazione, sostituendo Jeremy Hill di Fonterra, che era presidente dal 2012. Alla FIL aderiscono 75 paesi che rappresentano più del 75% della produzione mondiale di latte. Vi operano circa 1200 esperti attivi in 9 aree di lavoro: salute e benessere animale, scienza e tecnologia casearia, economia, marketing e politiche economiche, ambiente, gestione delle aziende agricole, standard alimentari, igiene e sicurezza alimentare, metodi di analisi e campionamento, nutrizione e salute. Grazie al loro lavoro, la FIL è divenuta la fonte principale di competenze scientifiche e tecniche per tutti gli stakeholder della filiera lattiero-casearia a livello mondiale, e rappresenta l’interlocutore tecnico privilegiato delle organizzazioni intergovernative, FAO ed OMS.

FIL-IDF: Aree di lavoro

Il Comitato Italiano è composto da 43 soci appartenenti a 4 aree: produzione del latte, trasformazione e commercializzazione del latte e dei suoi derivati, Scienza e Ricerca e infine Tecnica. I soci appartengono per la metà al settore della trasformazione mentre il settore scientifico/accademico rappresenta circa un quarto della compagine societaria.

Il settore lattiero italiano ha una concezione parziale del ruolo della FIL-IDF. Spesso infatti, la Federazione viene identificata unicamente come un luogo in cui discutere e definire norme scientifiche. La sfida per il Comitato Italiano è quella di portare i temi cari alle nostre imprese e al mondo lattiero nazionale all’attenzione della comunità internazionale ma questo si può fare solamente se si comprende appieno il valore dell’organizzazione nel suo complesso e le straordinarie potenzialità che questa racchiude.

A livello globale ma anche nazionale, si assiste ad una crescente attenzione nei confronti della salute e di tutto quanto può portare al benessere personale, della salvaguardia dell’ambiente e del benessere animale per cui è logico pensare che è necessario investire in queste aree per rispondere alle esigenze di consumatori sempre più attenti ed esigenti. È altrettanto chiaro che se queste necessità non vengono avvertite dalle imprese, non può nascere l’esigenza di adattare la propria proposta commerciale e quindi la propria organizzazione al nuovo contesto, per cui viene meno anche il dialogo con la ricerca in senso lato.

Tutto quindi deve partire creando la consapevolezza della “distanza” ovvero del percorso, di conoscenza e di azioni, da intraprendere per intercettare i bisogni del consumatore odierno.

  • La FIL-IDF è la più importante organizzazione mondiale del settore lattiero caseario.
  • Buona parte delle decisioni assunte a livello planetario nel nostro settore dipendono da studi e lavori effettuati in ambito FIL.
  • L’autorevolezza della FIL permette al settore di essere in continuo dialogo con le ONG più influenti a livello globale.
  • La FIL Italia non gioca il ruolo che dovrebbe a causa di una scarsa conoscenza delle potenzialità dell’organizzazione.
  • All’interno della FIL Italia la rappresentanza allevatoriale è poco presente.
  • L’Italia, nonostante  le eccellenze indiscusse, non ha ancora una posizione comune da sostenere a livello internazionale.
  • Una partecipazione italiana attiva potrebbe portare il nostro paese ad incidere sulle grandi decisioni che determinano le prospettiva del settore lattiero-caseario mondiale. 

Prosegue il dialogo di filiera verso la Sostenibilità [presentazioni]
26 Aprile 2017

Continua il percorso verso la Sostenibilità della filiera lattiero-casearia.

Il Consorzio Latterie Virgilio ha ospitato produttori latte, imprese di trasformazione, consorzi di tutela e grande distribuzione in occasione dell’incontro “Sostenibilità: la cooperazione deve prevalere sulla competizione”.

L’incontro, organizzato da TESEO mercoledì 19 Aprile, è iniziato con le case history di Consorzio Latterie Virgilio, Fattorie Osella, Latteria PLAC e Trentingrana CON.CA.S.T. che hanno presentato le buone pratiche di sostenibilità da loro applicate. Novamont ha poi illustrato le soluzioni offerte dai biochemicals.

Il dialogo di filiera è continuato attraverso il dibattito, nel quale gli operatori hanno messo in luce i diversi aspetti della Sostenibilità con esempi ed idee per un approccio da protagonisti ai temi trattati. I concetti di sostenibilità, organizzazione e filiera sono poi stati oggetto delle conclusioni dell’Assessore Regionale all’Agricoltura Gianni Fava.

Consulta le presentazioni della giornata:

Giuliana D’Imporzano – Project Manager Consorzio Virgilio
1 - Life Dop: sostenibilità nell’industria casearia di eccellenza
Giuliana D’Imporzano – Project Manager Consorzio Virgilio
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Paolo Amadori – Business Manager Fattorie Osella
2 - Il progetto Benessere Animale
Paolo Amadori – Business Manager Fattorie Osella
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Giovanni Guarneri – Consigliere Latteria PLAC
3 - Gestione ambientale ed energetica nella Latteria PLAC
Giovanni Guarneri – Consigliere Latteria PLAC
pdf 116 KB | 744 clicks
Andrea Merz – Direttore Trentingrana Consorzio dei Caseifici Sociali Trentini s.c.a.
4 - Tradizione e sostenibilità nella filiera Trentingrana
Andrea Merz – Direttore Trentingrana Consorzio dei Caseifici Sociali Trentini s.c.a.
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Andrea Di Stefano – Responsabile Progetti Speciali Novamont Spa
5 - Il ruolo dei biochemicals nell’innovazione delle filiere agroalimentari
Andrea Di Stefano – Responsabile Progetti Speciali Novamont Spa
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La conduzione dei terreni agricoli negli USA
18 Aprile 2017

Negli Stati Uniti, la produzione agricola interessa il 51% del terreno disponibile. L’uso del terreno agricolo ed i suoi cambiamenti hanno importanti riflessi economici ed ambientali, influenzando aspetti quali la conservazione delle risorse idriche, l’uso del suolo, la qualità dell’aria e della emissioni di gas effetto serra (GHG) oltre, ovviamente, alla produzione agroalimentare. Il valore dei terreni e delle strutture rappresenta l’80% del valore totale del settore agricolo e dunque costituisce un indice sostanziale per valutare la performance finanziaria del settore e le sue variazioni sono un elemento cruciale per la sostenibilità economica dell’attività agricola.

E’ importante seguire l’andamento della proprietà terriera per capire quanto il beneficio del capitale vada agli agricoltori oppure a soggetti che sono estranei all’attività produttiva e che posseggono terreno per fini di investimento od altre finalità.

Proprietà dei terreni agricoli in USA

Secondo l’indagine del Tenure Ownership and Transition of Agricultural Land, il totale dei terreni coltivati negli USA ammonta a 366,6 milioni di ettari. La maggioranza di questi, il 61%, è condotta direttamente dai proprietari, mentre il 39% è in affitto. Suddividendo questa percentuale, un 8% dei terreni, pari a 28,3 milioni di ettari, viene preso in affitto da altri agricoltori, ed il 21%, cioè 114,5 milioni di ettari, è preso in affitto da proprietari che hanno cessato anche recentemente una conduzione agricola diretta. I terreni appartenenti invece a grandi imprese o società ed altri (non agricoltori), sono il 10% del totale, cioè 37,2 milioni di ettari.

Fonte: USDA Economic Research Service

Affrontare la volatilità dei costi alimentari
11 Aprile 2017

L’alimentazione rappresenta fino al 60% del costo di produzione del latte. Per questo ambito, in primo luogo bisogna considerare Mais e Soia, che sono il riferimento per i costi delle diverse materie prime. La fluttuazione dei loro prezzi, ma anche il valore nutrizionale dei foraggi, sono fattori fondamentali per impostare una oculata gestione aziendale. Innanzitutto bisogna essere proattivi, per riconsiderare la razione alimentare in funzione della fluttuazione dei prezzi delle materie prime e massimizzare il valore dei foraggi aziendali analizzandone i contenuti nutritivi in modo da suddividerli in base alla qualità.

Ad esempio, l’aumento della fibra come NDF (fibra neutro detersa) ed ADF (fibra acido detersa) riduce l’ingestione e l’energia disponibile e di conseguenza deprime la produzione di latte. Diventa poi importante identificare le vacche da scartare o da mettere precocemente in asciutta, come quelle con problemi di fecondazione, lungo interparto o produzione di latte inferiore alla media di allevamento.

Occorre poi adeguare costantemente la composizione della razione alimentare in funzione dell’andamento stagionale, che influisce sulla qualità dei foraggi e delle materie prime disponibili.

Tuttavia, la regola da tener sempre presente è che le vacche non hanno tanto bisogno di ingredienti quanto di nutrienti per sostenere la produzione di latte e la loro massa corporea.

Lombardia: Costo delle razioni bovine da latte in tempo reale

Fonte: eXtension

Estendere la lattazione conviene
29 Marzo 2017

Una lattazione ed un parto all’anno non sono più un paradigma. Infatti, secondo i risultati di una ricerca danese, meno parti e lattazioni estese a 500 giorni darebbero più vantaggi. La ricerca è il risultato del progetto “REPROLAC – Extended lactation in dairy production in favor of climate, animal welfare and pro­ductivity” che associa l’università di Aarhus ad Arla con l’INRA francese e singoli allevatori, per un finanziamento di 2,4 milioni di €.

Prolungando di sei mesi la lattazione, si possono ottenere effetti positivi su produttività, benessere animale ed impatto ambientale contenendo le emissioni di gas effetto serra (GHG) e riducendo in modo significativo la quantità di alimento per kg di latte prodotto. Inoltre, contrariamente a quanto comunemente asserito negli studi precedenti che comunque rimontano a diverso tempo fa e non tengono in considerazione le moderne tecniche di allevamento, la qualità del latte non ne risentirebbe.

A fronte di una ridotta produzione, il prolungamento della lattazione comporta un aumento dei tenori di proteine e grasso nel latte, con effetti positivi sulla trasformazione casearia. All’analisi sensoriale, il latte risulta più cremoso, ma non presenta alterazioni nel sapore e nell’aroma come precedentemente ritenuto.

Confronta le performance della tua Azienda da latte

Fonte: Aarhus University

Un nuovo futuro per il sorgo
17 Marzo 2017

Il sorgo è uno dei cinque cereali più coltivati al mondo. Originario dell’Africa, sono 28 le specie attualmente coltivate. Oltre che per produrre granella, il sorgo viene usato per ottenere melasso, bevande alcoliche e biocarburanti, a dimostrazione della sua importanza e versatilità.

Molto diffuso in Asia ed in Africa dove é di uso tradizionale in cucina, da qualche tempo è diventato un ingrediente sempre più importante per l’industria agroalimentare anche negli USA ed in Europa, dove rappresenta una alternativa al crescente mercato di prodotti gluten-free per i celiaci. È un valido ingrediente per gli snacks di cereali, le barrette energetiche ed in generale i prodotti da forno, pane incluso.

Il sorgo presenta caratteristiche di versatilità e funzionalità che ne lasciano prevedere interessanti prospettive come ingrediente nelle diete moderne, soprattutto nei paesi ad economia avanzata, in sostituzione del frumento. Quanto sta avvenendo per prodotti quali la quinoa od i semi di chia come ingredienti, potrebbe presto avvenire anche per il sorgo, che è più conosciuto, rientra nella tradizione agricola di molti paesi ed inoltre ha un costo molto inferiore. Con un tenore medio in proteine del 11,3%, rappresenta una risposta alla crescente richiesta di fonti proteiche alternative. Inoltre ha un alto contenuto di ferro, così come di vitamine ed antiossidanti. Non esistendo poi come OGM, è anche generalmente percepito come ingrediente sano e pulito, più sostenibile.

Il sorgo, così come la canapa, può avere un nuovo futuro ed essere una valida alternativa agli altri cereali per rispondere alle esigenze di un mercato in rapida evoluzione.

Prezzo del sorgo – Italia, Milano

Fonte: Mintel

FrieslandCampina: cooperazione di successo
10 Marzo 2017

FrieslandCampina è nata nel 2007 dalla fusione fra le due realtà cooperative olandesi e conta 19 mila soci. La sua specificità risiede in due fattori:

  • un fondo sociale derivante dal versamento di 15 centesimi per kg di latte da parte di chi intende associarsi (da notare che tale fondo non viene rimborsato in caso di cessazione o recesso dell’associato);
  • un prezzo garantito del latte risultante dalla media dei prezzi pagati da aziende di riferimento identificate con modalità triennale in Germania, Danimarca, Olanda e Belgio.

Il prezzo del latte garantito al produttore viene determinato mensilmente e dunque è soggetto ad una fluttuazione su tale base temporale. Questo meccanismo di pagamento permette a FrieslandCampina di svincolarsi dalle contrattazioni periodiche sul prezzo del latte. Questo non significa però che non ci siano periodiche richieste per innalzare il prezzo a causa di maggiori costi, condizioni meteo stagionali sfavorevoli, o su come ripartire i ristorni.

Gli amministratori di una cooperativa debbono sempre avere ben presente la necessità di effettuare continui investimenti per assicurare la redditività aziendale nel lungo periodo. In mancanza di investimenti adeguati, infatti, non si potranno sfruttare i margini derivanti dai prodotti innovativi a più alta tecnologia, e si è forzati a posizionarsi su bassi livelli di prezzo, con ridotti margini e maggiore volatilità.

Riguardo ai profitti, la cooperativa ne destina il 45 % a riserva, il 35% viene aggiunto al prezzo del latte pagato ai soci ed il restante 20% serve come remunerazione per le obbligazioni a reddito fisso correlate al volume di latte conferito.

Regole chiare nel tempo, meccanismi finanziari originali, innovazione: le chiavi di successo del dairy olandese.

CLAL.it – confronto tra i prezzi del Latte intero spot in Olanda e del Latte alla stalla in Germania

Fonte: The Australian Dairyfarmer

Adeguare le relazioni di filiera per affrontare il mercato
6 Marzo 2017

Il gruppo Müller ha un ruolo importante sul mercato inglese, dove conta 1900 fornitori di latte. Per razionalizzare la posizione contrattuale sul mercato, l’azienda tedesca ha sollecitato i propri allevatori a costituire una OP (organizzazioni di produttori, art. 152 del Reg UE n.1308/2013 sulla organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli). Ha poi anche deciso di rendere più flessibili le condizioni di fornitura: vengono cancellate le penalizzazioni per chi sfora fino al 7,5% la produzione di latte prevista, che risultano comunque attenuate per variazioni fino al 20% e vengono introdotti parametri migliorativi riguardo i contenuti di grasso. L’azienda ha poi deciso di investire oltre 120 milioni di euro per migliorare l’efficienza degli impianti ed ottenere nuovi prodotti ad elevato valore aggiunto fatti col “British milk”. Prossimamente si svolgeranno le elezioni fra gli allevatori per scegliere i 21 rappresentanti del Milk Group Farmer Forum, che deciderà sulla costituzione della OP e di un comitato latte che si confronterà mensilmente col management dell’azienda.

Nell’ottica di contenere la volatilità, Müller ha poi proposto agli allevatori un nuovo contratto di fornitura con la possibilità di indicizzare sul mercato futures una parte della loro produzione di latte.

Ora tocca agli allevatori partecipare attivamente in questo processo e scegliere i migliori rappresentanti.

In un contesto di mercato aperto e competitivo, occorre conoscere e valutare i nuovi strumenti contrattuali per stabilire relazioni di filiera eque e profittevoli. La parola d’ordine è organizzarsi!

Analisi della Qualità del latte in Lombardia

Fonte: theScottishFarmer

Alimenti sani da aziende sane [Intervista a Paolo Fabiani]
24 Febbraio 2017

Paolo Fabiani, presidente della cooperativa Cooperlat Tre Valli

La sostenibilità è il futuro. Ma anche la diversificazione produttiva, la linea “vegetale” che i nuovi consumatori stanno mostrando di apprezzare, secondo la filosofia di prodotti in grado di nutrire e “promettere” benessere. Sono alcuni degli elementi che emergono dal dialogo con Paolo Fabiani, presidente della cooperativa Cooperlat Tre Valli, che Teseo ha intervistato.

Avete avuto danni dal terremoto come cooperativa o come associati?

“Sì, abbiamo avuto dei lievi danni nel nostro stabilimento di Amandola, situato proprio nel Parco dei Sibillini, dove produciamo mozzarella per tutto il gruppo, e da dove arriva il latte di allevatori marchigiani e abruzzesi. Alcune stalle sono state lesionate, ma il danno maggiore è nella distruzione di interi paesi. Questo ha cancellato, e non si sa per quanto tempo, l’economia di una vasta zona fatta di piccole attività, esercizi commerciali che rappresentavano punti di riferimento anche per noi”.

Quali sono gli aspetti cruciali che secondo lei sono emersi dal Dairy Forum 2016 di CLAL?

“Credo che il tema affrontato dal team di Angelo Rossi per questo Dairy Forum sia stato di estrema attualità; affrontare l’argomento del mercato assieme ad altri due temi, quali l’innovazione e la sostenibilità.
La relazione del professor Marco Frey su Agenda 2030 delle Nazioni Unite e gli obiettivi dello Sviluppo sostenibile ha offerto importanti suggerimenti sul tema della sostenibilità, che non è soltanto economico-ambientale, ma anche sociale. Ricordo che nella sua relazione venne citata una frase di Ban Ki-Moon:

I mercati possono prosperare solo in società che sono sane, e le società hanno bisogno di mercati sani per prosperare.

Su questa frase e sul concetto di sostenibilità credo che dovremo molto riflettere”.

La sua base sociale è composta da 15 cooperative e rappresenta circa 1.000 allevatori: quanti dei soci di Cooperlat hanno aderito al sostegno ministeriale di 14 centesimi?

“L’intervento messo in atto dalla Ue per diminuire l’offerta di latte in tutta Europa ha avuto poco seguito tra i nostri soci. D’altro canto la forte adesione a tale sostegno da parte dei produttori tedeschi, olandesi e francesi, per il primo periodo aveva già esaurito tutte le risorse messe a disposizione”.

Cooperlat Trevalli è famosa per la panna. Qual è la quota export (totale e per la panna)?

“Il 77,7% della nostra produzione totale è destinata al mercato domestico, il 22,3% all’estero. Per quanto riguarda la panna, invece, l’export sale al 29,6 per cento. Per i prodotti vegetali, invece, il 63,1% dei nostri volumi viene venduto fuori dai confini nazionali e solo il 36,9% in Italia”.

Quali sono i principali Paesi di destinazione?

“Per la panna i principali Paesi sono: Svizzera, Francia, Belgio, Grecia, Turchia, Libano, Filippine, Ungheria, Albania. Per i prodotti vegetali, invece, i più importanti mercati di destinazione sono rappresentati da Grecia, Turchia, Arabia Saudita, Algeria, Egitto, Libano, Repubblica Ceca, Emirati Arabi, Slovenia, Albania, Francia e Montenegro”.

Avete nuovi Paesi o aree nel mirino?

“Certamente: Stati Uniti, tutta l’area del Sud Est Asiatico, l’area dei Balcani e l’Est Europa”.

La demonizzazione dell’olio di palma è uno dei fattori che sembra aver influito positivamente sui prezzi delle panne. È così anche per Cooperlat?

“Non credo vi sia un nesso così diretto tra olio di palma e prezzo delle panne, anche perché entrambi i prodotti hanno raggiunto livelli di mercato molto alti. La demonizzazione dell’olio di palma e le continue notizie pro e contro rappresentano un fenomeno quasi tutto italiano e, nonostante il gran clamore, le quotazioni sono comunque alte. Per quanto riguarda il prezzo delle panne, personalmente ritengo che le forti e imprevedibili oscillazioni di mercato non siano positive né per i produttori né per gli utilizzatori. Al contrario, credo invece che il mercato necessiti di una maggiore stabilità”.

Siete produttori della Dop Casciotta di Urbino. Quali sono i numeri?

“La Casciotta di Urbino DOP è una delle eccellenze del territorio marchigiano, che fanno parte del portafoglio prodotti di Cooperlat. Le vendite del 2016 supereranno le 100 tonnellate di prodotto, concentrate soprattutto nel Centro Italia”.

Dal vostro sito si evince che avete anche prodotti a base di soia, caratterizzati dallo slogan “senza” (senza lattosio, senza glutine, senza grassi idrogenati). In chiave di prodotti e di mercato, sarà sempre più il cosiddetto “senza” l’aspetto cardine?

“Il consumatore del nuovo millennio è sempre più evoluto, alla ricerca di prodotti che siano buoni, ma che al contempo non danneggino la propria salute. Addirittura, che aiutino a prevenire malattie di vario tipo. Si è alla ricerca dei cosiddetti cibi senza o cibi della rinuncia, cioè senza grassi o zuccheri, senza sale, senza glutine, senza lattosio, senza conservanti. Questo non vuol dire però rinunciare al gusto. In sostanza, i prodotti vincenti di oggi e dell’immediato futuro sono quelli che promettono il benessere, ma senza rinunciare al gusto”.

Quale spazio ha la linea soia e qual è il futuro?

La soia è un mercato in continua crescita, perchè si inserisce in questo trend salutistico. Fino a pochi anni fa i prodotti a base soia si trovavano solo sugli scaffali delle insegne specializzate, ora affollanno gli scaffali di tutte le più importanti insegne della grande distribuzione. Cooperlat ha lanciato nell’ultimo anno una linea completa di prodotti a base soia, dalla bevanda alla crema vegetale da montare, al dessert. Una linea di prodotti che sta dando grandi soddisfazioni e su cui l’azienda intende investire negli anni a venire, sia in termini di comunicazione che di allargamento della gamma”.

Cosa significa sostenibilità per Cooperlat e come cercate di applicarla al vostro interno e nel rapporto con i soci?

“Come già abbiamo detto, per fortuna, oggi i consumatori sono sempre più attenti ed esigenti, non solo rispetto alla qualità delle materie prime che compongono i prodotti che acquistano, ma anche all’affermazione del principio etico del lavoro e del territorio, inteso come garanzia di rispetto dell’ambiente e di condizioni decenti di lavoro per tutti. I consumatori pretendono una qualità totale dei prodotti, alimenti sani e buoni, realizzati da aziende anch’esse sane, che tutelano l’ambiente, valorizzano il lavoro, rispettano i diritti delle persone e, soprattutto, innovano. Se non ci sono tutti questi elementi, nasce nel consumatore il ragionevole dubbio che possano mancare anche gli altri.
Il modello di cooperativa adottato dalla Cooperlat-TreValli applica nelle scelte operative azioni che contribuiscono a mantenere in vita piccoli e medi produttori locali, i quali altrimenti sarebbero usciti dal mercato, con conseguente incremento del fenomeno di abbandono dei terreni agricoli e negative ripercussioni sul territorio, come la perdita di biodiversità, il mancato mantenimento delle tradizioni e, non ultimo, le perdite occupazionali”.

Quali sono i vantaggi?

“I vantaggi riguardano la tutela del territorio derivante dalla difesa dei piccoli produttori locali. Se ne ottiene un beneficio in termini di riduzione del dissesto idrogeologico, di mantenimento della biodiversità, di contenimento dei processi di urbanizzazione. Poi ci sono gli aspetti relativi alla tutela dell’occupazione agricola. Questo comporta un vantaggio per la sostenibilità sociale del processo, con un conseguente aiuto al mantenimento della cultura e delle tradizioni locali. Bisogna ricordare, inoltre, che il rapporto con le aziende cooperative ed agricole tende ad essere di lungo periodo, filosofia gestionale che rafforza ulteriormente questo aspetto.
Allo stesso tempo i benefici si riversano in una minore pressione ambientale, derivante da un modello di fattoria più virtuoso che integra produzione agricola ed allevamento, permettendo la realizzazione di un ciclo operativo quasi chiuso. Ne consegue una migliore utilizzazione delle risorse e degli stessi output dei due processi e una riduzione delle immissioni in aria, in acqua o nei terreni”.

Paolo Fabiani